La liturgia traccia con decisione le caratteristiche dei quaranta giorni che iniziano con il Mercoledì delle Ceneri. La Quaresima è un compendio della nostra vita, che è tutta «un continuo ritorno alla casa del Padre». È un cammino verso la Pasqua, verso la morte e risurrezione del Signore, centro di gravità della storia del mondo, di ogni donna, di ogni uomo: un ritorno all’Amore eterno.
Nel tempo di Quaresima la Chiesa ci richiama ancora una volta alla necessità di rinnovare il nostro cuore e le nostre opere, in modo da scoprire sempre meglio la centralità del mistero pasquale: metterci nelle mani di Dio per «crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e testimoniarlo con una degna condotta di vita».
Il Significato Profondo della Quaresima
«Che strana capacità ha l’uomo di dimenticare le cose più meravigliose, di abituarsi al mistero! Ricordiamo ancora una volta, in questa Quaresima, che il cristiano non può essere superficiale. Pienamente inserito nel suo lavoro ordinario, deve, nello stesso tempo, essere pienamente in Dio, perché ne è figlio».
Perciò è logico che durante questi giorni riflettiamo nella nostra orazione sulla necessità della conversione, di rivolgere i nostri passi verso il Signore e di purificare il nostro cuore, facendo nostri i sentimenti del salmista: «Cor mundum crea in me, Deus, et spiritum firmum innova in visceribus meis - Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo».
L’esperienza della nostra fragilità personale non sboccia nel timore, ma nell’umile richiesta che impegna la nostra fede, la nostra speranza e l’amore: «Allontana da me, Signore, tutto ciò che mi allontana da te», potremmo dire, con una frase che san Josemaría ripeteva spesso.

Il Numero Quaranta: Simbolismo Biblico
Nella liturgia si parla di Quadragesima, cioè di un tempo di quaranta giorni. Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse.
- Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, un’immagine di purificazione e di un nuovo inizio.
- Sono quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai.
- Sono quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa.
- Sono quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb.
- Sono quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona.
- Nei Vangeli sono quaranta i giorni di digiuno vissuti da Gesù nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica.
- Sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo.
Il Cammino nel Deserto: Essenzialità e Purificazione
La Quaresima richiama la traversata del deserto da parte del popolo eletto. Quei quarant’anni furono per gli israeliti un tempo di prova e di tentazioni. Yahveh li accompagnava passo passo e faceva loro capire che si dovevano appoggiare soltanto su di Lui: cercava di ammorbidire il loro duro cuore di pietra. Ma fu anche un tempo di grazie continue: anche se il popolo soffriva, Dio lo consolava e lo orientava con la parola di Mosè, lo alimentava con la manna e le quaglie, lo riforniva dell’acqua sgorgata dalla roccia di Meriba.
Come ci sembrano vicine le parole, piene di tenerezza, con le quali Dio fa riflettere gli israeliti sul significato della loro lunga traversata! «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conosceva e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».
Oggi il Signore rivolge anche a noi queste parole; a noi che, nel deserto della nostra vita, sicuramente sperimentiamo la fatica e i problemi di ogni giorno, anche se non ci mancano le attenzioni paterne di Dio. Il deserto è il luogo del distacco dal frastuono che ci circonda, è assenza di parole per fare spazio a un’altra Parola, la Parola di Dio. Nel deserto si ritrova l’intimità con Dio, l’amore del Signore. Con la sua ineffabile pedagogia, il Signore ci introduce nel suo cuore, che è la vera terra promessa: «Praebe, fili mi, cor tuum mihi... Fa’ bene attenzione a me, figlio mio, e tieni fisso lo sguardo ai miei consigli».

Le Pratiche Quaresimali Tradizionali: Digiuno, Preghiera, Elemosina
La liturgia ci spinge a fare la nostra parte nel processo di conversione, invitandoci a praticare le tradizionali opere penitenziali. Esse dimostrano un cambiamento di atteggiamento nella nostra relazione con Dio (orazione), con gli altri (elemosina) e con noi stessi (digiuno).
