La Basilica Concattedrale di San Vicinio a Sarsina: Storia, Fede e Tradizione

La Basilica Concattedrale Santa Maria Annunziata, nota anche come Santuario di San Vicinio, è un punto di riferimento spirituale e storico di grande importanza a Sarsina. Questo maestoso luogo di culto, situato in Piazza Tito Maccio Plauto, nel cuore della vita sociale della città, ha lo scopo di contribuire a tenere vivo il culto di San Vicinio, le cui spoglie riposano proprio nella Basilica. Venire in pellegrinaggio a questo luogo sacro e ricevere la benedizione con la “catena” del santo significa ritornare alle origini della Chiesa Sarsinate. Il Santuario, che silenzioso accoglie i fedeli, offre la possibilità di rinnovare la fede, di confessare i peccati, di ricevere il perdono di Dio e di pregare.

La Basilica di San Vicinio non è solo un monumento storico, ma un punto di incontro per la fede, l'arte e la tradizione, mantenendo vivo il legame con il passato della città attraverso la celebrazione del suo santo patrono, San Vicinio, vescovo della città nel III secolo, la cui figura fu abbracciata dalla comunità locale come proprio pastore spirituale, una scelta ispirata da una visione angelica.

Architettura Romanica e Storia

La Basilica, cattedrale della Diocesi di Cesena-Sarsina, fu costruita tra il X e l'XI secolo, sebbene l'anno preciso della sua costruzione non sia certo, la maggior parte degli studiosi propende per gli anni intorno al Mille. È un esempio eccezionale di architettura romanica e presenta una facciata sobria ed elegante. Il diverso colore dei mattoni, tipico dello stile romanico, permette di capire che la Cattedrale ha subito modifiche nel corso dei secoli. Le arcate in basso avrebbero dovuto sostenere un terrazzo, che probabilmente non fu mai costruito.

Foto della facciata della Basilica di San Vicinio con i mattoni di colore diverso

Il campanile è sicuramente successivo alla costruzione della Cattedrale. Una delle parti meno restaurate è l’abside, ben visibile dalla Piazza San Francesco. Sopra l'ingresso, nella lunetta, è presente un mosaico moderno raffigurante il santo titolare con la mitria da vescovo e la catena miracolosa.

L'Interno della Basilica e le Opere d'Arte

All'interno, la Basilica offre diverse opere d'arte di notevole valore. Tra queste spicca l'ambone del XII secolo, adornato dai simboli dei quattro Evangelisti, e un bassorilievo marmoreo risalente al X secolo, situato ai piedi dell'altare maggiore, che mostra Cristo fra gli arcangeli Michele e Gabriele.

Foto dell'ambone del XII secolo nella Basilica di San Vicinio

Nella navata di sinistra si trovano il battistero, la tomba dell'ultimo vescovo residente di Sarsina, la cappella seicentesca della Beata Vergine del Rosario e la Cappella del Santissimo Sacramento. All'ingresso del presbiterio vi sono tracce della cripta, ormai demolita, e dell'antico pavimento romanico.

La Cappella di San Vicinio e le Reliquie

La Cappella di San Vicinio è collocata nella navata destra e si distingue dall’insieme omogeneo della Chiesa per le sue decorazioni a stucchi dorati, fatte eseguire nel 1755 dal vescovo Paolo Calbetti. Sotto l’altare sono conservate le reliquie di San Vicinio, mentre la celebre “catena” è custodita nel tabernacolo. Sopra l'altare è posto un quadro che rappresenta “La Madonna col Bambino e S. Vicinio incoronato” del pittore ferrarese Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino (erroneamente a lungo attribuito al pittore Michele Valbonesi). Lungo le pareti sono collocati quattro dipinti votivi realizzati da Valbonesi che illustrano i “miracoli” di San Vicinio.

Foto dell'altare e delle reliquie di San Vicinio nella cappella

Il Culto di San Vicinio e la Catena Miracolosa

La Basilica è rinomata per custodire la catena di San Vicinio. Questo collare di ferro, che si crede fosse indossato dal santo durante i momenti di preghiera e penitenza, è oggi un simbolo di protezione dalle forze malefiche. La “prodigiosa” catena è oggetto di particolare venerazione. Don Luigi Testi (1857-1941) ha descritto in dettaglio le modalità della penitenza del santo, affermando che negli ocelli della catena passava una corda cui era legata una pietra per tenere curvo il corpo. Questa catena è ora conservata con diligenza.

