L’Evangelo e il suo rovesciamento
L’evangelo rappresenta, nella sua essenza, il lieto e beatificante annuncio della realtà dello spirito, una luce divina che dimora nell’uomo nel momento in cui questi si distacca completamente dalla propria egoità psichica. Tale concetto, enunciato pienamente dalla filosofia classica, è stato ripreso dalla mistica cristiana. È proprio in questo alveo che Lutero ha incontrato l’Evangelo, ribaltandone tuttavia radicalmente il senso.
Secondo Marco Vannini, autore e studioso di mistica, il Riformatore, attraverso il suo odio per la filosofia, l’esaltazione del sentimento particolare e la negazione della ragione universale, finisce per gonfiare ipertroficamente l’io. La teologia luterana eleva al massimo grado quella menzogna che di ogni teologia costituisce l’essenza. Sotto processo, in questa prospettiva, finisce qualunque chiesa istituzionalizzata e qualsiasi teologia, mettendo in discussione anche dogmi centrali del cristianesimo, come il concetto di creazione.

La leggenda delle 95 tesi
Secondo la tradizione, il 31 ottobre 1517, alla vigilia di Ognissanti, Martin Lutero affisse sulla porta della cappella del castello di Wittenberg 95 tesi contro le indulgenze. Tuttavia, la ricerca storica moderna mette in dubbio questo gesto plateale. Lutero non menzionò mai tale affissione, che compare nei racconti solo nel 1546, ad opera di Filippo Melantone, il quale non era testimone oculare dei fatti.
Ciò che è certo è che Lutero, uomo dal carattere irruento, inviò le sue critiche alle autorità ecclesiastiche, in particolare all’arcivescovo Alberto di Brandeburgo. Il cuore della disputa non era la negazione totale delle indulgenze, quanto la loro strumentalizzazione economica. Il "tesoro dei santi" veniva utilizzato per scopi finanziari, come il debito contratto da Alberto per ottenere la carica di Arcivescovo di Magonza, finanziato attraverso la vendita gestita dal domenicano Johann Tetzel.

Il conflitto con il Papato e Leone X
Il pontefice Leone X, figlio di Lorenzo de' Medici, colto umanista e mecenate, intuì rapidamente la pericolosità della rivolta luterana. In una lettera del 3 febbraio 1518, esortò gli agostiniani a spegnere sul nascere quello che definiva un "incendio". La frattura si allargò fino alla bolla di scomunica Exsurge Domine (1520), nella quale Lutero venne accusato persino di segrete simpatie per i turchi, una percezione romana offuscata dalla tensione politica del tempo.
Il momento di rottura definitiva si consumò alla Dieta di Worms nel 1521, dove Lutero, dichiarato eretico, fu salvato dall'intervento del principe Federico di Sassonia. Da quel punto, la sfida si spostò sul piano del potere temporale e dell'autorità imperiale.
La polemica contro i falsi dèi
Oltre alle questioni storiche e dogmatiche, Lutero affrontò nel Grande Catechismo il tema dei "falsi dèi". Interpretando il Primo comandamento, il riformatore identificò gli idoli del suo tempo non solo nella venerazione dei santi, ma in una dimensione quotidiana e psicologica:
- Mammona: la fiducia nel denaro e nei beni materiali.
- Autoreferenzialità: la fede riposta nelle proprie capacità, poteri e amicizie.
- Prestigio sociale: l’idea che la dignità personale derivi dal distinguersi dagli altri.
Lutero ammonisce che il vero problema non è solo l’ateismo dichiarato, ma ciò in cui si ripone la propria fiducia. Anche le relazioni umane, se divinizzate, possono assumere tratti diabolici e distruttivi.