La missione: annunciare il Vangelo a ogni creatura

La terza meditazione quaresimale dedicata all'esperienza spirituale di San Francesco d’Assisi segna un passaggio decisivo: dopo aver approfondito il cuore della conversione e il valore della fraternità, il cammino si compie nella missione. Ciò che Francesco ha ricevuto - una sensibilità trasformata, la gioia dei fratelli, la scoperta di un Dio che ama svuotandosi - non può essere trattenuto, ma è chiamato a raggiungere la vita degli altri.

Schema grafico che illustra il percorso francescano: Conversione → Fraternità → Missione

Il primato della testimonianza sulla parola

Nella primitiva fraternità francescana, lo stare e il pregare insieme fanno nascere il desiderio di condividere l'annuncio del Vangelo. Tuttavia, Francesco mette in guardia da una tentazione sottile: quella di usare le cose di Dio per cercare approvazione o di trasmettere parole che non sono ancora diventate carne nella propria vita.

«È grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi hanno compiuto le opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il solo raccontarle» (Ammonizione VI,3). Per questo serve pazienza: custodire ciò che abbiamo visto e ascoltato, lasciandolo maturare nella preghiera finché diventa vita prima ancora che parola. Il Vangelo non si comunica come una semplice notizia, ma si dona come una vita che lentamente prende forma.

Come insegna l'esperienza di una madre che porta in sé il figlio prima di darlo alla luce, così il credente è chiamato a essere sposo, fratello e madre del Signore: generare Cristo significa lasciare che la sua presenza cambi il nostro modo di vivere, rendendolo visibile agli altri attraverso il santo operare.

Illustrazione del concetto di

Lo stile del farsi accogliere

Il mandato evangelico ai discepoli, che Francesco fa proprio, suggerisce uno stile essenziale: partire senza sicurezze, «senza borsa né sacca», entrando nelle case per augurare la pace. I discepoli sono mandati nei luoghi dove Gesù «stava per recarsi»: essi non portano qualcosa che manca, ma preparano un incontro che il Signore stesso desidera compiere.

  • Accoglienza ricevuta: Prima di annunciare, bisogna lasciarsi accogliere.
  • Povertà reale: Presentarsi senza controllare tutto, accettando di dipendere dalla bontà altrui.
  • Riconoscimento: Evangelizzare significa riconoscere il bene già presente nell'altro e dargli un nome.

L'arte di attendere le domande

Evangelizzare non significa riempire il silenzio di risposte, ma attendere che emergano le domande vere dell'altro. L'episodio dei briganti, che Francesco invita a servire con pane e vino prima di parlare di Dio, insegna che non si può chiedere a qualcuno di cambiare vita prima di avergli fatto sperimentare accoglienza e fiducia.

La pedagogia di Filippo con l'eunuco etiope negli Atti degli Apostoli conferma questo metodo: non spiegare subito, ma camminare accanto e porre domande che permettano all'altro di esporsi. Solo quando la domanda emerge, l'annuncio può essere ascoltato.

Rappresentazione del dialogo paziente tra il missionario e l'altro, basato sull'ascolto

La fecondità dell'incontro e il paradosso della sottomissione

L'incontro di San Francesco con il Sultano d’Egitto è l'esempio massimo della missione come dialogo. Francesco si presenta povero, senza difese e senza voler imporre le proprie idee. Il Sultano, non sentendosi attaccato, si apre all'ascolto. L'incontro non produce una conversione forzata, ma un autentico riconoscimento reciproco dell'umanità dell'altro.

In questo contesto, il paradosso evangelico della sottomissione non indica debolezza, ma il modo più alto dell'amore. «Sottomessi a tutti» significa scegliere di non dominare, non conquistare, ma fare spazio all'altro. Questa libertà evangelica permette a chi incontriamo di esprimere il meglio di sé e di aprirsi alla rivelazione di Dio.

Francesco e il Sultano

La vera felicità, quella che ci rende amabili, non dipende dalle circostanze, ma dalla pace con cui accogliamo ciò che la vita ci offre. Senza rancore né risentimento, si diventa testimoni di quell'amore più grande che né le acque del male né la morte possono spegnere, testimoniando che la gioia della Risurrezione appartiene a chi ha il coraggio di non fermarsi a una fede fatta di slogan, ma di vivere un incontro vivo con il Risorto.

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