Etimologia e Significato del Termine "Presepe"
Per analizzare dal punto di vista storico il presepe come rappresentazione della Natività, è opportuno partire dall’analisi della parola. Il termine deriva dal latino praesaepe che significa letteralmente "recinto chiuso" - etimologicamente, da prae (davanti) + saepe (recinto) - ma ha sempre avuto parimenti l’accezione di greppia o mangiatoia. Proprio questo secondo concetto è quello che ci riporta alla figurazione della nascita di Gesù, avvenuta "in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo", come riporta Luca.
Oggi con la parola presepe ci si riferisce a un "allestimento scenico" della nascita di Gesù, costruito con svariati materiali e con ambientazioni diverse. Non lo si realizza soltanto nelle chiese, ma anche e soprattutto nelle case qualche giorno prima dell’arrivo del Natale, lasciandolo fin oltre l’Epifania. L’ambiente di oltre duemila anni fa viene ricostruito il più realisticamente possibile - ma in certi casi anche in modo anacronistico - con le scene della Natività e dell’Adorazione dei Magi. In senso più generico, presepe significa "qualsiasi rappresentazione iconografica della nascita di Cristo".
Presepe o Presepio? Un Dubbio Linguistico
Su quale sia la forma precisa da usare in italiano, il dubbio esiste da tanto tempo e riguarda un po’ tutte le regioni. La distinzione è assolutamente minima e non è ricollegabile all’evolversi di una forma dialettale. I due vocaboli sono ugualmente corretti e si possono usare indistintamente, poiché hanno identica radice e medesimo significato. Qualificata conferma ce la dà uno dei padri della lingua italiana, Alessandro Manzoni, che nella poesia "Il Natale" (uno dei suoi cinque Inni Sacri) usa entrambe le parole.

Le Prime Rappresentazioni della Natività nell'Arte Cristiana
La raffigurazione della natività ha origini molto antiche, ben precedenti al presepe come lo conosciamo oggi. Già nel II e III secolo d.C., cioè ben prima del Medio Evo, i primi Cristiani, costretti a professare la loro fede religiosa in clandestinità a causa delle persecuzioni, dipingevano - oppure scolpivano - le scene della nascita di Cristo nei luoghi dei loro incontri, cioè nelle catacombe romane.
La figurazione testimoniale più antica si trova nelle "Catacombe di Priscilla" sulla via Salaria a Roma, databile al III secolo d.C. Qui, la Natività è rappresentata con Maria che allatta il Bambino Gesù, talvolta con un profeta (forse Balaam) che indica la stella. Altre figure dei Magi ricorrono in affreschi e lastre coeve, come quella che copriva il loculo di Severa, dove i tre Magi si accingono a offrire i loro doni, e la figura di Balaam indica la stella, profetizzando: "Una stella uscirà da Giacobbe e uno scettro sorgerà da Israele" (Numeri, XXIV, 17).
Verso la fine del IV secolo, con l’affermazione del Cristianesimo, la tematica natalizia rimane viva e trova spazio anche sui sarcofagi. Sul sepolcro di Stilicone, allocato nella basilica di S. Ambrogio a Milano, il Bambinello, fasciato come riferisce l’evangelista Luca, è rappresentato solamente insieme all’asinello ed al bue. Il primo presepio completo in rilievo si trova sulla lista che sovrasta il coperchio del sarcofago marmoreo di Boville Ernica, dove compaiono pastori e Magi, il bue e l’asino, e una grande cesta di vimini accoglie Gesù Bambino.
L'Iconografia Ortodossa e Bizantina
Nell’arte paleocristiana, la grotta era l’ambientazione preferita per le scene della Natività, e continua a essere così presso la Chiesa cristiana orientale. L’iconografia dell’episodio evangelico, formulata probabilmente nella Palestina del VI secolo, impostò le forme essenziali delle rappresentazioni ortodosse orientali fino ai giorni nostri. L’ambiente è una grotta (la specifica Grotta della Natività a Betlemme) al di sopra della quale si innalza una montagna. Maria è rappresentata a riposo su un grande cuscino o divano, accanto al bambino posto su una struttura rialzata, mentre Giuseppe appoggia la testa su una mano. Spesso Gesù è mostrato due volte, in una scena separata in primo piano, lavato dalle ostetriche, un espediente dell’arte arcaica per condensare più episodi.