Il Digiuno
Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. «Con il digiuno quaresimale» è possibile vincere «le nostre passioni» ed elevare «lo spirito». Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. Digiunare significa saper rinunciare alle cose vane, al superfluo, per andare all’essenziale.
La Preghiera
La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni conformi alla sua volontà. Essa è sempre dono di Dio che viene ad incontrare l'uomo. La preghiera cristiana è relazione personale e viva dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo che abita nel loro cuore. È tempo per ascoltare più intensamente e profondamente la Parola di Dio. San Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».
L'Elemosina (Carità)
Il digiuno è legato poi all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone». Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Non è un caso che nelle diocesi e nelle parrocchie vengano promosse le Quaresime di fraternità e carità per essere accanto agli ultimi.
San Josemaría parlava dello «spirito di penitenza» e proponeva tanti esempi pratici: «Penitenza è osservare esattamente l’orario. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo. Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo, sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata; mangiare volentieri ciò che viene servito, senza importunare con capricci».
Sappiamo comunque che non servono a niente gli atti semplicemente esterni senza la grazia di Dio; non è possibile identificarci con Cristo senza il suo aiuto: «quia tibi sine te placere non possumus - poiché senza di te non possiamo piacere a te». Appoggiati su di Lui, facciamo in modo di compiere queste opere «nel segreto», dove vede soltanto Dio nostro Padre, purificando spesso l’intenzione e cercando nel modo più chiaro la gloria di Dio e la salvezza di tutti. Scrive l’apostolo Giovanni: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede». Sono parole che invitano a un esame profondo, perché non è possibile separare i due aspetti della carità.

La Quaresima e i Sacramenti
Nella nostra lotta quotidiana contro il disordine del peccato, anche i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia sono momenti privilegiati.
Il Sacramento della Penitenza (Confessione)
È logico che la nostra penitenza interiore si perfezioni grazie alla celebrazione del sacramento della Confessione. Molto dipende dalle disposizioni del penitente, anche se il protagonista è sempre Dio, che ci spinge alla conversione. Attraverso questo sacramento - autentico capolavoro del Signore - percepiamo il suo bene operare con la nostra libertà decaduta. San Josemaría presentava così il ruolo di nostra competenza: «Consiglio a tutti di adottare la devozione [...] di fare molti atti di contrizione. Una manifestazione esteriore, pratica, di questa devozione è coltivare un particolare affetto al Santo Sacramento della Penitenza», nel quale «ci rivestiamo di Gesù Cristo e dei suoi meriti». La Quaresima è un momento stupendo per stimolare questo «particolare affetto» per la Confessione.
Dopo l’assoluzione che il sacerdote dà nel nome di Dio, il Rituale propone una bella preghiera di congedo del penitente: «La passione di Gesù Cristo nostro Signore, l’intercessione della beata Vergine Maria e di tutti i santi, il bene che farai e il male che dovrai sopportare ti giovino per il perdono dei peccati, l’aumento della grazia e il premio della vita eterna. Va’ in pace». È un’antica preghiera nella quale il sacerdote chiede a Dio di estendere il frutto del sacramento a tutta la vita del penitente, ricordando da quale fonte emana la sua efficacia: i meriti della Vittima innocente e di tutti i Santi.
L'Eucaristia
Come accadde al figlio minore della parabola, dopo l’abbraccio di Dio nostro Padre siamo ammessi al banchetto. Che gioia partecipare all’Eucaristia perfettamente puliti! San Josemaría esortava: «Ama molto il Signore. Custodisci e alimenta, nella tua anima, questa urgenza di volergli bene. Ama Dio, proprio ora, quando forse parecchi di quelli che lo tengono fra le mani non lo amano, lo maltrattano e lo trascurano. Trattami molto bene il Signore, nella Santa Messa e durante tutta la giornata!» L'Eucaristia è il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetuare nei secoli il sacrificio della Croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua Morte e Risurrezione. È il segno dell'unità, il vincolo della carità, il convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della vita eterna.

