Il Cantico dei Cantici è un libro sacro che, attraverso i secoli, ha ispirato maestri antichi, rabbini, biblisti, filosofi cristiani, poeti e artisti. Considerato il “Cantico più alto”, il “Libro di fuoco”, o il “Santo dei Santi”, nel testo ebraico è definito come lo Shir Ha-Shirim, il “cantico superlativo”, il più bello e il più eccellente.
Sebbene racconti di un amore profondamente umano, è proprio grazie a questa universalità che il Cantico è capace di parlare un linguaggio che trascende il tempo, raggiungendo la forma simbolica del legame indissolubile tra Dio e il suo popolo, Israele, e tra il Signore e la sua Chiesa. La tradizione ebraica lo considera un testo che “rende impure le mani”, espressione usata per indicare il carattere ispirato e sacro dell'opera. In tutte le sue pagine si parla d'amore, sia spirituale che fisico, tra due sposi, pur senza che il nome di Dio sia mai direttamente nominato.

Origini e Contesto della Composizione
Il Cantico dei Cantici è tradizionalmente attribuito a Salomone. Le parole iniziali (Ca 1:1) lo identificano come scrittore, e prove intrinseche rivelano una profonda conoscenza della creazione di Dio, che ben si accorda con le descrizioni di Salomone (1Re 4:29-33). Il libro è ricco di vivaci illustrazioni che ricorrono ripetutamente a piante, animali, pietre e metalli preziosi.
Si ritiene che il libro sia stato composto nella prima parte dei quaranta anni del regno di Salomone (1037-998 a.E.V.), quando aveva 60 regine e 80 concubine (Ca 6:8), un numero inferiore alle 700 mogli e 300 concubine che ebbe alla fine del suo regno. Questo colloca la sua redazione in un periodo di maturità ma non di decadenza.
La Narrazione e i Personaggi del Cantico
Personaggi Centrali
La figura centrale del Cantico dei Cantici è la Sulamita, una contadinella di Sunem (o Sulem), il cui amore incrollabile è il fulcro del racconto. Altri personaggi includono il pastore di cui è innamorata (Ca 1:7), la sua madre e i suoi fratelli (1:6; 8:2), il re Salomone (3:11), le “figlie di Gerusalemme” (le dame di corte di Salomone) e le “figlie di Sion” (donne abitanti a Gerusalemme) (3:5, 11). I diversi personaggi si distinguono chiaramente attraverso i loro dialoghi o quanto viene detto su di loro.
La Trama: Un Amore Incrollabile
La storia narra dell'amore puro e costante tra la Sulamita e un pastore, che si erano conosciuti nel suo paese natale (Ca 8:5b). I gelosi fratelli della Sulamita, preoccupati per la sua castità, cercarono di proteggerla dalle tentazioni. Quando la ragazza desiderava accettare l'invito del suo innamorato ad ammirare le bellezze della primavera (2:8-14), essi, adirati, le affidarono il compito di sorvegliare le vigne dalle piccole volpi (1:6; 2:15). Esposta al sole, la Sulamita perse la sua carnagione chiara.
Successivamente, mentre si recava al giardino dei noci, la Sulamita si imbatté involontariamente nell'accampamento del re Salomone (Ca 6:11, 12). Colpito dalla sua bellezza, Salomone la fece condurre nel suo campo e le manifestò la sua ammirazione. Tuttavia, la Sulamita non provava alcuna attrazione per lui ed espresse un ardente desiderio di rivedere il suo pastore (1:2-4, 7). Le “figlie di Gerusalemme” le consigliarono di lasciare il campo per cercare il suo amato (1:8), ma Salomone, riluttante a lasciarla andare, continuò a lodarne la bellezza, promettendole gioielli (1:9-11). La Sulamita, tuttavia, ribadì che il suo amore era per un altro.
Il pastore innamorato, giunto al campo di Salomone, espresse il suo affetto per la Sulamita, che a sua volta gli confermò il suo amore (Ca 1:15-2:2). Rivolgendosi alle “figlie di Gerusalemme”, la Sulamita paragonò il suo amato a un albero da frutto in una foresta, e le scongiurò solennemente di non tentare di suscitare in lei un amore indesiderato (2:3-7). Il suo desiderio per il pastore era costante, anche di notte, e ricordò alle dame di corte il loro giuramento di non risvegliare l'amore “finché esso non vi fosse stato incline”.
