Il Duomo di Milano, un orgoglio splendido e una meta imperdibile per chiunque giunga nel capoluogo lombardo, è la terza cattedrale del mondo per superficie. Caratterizzato da una straordinaria ricchezza della decorazione statuaria, fu realizzato in marmo bianco di Candoglia. L'insieme di guglie, vetrate e grandi portali domina e impreziosisce la piazza in tutto il loro splendore. Sulla guglia maggiore, la più alta, a 108 metri d'altezza, svetta la statua dorata della Madonnina.

Per cinquant'anni, le insegne luminose hanno dominato Piazza Duomo, per poi scomparire nel 1999. C'è stata un'epoca in cui il digital marketing non esisteva ancora, e la pubblicità era ben pensata e programmata utilizzando strumenti "analogici", come grandi cartelloni e insegne luminose. Milano, la sua Piazza Duomo e le insegne luminose su Palazzo Carminati rappresentano un caso emblematico in cui arte e pubblicità hanno intrecciato le loro storie.
Le Insegne Luminose in Piazza Duomo
La piazza principale di Milano, il "salotto buono" della città, a fine anni '40 ha iniziato ad ospitare una serie di insegne luminose: grandi e piccole, curve o più lineari, ma tutte scintillanti, colorate e imponenti. Da Cinzano a Candy, da Aperol a Coca-Cola, da JVC a Sarti, passando per Ariston, Vov e Idrolitina, religione e pubblicità, socialità e voglia di benessere hanno condiviso lo stesso spazio per cinquant'anni, segnando per mezzo secolo il volto del capoluogo lombardo.

Milano e le Insegne Luminose: una piccola Times Square
In Piazza Duomo lo stupore del giorno lasciava spazio al fascino della sera, in un turbinio di lettere e colori, marche e luci che affascinavano bambini e turisti, e inorgoglivano la gran parte dei milanesi, fieri che la loro città rappresentasse la punta di diamante di un Paese che stava ripartendo. Nelle foto d'epoca, prima in bianco e nero, poi a colori, si vede come la facciata di Palazzo Carminati abbia ospitato in cinquant'anni decine di aziende e centinaia di insegne luminose. Migliaia di occhi hanno ammirato uno spettacolo a metà tra l'arte e il commercio. Questo "vestito" che Piazza Duomo aveva deciso di indossare era diventato un segno distintivo della città. Talmente tanto quelle insegne luminose erano entrate nell'immaginario dei milanesi e dei turisti che non furono poche le proteste quando nel 1999 il sindaco in carica le rimosse, dando seguito a una decisione dell'amministrazione precedente. In cinquant'anni erano diventate parte integrante dell'arredamento della piazza, ma a qualcuno iniziarono a non piacere, fino ad arrivare alla decisione di "ripulire" completamente la facciata di Palazzo Carminati.
Milano, una città internazionale anche grazie alle insegne luminose
Milano come Londra e New York, Milano come Madrid e Barcellona. Milano città europea e internazionale anche grazie alle insegne luminose su Palazzo Carminati. Le "luminose", come le chiamavano gli abitanti, non sono state solo esercizio estetico di un mondo della pubblicità sempre più invadente, ma poesia vera che si vedeva e quasi si toccava. Arredo urbano a tutti gli effetti, le insegne luminose di fronte al Duomo ispirarono poeti e artisti, affascinarono attori e viaggiatori. Alberto Sordi, sbarcato a Milano per la prima volta, disse che quella città gli ricordava New York, sfavillante com'era di luci e di insegne pubblicitarie. Scomparvero così - per una sopraggiunta nuova idea di decoro urbano - quelle insegne luminose rese celebri dalla scena finale di "Miracolo a Milano", film di Vittorio De Sica. Scomparvero le luminose, le insegne che hanno fatto sognare, hanno segnato un'epoca, hanno fatto scrivere a Umberto Saba: «Mi riposo in piazza del Duomo. Invece di stelle ogni sera si accendono parole».