L’iconografia ortodossa della Natività utilizza un certo immaginario parallelo a quello dell’epitaphios, a sottolineare il concetto teologico secondo cui lo scopo della nascita è di rendere possibile la crocifissione e la risurrezione. Il Bambino è quindi avvolto in fasce che ricordano il sudario, ed è spesso sdraiato su una pietra, raffigurante la Tomba, piuttosto che nella mangiatoia. La Grotta della Natività è anche un richiamo alla grotta in cui fu sepolto.
I Bizantini diedero una nuova impronta all’arte e all’iconografia della Natività, con figure che sacrificavano la resa dei volumi a favore di una rappresentazione più vasta. Esempi si trovano su reliquiari marmorei, in mosaici di chiese come S. Apollinare Nuovo a Ravenna, e in icone, molte delle quali conservate a Roma.

La Nascita del Presepe "Moderno"
Il Primo Presepe Vivente di San Francesco a Greccio (1223)
La tradizione consolidata ci porta al secolo XIII, allorché San Francesco, al ritorno dalla Terrasanta, nel 1223 volle rappresentare l’intera ambientazione della Natività a Greccio (piccolo Comune del Lazio, oggi in provincia di Rieti) dove aveva fondato un monastero. Come aveva visto fare in modo contenuto a Betlemme l’anno prima, volle ripetere la scena.
L’idea era venuta a San Francesco durante il Natale dell’anno precedente a Betlemme e, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poter ripetere le celebrazioni per il Natale successivo. Siccome a quei tempi le sacre rappresentazioni non si potevano tenere in chiesa, il Pontefice gli permise di celebrare una messa all’aperto. Gli abitanti del paese parteciparono attivamente così come i frati, i quali con le fiaccole illuminarono tutta la scena notturna; inoltre all’interno della grotta fu inserita una mangiatoia (piena di paglia, ma senza il Bambinello) con accanto il bue e l’asinello. Così quello fu il primo "presepe vivente" e divenne l’archetipo di tutti i presepi, anche di quelli attuali: una tradizione che si rinnova ancor oggi in piccoli e grandi centri, dove ci si adopera per rievocare la Notte Santa. Tale avvenimento fu immortalato da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi.

Le Prime Sculture di Arnolfo di Cambio (1283)
Però il primo presepe con tutti i personaggi evangelici risale al 1283 ad opera di Arnolfo di Cambio, scultore, il quale scolpì otto statuine lignee che rappresentavano la Natività e i Re Magi. Tale presepio è ora conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Questa sacra rappresentazione, sotto forma soprattutto di statuette, arrivò anche nelle case della Nobiltà, il suo uso spinto anche dalle parole benevole pronunciate da Papa Paolo III durante il Concilio di Trento (1545-1563).
Evoluzione e Tradizioni Regionali in Italia
Inizialmente questa rappresentazione natalizia prese piede in Toscana, ma si diffuse rapidamente nel vicino Regno di Napoli. Oggi la tradizione del presepe è ancora molto viva e sentita nelle città italiane, dove è possibile assistere alle rappresentazioni del presepe dal vivo oppure a installazioni anche molto grandi, con statuette meccaniche e con tantissimi dettagli e particolari.
Il Presepe Napoletano
Infatti tra il ‘600 e il ‘700 gli artisti partenopei decisero di introdurre nell’ambiente della Natività svariati personaggi della vita quotidiana, cioè individui legati a mestieri ed occupazioni. Le statue erano molto preziose, ricchissime di dettagli della vita quotidiana ma anche della tradizione locale. Ancor oggi questa città detiene il primato italiano in termini di tradizione, curiosità e innovazione: infatti, nelle apposite bancarelle, si possono acquistare molte statuette dei "vip" del momento, o dei politici più conosciuti, come pure dei "big" dello sport - particolarmente del calcio - da inserire nel presepe.

I Presepi Bolognese e Genovese
Ci sono però anche parecchi presepi "regionali" con grandi tradizioni artistiche, tra cui il presepe bolognese e quello genovese, per l’inserimento di personaggi popolari, di ambienti e di lavoratori. Il presepe bolognese, il più antico e creativo, vanta una tradizione plurisecolare risalente al Trecento italiano. Molte fonti ci dicono che nella Basilica di Santo Stefano a Bologna sia conservato il più antico presepe al mondo, con statue a "tutto tondo" databili addirittura al XIII secolo. Nel presepe bolognese sono stati aggiunti alcuni personaggi tipici: la Meraviglia (raffigurata come una donna che, in segno di stupore, è a braccia aperte), il Dormiglione (che dorme in disparte, in un angolo) e, più recentemente, la Curiosa. Il presepe genovese (in legno, ceramica o carta) è posizionato tra i vicoli del centro cittadino dove vengono poste le statuine.