Al suo ritorno a Gerusalemme, Salomone portò con sé la Sulamita. Vedendo il corteo, le “figlie di Sion” commentarono l'avvenimento (Ca 3:6-11). A Gerusalemme, il pastore, che aveva seguito il corteo, si ricongiunse con la Sulamita e, lodandone la bellezza, le confermò il suo amore (4:1-5). La Sulamita desiderò allontanarsi dalla città (4:6), e lui continuò a esprimerle la sua ammirazione (4:7-16a). Le sue parole, “Entri il mio caro nel suo giardino e ne mangi i frutti più scelti” (4:16b), furono accolte dall'invito di lui: “Sono entrato nel mio giardino, o mia sorella, mia sposa” (5:1a), e le donne di Gerusalemme li incoraggiarono. Dopo aver raccontato un brutto sogno alle “figlie di Gerusalemme” e aver confessato di essere malata d'amore (Ca 5:2-8), la Sulamita descrisse il suo amato con grande animazione (5:10-16). Quando le chiesero dove fosse, rispose che pascolava il gregge tra i giardini (6:1-3).
Ancora una volta, Salomone le rivolse lodi (6:4-10), ma saputo che lei non aveva cercato la sua compagnia (6:11, 12), la invitò a tornare (6:13a). Ciò la spinse a chiedere: “Che guardate nella Sulamita?” (6:13b). Salomone interpretò la domanda come un invito a esprimere nuovamente la sua ammirazione (7:1-9). Ma la Sulamita rimase irremovibile, invitando le “figlie di Gerusalemme” a non risvegliare in lei un amore che non provava spontaneamente. Alla fine, Salomone le permise di tornare a casa.
Vedendola arrivare, i suoi fratelli chiesero: “Chi è questa donna che sale dal deserto, appoggiandosi al suo caro?” (Ca 8:5a). Essi si resero conto della sua incrollabile costanza nell'amore. Anni prima, uno dei fratelli aveva detto: “Abbiamo una piccola sorella che non ha mammelle. Che faremo per la nostra sorella il giorno che si parlerà di lei?” (8:8), e un altro aveva risposto: “Se fosse un muro, edificheremmo su di lei un parapetto d’argento; ma se fosse una porta, la rafforzeremmo con una tavola di cedro” (8:9). Avendo resistito a ogni seduzione e rimanendo fedele al suo innamorato (8:6, 7, 11, 12), la Sulamita poté affermare: “Io sono un muro, e le mie mammelle sono come torri. In questo caso son divenuta ai suoi occhi come colei che trova pace”. Il Cantico si conclude con il desiderio del pastore di udire la voce dell’amata (Ca 8:13) e l'invito di lei a raggiungerla, superando i monti che li separano con la leggerezza di un cerbiatto.

Frammenti Poetici dell'Amore
Il Cantico dei Cantici è intriso di immagini potenti e sensuali che esprimono la profondità dell'amore:
«Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo. Le tue chiome sono come un gregge di capre, che scendono dal monte Gàlaad. I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, che risalgono dal bagno; tutte hanno gemelli, nessuna di loro è senza figli. Come nastro di porpora le tue labbra, la tua bocca è piena di fascino; come spicchio di melagrana è la tua tempia dietro il tuo velo. Il tuo collo è come la torre di Davide, costruita a strati. Mille scudi vi sono appesi, tutte armature di eroi. I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano tra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, me ne andrò sul monte della mirra e sul colle dell’incenso. Tutta bella sei tu, amata mia, e in te non vi è difetto. Vieni dal Libano, o sposa, vieni dal Libano, vieni! Scendi dalla vetta dell’Amana, dalla cima del Senir e dell’Ermon, dalle spelonche dei leoni, dai monti dei leopardi. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, mia sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana! Quanto è soave il tuo amore, sorella mia, mia sposa, quanto più inebriante del vino è il tuo amore, e il profumo dei tuoi unguenti, più di ogni balsamo. Le tue labbra stillano nettare, o sposa, c’è miele e latte sotto la tua lingua e il profumo delle tue vesti è come quello del Libano. Giardino chiuso tu sei, sorella mia, mia sposa, sorgente chiusa, fontana sigillata. I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di cipro e nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo, con ogni specie di alberi d’incenso, mirra e àloe, con tutti gli aromi migliori. Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vive che sgorgano dal Libano. Àlzati, vento del settentrione, vieni, vieni vento del meridione, soffia nel mio giardino, si effondano i suoi aromi.»
