Le Madonne di Andrea Mantegna: Opere, Storie e Tecniche

Andrea Mantegna, uno dei massimi esponenti del Rinascimento italiano, ha dedicato diverse opere al tema della Madonna con Bambino, esplorando tecniche e interpretazioni innovative. Questo articolo approfondisce alcune delle sue più significative rappresentazioni mariane, conservate in importanti musei internazionali.

La Madonna della Vittoria (Louvre, Parigi)

Il capolavoro di Andrea Mantegna che oggi ammiriamo non è purtroppo visibile visitando la città virgiliana. La grande tempera su tavola, che misura in altezza 2 metri e 80 centimetri e in larghezza 166 centimetri, è conservata presso il Museo del Louvre a Parigi. Venne saccheggiata dalle truppe napoleoniche durante la Campagna d’Italia, giungendo nel museo parigino nel 1798. L'opera non venne mai restituita al legittimo proprietario, ovvero la Chiesa Italiana, anche in ragione delle difficoltà del suo trasporto.

Si tratta di un’opera per certi versi spettacolare, nata su committenza del marchese Francesco Gonzaga e della di lui moglie Isabella d’Este. È in sostanza un ex voto attraverso il quale il signore di Mantova ringrazia Dio per essere sopravvissuto alla Battaglia di Fornovo, che aveva opposto, il 6 luglio 1495, gli eserciti francesi ai soldati della cosiddetta Lega Santa, sostenuta dal Papa, da Ludovico il Moro e dai veneziani. Le schiere italiane vennero appunto guidate da Francesco. Benché lo scontro si risolvesse in un sostanziale pareggio, l’evento riuscì ad allontanare temporaneamente gli invasori dalla Penisola.

La tavola manifesta tutta la monumentalità dell’ultimo Mantegna, essendo costituita da una costruzione piramidale che ha al suo vertice la Madonna, circondata da quattro santi guerrieri: Sant’Andrea, San Michele, San Longino e San Giorgio. Accanto a loro, sono presenti lo stesso Francesco Gonzaga e una figura anziana che corrisponde forse ad Elisabetta o forse alla Beata Osanna Andreasi. La Vergine, Gesù Bambino e San Giovannino stanno sopra un piedistallo prezioso dove appare la Tentazione di Adamo ed Eva. Il tutto è situato sotto uno spettacolare pergolato, decorato da fiori e frutta, a cui è appeso un grande corallo rosso, simbolo della Passione. La fastosità del tutto toglie forse spontaneità alla scena.

La Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna, con i Gonzaga e i santi guerrieri

La Madonna con Bambino dell'Accademia Carrara (Bergamo)

La Madonna con Bambino conservata a Bergamo, presso l'Accademia Carrara, è da sempre attribuita ad Andrea Mantegna. Dal 1851, in seguito al lascito del conte Carlo Marenzi, fa parte della collezione dell’Accademia Carrara. Non si hanno notizie precedenti al trasferimento in Galleria, se non la citazione del dipinto, come appartenente alla collezione Marenzi, all’interno della guida di Bergamo scritta da Girolamo Marenzi nel 1824. L’assenza di documenti non permette né di avanzare ipotesi sull’origine del dipinto, anche se le ridotte dimensioni (cm 44 x 32 o 43cm x 31cm) suggeriscono una destinazione privata, né di definirne la cronologia, per la quale la critica è da sempre divisa. L'opera è stata collocata variamente, dall’inizio del periodo mantovano (Paccagnini, 1961), al periodo della Camera degli Sposi (De Nicolò Salmazo, 2004), a fine carriera (Longhi, 1962, Lightbowm, 1986). Ultimamente è stata oggetto di studi da parte di G. Agosti.

Tecnica Esecutiva e Restauro

Il dipinto è realizzato con una particolare tecnica artistica, genericamente indicata come "tempera magra", che è molto differente dai consueti dipinti a tempera o ad olio, ed estremamente fragile e delicata. L’aspetto arido e opaco è infatti tipico di questa tecnica che non prevedeva la verniciatura finale, trattamento dal quale il dipinto è stato risparmiato durante tutta la sua storia conservativa. In passato, molti dipinti del genere sono stati pesantemente alterati dagli interventi di restauro a causa della mancata comprensione della specificità dei materiali e degli effetti espressivi ricercati dall’artista.

Realizzato su una tela di lino molto sottile, caratterizzata da un titolo di 23 fili/cm sia in trama che in ordito, il dipinto non presenta uno strato preparatorio tradizionale, ma solo una stesura di appretto a base di amido, colla animale e una piccola quantità di carbonato di calcio, che aveva la funzione, saturando la tela, di renderla meno flessibile e assorbente in modo da facilitare la successiva esecuzione pittorica. L’esecuzione pittorica è realizzata grazie a veloci stesure di colore diluito, senza stratificazioni successive. Minuziosi sono i chicchi di corallo del bracciale del Bambino, stesi sopra l’incarnato con piccoli tocchi di cinabro e illuminati da una piccola goccia di bianco di piombo. Altro elemento di grande ricercatezza è rappresentato dalla pennellata di oro in conchiglia che impreziosisce lo sguardo della Vergine. L'effetto che Mantegna perseguì e riuscì ad ottenere fu quello di un dipinto dai colori velati, polverosi diverso dalla brillantezza del colore ottenuta con la tecnica ad olio.