L'Itinerario Liturgico Quaresimale
Attraverso la liturgia, la Chiesa ci invita a percorrere con garbo il cammino della Quaresima. La celebrazione frequente dei sacramenti, la meditazione assidua della Parola di Dio e le opere penitenziali, senza che venga meno la gioia - Laetare Ierusalem! - che sottolinea in modo particolare la quarta domenica, sono pratiche che affinano la nostra anima e ci preparano a partecipare intensamente alla Settimana Santa.
Il Mercoledì delle Ceneri
Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni). Durante la celebrazione il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte. La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza. Nel ricevere le ceneri l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai». Il primo richiamo è alla conversione che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente. La seconda formula rimanda agli inizi della storia umana, evocando la fragilità e la morte, ma anche la promessa di immortalità data da Dio all'uomo, polvere preziosa ai suoi occhi. Il Mercoledì delle Ceneri può essere a buon diritto considerato la «porta» della Quaresima.
Le Domeniche di Quaresima
L'itinerario delle domeniche di Quaresima propone un cammino progressivo:
- La prima domenica di Quaresima ci presenta Gesù che, solidale con noi, volle essere tentato alla fine dei quaranta giorni passati nel deserto. Constatare la sua vittoria su Satana ci riempie di speranza e ci rende coscienti che con Lui potremo uscire vincitori anche nelle battaglie della vita interiore. Le nostre tentazioni, allora, diventano un’occasione per conoscerci meglio e per confidare di più in Dio.
- Il racconto della Trasfigurazione del Signore, proclamato nella seconda domenica di Quaresima, ci conferma nella convinzione della certezza della vittoria, malgrado ogni nostro limite. Anche noi prenderemo parte alla sua gloria, se ci sappiamo unire alla sua Croce nella nostra vita quotidiana.
- Le successive domeniche, in particolare nel ciclo A, presentano personaggi evangelici significativi: la samaritana, che supera il peccato riconoscendo in Gesù il Messia che spegne, con l’acqua viva dello Spirito Santo, la sua sete d’amore; il cieco dalla nascita, che, vincendo l’ignoranza, vede Cristo come luce del mondo; Lazzaro, la cui risurrezione ci ricorda che Gesù è venuto a portarci una nuova vita.
Se contempliamo questi racconti sentendoci un personaggio fra gli altri, con l’aiuto dei santi troveremo materia per la nostra orazione personale e si fortificherà una presenza di Dio più intensa che cercheremo di mantenere in questi giorni. Dobbiamo far diventare vita nostra la vita e la morte di Cristo. Morire per mezzo della mortificazione e della penitenza, perché Cristo viva in noi per mezzo dell’Amore. E dunque seguire le orme di Cristo, con l’anelito di corredimere tutte le anime. Contemplando il Signore che dà la vita per noi, perfettamente purificati dai nostri peccati, riscopriremo la gioia della salvezza che Dio ci porta: «Redde mihi laetitiam salutaris tui - Rendimi la gioia di essere salvato».
I Domenica di Quaresima Anno C - Lc 4, 1-13 - Il Vangelo per bambini e ragazzi
Segni Liturgici della Quaresima
Come nell’Avvento, anche in Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo. In Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”.
Evoluzione Storica e Riti
I primi accenni diretti a un periodo pre-pasquale risalgono al principio del IV secolo in Oriente e alla fine dello stesso in Occidente. Una prassi penitenziale preparatoria alla Pasqua col digiuno, però, aveva cominciato ad affermarsi fin dalla metà del II secolo. L'etimologia latina quadragesima dies sottolinea il quarantesimo giorno di preparazione in vista della principale festa dell'intero anno liturgico, che è appunto la Pasqua della Risurrezione del Signore.
Nel corso del IV secolo si organizza la preparazione pasquale di tre settimane. L'allungamento del periodo preparatorio da tre a sei settimane iniziò un po' prima del 384, con carattere prevalentemente ascetico e l'introduzione della prassi della riconciliazione dei penitenti il Giovedì Santo, dopo quaranta giorni - da qui il nome di Quadragesima - di preparazione. Con Gregorio Magno, per ottenere i 40 giorni di digiuno (escludendo le domeniche), l’inizio della Quaresima fu anticipato al mercoledì (che diventerà “delle Ceneri”). Attualmente la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo.