Fino al 1999 i neon pubblicitari avevano donato al luogo il fascino elettrico della newyorkese Times Square e di Piccadilly Circus a Londra. Una storia iniziata negli anni Venti del secolo scorso quando la facciata di Palazzo Carminati aveva cominciato a riempirsi delle prime insegne. Poi la parete di luci si è ingrandita, diventando simbolo di modernità, dinamismo ed economia della Milano frenetica dopo il Boom. Fino alla vigilia del nuovo Millennio, quando la giunta Albertini fece smantellare le insegne luminose davanti al Duomo per motivi di decoro urbano. L'omino del lucido Brill, che scalciava a scatti mostrando le scarpe ben lustre, e la dattilografa della Kores, una stakanovista che picchiava ininterrottamente sui tasti della macchina da scrivere, non si videro più. Indimenticabili, come le scritte fuori standard di Candy, Cinzano, Ariston e "Bevete Coca-Cola". Hans Tuzzi, nel suo "Metropolis", elogia queste insegne come "non solo facevano sparire la modesta casa Galli e Rosa, alias Carminati, sul lato di fronte alla cattedrale: erano a loro modo poesia, ingenua promessa di sereno futuro".
Dibattito sul ripristino delle insegne
Gli appelli dal mondo della cultura per far tornare in Duomo i vecchi tubolari colorati sono stati numerosi nel corso degli anni: dall'architetto Italo Lupi che nel 2004 suggerì di ripristinare "questi gioielli d'arte, questo quadro vivente", al vulcanico Vittorio Sgarbi che, tre anni più tardi, dichiarò: "Piazza Duomo è la peggio illuminata del mondo, hanno spento le grandi insegne luminose che erano il simbolo di Milano e l'hanno fatta diventare un luogo medievale". Anche il pubblicitario Vicky Gitto non comprende perché abbiano deciso di dare lo sfratto ai neon di piazza Duomo, definendoli "elementi riconoscibilissimi dell’iconografia cittadina". Gianluca Speranza, socio del Gran Caffè Visconteo, ha una posizione diametralmente opposta, sostenendo che ripristinarle "sarebbe solo ripiegamento nostalgico" e che "sia un dovere andare avanti". A Fabio Cielo, titolare della gioielleria "Cielo 1914", la vicina commistione sacro/profano non è mai piaciuta granché, e auspica la rimozione anche dell'insegna della maison Gucci, sopravvissuta "chissà perché, in cima al tetto del palazzo all’angolo con via Torino".
Altari del Duomo di Savona
Il nuovo Duomo di Savona, la cattedrale di San Giovanni Battista, ebbe inizio nel 1492; la direzione dei lavori fu affidata al maestro Meo del Caprina. L'edificio si distingue dalle altre costruzioni cittadine - in cotto - per il marmo bianco di Bussoleno usato per la facciata. Il vescovo aveva in progetto un edificio di gusto architettonico rinascimentale, come dimostra il disegno dei portali in raccordo con la struttura della facciata. Non poteva essere lasciato al caso nessun dettaglio, neppure i colori e i rilievi delle sculture inseriti nel portale come in una cornice. Anche l'interno del duomo fu arricchito, a cominciare dagli arredi degli altari. In particolare la Compagnia dei Calzolai commissionò tra il 1498 e 1504 a Martino Spanzotti e Defendente Ferrari un polittico raffigurante la Madonna con il Bambino. A sinistra e a destra sono ritratti, a figura intera, il vescovo Orso e il santo Crispino, calzolaio; nel registro superiore sono raffigurati, a mezzo busto, i santi calzolai Crispiniano e Teobaldo; nei registri superiori sono raffigurate scene di vita della Vergine; in quelli inferiori scene di vita del Cristo.
