L'evoluzione dell'alfabetizzazione e dell'istruzione in Italia dall'Unità a oggi

Il tema dell'istruzione rappresenta una delle sfide fondamentali che il Regno d'Italia ha dovuto affrontare fin dalla sua proclamazione. All'epoca dell'Unità, nel 1861, il Paese si presentava come una nazione in cui tre persone su quattro di almeno 6 anni non erano in grado di leggere o scrivere, con un analfabetismo che in alcune zone del territorio superava addirittura il 90% della popolazione.

Mappa storica dell'Italia nel 1861 con evidenza dei tassi di analfabetismo regionali

Le origini del sistema scolastico post-unitario

Il primo intervento normativo di rilievo fu la Legge Casati, introdotta originariamente nel Regno di Sardegna nel 1859 ed estesa successivamente a tutta l'Italia nel 1861. In base a tale legge, i Comuni avevano l'obbligo di provvedere al funzionamento del primo biennio della scuola elementare; quelli con più di 4000 abitanti dovevano garantire gratuitamente anche il secondo biennio. Tuttavia, a causa della scarsa adesione all'obbligo scolastico e della gestione demandata ai Comuni - spesso privi delle risorse finanziarie necessarie - i progressi rimasero inizialmente limitati.

Per rafforzare il sistema, nel 1877 fu promulgata la legge Coppino, che rese la frequenza scolastica effettivamente obbligatoria. Ciononostante, il passaggio della gestione dell'istruzione elementare interamente allo Stato avvenne solo nel 1911 con la legge Daneo-Credaro, la quale introdusse anche aiuti materiali, come scarpe e libri, per le famiglie più bisognose.

Periodo Legislazione principale Interventi chiave
1859-1861 Legge Casati Primo biennio elementare a carico dei Comuni
1877 Legge Coppino Obbligatorietà della frequenza scolastica
1911 Legge Daneo-Credaro Avocazione dell'istruzione allo Stato

Il confronto europeo nel XIX secolo

Nei primi decenni post-unitari, l'analfabetismo in Italia era molto più diffuso rispetto ai principali paesi europei. Nel 1871, la quota di analfabeti in Italia raggiungeva il 68,8%, un dato analogo a quello della Spagna, ma sensibilmente superiore a quello di nazioni come la Francia (41%), il Regno Unito (circa il 25%) o i paesi dell'Impero austriaco e della Confederazione germanica, dove l'istruzione pubblica era consolidata già dal 1770.

Comparazione Sistemi Scolastici Europei - Finlandia - Videocorso Dirigenza Scolastica - 29elode

Disuguaglianze territoriali e sociali

Il dato nazionale nascondeva forti divari regionali. Considerando gli adolescenti tra i 12 e i 19 anni, se in Piemonte il tasso di analfabetismo scese dal 39,7% del 1861 al 23,3% nei decenni successivi, nelle regioni del Mezzogiorno - ad eccezione della Campania - l'incidenza rimaneva superiore all'80%. I progressi furono graduali e profondamente diseguali tra le città e le aree rurali.

Parallelamente, si è tentato di promuovere l'alfabetizzazione degli adulti tramite corsi per i militari di leva, l'istituzione di scuole serali e, nel secondo dopoguerra, attraverso le scuole popolari. Tra il 1947 e il 1972, queste ultime furono frequentate da 7,7 milioni di persone, contribuendo in modo significativo a ridurre il divario educativo nel Paese.

L'istruzione superiore e le sfide contemporanee

Se i progressi nell'istruzione di base sono stati lunghi, quelli nell'istruzione superiore sono arrivati in modo più tardivo, ma accelerato. Nel 1951, il 90% della popolazione di almeno 6 anni possedeva al massimo la licenza elementare. Nel 2024, il panorama è radicalmente mutato: il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha conseguito un titolo universitario.

Tuttavia, l'Italia sconta ancora oggi una posizione critica nel confronto europeo, risultando tra i paesi con una maggiore incidenza di giovani con un basso livello di istruzione e tra gli ultimi per numero di titoli terziari, complice la scarsa diffusione delle qualifiche post-diploma. La diversificazione della domanda di professionalità ha inoltre spostato l'interesse formativo verso i gruppi economico-statistici, politico-sociali e le scienze umane, a discapito delle lauree in giurisprudenza, che hanno visto una significativa contrazione percentuale.

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