Il Cardinale Biffi e la Traduzione del Padre Nostro

Una lettrice ha sollevato un quesito interessante riguardo al Padre Nostro, notando le differenze tra le versioni in varie lingue, come il passaggio dall'italiano "non ci indurre" al francese "non farci entrare". La domanda fondamentale verte su come sia possibile modificare le parole pronunciate da Gesù stesso.

La questione si inserisce in un dibattito riguardante una presunta approvazione da parte del cardinale Giacomo Biffi di una nuova traduzione del Padre Nostro, in particolare il passaggio "non abbandonarci alla tentazione", con l'idea che sant'Ambrogio stesso l'avesse intesa in questo modo.

L'interpretazione di Sant'Ambrogio

Nel suo Commento al Vangelo secondo Luca, sant'Ambrogio, affrontando il Padre Nostro, chiarisce il passo "Non ci indurre in tentazione" con il significato di "non permettere che siamo vinti dalla tentazione". Ambrogio non propone un'alternativa traduttiva, bensì un'interpretazione spirituale e teologica, sottolineando che Dio, nella sua misericordia, può non permettere che la tentazione ci sopraffaccia.

In altri scritti, come De Sacramentis, Ambrogio ribadisce che Dio non induce al male, ma consente che il giusto sia provato. Tuttavia, non vi è alcuna indicazione che Ambrogio abbia mai suggerito una traduzione come "non abbandonarci".

Fraintendimenti e interpretazioni

È probabile che, se il cardinale Biffi abbia effettivamente espresso quanto riportato, abbia frainteso il pensiero di Ambrogio, scambiando un'intenzione teologica per una giustificazione traduttiva. Come ricordava il cardinale Carlo Maria Martini, la Scrittura richiede umiltà filologica e fedeltà spirituale nella sua meditazione.

La constatazione che non tutte le lingue abbiano adottato la nuova formulazione (ad esempio, inglese e tedesco mantengono la versione classica) suggerisce che si tratti di una scelta pastorale e linguistica, piuttosto che di una verità dogmatica, su cui è lecito dissentire.

Illustrazione stilizzata di una Bibbia aperta con un testo evidenziato riguardante il Padre Nostro

Il processo di revisione della traduzione

La necessità di una migliore traduzione del Padre Nostro è un processo iniziato nel 1988, sostenuto da numerosi biblisti, tra cui il cardinale Biffi. Nel 2007, la revisione fu ufficialmente approvata con il placet di Benedetto XVI.

La polemica che attribuisce a Papa Francesco la modifica del Padre Nostro è infondata. La revisione è frutto di un lavoro pluriennale. Nel 2007, i vescovi italiani votarono all'unanimità per modificare la frase "non ci indurre in tentazione" in "non abbandonarci alla tentazione", con l'approvazione di Benedetto XVI. Papa Francesco, quindi, ha semplicemente ripreso la volontà dei suoi predecessori.

Il significato del verbo greco "eisferein"

Il problema traduttivo risiede in un antico verbo greco, eisferein, che in latino è stato reso con inducere. Il verbo italiano "indurre" ha assunto una connotazione più forte e costrittiva rispetto al significato originale, che si avvicina più a "guidare verso", "introdurre dentro" o "permettere di entrare".

L'arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, sottolinea come il verbo "indurre" in italiano sia ormai comunemente inteso come "costringere", attribuendo così a Dio una responsabilità teologicamente infondata. La traduzione "non abbandonarci alla tentazione" è considerata più ampia e ricca di significato, poiché chiede a Dio di rimanere al fianco dell'orante sia prima che durante la tentazione.

La convergenza tra Biffi e Martini

Nel 2000, durante una seduta del Consiglio permanente della CEI, le posizioni del cardinale Giacomo Biffi e dell'arcivescovo Carlo Maria Martini coincisero sulla nuova traduzione del Padre Nostro. Entrambi concordarono sulla versione "non abbandonarci alla tentazione", basandosi sull'interpretazione di sant'Ambrogio.

Questo accordo tra due figure di spicco, sebbene non sempre concordi, fu considerato una garanzia per l'Episcopato italiano. Il cardinale Biffi stesso affermò: "Questo è il senso che anche sant’Ambrogio attribuisce a quelle parole del Padre Nostro, per questo sono d’accordo con la nuova traduzione".

Ritratto del Cardinale Giacomo Biffi

Il percorso di approvazione

Il lavoro di revisione della traduzione del Padre Nostro ha avuto inizio nel 1988, con la formazione di un gruppo di lavoro composto da biblisti e coordinato da vescovi. Nel 2000, la proposta della nuova formula fu vagliata dal Consiglio permanente della CEI.

La traduzione rivista è stata poi inclusa nell'edizione della Bibbia CEI del 2008. Per l'uso liturgico nel Messale, è stata necessaria l'approvazione della Santa Sede, che è giunta dopo un lungo iter, tenendo conto delle disposizioni della Liturgiam authenticam.

Differenze con altre traduzioni

In Francia, il "ne nos inducas" è stato tradotto con "ne nous laisse pas entrer en tentation" ("non lasciarci entrare in tentazione"). La traduzione italiana, "non abbandonarci alla tentazione", è considerata più ampia, includendo sia la prevenzione dall'entrare in tentazione, sia il sostegno una volta che si è già nella tentazione.

La posizione dei Papi

Papa Francesco ha più volte sottolineato come l'espressione "Dio induce in tentazione" non sia una buona traduzione, affermando che "un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito". Ha evidenziato come la vera traduzione sia "Non abbandonarci alla tentazione".

Anche Papa Benedetto XVI, nel suo libro Gesù di Nazaret, ha affrontato la questione, spiegando che la tentazione non proviene da Dio ma dal diavolo. Ha interpretato la sesta domanda del Padre Nostro come una richiesta di aiuto divino nel sopportare le prove, con l'invocazione a non essere lasciati soli quando la prova diventa troppo ardua.

Il Padre Nostro spiegato ai bambini

Considerazioni teologiche e pastorali

La preoccupazione di evitare che Dio appaia come colui che conduce al male è legittima. Tuttavia, questo rischio non si elimina con una nuova formula, bensì con una più profonda catechesi. La fedeltà alla Scrittura deve andare di pari passo con la fedeltà alla sua interpretazione viva nella Tradizione.

La teologia cattolica sottolinea che Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno. Il male e la tentazione provengono da altre fonti, ma Dio, nella sua misericordia, offre la grazia per resistere e superare le prove.

La visione di San Tommaso d'Aquino

San Tommaso d'Aquino, nel suo commento al Padre Nostro, distingue tra l'essere tentati (cosa umana) e il consentire alla tentazione (cosa diabolica). Egli spiega che Dio può "indurre" al male nel senso che permette che ciò accada, ritirando la sua grazia a causa dei peccati precedenti dell'uomo. Tuttavia, Dio sostiene l'uomo con la carità per preservarlo dal peccato.

Il dibattito tra i fedeli

Nonostante il lungo iter di revisione e le approvazioni ecclesiastiche, permane uno scetticismo tra alcuni fedeli, che si trincerano nel "si è sempre fatto così". Molti fedeli intervistati mostrano perplessità di fronte al cambiamento, pur riconoscendo la buona fede di tale scelta.

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