Interpretazioni e Rilevanza Teologica
Diversità Esegetica e Profondità Simbolica
Il Cantico dei Cantici, sebbene breve, presenta alla lettura continue asperità, ripetizioni e riferimenti non sempre facili da comprendere. La sua storia esegetica è antica e ricca di diversi filoni ermeneutici, che, a seconda del punto di vista interpretativo, sottolineano maggiormente alcuni aspetti rispetto ad altri. L'esplicitazione erotica di alcuni passi ha talvolta generato difficoltà nella comunità degli studiosi, eppure è proprio la capacità del Cantico di coniugare continuamente l'amore umano - pervasivo, invadente, travolgente, fisico - con l'amore tra Dio e il suo popolo, la sua Chiesa, a renderlo unico.
Secondo Rav Sciunnach, rabbino capo di Parma e Ancona, il linguaggio allegorico, pur ambiguo, è il migliore per spiegare l'amore infinito e incondizionato tra Dio e il suo popolo, un amore che nasce dall'interno e non può essere comandato. Monsignor Borgonovo, arciprete, osserva come sia necessario avere il coraggio di abbandonare l'allegoresi, con cui il Cantico è stato spesso interpretato, per immergersi nel profondo del simbolo. Sia la tradizione ebraica che quella cristiana hanno preservato il simbolo, mentre l'allegoria tende a impoverire il testo. Il simbolo, infatti, suggerisce che la nostra intelligenza e il nostro amore possono esprimere un livello di realtà più profondo, permettendoci di percepire il messaggio dell'amore divino e umano.
Tradizioni Interpretative: Ebraica e Cristiana
La poesia d'amore del Cantico, costruita secondo i canoni letterari del Medio Oriente antico, fu rielaborata nella sua edizione finale per rileggere i contenuti amorosi alla luce dell'alleanza sponsale tra Jhwh e il suo popolo, Israele. La simbologia religiosa, ricchissima e misteriosa, non annulla ma potenzia l'audacia dell'amore umano, l'incanto del perdersi e ritrovarsi, il segreto dell'attrazione e il mistero dell'unione. L'amore umano, in questo contesto, è già alleanza, compimento del desiderio e ritorno all'origine, da cui scaturisce la fiamma divina. Nel Cantico non esiste una reale distinzione tra sacro e profano.
La prima tradizione cristiana seguì l'interpretazione ebraica con uno sguardo cristocentrico: lo sposo, precedentemente inteso come Jhwh, divenne Cristo, e la sposa, Israele, la Chiesa. Nei secoli più recenti, una lettura meno spiritualistica e più legata alle concrete relazioni d'amore si è diffusa in ambito protestante, collegando i passi che citano Salomone alle nozze del re con ipotetiche mogli.
Come scrisse il teologo Dietrich Bonhoeffer, l'amore terreno è uno dei temi contrappuntistici della vita. Il Cantico dei Cantici è parte integrante della Bibbia proprio per contrastare l'idea che l'essenza cristiana risieda nella moderazione delle passioni. Laddove il Cantus firmus (l'amore di Dio) è chiaro e distinto, il contrappunto (l'amore terreno) può dispiegarsi con massimo vigore, rimanendo entrambi distinti eppure indistinti, come la natura divina e umana in Cristo.
15. Scritti sapienziali. Il libro del Cantico dei Cantici
Il Cantico nell'Azione Pastorale e Formativa Contemporanea
La profonda ricchezza del Cantico dei Cantici continua a essere una fonte di ispirazione per l'apostolato e la formazione spirituale in diverse comunità ebraiche e cristiane.
Eventi e Incontri di Studio
La Settimana Biblica, giunta alla sua XXII edizione, ha scelto il libro del Cantico dei Cantici come tema centrale, sottolineando la sua importanza nel fornire “linfa a Milano”. Questo evento ha visto la partecipazione di figure di spicco come Rav Laras, i cardinali Martini e Tettamanzi, e il pastore valdese Gioachino Pistone. Rav Sciunnach, nel ricordo di questi maestri, ha evidenziato la ricchezza del Cantico, un testo considerato il Sancta Sanctorum, pronunciato da Salomone quando l'Arca fu posta nel Tempio, e il primo tra le 5 Meghillot, i Rotoli letti in feste di particolare importanza, in specifico, durante la vigilia dello Shabbat e la Pasqua.
Monsignor Borgonovo ha presentato il testo come una sorta di libretto di un'opera lirica, strutturato in due atti di sei scene ciascuno con una conclusione, mettendo in guardia dallo "spezzettarne" le frasi nella liturgia. Ha definito il senso di "un amore non generico, ma monogamico", in chiaro riferimento all'amore di Dio, Cantus firmus, fondamento di un'armonia.
