Tiziano: La Famiglia, le Pale d'Altare e i Legami con Venezia e San Sebastiano

Tiziano Vecellio, maestro indiscusso del Rinascimento veneziano, nacque a Pieve di Cadore intorno al 1480 e morì a Venezia, la città che lo consacrò, nel 1576. La sua famiglia occupava una posizione di rilievo a Pieve, annoverando fra i suoi membri molti notai. Tiziano iniziò la sua formazione nella laguna presso la bottega di Giovanni Bellini per poi passare, all’età di 18 anni, alla scuola di Giorgione, un passaggio fondamentale che lo vide accostarsi al tonalismo giorgionesco, stile che Tiziano avrebbe portato ai massimi vertici.

I Primi Anni e le Commissioni a Venezia

La data della sua nascita è suggerita dal fatto che nel 1508 Tiziano risultava già un pittore indipendente, avendo ricevuto in quell’anno l’incarico di affrescare la facciata laterale del Fondaco dei Tedeschi a Venezia. I suoi primi biografi, Giorgio Vasari e Ludovico Dolce, ricordano come, prima di adottare la pennellata compendiaria del Giorgione, Tiziano fu inviato da bambino alla bottega veneziana di Gentile Bellini e poi a quella di Giovanni Bellini.

Vasari menziona alcune opere che Tiziano avrebbe dipinto prima degli affreschi del Fondaco: un ritratto (oggi non più identificabile), una Fuga in Egitto (San Pietroburgo, Ermitage) e una pala d’altare con Raffaele e Tobia per la chiesa di S. Marziale a Venezia, sebbene l'attribuzione di quest'ultima sia oggi per lo più convenuta come confusa con una pittura dello stesso soggetto per un'altra chiesa, ora nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Vasari gli assegnò anche il Cristo portacroce (Venezia, Scuola di S. Rocco), opera per la quale indizi documentari suggeriscono una datazione al 1508-09 per una cappella nella chiesa di S. Fantin.

Le prime opere documentate di Tiziano sono tre affreschi con i Miracoli di s. Antonio nella Scuola del Santo a Padova, realizzati nell’estate del 1511. Risale allo stesso periodo una piccola pala d’altare, S. Marco in trono e santi (Venezia, S. Maria della Salute) che è verosimilmente collegata all’epidemia di peste diffusasi a Venezia tra il 1511 e il 1514.

La Famiglia di Tiziano: Matrimoni e Figli

La vita privata di Tiziano è parzialmente documentata, soprattutto per quanto riguarda la sua famiglia. Sua moglie, Cecilia, morì nell’estate del 1530. Il matrimonio si svolse nel novembre del 1525, mentre lei era malata, forse anche per legittimare i due figli avuti da Tiziano: Pomponio e Orazio. È spesso riportato che Cecilia fosse anche la madre di Lavinia, figlia di Tiziano, ma ciò non è verosimile per due motivi: Lavinia si sposò nel 1555, una data assai tarda se fosse nata prima del 1530; inoltre, le informazioni sul matrimonio di Tiziano con Cecilia provengono da deposizioni del 1550, rilasciate per confermare la legittimità dei figli maschi, presumibilmente perché Orazio si era sposato nel 1547. Dal momento che Lavinia risulta legittima, è verosimile che sia nata da un secondo matrimonio, la cui data e il nome della madre non sono però noti.

Le Grandi Pale d'Altare per le Chiese Veneziane

L'ambizione di Tiziano era evidente già nel 1513, quando presentò richiesta ufficiale al governo veneziano per contribuire al ciclo di pitture della storia di Venezia nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, in cambio della sinecura governativa della ‘senseria’. Alla morte di Giovanni Bellini nel 1516, a Tiziano fu affidata la sua tela incompiuta della Sottomissione di Federico Barbarossa.

Il 1518 segnò l'inaugurazione della sua celebre Assunzione della Vergine per l’altare maggiore di S. Maria Gloriosa dei Frari. L'opera si distinse per l'adozione di scelte stilistiche contemporanee di pittori attivi a Roma e Firenze. Altrettanto innovativa fu la Madonna della famiglia Pesaro (1519-26), anch’essa per i Frari, in cui Tiziano rinunciò all’approccio tradizionale veneziano alle pale d’altare, proponendo la Madonna in posizione laterale e una composizione asimmetrica che apriva a nuove soluzioni visive.

Più tardi, nello stesso decennio, Tiziano realizzò quella che fu a lungo considerata la più impressionante tra le sue pale d’altare, la Morte di s. Pietro Martire per la chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo a Venezia (completata nel 1530 e distrutta da un incendio nel 1867). Quest’opera contemperava in modo quasi sistematico la peculiarità veneziana del ‘colorito’, resa attraverso l’illuminazione drammatica e la cura del paesaggio, con l’ideale del ‘disegno’, caro all’Italia centrale, palesato attraverso figure maschili eroiche e potenti scorci.

