La Basilica di San Vitale a Ravenna: Storia, Architettura e i Mosaici del Presbiterio

La Basilica di San Vitale a Ravenna è uno dei gioielli dell'architettura bizantina in Italia, considerata tra le massime testimonianze dell'arte paleocristiana. Frutto del geniale inserimento di moduli costruttivi bizantini in forme spaziali tipiche dell'architettura romana, questa basilica è una tappa imperdibile per la sua architettura innovativa e per i suoi mosaici di straordinaria bellezza.

Storia e Origini della Basilica di San Vitale

La costruzione della basilica iniziò nel 526, al tempo dell’arcivescovo Ecclesio, quando la città era ancora sotto il dominio dei Goti. Fu finanziata dal misterioso banchiere Giuliano Argentario con ben 26.000 solidi d’oro. Venne completata durante il regno dell’Imperatore Giustiniano e consacrata dal vescovo Massimiano nel 547 d.C., dedicata a San Vitale, un martire dei primi secoli del Cristianesimo.

Leggenda vuole che il luogo della costruzione non fosse stato scelto a caso, ma che la basilica sia sorta sull’antico sito del martirio di San Vitale, dove il martire ebbe la malasorte di assistere alla persecuzione di Ursicino, un medico cristiano condannato a morte. La figura del martire, che darà poi il nome alla basilica, compare nel meraviglioso mosaico dell’abside, alla sinistra del committente Ecclesio, che tra le mani coperte in segno di rispetto riceve la corona del martirio.

Nel 1935 la Basilica di San Vitale è stata eretta a parrocchia.

Architettura e Struttura della Basilica

L'edificio svetta su due corpi prismatici in mattoni, uno più alto e uno più basso, a pianta ottagonale. All'esterno, la chiesa si presenta semplice e disadorna, essendo costruita in soli laterizi, e la facciata è in semplici mattoni rossi. Questa forma deriva direttamente da Costantinopoli e riprende le chiese dei Santi Sergio e Bacco e di Santa Sofia.

La pianta ottagonale, a doppio involucro, è caratterizzata all’interno da un corridoio che corre tutto intorno al corpo centrale. L’edificio è in semplice laterizio e si presenta all’esterno volutamente disadorno e spoglio. La cupola, molto alta, è emisferica e impostata su pennacchi; all’esterno, essa risulta nascosta da un tiburio, una sorta di involucro architettonico a sua volta ottagonale. Dall'ottagono esterno emergono altri corpi rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, ugualmente ottagonale, e l'abside semicircolare internamente e poligonale esternamente, affiancata da ambienti gemelli a pianta circolare. L'edifico ha una pianta ottagonale preceduta, un tempo, da un quadriportico, ma attualmente solo dall'ardica (o esonartece) a forcipe che si dispone tangente al lato frontale dell'ottagono e a un angolo del perimetro, affiancato da due torri scalari.

Due sono gli ingressi che si aprono su due lati adiacenti dell'ottagono esterno. Si accede all’interno attraverso due porte: una in asse con l’abside, l’altra invece in posizione decentrata. Una volta entrati, lo sguardo è catturato dagli alti spazi e dalle stupende decorazioni. Lo spazio di San Vitale non può essere abbracciato con uno sguardo d'insieme, è tutto un rincorrersi di curve, un ruotare di superfici. Questa tensione verso l'alto e l'assenza di un'unica prospettiva rendono difficile cogliere la sua immensità.

Pianta ottagonale della Basilica di San Vitale a Ravenna

Lo Spazio Interno e la Luce

All’interno, a pianta ottagonale, è iscritto un secondo ottagono, con i lati che si dispongono come i petali di un fiore, aprendosi in sette esedre, traforate da un doppio ordine di arcatelle e racchiuse entro grandi archi sostenuti da pilastri angolari. Ciò produce un'espansione radiale pluridirezionale: le inferiori corrispondenti all'ambulacro, le superiori al matroneo. Lo spazio centrale è sormontato da una cupola emisferica raccordata al tamburo ottagonale dai pennacchi e sostenuta da otto pilastri rivestiti di marmo greco (in gran parte rinnovati nel XIX secolo).

