Martin Lutero (Martin Luther), teologo e frate agostiniano, padre della Riforma protestante, nacque il 10 novembre 1483 a Eisleben, una cittadina della Germania centrale. La sua opera si pose in modo critico nei confronti della Chiesa cattolica dell'epoca e diede origine a nuovi modi di praticare il cristianesimo in tutta Europa.
Lutero morì nella sua città natale, Eisleben, il 18 febbraio 1546, all'età di sessantadue anni, per motivi di salute. Un mese prima della sua morte, confessò di sentirsi «vecchio, decrepito, pigro, logoro e ormai orbo».
Le Origini e la Formazione (1483-1505)
Lutero proveniva da una famiglia di contadini e le sue origini erano popolari. Sebbene i suoi genitori si trovassero a Eisleben di passaggio per la sua nascita, la famiglia si trasferì presto nella regione mineraria di Mansfeld. Qui, suo padre, Hans Luther, lavorò in una miniera di rame e, con il tempo, prosperò, aprendo un'attività in proprio e permettendo alla famiglia di sfuggire alla povertà. La casa natale di Lutero fu data alle fiamme nel 1689, ma quattro anni dopo venne eretto un edificio commemorativo nello stesso luogo.
Avviato agli studi, Martin Lutero si iscrisse all'Università di Erfurt (che definiva la "nuova Betlemme") a diciotto anni, laureandosi magister artium nel 1505. Successivamente, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza.

L'Incidente del Fulmine e la Vocazione Monastica
Nel 1505, un incidente cambiò radicalmente la sua vita. Stava tornando da una visita alla casa dei genitori a Mansfeld quando fu sorpreso da un temporale. Un fulmine gli si abbatté molto vicino e lui, terrorizzato, promise a Sant'Anna, la protettrice dei minatori come suo padre: «Aiutatemi, mi farò monaco!» Pochi giorni dopo mantenne la promessa ed entrò nel monastero agostiniano di Erfurt.
La Vita Monastica e la Crisi Spirituale (1505-1517)
Ordinato sacerdote nel 1507, Lutero proseguì gli studi teologici, influenzati dall'occamismo tardoscolastico. Nel 1508 fu chiamato a insegnare l'etica di Aristotele nella nuova Università di Wittenberg, fondata dal principe elettore di Sassonia Federico il Savio. Tornato a Erfurt nel 1509 per leggere le Sentenze di Pietro Lombardo, fu inviato a Roma nell'inverno 1510-11 per una disputa interna all'ordine. Questa visita, sebbene un onore, non lo lasciò sereno, anzi rafforzò la sua consapevolezza della corruzione ecclesiastica.
Il Travaglio Interiore e la "Giustificazione per Fede"
Negli anni successivi, Lutero tenne lezioni mosse dai suoi studi su Aristotele, sui Salmi e sull’Epistola ai Romani, consolidando una conoscenza fondamentale con il vicario Johann Von Staupitz. La sua crisi interiore, che chiamava Anfechtung, era un'angoscia profonda dovuta alla consapevolezza di essere un peccatore di fronte al Creatore. Si sentiva intimorito, angosciato e desolato, attirato e respinto al contempo dal suo Dio.
La soluzione a questa crisi arrivò attraverso gli studi biblici, in particolare la lettura del Salmo XXII ("Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?") e delle lettere di San Paolo. Lutero, prestando attenzione alle sfumature etimologiche, ebbe una rivelazione: la "giustizia di Dio" non era solo la giustizia punitiva, ma anche la "giustificazione" che Dio concede. Da qui elaborò la sua dottrina della «giustificazione per fede» (sola fide).
Questa teologia, elaborata nei commentari biblici (fondamentali i Dictata super Psalterium, 1513-16, e le lezioni sull'Epistola ai Romani, 1515-16), polemizzava contro la teologia scolastica che esaltava la bontà dell'uomo e la sua capacità di cooperare alla salvezza. Lutero, seguendo Agostino, affermava che il libero arbitrio è radicalmente corrotto nell'uomo decaduto e che la salvezza è opera della sola grazia (sola gratia), attraverso la fede in Cristo (solo Christo) e la Scrittura (sola Scriptura).
Nella Disputatio Heidelbergae habita (1518), Lutero rifiutò la theologia gloriae (che voleva comprendere la gloria di Dio a partire dalla creazione) e contrappose la theologia crucis, che riconosce l'amore di Dio per noi nascosto sotto l'apparenza contraria e rivelato paradossalmente nella croce.
Martin Lutero - La giustificazione per fede
La Controversia sulle Indulgenze e le 95 Tesi (1517)
Martin Lutero era scandalizzato dalla corruzione della Chiesa cattolica, in particolare dalla vendita delle indulgenze, la remissione delle pene ai peccatori in cambio di una donazione alla Chiesa. Questo fenomeno era favorito dal sentimento religioso del tempo e da un sistema che, con intermediario la banca dei Fugger, permetteva ad Alberto di accumulare le cariche di arcivescovo di Halberstadt, Magdeburgo e Magonza e al pontefice di fare cassa. Lutero predicava contro le indulgenze fin dal 1516, sostenendo che esse insegnavano a fuggire non il peccato ma la sua pena, confidando in un atto esteriore piuttosto che nel perdono di Dio.