Cappella dell'Adorazione dei Magi
La Cappella dell'Adorazione dei Magi è realizzata dal pittore genovese Bernardo Castello (1557-1629), che decorò la Cappella nei primissimi anni del XVII secolo. Sulla volta ha realizzato scene tratte dal Vangelo di Marco e Luca in cui viene narrata l'infanzia di Gesù: al centro si ha l'Adorazione dei Magi, a destra la Presentazione di Gesù al tempio e a sinistra la Circoncisione. Sulle pareti laterali della cappella il pittore ha raffigurato invece la Fuga in Egitto (in alto a destra) e il Sogno di San Giuseppe (in alto a sinistra).
Cappella di Sant'Orsola
Questa cappella ospita una tela di Giovan Battista Paggi (1554-1627) raffigurante il Martirio di Sant'Orsola, realizzata tra il 1599-1600 per l'omonima compagnia.
Cappella della Madonna della Colonna
La terza cappella di sinistra è dedicata alla "Madonna della colonna". Questo ambiente svolge un ruolo e ricopre un'importanza molto particolare non solo per il duomo di Savona ma anche per tutta la cittadinanza savonese. La storia di questa Maria con il Bambino si lega al momento in cui l'attuale duomo fu costruito. Qui si commemora l'apparizione di Maria, Madre di Misericordia, al beato Antonio Botta nella valle del Letimbro (attuale località Santuario) il 18 marzo 1536. Il tema è dunque la Misericordia. Di supporto alla statua marmorea sono i due affreschi dipinti lungo le pareti. Uno di essi raffigura l'incontro di Gesù con i bambini mentre i suoi discepoli vogliono allontanarli: è dolcissimo qui l'atteggiamento di Gesù, raffigurato mentre esprime un affetto tenerissimo per i bambini.

Cappella di Santo Stefano
Dedicata a Santo Stefano, è la cappella del Santissimo Sacramento, il luogo privilegiato per la preghiera intima. L'affresco dedicato all'Assunta si trova nella volta posta al di sopra del cinquecentesco altare del Santissimo Sacramento. L'opera ad affresco è comunemente attribuita al pittore romano Bernardino Aquilio, detto anche Aquilino Romano. Tuttavia, dalle Memorie del Campori si ricava che le pitture, eseguite nel 1547 da Bernardino per la Compagnia del Corpo di Cristo del Duomo di Carrara, si trovavano in altra posizione, perché descritte come "(...) ridotte in pessimo stato, furono nel 1856 ricoperte da una parete di marmi colorati". Il canonico Pietro Andrei ricorda che negli affreschi erano raffigurati i profeti Isaia ed Ezechiele che, nel 1856, vennero ricoperti dagli abbellimenti alla Cappella del SS. Sacramento. Anche il conte Lazzoni nel 1880 scrive che: "Il suddetto altare trovansi in cima alla navata sinistra, entro una cappella ricca nelle pareti di marmi carraresi e stranieri, disegno, per ciò che riguarda quello scomparto, non troppo felice del prof." L'affresco della volta, infatti, presenta peculiarità tipiche del periodo barocco, molto lontano dal soggiorno carrarese del pittore romano: infatti la Vergine assisa al cielo sembra riprendere analoghe opere di Pietro da Cortona.
Sesta Cappella di Sinistra
Questa cappella è interamente dedicata alla Vergine. Sull'altare troviamo una tela dipinta a tempera raffigurante Nostra Signora di Misericordia di Agostino Ratti (1699-1775), che propone l'apparizione al contadino Antonio Botta, il 18 Marzo 1536. Sulle pareti laterali alcuni affreschi riproducono due miracoli mariani e sulla volta un terzo dedicato alla Gloria della Vergine.
Cappella Gavotti
Nota anche con il nome di Cappella Gavotti, presenta nuovamente una serie di temi mariani. Sull'altare, la Madonna degli Angeli, di Giovanni Baglione (1566-1643, pittore romano e biografo di artisti), in cui la Vergine è raffigurata attraverso i caratteri iconografici dell'Immacolata: la testa coronata di stelle, venerata dagli Angeli, Maria Regina Angelorum, una interpretazione pittorica che ritrae la Madre di Cristo coi capelli scomposti e sciolti al vento. Sulla parete di destra, il Sogno di Giacobbe, dello stesso autore, mentre su quella di sinistra, Abramo visitato dagli Angeli, di Giovanni Lanfranco (1582-1647).