Il complesso, già straordinariamente mosso e leggero per il ripetersi degli archi, doveva esserlo in misura maggiore quando non era ancora parzialmente interrato e le colonne poggiavano su alte basi a gradini. Tutto contribuisce ad alleggerire il peso delle masse strutturali: i pulvini - decorati con coppie di animali affrontati ai lati di una croce o che bevono da un kantaros - che staccano l'arco, quasi sollevandolo e sospingendolo in alto, e soprattutto i capitelli, i quali, persa la forma classica greco-romana, assumono quella di cesti, traforati come se fossero fragili trine marmoree sulle quali non gravi alcun peso.

La luce filtra dalle finestre creando con le decorazioni in mosaico e le superfici in marmo e pietra strani e suggestivi effetti. Le molteplici visuali sono rese ancora più suggestive dagli effetti della luce che filtra dai diaframmi delle trifore, con diverse angolazioni, esaltando la preziosità dei materiali (marmi policromi, stucchi) e lo splendore dei suoi celeberrimi mosaici. Lo sfarzo crea un effetto di sfavillio che sembra annullare il peso della costruzione in una dimensione quasi soprannaturale, riflettendo la concezione cristiana della bellezza dove lo spazio è fatto soprattutto di luce. Il baluginante fondo oro delle ampie superfici mosaicate, simbolica trasposizione della luce divina, stordisce e rapisce il fedele.

Interno della Basilica di San Vitale con giochi di luce sui mosaici

I Mosaici del Presbiterio: Un Tesoro Bizantino

I mosaici della chiesa sono una parte di quelli che un tempo decoravano lo spazio interno. Oggi, infatti, la decorazione musiva ricopre soltanto le pareti del profondo presbiterio, dell'abside e del relativo catino. La cupola, invece, presenta incongrui affreschi del XVII secolo. Il grande tema religioso protagonista dei mosaici, nella basilica di San Vitale, è l’Eucarestia. I mosaici sono stati realizzati con tessere di vetro, pietre e madreperla, e sono ancora oggi considerati tra i più belli del mondo per i loro colori vivaci e intensi e un'attenzione ai dettagli.

La Volta del Presbiterio: L'Agnus Dei

Al centro della volta a crociera del presbiterio, direttamente sopra l’altare, si può ammirare l'immagine dell'Agnus Dei (Agnello di Dio), databile tra il 532 e il 547. Definito con delicati passaggi di tessere in smalto bianco e grigio, appare in un cielo sfavillante di 27 stelle oro e bianche. È racchiuso in un medaglione decorato con frutti e ricche foglie. Lo sorreggono quattro angeli alati, inseriti in un tripudio di girali d’acanto popolati da animali paradisiaci. Sembra osservare l’altare sottostante in cui, durante la preghiera dell’Offertorio, il pane e il vino si trasformano nel sangue e nel corpo di Cristo.

Mosaico dell'Agnus Dei nella volta del presbiterio di San Vitale

Mosaici dell'Abside: Cristo Cosmocratore e Scene Antico Testamento

La visione dell’abside è mozzafiato. Nella conca absidale, in posizione centrale, campeggia il Cristo Cosmocratore (532-547), stagliato contro uno sfondo aureo, interrotto in alto da qualche nuvola rossa e azzurra. Cristo è seduto proprio sopra un globo turchino, sospeso su un basamento di roccia dal quale scaturiscono i quattro fiumi del Paradiso. In basso si distende un prato verde con fiori e arbusti. Gesù è imberbe, secondo l’antica iconografia paleocristiana, ha l’aureola crociata, regge nella mano sinistra il rotolo della Legge divina e, con la destra, porge la corona del martirio a San Vitale, che la riceve con le mani velate.