Vade Retro: la città degli esorcismi - il collare di San Vicinio

La tradizione popolare è ricca di elementi legati al culto di San Vicinio. Testi ha anche pubblicizzato i cordoncini o cordellini - formati da un intreccio di fili di seta policroma - che, benedetti col tocco del collare del santo, vengono portati al collo dai fedeli, come chiaro effetto di prolungamento della virtus della catena. Si lamenta inoltre della distruzione di avanzi di pietra sui quali si ravvisavano le poste delle ginocchia del santo e si rammarica per la scomparsa della grotta penitenziale. Si narra anche di pastori testimoni sul Monte di un’apparizione di angeli recanti le infule episcopali per Vicinio, e si veicola la leggenda della quercia che piega i rami al passaggio del corpo del beato.

Il Monte di San Vicinio: Tra Storia e Leggenda

Una delle tradizioni più frequentate riferite a San Vicinio è quella del "monte" sul quale il santo praticava la severa disciplina della penitenza. Sebbene la Vita del santo taccia completamente su un tale luogo, riferendosi unicamente a un "monte" in senso metaforico e spirituale ("Pervenuto infine alla vetta della perfezione spirituale, cominciò ad aspirare con insuperabile nostalgia alla sommità della grandezza celeste"), da questa espressione, chiaramente metaforica a significare «divenuto vescovo», è nata la tradizione del cosiddetto Monte di San Vicinio, il monte su cui il santo vescovo si ritirava a condurre vita eremitica.

Mappa del Monte di San Vicinio e dintorni

Questa tradizione è ricordata già dal Ferrari nel 1613, ma secondo alcuni studiosi non sarebbe altro che un’erronea interpretazione del testo antico. Tuttavia, i documenti storici giungono in soccorso alla tradizione. Gli atti del sinodo diocesano del 1380 testimoniano che sul monte detto di San Vicinio, fra Musella e Montesorbo, si trovava già una «ecclesia de monte sancti Vicinii». Inoltre, il monte e l’oratorio di San Vicinio sono registrati in alcuni atti notarili e nei verbali della prima visita pastorale condotta dal visitatore apostolico Girolamo Ragazzoni nel 1573.

A Filippo Antonini si deve la “responsabilità” archetipica di narrazioni che poco devono alla storia e molto a tradizioni e leggende. Nei suoi «avvertimenti» si legge che "È stata voce sinhora per traditione e’ vecchi dall’un secolo all’altro, che s. Vicinio stesse buona parte della sua vita ritirato nel monte della Musella et che anco ivi morisse, et che di là fosse condotto per sepelire il suo santo corpo alla cathedrale di Sarsina con l’opera di due giovenchi, quali finita quella fatica sciolti se ne andarono al fiume Sauio, et passatolo se ne morissero in que’ campi contigui, che da loro sin’hora si sono detti Campo de’ giovenchi."

Ancora oggi, la tradizione del monte ha attraversato indenne i secoli: vi si trovano un oratorio (pressoché dismesso) e, vicino, una celletta (di recente restaurata) che mostra al centro una grata ferrea intesa a segnalare il punto “preciso” del romitorio. A quello oratorio del monte vi è concorso di popolo nell’ultima domenica di maggio per antico uso, celebrandovisi, come alcuni dicono, la festa della traslazione di San Vicinio dalla Musella a Sarsina; ma è più verosimile che sia la festa della consacrazione di esso, quando fu fatto vescovo, poiché di maggio egli fu eletto.

Il legame fra la chiesetta sul Monte di San Vicinio e la cattedrale di Sarsina era anche iconografico. Il pittore Michele Valbonesi, già attivo nella cappella del santo, nel 1761 aveva prodotto una copia per l’altare dell’oratorio sul monte della pala sarsinate dello Scarsellino. Di quel documento pittorico, trafugato anni fa, rimane solo una sbiadita immagine in un volume di Luigi Testi.

