L'arte greca subì un grande mutamento nel periodo ellenistico, di cui troviamo tracce nelle opere più famose dell'epoca. Una di queste è l'imponente Altare di Pergamo, un'opera che rappresenta una svolta molto importante per tutta l'arte occidentale.
Contesto Storico e Commissione
L'Altare di Zeus Sotèr (salvatore) e di Atena Nikephòros (portatrice di vittoria) fu fatto costruire tra il 166 e il 156 a.C. da Eumene II ed Attalo II. La sua edificazione avvenne al termine di un lungo periodo di guerre contro i Galati, sui terrazzamenti dell’acropoli di Pergamo. In quel periodo, Pergamo era diventata uno dei più grandi centri propulsori della cultura e dell'arte ellenistica, dove la committenza di corte consentì la nascita di un nuovo stile forte e ricco di pathos, spesso definito "barocco ellenistico". L'opera fu realizzata probabilmente da Firomaco (220-210 a.C.), considerato uno dei sette più grandi scultori greci. L'altare di Pergamo è ricordato da Ampellio (c. 14) e forse è da riconoscersi nel "Trono di Satana" dell’Apocalisse di S. Giovanni (2, 113).
Struttura e Architettura
L'altare fu realizzato in marmo asiatico su un'area di 36,44 × 34,20 metri. Esso ha forma quadrangolare, con un lato occupato quasi totalmente da una gradinata inserita in uno zoccolo potente. Su cinque gradini si eleva questo zoccolo, dove, fra un’alta base sagomata e un cornicione fortemente sporgente, sta la fascia scolpita maggiore.

Lo zoccolo forma due spalle che racchiudono una scalinata di 20 metri, la quale conduce a un cortile pavimentato. La parte superiore è costituita da un doppio porticato con colonne ioniche: il primo porticato segue esternamente il perimetro della piattaforma superiore, mentre il secondo si articola internamente attorno all’ara sacrificale. Quest'ultimo è realizzato con coppie di colonne poste dorso a dorso su un piedistallo, collegate da un’anima in muratura. Sopra lo zoccolo e davanti alla scalinata c’è un colonnato ionico con un muro di fondo.
Il Grande Fregio: La Gigantomachia
Su tutti i lati dello zoccolo e ai bordi della scalinata vi è il Grande Fregio, con scene di Gigantomachia, realizzato ad alto rilievo. Nel fregio maggiore si sviluppa un complesso racconto cosmico-mitologico, interpretato anche come metafora della vittoria pergamena sui Galati, riconoscibili nei giganti grazie alle ciocche rigide frizionate con un impasto in gesso, il tìtanos, pratica spesso effettuata da tale popolazione per incutere terrore in guerra. Esseri divini e semidivini invadono lo spazio dedicato a quello degli umani poggiandosi sulle scale e coinvolgendo gli uomini nella lotta.

Il racconto iconografico inizia nel lato occidentale con le divinità del mare e della terra, continua nel lato settentrionale con gli dei della notte e nel lato meridionale con gli dei del giorno e della luce, per concludersi infine nel lato orientale con le divinità dell’Olimpo. Al centro del frontone occidentale vi sono Atena e Zeus, a rappresentare la forte connessione tra la città di Atene e quella di Pergamo, accomunate dalle stesse divinità protettrici.
Sullo sfondo liscio, le figure divine si stagliano in altorilievo, raggiungendo effetti a tutto tondo, in un movimento ricco di scatti e senza un ritmo regolare. Il contrasto tra ombra e luce è forte, ottenuto anche con l’uso del trapano che crea effetti di notevole drammaticità. La battaglia infuria terribile e violenta, i goffi titani vengono sopraffatti dagli dei trionfanti, e il loro sguardo esprime tutto il tormento dell’agonia. La scena è movimentatissima e svolazzante di drappeggi, e il suo limite forse sta in una certa dispersione dei particolari, nell’eclettismo e nell’eccessivo manierismo. L'arte ellenistica amava opere veementi e violente: voleva impressionare e riuscì pienamente nel suo intento.
Il Fregio Minore: Le Storie di Telefo
Lungo le pareti del porticato interno vi è un fregio continuo minore (Piccolo Fregio) in cui sono raffigurate le scene della vita di Telefo, l'eroe fondatore di Pergamo e figlio di Herakles. Questo fregio, realizzato in seguito, racchiude le storie di Telefo e rappresenta il primo esempio di una composizione narrativa continua nella scultura, derivata probabilmente dalla pittura. Esso costituisce il precedente più importante del racconto continuo che verrà utilizzato nell’arte romana. Il fregio si sviluppa in un seguirsi di episodi ambientati in modo preciso e accurato, ponendo le figure su diversi piani. Le immagini nella parte alta sono più piccole di quelle nella parte bassa e in questo modo l’autore raggiunse un bellissimo effetto prospettico.
Scoperta e Ricostruzione
La decorazione marmorea dell’altare fu rinvenuta frammentaria, murata in gran parte nelle fortificazioni bizantine realizzate nei pressi dell’altare. La ricomposizione del fregio della gigantomachia si deve a O. Puchstein e a R. Bohn, che furono aiutati dagli scultori italiani Freres e Possenti. Essa fu resa possibile dal fatto che le lastre del fregio della gigantomachia erano numerate con cifre accoppiate, di cui una d’indice e l’altra di catena. Al di sotto del fregio sulla base erano iscritti i nomi dei giganti e quelli degli artisti; sulla cornice al di sopra del fregio i nomi degli dei. Anche questi elementi resero possibile la ricostruzione che nel complesso è ben riuscita.
L'Altare di Pergamo Oggi
Tra i traguardi più alti raggiunti dall’arte ellenistica, la parte anteriore dell'altare dedicato a Zeus e Atena è conservata a Berlino, presso un museo dedicato principalmente ai reperti provenienti dall’Asia Minore. Il Pergamonmuseum è intitolato appunto alla città di Pergamo, che dopo la divisione del grande impero lasciato da Alessandro Magno conquistò il rilievo e il prestigio di un grande regno, ricollegandosi all’eredità spirituale e culturale lasciata da Atene.