Il Simbolismo dei Personaggi del Presepe
I personaggi all’interno del Presepe assumono significati particolari oltre alla loro stessa figura. Le statue della Natività presentano varianti che rendono unica ogni scena. Maria può essere raffigurata inginocchiata accanto alla culla, oppure sdraiata con il Bambino in braccio. Anche San Giuseppe si trova in diverse posizioni: in piedi, inginocchiato o seduto. L’adorazione di Maria e Giuseppe nei confronti del Bambino ne sottolinea la sua natura divina e di essere speciale.
Il Bue e l'Asinello
Con le teste chinate sulla mangiatoia, il bue e l’asino sono quasi sempre presenti nelle scene della Natività, anche quando Maria o qualsiasi altro essere umano non lo è, sebbene non siano mai menzionati nel Nuovo Testamento. Questi animali sono citati invece nel Vangelo apocrifo di Pseudo-Matteo (14:1), che li interpreta come il compimento di una profezia dell’Antico Testamento. Secondo Pseudo-Matteo, dopo essere entrata nella stalla, Maria mise il bambino in una mangiatoia e "un bue e un asino lo adorarono". Allora si adempì ciò che fu detto dal profeta Isaia: "Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non discerne" (Isaia 1:3).
I primi teologi cristiani trovarono quindi un significato allegorico della presenza del bue e dell’asino nella Natività. Infatti, essi furono considerati da Agostino, Ambrogio e altri patriarchi come rappresentanti del popolo ebraico (il bue), oppressi dalla Legge, e dei popoli pagani (l’asino), che portano il peccato dell’idolatria. Per S. Girolamo l’asino rappresenta il Vecchio Testamento mentre il bue il Nuovo. S. Isidoro di Siviglia vede il paganesimo nel primo animale ed il popolo eletto nel secondo. Altri ancora pensano al Male ed al Bene. Attraverso tutte le interpretazioni emerge che il bue serba sempre un aspetto positivo a differenza dell’altra bestia che da secoli si porta dietro la cattiva fama di animale stupido ed ignorante.
I Pastori
I pastori, sempre presenti nel presepe, sono simbolo dell’umanità, che sarà salvata dall’estremo sacrificio di Cristo sulla croce. Il Vangelo di Luca (2:7-9) riporta che "C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge." Essi rappresentano i semplici e gli umili, i primi ad accogliere il messaggio divino.
I Re Magi
I Magi, che i Vangeli apocrifi armeni chiamano Gaspar, Melkon e Balthasar, erano sapienti al limite tra potere regale e sacerdotale. Il loro numero non venne fissato dagli evangelisti, ma fu assegnato da San Leone Magno (3). Molti esegeti moderni dei Vangeli affermano che essi rappresentano le tre età dell’uomo (gioventù, maturità e vecchiaia) o le tre razze in cui si divide l’umanità descritte nel racconto biblico (semiti, camiti e giapetici): in pratica costituirebbero la metafora della vita, cui è destinata ogni creatura vivente.
I doni dei Magi vengono interpretati come riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità spirituale: l’incenso, legato alla sua natura divina; la mirra, per il suo essere uomo; l’oro, come dono riservato ai re. Con una curiosità semantica: il termine Magi viene sempre usato al plurale. Formalmente, il suo singolare sarebbe mago che al plurale fa sia maghi che magi (anche se quest’ultima forma è ormai desueta).

La Natività nell'Arte Classica
Quando il Cristianesimo uscì dalla clandestinità, le immagini della Natività cominciarono ad arricchire dapprima le chiese poi, dal ‘200, si cominciarono a scolpire le prime statue in varie dimensioni. Anche i pittori iniziarono a dipingere le pareti ecclesiali con le loro opere d’arte. Per i primi mille anni di arte cristiana Maria venne di solito raffigurata sdraiata, in una posa molto naturale per una donna che ha appena partorito. Ciò inizia a cambiare nell’arte occidentale nel corso del XIV secolo, e dalla fine del XV Maria viene normalmente rappresentata in ginocchio, con le mani giunte, mentre prega rivolta al suo Bambino, riflettendo l’influenza di certi scritti francescani e anche le visioni mistiche di Santa Brigida.
Opere Iconiche
- Pietro Cavallini (Roma 1240 ? - 1330 ?): Rappresenta l’innovazione della tradizione pittorica intrisa di levantino per sei secoli e più. Operò soprattutto a Roma, nel Regno di Napoli, in Umbria. Due dei sei mosaici risalenti del 1291 mirabili sotto il catino absidale della chiesa di S. Maria in Trastevere a Roma, rappresentano la "Nascita di Gesù" e l’"Adorazione dei Magi".