Dettaglio della Madonna con Bambino dell'Accademia Carrara, evidenziando la tecnica a tempera magra

L’opera è stata sottoposta a un delicato intervento di restauro eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, durato quattro anni e terminato nel 2012. Il restauro conservativo è riuscito a mettere in sicurezza la tela, molto delicata, per la quale gli esperti restauratori si sono avvalsi dell’utilizzo innovativo di un meccanismo a molle allo scopo di monitorarne la temperatura e favorire così la sua salvaguardia.

Descrizione e Simbolismo

La Madonna, dai capelli biondo-argentati, regge tra le sue braccia il Bambino avvolto in un lenzuolino che lascia scoperta una spalla. La Vergine indossa una veste di colore rosso a contrasto di un ampio manto azzurrato di lapislazzuli blu e decorazione dorata. Le due figure volumetriche creano una composizione armonica che sottolinea il rapporto affettuoso di madre e figlio. I loro sguardi non si incontrano e in particolare quello della Madonna appare pensoso, forse nella predizione della Crocifissione? A quest'ultimo aspetto si può collegare il braccialetto rosso corallo al polso del Bambino: simbolo del sangue, elemento fondamentale della vita, era indossato dagli infanti allo scopo di tenere lontano la morte.

Il tema figurativo della Vergine con il Bambino è affrontato da Mantegna in modo del tutto nuovo rispetto alle tradizionali iconografie del periodo. La Madonna e il Bambino danno l'impressione di essere semplicemente una mamma che tiene il suo bambino tra le braccia: figure dotate di umana personalità, non presentano alcuna forma di idealizzazione né di ieraticità nei gesti. Mantegna ci consegna un ritratto reale spogliato di qualsiasi solennità, più vicino a una dimensione terrena che divina. Questo dipinto, per la tipologia compositiva, può essere messo in rapporto con altri due dipinti dell'artista padovano: la Madonna con il Bambino del 1480 ca. conservata al Museo Poldi Pezzoli di Milano e quella di Berlino di qualche anno precedente e più precisamente del 1465-1470.

La Madonna con Bambino del Museo Poldi Pezzoli (Milano)

Un'altra significativa Madonna con Bambino di Andrea Mantegna è conservata presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano. Quest'opera era stata pesantemente alterata nel XIX secolo da un restauro condotto da Giuseppe Molteni (Milano, 1800 - 1867), uno dei più grandi pittori dell'Italia primo-ottocentesca. L'intervento di Molteni fu così invasivo da rendere particolarmente difficile giudicare l'opera e datarla con precisione rispetto all'attività di Mantegna.

Il restauro condotto tra il 2019 e il 2020 ha permesso di recuperare i valori originali dell'opera. Si tratta di una delle opere più intime dell’artista, parte di una produzione destinata alla devozione privata: la Madonna tiene il Bambino sulle ginocchia, stringendolo delicatamente tra le braccia perché non cada, accarezzandolo e piegando la testa per sfiorare quella del figlio. Il suo sguardo appare quasi perso, malinconico, come se la Vergine presagisse il destino del Bambino. Lui, paffuto, con le guance rosse, avvolto in un velo bianco (un'altra prefigurazione dei suoi ultimi giorni, poiché assomiglia a un sudario), si è addormentato a bocca aperta.

La Madonna con Bambino di Mantegna al Poldi Pezzoli, raffigurando l'intimità tra madre e figlio

La Madonna della Tenerezza (Disegno)

Le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Andrea Mantegna, tenutesi nel 2006, sono state un'importante occasione per far conoscere al pubblico la cosiddetta Madonna della Tenerezza. Si tratta di un disegno a penna e inchiostro su pergamena con il fondo dipinto a tempera, tornato alla luce presso una collezione privata italiana e assegnato dal noto studioso Lionello Puppi alla mano di Mantegna. Un primo sostegno possibile all'attribuzione dell'opera a Mantegna viene dalla lettura della breve corrispondenza intercorsa nel novembre-dicembre 1491 tra l'artista e il suo signore, Francesco Gonzaga, in merito a un "quadretino" che Andrea aveva eseguito per il marchese. Questi ne aveva fatto omaggio alla corte milanese, cosicché il pittore si era messo sollecitamente al lavoro per donargliene un secondo, non necessariamente replica del primo. È evidente l'identità di impostazione con una celebre stampa di Mantegna raffigurante lo stesso soggetto.

Disegno della Madonna della Tenerezza di Andrea Mantegna

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