Il domenicano J. Tetzel promuoveva in modo spregiudicato una vendita straordinaria di indulgenze, ma la Sassonia, per volontà di Federico il Savio, restò blindata a questo scempio.
Il 31 ottobre 1517, Lutero affisse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le sue 95 Tesi, considerate l'atto di nascita della Riforma. Queste tesi, redatte in latino per una discussione tra dotti, condannavano la prassi delle indulgenze, la dottrina del tesoro dei meriti della Chiesa, il preteso potere del papa sulle anime del purgatorio e la venalità della curia romana. Furono rapidamente tradotte in tedesco e diffuse in tutta la Germania e nell'Europa colta, destando grande scalpore.
Lo Scontro con la Chiesa di Roma (1518-1520)
I domenicani sassoni denunciarono Lutero per eresia e attacco all'autorità papale. Convocato a Roma per discolparsi, Lutero si appellò a Federico il Savio, che sarebbe sempre stato suo prudente protettore, chiedendo un processo imparziale in Germania. Ottenne un incontro ad Augusta col legato papale Cardinal Gaetano (dal 12 al 14 ottobre), ma il colloquio fallì poiché Lutero chiedeva di essere confutato sulla base della Scrittura, mentre il Gaetano esigeva la semplice ritrattazione e affermava che il papa è superiore alla Scrittura. Lutero allora si appellò a un concilio universale.
Nella Disputa di Lipsia (luglio 1519) con J. Eck, Lutero negò che il primato della Chiesa di Roma fosse di diritto divino e affermò che il concilio di Costanza aveva errato nel condannare Hus, che il papa e i concili potevano errare e che infallibile era solo la Scrittura. Ormai la questione delle indulgenze era superata da altre ben più gravi che investivano i fondamenti stessi della Chiesa occidentale.
Gli Scritti Riformatori e la Scomunica
Tra il 1519 e il 1520, Lutero ribadì l'efficacia del sacramento dipendente dalla fede e criticò il legalismo giudaico della Chiesa. Nel Von dem Papsttum zu Rom (1520), affermò che la vera Chiesa è invisibile e fondata sulla fede, attaccando la Chiesa papale esteriore. Il papato, se si considerava superiore alla Scrittura e stabiliva nuovi articoli di fede, sarebbe stato l'Anticristo.
Il 15 giugno 1520, Leone X siglò la bolla Exsurge Domine, che impose a Lutero, sotto pena di scomunica, di ritrattare 41 proposizioni. In risposta, Lutero pubblicò i suoi cosiddetti "tre scritti riformatori":
- An den christlichen Adel deutscher Nation (Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca): invitava l'imperatore, i principi e tutti i laici con responsabilità politiche a convocare un concilio di riforma, affermando il sacerdozio universale dei credenti e la libertà di interpretazione della Scrittura.
- De captivitate babylonica ecclesiae praeludium (Preludio alla cattività babilonese della Chiesa): attaccava i sacramenti, rifiutando quelli non istituiti da Cristo (ordine, cresima, matrimonio, estrema unzione) e mantenendo solo battesimo ed eucaristia, pur rifiutando la transustanziazione e la messa come sacrificio. L'abolizione dell'ordine sacro confermava il sacerdozio universale.
- De libertate christiana (La libertà del cristiano): sviluppava la tesi che il cristiano, in virtù della fede, è interiormente libero da tutti in tutto, e in virtù dell'amore che da essa procede, si fa esteriormente servo di tutti in tutto.
Il 10 dicembre 1520, alla scadenza del termine concesso dalla Exsurge Domine, Lutero bruciò pubblicamente la bolla papale e altri testi di diritto canonico. Il 3 gennaio 1521, la bolla Decet Romanum Pontificem lo scomunicò.

La Dieta di Worms e l'Esilio alla Wartburg (1521-1522)
Nonostante la scomunica, Lutero fu invitato alla Dieta imperiale di Worms dall'imperatore Carlo V, che aveva convenienza politica a osteggiare il Vaticano. Il 18 aprile 1521, davanti a Carlo V e alla Dieta, gli fu chiesto di ripudiare i suoi scritti. Lutero rifiutò, dichiarando: «Non posso e non voglio ritrattare, perché agire contro la propria coscienza non è né sicuro né onesto. Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen».
La frattura della Chiesa era ormai definitivamente consumata. Il 26 aprile, l'Editto di Worms mise Lutero al bando dall'Impero, dichiarandolo eretico notorio. Per proteggerlo, Federico il Savio fece simulare il suo rapimento sulla via del ritorno a Wittenberg e lo fece mettere al sicuro nel castello della Wartburg, dove rimase per dieci mesi, dal 4 maggio 1521 al 3 marzo 1522, sotto il nome di Junker Jörg.