Il programma della Settimana Biblica ha incluso una ricognizione sull'apporto culturale del Cantico nell'arte e nella cultura, a cura di Marcello Panzanini. È stato inoltre presentato il documento “Che cosa è l'uomo”, che propone un ampliamento antropologico sul tema dell'amore umano nella Sacra Scrittura, commentato dalla biblista Nuria Calduch-Benages della Pontificia Commissione Biblica.
Tra le attività previste vi sono anche gli “Atelier di Bibliodramma” a cura di Alessandro Zavattini e gli “Atelier poetici” guidati da Ardea Montebelli. A causa dell'emergenza COVID-19, i posti in sala per gli eventi in presenza sono limitati e richiedono prenotazione (contributo di € 3,00 a serata).
Il Cantico come Guida Spirituale: L'Esempio di Maria di Màgdala
La figura di Maria di Màgdala incarna perfettamente lo spirito del Cantico dei Cantici: una donna che cerca l'amato del suo cuore. A lei la Chiesa applica le parole di questo poema, rivelando che l'amore di Dio per l'uomo e dell'uomo per il suo Dio deve essere una perenne ricerca. Il vero amore non è mai pienamente trovato, ma sempre da trovare, richiedendo una ricerca incessante.
Le parole del Cantico risuonano nella sua esperienza:
«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città: «Avete visto l’amore dell’anima mia?». Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amore dell’anima mia. Lo strinsi forte e non lo lascerò, finché non l’abbia condotto nella casa di mia madre, nella stanza di colei che mi ha concepito. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, per le gazzelle o per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amore, finché non lo desideri.»
Nel frangente storico della morte di Gesù, Maria di Màgdala è l'unica a cercare con un amore spirituale purissimo l'Amato del suo cuore. Il Vangelo di Giovanni descrive vividamente la sua ricerca al sepolcro:
«Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Questa narrazione evidenzia come Dio stesso cerchi sempre l'uomo con un amore sempre più vero, una dinamica che il Cantico dei Cantici esplora in profondità.
Applicazioni Pratiche e Materiali Didattici
Il Cantico dei Cantici è un pilastro per diverse iniziative pastorali e formative:
- Un libretto basato sul Cantico dei Cantici è stato donato alle coppie che hanno partecipato al Corso dei fidanzati della Comunità Cattolica Italiana di Offenbach am Main, nella diocesi di Mainz in Germania. Questo libretto, in formato stampabile e bilingue, propone un approfondimento sull'amore.
- Sono offerte catechesi agli adulti incentrate sul Cantico dei Cantici per approfondirne i significati teologici e antropologici.
- Si promuove la legittimazione esegetica del contenuto cristologico del Cantico dei Cantici, consolidandone il ruolo nella teologia cristiana.
- Per il mese di Marzo 2025, è stato proposto un ritiro online intitolato "Come sigillo sul tuo cuore: il Cantico dei Cantici", condotto da Don Salvatore Tardio (Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni), per aiutare i partecipanti a entrare in questo libro biblico spesso poco conosciuto.
- Una Veglia del Getsemani, realizzata il Giovedì Santo dopo la Messa in Coena Domini, integra testi scritturistici dialoganti tratti dal Cantico dei Cantici. Questa veglia, atipica nella sua concezione, si concentra sul tema del "Giardino dello Sposo" in "Analogia Amoris" con il giardino del Getsemani, simboleggiando la Chiesa Sposa chiamata a entrare nella passione per consumare le "Nozze di Sangue" con Gesù Sposo.
- Vengono organizzati incontri con ragazzi di terza media per discutere il tema dell'amore, utilizzando spunti dal Cantico e metodi interattivi come giochi e discussioni.
- Temi come "Amore chiede Amore" e vari aspetti dell'amore e del matrimonio biblico (es. «Il mio amato è per me e io sono per il mio amato», «La tua sposa come vite feconda») sono oggetto di riflessione e studio.
- Un programma di Vacanze di Branco di 7 giorni, liberamente ispirato a 'Kung Fu Panda', ha come tema l'ascolto, includendo una "caccia francescana" sul Cantico dei Cantici per esplorare l'ascolto della natura e di Dio.
L'immensa e attuale rilevanza culturale e artistica del Cantico dei Cantici, evidenziata da riletture posteriori, richiede un'indagine comparativa che ne mostri il radicamento letterario e un'analisi del suo vocabolario per far emergere i temi teologici e antropologici di cui è intessuto. L'introduzione di Mons. Ambrogio Spreafico, Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, e i commenti di Rav Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, testimoniano l'importanza ecumenica e interreligiosa del testo.
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