I Tabernacoli di Siena: Arte, Storia e Devozione

I tabernacoli di Siena costituiscono un patrimonio artistico e devozionale diffuso nel tessuto urbano, presentandosi a volte evidenti sulle strade principali e altre volte più defilati. Essi si manifestano in diverse forme e dimensioni: alcuni sono grandi e imponenti, altri piccoli e semplici.

La Tradizione e il Ruolo dei Tabernacoli a Siena

La tradizione senese ha portato, nel corso del tempo, a realizzare nuove immagini nelle antiche incorniciature e anche a creare nuovi tabernacoli. Questi elementi artistici e religiosi sono profondamente integrati nella vita della città e delle sue Contrade, specialmente durante i periodi di festa. È comune vedere bambini che raccolgono offerte per le vie della città, destinate a procurarsi i soldi necessari per l'acquisto degli addobbi. I contradaioli contribuiscono volentieri a questa usanza, poiché ognuno desidera che il proprio tabernacolo sia il più bello della città. Una volta decorato da una squadra, il tabernacolo viene presentato alla cittadinanza e passato in rassegna da una giuria che sceglie il più meritevole.

Per un approfondimento sulla materia, è possibile consultare l'opera di Leoncinini A., I tabernacoli di Siena arte e devozione, pubblicata a Siena da Nuova Immagine nel 1994.

Mappa dei tabernacoli storici di Siena

Descrizione di Tabernacoli Specifici

Il Tabernacolo delle Due Porte: Madonna in Trono con Bambino

Questo bellissimo affresco, raffigurante la Madonna in trono con il Bambino, è soltanto il frammento centrale di una composizione originariamente di più vaste dimensioni. Lo storico settecentesco Macchi ci informa che nel dipinto, oltre alla Vergine con Gesù, erano effigiati anche altri personaggi. Scrivendo la cronologia delle mura di Siena e giungendo a parlare delle Due Porte, Macchi riferisce che all’esterno del duplice arco “… ci fu dipenta la B.V.M. con Sant’Anzano Battista e altri Santi come si vede hoggi”.

Attualmente l’affresco, pur essendo ancora applicato sul muro su cui venne dipinto e dal quale non è stato staccato neppure in occasione di due recenti interventi di restauro, si trova inserito all’interno di una sorta di nicchia profonda circa 25 centimetri. Questo fa supporre che, successivamente al Macchi ma probabilmente sempre nel corso del XVIII secolo, la muraglia sia stata ingrossata e che la superficie pittorica laterale al gruppo della Madre con il Figlio, se ancora esistente, sia rimasta imprigionata sotto la nuova cortina di mattoni. Purtroppo il Macchi ricorda solo la figura di Sant’Ansano, senza precisare quali altri Santi vi fossero dipinti. Si trattava, probabilmente, degli altri tre Protettori di Siena solitamente raffigurati insieme ad Ansano: San Savino, San Crescenzio e San Vittore o San Bartolomeo. Sarebbe interessante sapere se si trattava di San Vittore o di San Bartolomeo, poiché questa indicazione consentirebbe di stabilire, con approssimazione, la data di esecuzione dell’affresco. Infatti, nella vetrata circolare dell’abside del Duomo di Siena - attribuita a Duccio di Boninsegna e databile alla fine del XIII secolo - ai lati della Madonna Assunta sono raffigurati Ansano, Savino, Crescenzio e Bartolomeo, mentre nella Maestà, dipinta da Duccio fra il 1308 e il 1311, Bartolomeo è stato sostituito da Vittore.

Affresco della Madonna con Bambino del tabernacolo delle Due Porte a Siena

Nel lato opposto, invece, la superficie più ampia offrirebbe maggiori possibilità di rinvenire, se ancora conservati, i resti dell’affresco. Anche la figura della Madonna, dotata di un’ampia aureola a rilievo, è stata ridotta e ha sofferto la perdita di parte delle gambe.

Nel 1955, in seguito a un intervento di restauro, il Carli ricordò il nome di Duccio di Buoninsegna, sia per l’alta qualità del dipinto, sia per la coincidenza che Duccio aveva abitato nei pressi delle Due Porte: prima all’esterno, in quella “Casa Muciatti” in cui dipinse la Maestà, poi all’interno, forse nei pressi della casa attualmente segnata dal n. civico 89. A parte questa suggestiva ipotesi, lo studioso avvicinava l’affresco alla produzione del duccesco Maestro della Maestà n. 565 di Londra. Un altro rarissimo particolare iconografico è il volume rilegato che il Bambino tiene con una mano. Nel 1956 il Volpe contestò l’attribuzione duccesca del Carli proponendo, sulla base di un confronto con i celebri affreschi raffiguranti scene di vita coniugale del Palazzo Civico di San Gimignano e con il San Giacomo Maggiore e il San Giovanni Evangelista della chiesa di San Jacopo, sempre a San Gimignano, di assegnare il tabernacolo a un artista attivo nell’orbita di Memmo di Filippuccio. Il Torriti, più recentemente, ha ricondotto il dipinto nell’area della scuola di Duccio.

Dettaglio del Bambino con volume rilegato in un tabernacolo senese

Una tradizione identifica in questa Madonna l’immagine a cui venivano offerte, come ex voto, le mantelle dei bambini guariti da malattie, che avrebbero dato origine al toponimo di Pian dei Mantellini. La Contrada della Pantera, nel cui territorio sono comprese le Due Porte, nel XVII secolo offriva a questa Madonna le vittorie ottenute nelle feste pubbliche.

Fonte: Leoncinini A., I tabernacoli di Siena arte e devozione, Siena, Nuova Immagine, 1994, pp.

Il Tabernacolo di Via Stalloreggi

Questo tabernacolo è stato restaurato nel 1975 con il finanziamento della Cassa di Risparmio di Firenze. Il restauro ha restituito, nonostante gravi cadute di colore, una pressoché completa leggibilità dell’opera, consentendone una nuova analisi stilistica e comparativa.

Nel 1976 Fiorella Sricchia Santoro, in un articolo sul pittore Bartolomeo di David apparso sulla rivista “Prospettiva”, proponendo efficaci e convincenti paragoni, ha inserito, fra le opere di questo fino ad allora sconosciuto artista, anche il tabernacolo di via Stalloreggi. Nel passato alcuni dubbi erano stati manifestati sulla figura di Santa Caterina: questa veniva ritenuta di qualità inferiore al resto del dipinto e quindi aggiunta in un secondo tempo. Tuttavia, il restauro ha invece stabilito che la Santa Caterina è parte integrante dell'opera. L’affresco, inserito in una bella cornice in stucco decorata a bassorilievo con motivi floreali e appoggiata su un’ampia mensola in muratura, è sormontato da una tettoia con coppi e tegole.

Il tabernacolo di via Stalloreggi a Siena dopo il restauro

Fonte: Leoncinini A., I tabernacoli di Siena arte e devozione, Siena, Nuova Immagine, 1994, pp.

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