La Pieve di Santa Maria Annunziata di Montesorbo

La questione del Monte di San Vicinio si fa più intrigante considerando che ai piedi del monte, a nord-ovest, si trova la frazione di Montesorbo, nota per la presenza dell’antica Pieve di Santa Maria Annunziata. Si tratta di un edificio chiesastico a tre navate, tanto affascinante quanto misterioso, con una piccola ma intensamente caratterizzata abside romanica: l’unico altro esempio di romanico in diocesi, oltre alla cattedrale sarsinate, il che suggerisce una profonda connessione.

Foto della Pieve di Santa Maria Annunziata di Montesorbo

L’edificio è impreziosito da colonne romane di marmo cipollino, da capitelli corinzi d’età classica e da un vasto materiale scultoreo paleocristiano e medievale, fra cui spiccano le lastre di un ciborio databile ai secoli VIII-IX. Tanti e tali reperti, chiaramente di reimpiego, hanno indotto a pensare a una loro provenienza da un tempio romano, o potrebbero risalire all’arredo della Sarsina romana o persino riferirsi a una villa di un funzionario esarcale. Le origini di questa ricca chiesa sono purtroppo avvolte dal buio del tempo e dal silenzio dei documenti.

Un ulteriore interessante indizio è costituito dall’epigrafe tombale del vescovo Fiorenzo, vissuto e morto nel secolo X, anch’essa ricoverata a Montesorbo. Come spiegare, in quel tempio o nei dintorni, la sepoltura di un vescovo sarsinate prima del Mille? Solo con una motivazione speciale, di cui però ci sfuggono i connotati. Potrebbe avere una qualche implicazione con San Vicinio e il suo culto? E se così fosse, questa sorta di "damnatio viciniana" abbattutasi su Montesorbo potrebbe essere l’esito di un’azione decisa centralmente dal vescovo e/o dal Capitolo della cattedrale per ricondurre solo a Sarsina la memoria del protovescovo? Il rilancio del culto e la committenza della Vita, concomitanti, possono costituirne una conferma?

Informazioni Pratiche per i Visitatori

Orari di Apertura della Basilica

  • Dalle ore 8:00 alle ore 12:00
  • Dalle ore 15:00 alle ore 19:00

Orari delle Sante Messe

  • Lunedì-Giovedì: ore 8:30, ore 18:00
  • Venerdì: ore 18:00
  • Giorni Festivi: ore 8:30; ore 11:00; ore 18:00

Benedizioni con la “Catena” di San Vicinio

Le benedizioni presso la tomba di San Vicinio si effettuano tutti i giorni, con sospensione durante le celebrazioni liturgiche.

L'Esorcista del Santuario

Il Vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina, Mons. Douglas Regattieri, ha nominato don Gabriele Foschi esorcista presso la Basilica-Santuario di San Vicinio. Don Gabriele riceve tutti i martedì del mese dalle 9:45 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00 circa. I ricevimenti sono comunque sospesi durante le celebrazioni di Sante Messe. Per essere ricevuti da don Gabriele non è necessaria alcuna prenotazione. Per ulteriori informazioni, si consiglia di contattare direttamente il Santuario.

Altri Punti di Interesse Collegati

Museo Diocesano d'Arte Sacra

Il Museo Diocesano d'Arte Sacra raccoglie una rilevante collezione di paramenti sacri, oggetti liturgici e dipinti, per lo più provenienti dai territori facenti parte dell’area di competenza dell’ex diocesi di Sarsina. Questo museo offre un ulteriore approfondimento sulla storia e l'arte religiosa legata alla Basilica e alla figura di San Vicinio.

Foto di un oggetto liturgico esposto nel Museo Diocesano di Sarsina

Il Cammino di San Vicinio

Lungo la "Via dei Romei", che portava i pellegrini dai più remoti paesi d'Europa a Roma, si trova il Cammino di San Vicinio: oltre 300 chilometri in 14 tappe perfettamente segnalate e percorribili. Questo percorso di fede permette ai pellegrini di seguire le orme del santo, immergendosi nella storia e nella spiritualità del territorio.

Mappa del Cammino di San Vicinio

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