La Traduzione del Nuovo Testamento
Durante il suo esilio forzato, in preda a costanti autoaccuse e disturbi di salute, Lutero si dedicò alla più rivoluzionaria delle sue opere: la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento dal greco. Questa traduzione, pubblicata nel 1522, diede al popolo tedesco l'opportunità di conoscere personalmente la Parola di Dio, segnando un passo fondamentale per la diffusione della Riforma e lo sviluppo della lingua tedesca.
La Costruzione della Nuova Chiesa e le Sfide (1522-1546)
Martin Lutero ricomparve brevemente a Wittenberg il 4 dicembre 1521, per poi tornare definitivamente nel marzo 1522, intenzionato ad accelerare la Riforma e a calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali (p.es. Andreas Carlostadio). Si dedicò alla revisione della liturgia del culto, alla riforma della scuola e all'introduzione di una cassa comunale per l'assistenza sociale.
Il Matrimonio e la Famiglia
Nel 1525, Lutero, più per coerenza che per amore, sposò l'ex monaca Katharina von Bora. Questo matrimonio, contro i consigli degli amici, fu un segno di speranza e un'affermazione della sua dottrina del sacerdozio universale e della valorizzazione della vita laica. La coppia ebbe sei figli e il convento agostiniano fu loro trasferito da Federico il Savio. Katharina von Bora fu un grande sostegno per Lutero, occupandosi della casa e amministrando il patrimonio, dato che Lutero non badava ai soldi e accoglieva sempre numerosi ospiti. A tavola si discuteva spesso di questioni teologiche e attuali, e le parole di Lutero furono tramandate nei Tischreden (Discorsi a tavola).
Sviluppi Dottrinali e Conflitti
Lutero fu occupato nella messa in pratica di quanto predicava e nel differenziare la sua teologia da movimenti paralleli. Si scontrò con Ulrich Zwingli sull'interpretazione della Santa Cena, spaccando il mondo evangelico in luterani e riformati. Affrontò anche la rivolta dei contadini (1524-1525), sostenendo inizialmente le loro richieste, ma rifiutando ogni forma di protesta disordinata. Quando i contadini presero le armi, Lutero chiamò anche i principi alle armi, e la protesta fu soffocata nel sangue. I tanti morti pesarono sulla sua coscienza, e nel 1525 scrisse De servo arbitrio, distaccandosi dall'umanesimo di Erasmo.
La liturgia della nuova Chiesa fu descritta nella Messa tedesca del 1526, preceduta da un innario per le celebrazioni. Nel 1529 scrisse il Grande Catechismo e il Piccolo Catechismo, raccolte di letteratura religiosa per i fedeli di tutte le età. Nel 1534, la traduzione completa della Bibbia fu pubblicata.
Nel 1530, Carlo V arrivò in Germania. Lutero fu costretto a ritirarsi nuovamente, questa volta nel castello di Veste Koburg. Nel frattempo, Filippo Melantone, con grande soddisfazione del riformatore, difese ad Augusta la causa protestante, redigendo la Confessione di Augusta, che rappresenta la definitiva sistemazione dottrinale del luteranesimo.

L'Impatto della Riforma Luterana
L'opera di Lutero non investì solo il campo della teologia. La sua opera riformatrice si ibridò con i pilastri della nascente cultura rinascimentale e con gli ideali dell'Umanesimo. Lutero applicò i principi cristiani anche alla ricostruzione della società. Sebbene la fede luterana avesse un carattere individualistico (lo studio e l'avvicinamento a Dio attraverso la Scrittura senza mediazioni), era anche sociale e sostenitrice della collettività: «un buon cristiano deve essere un Cristo per il suo prossimo».
La dottrina luterana costituì una forte attrattiva per i nazionalisti tedeschi. Alcuni intellettuali, come Ulrich von Hutten, videro nella Riforma un elemento unificante per il popolo tedesco contro Roma. La Riforma protestante divenne anche una grande questione politica, con principi tedeschi che l'abbracciarono per opportunismo o convinzione sincera, e sentimenti antiromani che conquistarono vasti strati della popolazione. Lutero stesso divenne un eroe nazionale tedesco.
Gli Ultimi Anni e la Morte
Negli ultimi quindici anni della sua vita, Martin Lutero si allontanò dalla vita pubblica. Scrisse già nel 1531: «Ho vissuto abbastanza». I luterani ottennero il riconoscimento legale solo nel 1555 con la Pace di Augusta, ma il fondatore della loro Chiesa non riuscì a godere di questo momento. Morì nel 1546 e fu sepolto a Wittenberg, nella Chiesa del Castello, dove un tempo aveva affisso le sue 95 Tesi.