- Giotto: Fu tra i numerosissimi grandi maestri che si dedicarono a questo tema con opere come "La Natività".
- Sandro Botticelli: A rompere con rigidi schematismi e raffigurazioni geometriche del primo Quattrocento fu certamente Sandro Botticelli che inserì nella sua "Natività Mistica" (1501, National Gallery di Londra) forti innovazioni stilistiche e rappresentative. Il dipinto rappresenta l’adorazione di Maria, Giuseppe, pastori e Magi del Bambino Gesù, posto al centro della scena su un telo bianco. Il Bambinello è all’interno di una grotta con alla sua sinistra la Vergine adorante e alla destra un Giuseppe pensieroso; la grotta presenta un’apertura sul fondo così da far intravedere lo sfondo naturale in lontananza. Non mancano l’asinello e il bue. Tutt’intorno alla Sacra Famiglia si avvicendano diverse figure, con un andamento ritmico incalzante. Due angeli ai lati portano rami d’ulivo, simbolo di pace, mostrando a Magi e pastori l’evento miracoloso. In basso Angeli e uomini si ritrovano abbracciati. Curiosa è la presenza di alcuni diavoletti che fuggono infilzandosi con i loro forconi, simbolo della prossima liberazione dell’umanità dal male. Sopra la tettoia sono posizionati tre angeli vestiti di bianco, rosso e verde a ricordare le virtù teologali Fede, Carità e Speranza. Al di sopra della scena madre è dipinto un carosello di dodici angeli disposti a semicerchio. Botticelli inserisce elementi visionari, nuovi in un contesto di richiamo comunque alla tradizione pittorica fiorentina.
- Caravaggio: Molti furono gli artisti che anche nei secoli successivi si cimentarono nella rappresentazione della Natività. Uno fra tutti Caravaggio che nel 1600 dipinse la "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi". Quest’opera rispecchia totalmente lo stile del Merisi, il realismo della scena è palpabile, la rappresentazione del vero accentuata dall’utilizzo come modelli di persone del volgo, gente comune, emarginati e poveri, colti in atteggiamenti spontanei e realistici. I giochi di luci ed ombre, caratteristici dei quadri di Caravaggio, donano un senso di drammaticità all’evento. San Giuseppe si presenta molto più giovane rispetto alla consueta sua rappresentazione, raffigurato di spalle, vestito di un verde manto. La Vergine Maria appare come una donna del popolo, dai tratti comuni, il suo sguardo malinconico ci restituisce una madre preoccupata e triste per il futuro già preannunciato del figlio. A sinistra possiamo ritrovare San Lorenzo, mentre a destra è collocato S. Francesco d’Assisi. Il bue e l’asinello sono posti in secondo piano. Al di sopra del Bambinello, poggiato su un cumulo di paglia, vi è un angelo a simboleggiare la gloria divina. Caravaggio si conforma alle direttive della Controriforma uscite dal Concilio di Trento, che aveva assimilato mediante il neo-pauperismo di San Carlo Borromeo.
- Mosaici Bizantini: Stupenda e fortemente simbolica è la "Natività" all’interno della Cappella Palatina di Palermo, sorta poco dopo il 1130 quale oratorio privato del re normanno Ruggero II. La si ammira al culmine della navata destra, sopra il busto di S. Paolo. Il Bambinello, in fasce, è posto in una mangiatoia al di fuori della grotta, simbolo del grembo materno. A sinistra, affrontano un percorso in salita i tre Magi che, pur se sapienti, calcano strade impervie e tortuose per arrivare a conoscere Iddio fattosi uomo. Invece i popolani giungono per più brevi vie a Gesù, Verità rivelata, offrendo semplici doni. Maria, premurosamente, ha cura del Bambino; San Giuseppe, a sinistra nell’angolo in basso, medita circa l’immediato da farsi. Sempre la cultura orientale è la fonte ispiratrice della cosiddetta "Porta dei Fiori" sul lato nord della basilica di S. Marco a Venezia. Sull’epistilio due archi avvolgono ed ornano il rilievo ispirato alla Natività.

Il Presepe nel Mondo: Diversità Culturali e Artistiche
Questa esplorazione dei presepi di tutto il mondo rivela non solo la loro diversità culturale e artistica, ma anche la loro capacità di unire le persone attorno a una storia comune. Ogni presepe, semplice o elaborato, riflette un’interpretazione unica della natività e testimonia l’universalità e la continua attualità del messaggio natalizio.