Pala d'altare: Assunzione della Vergine di Tiziano, per la Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Il Polittico Averoldi e il Martirio di San Sebastiano

Tra il 1519 e il 1522, Tiziano realizzò un'altra significativa pala d'altare fuori Venezia: il Polittico Averoldi, commissionato dal legato pontificio Altobello Averoldi per la chiesa dei Ss. Nazzaro e Celso a Brescia. L'opera, un dipinto a olio su tavola, è firmata e datata “Ticianus Faciebat / MDXXII” sulla colonna nel pannello di San Sebastiano. Questa commissione, datata al 1519, fu affidata a Tiziano quando l’artista era già impegnato nella realizzazione delle Baccanali per il duca di Ferrara e delle Pale Pesaro e Gozzi.

Il polittico, per il quale Tiziano concordò un compenso di duecento ducati, giunse a Brescia nel maggio del 1522 e fu montato sull’altare maggiore della Chiesa dei Santi Nazaro e Celso. L’ambasciatore veneziano Jacopo Tedoldi, in una lettera del 1 dicembre 1520, descrisse la tavola come una “scuola del mondo”, riportando che Tiziano stesso la considerava "la megliore pictura ch’el facesse mai".

Il Martirio di San Sebastiano, rappresentato nel pannello destro del polittico, si distingue per un esplicito rimando alle torsioni delle sculture di Michelangelo, in particolare ai Prigioni e ai personaggi degli affreschi della Stanza dell’Incendio di Borgo, evidenziando una sfida stilistica tra Tiziano e Michelangelo che era solo agli inizi. Esistono due disegni preparatori per questo pannello, uno dei quali (a Berlino) mostra sei bozzetti dello stesso soggetto, sempre legato alla colonna.

Dettaglio del pannello di San Sebastiano dal Polittico Averoldi di Tiziano

Tiziano e la Presenza di San Sebastiano nelle Pale d'Altare

La figura di San Sebastiano appare in diverse opere sacre di Tiziano. Oltre al già citato Polittico Averoldi, il santo è presente nella Madonna con il Bambino ai santi Caterina di Alessandria, Nicola di Bari, Pietro, Antonio da Padova, Francesco d’Assisi e Sebastiano, detta Madonna di san Niccolò dei Frari (1520). Quest'opera, celebrata con parole sentitissime da Goethe nel 1786, propone un rinnovamento della tipologia belliniana della pala d’altare, con l’aggiunta della componente illusionistica e di un finissimo gusto per il dettaglio.

La chiesa di San Sebastiano a Venezia, pur essendo nota per l'eccezionale ciclo di affreschi e teleri di Paolo Veronese, custodisce anche una pala d’altare di Tiziano raffigurante San Nicola (1563). Inoltre, la pala d'altare di Tiziano intitolata San Marco in trono circondato dai Santi della peste: SS. Cosma e Damiano, San Sebastiano, San Rocco, eseguita nel 1510 o 1511-12 per la cappella di S. Marco della Chiesa di S. Spirito in Isola, giunse proprio nella chiesa di San Sebastiano dopo il 1674. Questa tavola è considerata una delle opere più significative del maestro, poiché segna il momento del suo distacco dalla scuola di Giorgione e l’avvio al suo modo autonomo.

Pala d'altare: San Marco in trono e santi della peste di Tiziano, inclusi San Sebastiano e San Rocco

Committenti Influentiali e Altre Opere Sacre

La carriera di Tiziano fu costellata di importanti commissioni sia a Venezia che fuori. Dal 1516 iniziò a lavorare per Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, per il quale dipinse opere mitologiche come l'Offerta a Venere, Bacco e Arianna e Gli Andrii. Attraverso Alfonso d'Este, Tiziano entrò in contatto con Federico Gonzaga, marchese e poi duca di Mantova, che divenne uno dei suoi più importanti committenti fino alla sua morte nel 1540, commissionandogli circa trenta pitture, tra cui la Madonna del coniglio (1530).

Tiziano venne inoltre invitato a Roma da papa Leone X e, più tardi, entrò in contatto con Carlo V, il quale nel 1533 gli conferì il titolo di conte palatino. Le opere sacre di Tiziano continuarono a evolversi, come dimostrano la San Giovanni Battista nel deserto (1542), l'Annunciazione (1535) della Scuola grande di San Rocco e, in una fase stilistica successiva, opere che alternano l'impianto arcaico con un senso più manieristico. Particolarmente emotivamente coinvolgente è l'Annunciazione di anni molto tardi (1563-1565), dove l'artista pone la propria firma sul primo gradino e la composizione è tagliata diagonalmente da un'esplosione di luce divina.

Un'altra pala d'altare, un'Annunciazione commissionata per un convento di Murano, fu rifiutata dai committenti per il suo costo eccessivo, a testimonianza dell'elevato valore che le opere del maestro avevano raggiunto.

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