Il duplice carattere della Quaresima - il quale, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza, invita i fedeli all'ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera e li dispone così a celebrare il mistero pasquale - sia posto in maggior evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica. Il senso autentico della Quaresima si coglie nella luce del Mistero Pasquale, che viene celebrato nel solenne Triduo Pasquale e dei Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana che in esso hanno la loro più propria collocazione.
Il Rito Ambrosiano
Il Rito Ambrosiano non ha mai conosciuto il Mercoledì delle Ceneri come inizio del tempo quaresimale; in quel giorno, nelle diocesi ambrosiane, si è ancora in pieno carnevale. La Quaresima inizia con la domenica successiva al Mercoledì delle Ceneri del Rito Romano, e le Ceneri sono imposte il primo lunedì di Quaresima, o per ragioni pastorali al termine della Messa della I domenica.
Una delle particolarità del rito ambrosiano in questo tempo, è quella dei cosiddetti venerdì aliturgici, cioè senza liturgia eucaristica. In questi giorni nelle chiese, sull'altare maggiore, si colloca una grande croce di legno, con il sudario bianco sul patibolo, simbolo del Calvario e segno di lutto e di abbandono.
La Quaresima come Cammino Battesimale
Da sempre la Chiesa associa la Veglia pasquale alla celebrazione del Battesimo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti. Fin dai primi secoli di vita della Chiesa la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua. Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo. Nelle domeniche di Quaresima, in modo del tutto particolare in quest’Anno liturgico del ciclo A, si è invitati a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni.

Consigli Pratici per Vivere la Quaresima
Don Paolo Alliata, rettore del liceo Montini, suggerisce di individuare tre parole chiave per vivere questo tempo significativo:
- Quaranta (40): È un numero simbolico che individua un tempo speciale, definito con un inizio e una fine. I 40 giorni che i cristiani vivono in preparazione alla Pasqua vogliono essere un periodo particolare, per godere meglio della celebrazione della Pasqua e avvertire le energie della natura che si risveglia.
- Deserto: Il deserto è sinonimo di essenzialità, frugalità. Significa lasciare cadere tutto ciò che è accessorio per tornare all'indispensabile. È il luogo dove si fa spazio per respirare meglio, più profondamente radicati in ciò che è essenziale. Per fare spazio dentro di sé, si praticano il digiuno (anche da ciò che ostacola la vita quotidiana, come l'eccessiva dipendenza da cellulari o videogiochi), e l'ascolto della Parola di Dio. Si può creare un "angolino di preghiera" in casa, magari con un po' di sabbia, il calendario della Quaresima e la Bibbia aperta, per un momento serale in famiglia per ringraziare, chiedere perdono e affidare nella preghiera.
- Relazioni: Si fa spazio affinché il cuore sia più pronto ad accogliere chi abbiamo intorno e chi vogliamo raggiungere con il nostro bene e la nostra preghiera. Si libera tempo, solitamente bruciato in cose accessorie, per rimettere al centro relazioni trascurate (nonni, zii, cugini, amici). Un esercizio pratico potrebbe essere ogni giorno un gesto di attenzione, di gentilezza, magari un po' coraggioso e fuori dagli schemi. Si possono raccogliere i proventi delle rinunce quaresimali per destinarli alla carità, portandoli fisicamente alla Caritas parrocchiale.
In un mondo in cui la carità può raffreddarsi a causa dell'avidità, della violenza, dell'incuria del creato e della mondanità, la Quaresima è un tempo propizio per riscoprire il valore delle relazioni e della compassione. Il Papa ha spesso invitato i fedeli a celebrare il sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica, un'occasione preziosa per lasciarsi riconciliare e vivere come figli amati e peccatori perdonati. Se la Quaresima coincide quasi col Ramadan, è un'ottima occasione per chiedere ai compagni musulmani come vivono il loro digiuno e cosa significa per loro, favorendo il dialogo interreligioso.