Presepi in Europa
In Europa, il presepe è una tradizione ricca e variegata. Oltre alle ricche tradizioni italiane, si distinguono:
- Presepi spagnoli: In Spagna, il "belen" è un elemento centrale delle celebrazioni natalizie. I presepi spagnoli si caratterizzano per l’attenzione ai dettagli e per le rappresentazioni spesso grandiose della Natività. In Catalogna, la tradizione unica del "caganer", una statuetta che rappresenta un contadino che si solleva, aggiunge un tocco di umorismo e di concretezza alla scena.
- Culle francesi: In Francia, i "santons" della Provenza sono una tradizione artigianale molto apprezzata. Queste piccole statuette dipinte a mano raffigurano non solo personaggi biblici ma anche scene tipiche dei villaggi provenzali, incorporando mestieri tradizionali e scene di vita rurale.
- Culle portoghesi: In Portogallo, la tradizione della "lapinha" combina elementi religiosi e naturali. I presepi portoghesi spesso incorporano paesaggi in miniatura, con rocce, piante e acqua, creando uno sfondo realistico per la scena della natività.
- Presepi scandinavi: Nei Paesi nordici, i presepi sono spesso caratterizzati da semplicità e minimalismo. Vengono comunemente utilizzati materiali naturali come il legno e la lana e il design si concentra sulla cattura dell’essenza della natività con sobria eleganza.
- Altri Paesi europei: In Belgio, i presepi sono spesso accompagnati da "misteri", opere teatrali che raccontano la storia della natività. In Polonia e in Germania i presepi, o rispettivamente "szopka" e "Weihnachtskrippe", sono capolavori artistici che spesso incorporano elementi architettonici locali.

Il Presepe in Africa
In Africa, i presepi riflettono la diversità culturale e artistica del continente. Sono spesso realizzati con materiali locali come legno, pietra e tessuto e rappresentano la Natività in un contesto africano. In Kenya, ad esempio, i presepi in legno intagliato mettono in mostra l’artigianato locale, mentre in Etiopia sono influenzati dall’iconografia ortodossa, con dipinti e sculture riccamente decorate.
Il Presepe in America
- America del Nord: Negli Stati Uniti e in Canada i presepi variano notevolmente, dalle semplici rappresentazioni tradizionali alle moderne installazioni artistiche. Diverse influenze culturali, tra cui le tradizioni aborigene, latinoamericane ed europee, arricchiscono la rappresentazione della Natività.
- America Latina: I presepi in America Latina, o "nacimientos", sono profondamente radicati nelle tradizioni culturali e religiose. In Messico sono spesso grandiosi e colorati e incorporano elementi della flora e della fauna locali. In Perù, i presepi in ceramica di Cuzco sono particolarmente rinomati per la loro finezza e bellezza artistica.

Presepi in Asia
In Asia, i presepi riflettono spesso le influenze culturali e religiose locali. Nelle Filippine, la Natività Presepe è un elemento centrale delle celebrazioni natalizie, spesso accompagnata da lanterne tradizionali, o "parols". In India, i presepi sono una vivace miscela di tradizioni cristiane ed elementi culturali indù, mentre nei Paesi del Medio Oriente riflettono l’arte e l’architettura islamica.
Il Presepe in Oceania
In Oceania, le tradizioni presepiali sono influenzate dalle culture aborigene e maori e da quelle occidentali. In Australia, i presepi possono incorporare elementi della flora e della fauna locali, offrendo una prospettiva unica della scena della natività. In Nuova Zelanda, i presepi riflettono spesso l’influenza Maori, con figure e decorazioni che celebrano l’unicità della cultura Maori e la sua integrazione nella fede cristiana.
Il Presepe nell'Arte Moderna e il suo Impatto Culturale
Nel mondo dell’arte moderna, il presepe viene spesso reinterpretato utilizzando materiali e stili contemporanei. Artisti di tutto il mondo stanno reinventando questa antica tradizione, creando opere che sfidano e arricchiscono la comprensione tradizionale della Natività. Queste interpretazioni moderne possono spaziare da astrazioni minimaliste a installazioni interattive, riflettendo la diversità e la creatività dell’arte contemporanea.
Oltre al suo significato religioso, il presepe svolge un importante ruolo culturale e sociale. Riunisce le comunità, serve come strumento di educazione ai valori cristiani e spesso è un mezzo di espressione artistica e culturale. In molti Paesi, la costruzione e l’esposizione del presepe sono occasioni di festa, aggregazione e condivisione, che rafforzano i legami comunitari e familiari durante il periodo natalizio.