Mosaico del Cristo Cosmocratore con San Vitale ed Ecclesio

Nelle lunette del presbiterio si trovano altre scene bibliche significative:

  • I Sacrifici di Abele e Melchisedec (532-547): nella scena al centro, si nota un altare, sul quale sono posti due pani e un calice. A sinistra si trova Abele, mentre porge verso il cielo un agnello, e a destra Melchisedec, che innalza un pane.
  • L'ospitalità di Abramo e il sacrificio di Isacco (532-547): nella scena di sinistra, Abramo accoglie tre misteriosi pellegrini, seduti alla mensa apparecchiata con tre pani, e serve loro un vitello. Alle spalle del vecchio, la moglie Sara ascolta, non vista, l’incredibile annuncio dei tre uomini: ella, nonostante l’età avanzata, sarebbe diventata madre. La scena a destra mostra invece il momento culminante del Sacrificio di Isacco, quando Abramo, ubbidendo all’ordine di Dio, è pronto a sacrificare il suo unico figlio. Con la mano destra alza la spada, mentre con la sinistra gli accarezza la testa, ma la mano di Dio già sbuca dalle nuvole per fermarlo.
  • Un'altra scena raffigura un passo dell’Antico Testamento (Es. 3, 2-15) dove vediamo Mosè nell’atto umano e naturale di slacciarsi il sandalo sinistro, in vista di calpestare il suolo sacro del Roveto Ardente. Il suo sguardo è rapito dalla voce di Dio, che si materializza attraverso la mano destra che spunta dalle nuvole rosse e azzurre. Il paesaggio è puntellato da guizzanti fiamme rosse che vibrano sullo sfondo verde e blu dell’ombroso monte Horeb.

L’intradosso dell’arco dell’abside presenta, al centro, due aquile imperiali che sorreggono il monogramma stilizzato di Cristo.

I mosaici di San Vitale

I Cortei Imperiali: Giustiniano e Teodora

I mosaici più celebri, collocati nelle due pareti sottostanti e in posizione speculare nell'abside, rappresentano il corteo dell'Imperatore Giustiniano e dell'Imperatrice Teodora che recano in offerta la patena con le ostie e il calice con il vino, dirigendosi verso il Cristo Cosmocratore del catino absidale. Si tratta quindi di un omaggio alla divinità da cui trae origine il loro potere sulla terra, sottolineando il legame tra Ravenna e la corte di Bisanzio.

Il Corteo di Giustiniano

Nel pannello con Giustiniano (532-547), vediamo una serie di figure maschili che poggiano i piedi su un prato o, più probabilmente, su un tappeto di colore verde. L’imperatore, al centro, indossa una tunica bianca con guarnizioni dorate e una clamide color porpora, colore riservato solo agli imperatori o ai personaggi sacri, chiusa sulla spalla destra da una fibula a disco in pietre preziose e perle. È circondato dai suoi dignitari e soldati, ed è affiancato dal vescovo Massimiano, identificato dall’epigrafe scritta sul suo capo. Il sovrano ha in mano un grande piatto d’oro, la pisside, che serviva per contenere le ostie benedette durante la Messa, un dono per la consacrazione di San Vitale. L'uomo barbato è tradizionalmente indicato come il generale Belisario.

Mosaico di Giustiniano e il suo seguito

Il Corteo di Teodora

Nel pannello con Teodora (532-547), l'imperatrice ha il capo cinto da un’aureola, simbolo del potere conferitole direttamente da Dio, e indossa preziosissimi gioielli in oro, pietre preziose e madreperle. Il suo viso è costituito da tessere in smalto a tinte delicate che suggeriscono la sua fisionomia: gli occhi sono molto grandi e fissi, il naso appena percettibile e la bocca solo accennata. La sovrana indossa sulla tunica bianca una clamide color porpora decorata in basso con le immagini dei Re Magi. A differenza del pannello di Giustiniano, in quello con Teodora si trovano alcuni elementi d’arredo che collocano la scena in un ambiente più definito: in alto a destra è visibile un velo tricolore, a sinistra una porta parzialmente chiusa da una tenda, e una fontanella con la colonnina scanalata. Le due dame alla sinistra di Teodora sono generalmente riconosciute come Antonina e Giovannina, moglie e figlia di Belisario.