Cappella di Sant'Agostino
Intitolata a Sant'Agostino, conserva altre opere di Paolo Gerolamo Brusco. Sulla volta, l'affresco raffigurante la Gloria di Sant'Agostino e le due tele sulle pareti laterali con i Santi Pietro e Paolo. Questa cappella presenta gli affreschi di Agostino Ratti eseguiti nella metà del XVIII secolo. Sulle pareti laterali sono raffigurate la Visitazione e il Riposo durante la fuga in Egitto: due momenti della storia sacra che vedono Maria protagonista. Un altro elemento artistico mariano da notare è il rilievo dorato su ardesia raffigurante la Madonna col Bambino: è una delle chiavi di volta dell'antica cattedrale che sorgeva sul Priamar. Di Paolo Gerolamo Brusco è il Sacro Cuore collocato sull'altare marmoreo decorato da tarsie.

Cappella delle Anime
La quarta cappella di destra, nota comunemente con il nome di Cappella delle Anime, è dedicata al trionfo della vita sulla morte. Appare il crocifisso e un cartiglio con la seguente scritta: "Salus populi ego sum". Sulle pareti laterali campeggiano due grandi affreschi di Quarenghi: la Risurrezione del figlio della vedova di Nain e la Sepoltura di Mosé raffigurato, come addormentato, mentre viene portato in Cielo da una ricca scorta di angeli. Il monumentale altare marmoreo, altare dei morti, realizzato nel corso del Seicento da A. Luciani, presenta alla base alcuni scheletri umani, realizzati con estrema cura e dettaglio anatomico: stupiscono le loro pose plastiche e molto dinamiche. A supporto di questa visione di vita post mortem corporale vi è la citazione biblica collocata al centro del paliotto, in un medaglione affiancato a due scheletri. Questo tema trova il suo sviluppo dottrinale nel Purgatorio: ricorrenti dopo la Controriforma le anime purganti sulle pale d'altare. Proprio questa iconografia viene recuperata nel rilievo marmoreo posto sul timpano curvilineo dell'ancona, che è spezzato da un'ampia raggiera con una corona di angeli intorno, al cui centro si trova il simbolo della SS. Trinità.
Cappella di San Sisto
L'ultima cappella di destra, dedicata a San Sisto, conserva in un'urna cineraria quelle che - secondo la tradizione - sono le reliquie del Papa e martire, vissuto nel II secolo d.C. Sulla volta è raffigurato il suo martirio. L'altare (XVII-XVIII sec.) è dominato da una notevole tavola cinquecentesca raffigurante la Madonna in trono tra i Santi Pietro e Paolo (o Luca). Se Pietro è riconoscibile per la tradizionale fisionomia, l'altro non ha segni distintivi particolari, ad esempio non ha la spada, abitualmente l'attributo del martirio di San Paolo.
Il Duomo di Torino
Il Duomo di Torino fu bombardato nella notte del 13 luglio 1943 da aerei della RAF con bombe dirompenti di grosso e grossissimo calibro. Il complesso di edifici religiosi, costituenti il centro religioso della città, è di valore storico-artistico e ambientale. La chiesa cattedrale è stata ricostruita tra Quattro e Cinquecento sul sito delle antiche chiese di S. Salvatore, S. Massimo e S. Maria, in adiacenza allo scomparso Palazzo del Vescovo. La straordinaria cappella guariniana per la reliquia della S. Sindone venne a costituire elemento religioso e figurale di cerniera tra il Palazzo Ducale (poi Reale) e la Chiesa Cattedrale Metropolitana. Il campanile quattrocentesco venne coronato nel Settecento da una cella campanaria marmorea, su disegno di F. Juvarra.