Mosaico di Teodora e il suo seguito

Stile e Simbolismo dei Mosaici Imperiali

In entrambi i pannelli, tutti i personaggi del seguito sono poco caratterizzati e simili fra loro. Sono presentati frontalmente e la loro disposizione, allineata in primo piano, non è realistica, dal momento che le scene vorrebbero illustrare un corteo e che il seguito dovrebbe scaglionarsi dietro l’imperatore e sua moglie. È chiaro che l’artista non era affatto interessato alla riproduzione verosimile della realtà; Giustiniano e Teodora, infatti, non sono solo la semplice raffigurazione di un uomo e di una donna ma figure simboliche e senza tempo. Per i bizantini il viso non deve esprimere l’individualità ma la funzione che il soggetto incarna. La posizione dei personaggi e dei piedi, che sembrano calpestarsi, non sono casuali, così come la ricchezza delle vesti e i gioielli. Teodora e Giustiniano sono creature sacre, quasi fluttuanti, inserite in un fondo oro irreale e sovrannaturale. Pur non essendo mai venuta a Ravenna, la coppia imperiale ha voluto mostrarsi al suo popolo; i loro ritratti sono stati eseguiti grazie a cartoni che venivano inviati a tutto l’Impero, come fossero fotografie.

In età giustinianea, la tecnica del mosaico raggiunse livelli di eccellenza e si configurò come uno strumento insostituibile per la decorazione dell’architettura e l’espressione dei nuovi programmi dottrinari. In tutti i mosaici bizantini, come d’altro canto nelle icone, le figure perdono ogni consistenza corporea e sono private di uno spazio in cui muoversi. Precisi dettami iconografici elevano ogni figura a simbolo. D’altro canto, nel mondo bizantino i canoni artistici furono rigidi non meno del severo cerimoniale di corte: pose, vesti, proporzioni, espressioni dei personaggi vennero rigorosamente stabiliti. Il mosaico rappresenta, di conseguenza, l’occasione più alta per sublimare la spenta e imperfetta materia.

Altre Caratteristiche del Presbiterio

Da non perdere sul pavimento nell’area del presbiterio di fronte all’altare, la rappresentazione di un labirinto a forma circolare, interamente realizzato a marmo. Alcune parti del pavimento conservano le tarsie originarie. Il pavimento in mosaico del pozzo, rinvenuto nel 1911 e restaurato nel 1982, lo si trova oggi montato in verticale su una delle pareti interne della basilica, subito a destra dell’ingresso originale. Nella parte inferiore dell'abside, i restauri eseguiti tra il 1900 e il 1904 ricostruirono, sulla scorta di resti originali e di documenti, il rivestimento a tarsie, con dischi di porfido cinti di ornati a madreperla e smalto, divisi da lesene di serpentino; il monogramma più volte riportato è quello è forse quello di Giuliano l'Argentario.

Informazioni per la Visita

Biglietti

Il biglietto è solo cumulativo e comprende l'accesso a diversi monumenti:

  • La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo
  • Il Battistero Neoniano
  • La Basilica di San Vitale
  • Il Mausoleo di Galla Placidia
  • Il Museo e la Cappella Arcivescovile

Costo: Intero: €10.50, Ridotto: €9.50.

Accessibilità

Per una visita inclusiva, sono disponibili i seguenti servizi:

  • RAVENNA PER TUTTI MOSAICI FOR ALL: mappa tattile-multisensoriale di presentazione della struttura architettonica e dei servizi utili e mosaici tattili-multisensoriali di Cristo Re dell’Universo, Agnello Mistico e San Vitale, anche in Braille.
  • QR code: con accesso a contenuti digitali in italiano, inglese, LIS e IS.
  • Occhiali: per persone con daltonismo.

Parcheggio

  • Piazza Baracca (a pagamento)
  • Largo Giustiniano (parcheggio custodito annesso all’entrata del complesso)

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