Siena, la "Civitas Virginis" come recita l'iscrizione incisa fin dal 1200 sulle sue monete, è una città profondamente legata alla devozione mariana. Questa fede si manifesta in ogni vicolo, piazzetta o agli incroci delle vie, dove è possibile vedere un’immagine della Madonna insieme al Figlio. Questi sono i tabernacoli, testimonianza tangibile della devozione del popolo senese, che nell’epoca passata dichiarò la Vergine patrona della città, consacrandole il proprio territorio e richiedendone la protezione.

Il Significato e la Diffusione dei Tabernacoli a Siena
Il termine "tabernacolo" deriva dal latino tabernaculum, diminutivo di taberna, che significa dimora, capanna, edicola o cappelletta. Nella tradizione ebraica e cristiana, indica il luogo della dimora di Dio presso gli uomini. Comunemente, nelle lingue moderne, con tabernacolo si intende sia una struttura a forma di scatola presente nelle chiese cattoliche e di altre confessioni cristiane per la conservazione delle ostie consacrate, sia un sinonimo per le edicole sacre o edicole votive. Queste ultime, definite nel nord-est d'Italia anche coi nomi di capitelli o santelle, proteggono un'immagine sacra oggetto di culto, sia all'interno delle chiese, sia lungo le strade, sulle facciate delle case, o nelle campagne.
A Siena, i tabernacoli sono elementi caratteristici del paesaggio urbano, a volte evidenti sulle strade principali ed altre volte defilati, alcuni grandi ed imponenti ed altri piccoli e semplici. Molti di essi sono stati restaurati in questi ultimi decenni, e oggi rappresentano per la città un vero patrimonio artistico con i loro dipinti, affreschi, sculture e bassorilievi.
La Festa dei Tabernacoli: Una Tradizione Vivace
L’8 settembre è la giornata dedicata dalla Chiesa alla Natività della Beata Vergine Maria. A Siena, a metà degli anni '50, fu inventata la Festa dei Tabernacoli, affinché i bambini delle contrade onorassero la Madonna esposta nelle "edicole" dei vari rioni. La tradizione prevede che i bambini vadano ad "accattare" offerte per le vie della città, per procurarsi i soldi necessari all'acquisto degli addobbi. I contradaioli contribuiscono volentieri, perché ognuno vuole che il proprio tabernacolo sia il più bello della città. L'addobbo con festoni, ghirlande e svariati altri ornamenti, con il trascorrere degli anni, è servito da stimolo per effettuare anche opere di recupero in muratura, stuccatura e nella parte pittorica delle immagini che si trovavano in uno stato di degrado o di abbandono.
Questa bella manifestazione popolare trovò sensibile soprattutto il popolo delle contrade, i cui dirigenti aderirono con entusiasmo all'organizzazione. Mercoledì 8 settembre 1954 ebbe luogo questa bella manifestazione per la più degna celebrazione della festa della natività di Maria Santissima, e furono decorati i tabernacoli secondo lo spirito della nostra antichissima tradizione popolare. Venne organizzata anche una fiaccolata nella Piazza del Campo, e completò la festa un solenne e maestoso raduno di bambini. Nel 1960 il giornale rivolse allo stesso Comitato l’invito perché assumesse la gestione ed il patrocinio di questa festa. In questo stesso anno, per i componenti della Commissione dare un giudizio su tutti fu un compito davvero molto difficile; fu fatto un lungo elenco e rivolto un plauso a tutti i bambini che contribuirono alla riuscita della festa.
FESTA DEI TABERNACOLI 2020
Tabernacoli Specifici e Loro Restauri
Il Tabernacolo al Forcone di Via dei Servi
Nel nostro territorio si contano sei tabernacoli. Quello a cui fa riferimento una delle contrade per le proprie feste è ubicato al centro sull’antica casa del pellegrino, costruzione del tardo '400, al Forcone di via dei Servi tra i numeri 17 e 19. In questo tabernacolo notiamo un bassorilievo in stucco, raffigurante la Madonna con Bambino, dei primi anni del XX secolo, che ha sostituito un affresco di Francesco Franci del 1685, ora perduto. L’immagine attuale è un calco ricavato da un bassorilievo marmoreo giallo Siena, conservato presso la collezione Chigi Saracini.
Come possiamo constatare da vari documenti, Leopoldo Sostegno Guglielmi, parroco della parrocchia di San Clemente in Santa Maria dei Servi, prese accordi con la R. Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna e il 1 maggio 1926 fece rispettosa domanda al Sindaco di Siena per ottenere un permesso relativo all’occupazione di suolo pubblico di metri 2x3 per la durata di 30 giorni, al fine di riportare a decoro il tabernacoletto situato al bivio di via dei Servi, sotto la direzione del prof. Arturo Viligiardi, abitante in palazzo Bianchi. Il giorno 3 fu dato il nulla osta alla concessione per 6 mq con il pagamento della relativa tassa di 22,50 di occupazione, successivamente rimborsata al sig. Emilio Santucci il giorno 15 dall’ufficio economato comunale.
Trascorsi alcuni decenni, alla fine della guerra, fu rifatta una piccola opera di manutenzione ed il fondo fu affrescato con un semplice motivo damascato dal pittore Bruno Marzi. Nell’anno 2002 la Soprintendenza approvò un nuovo progetto d’intervento richiesto dalla Contrada con l’intento di riportarlo all’antico splendore. La restauratrice, nostra contradaiola Monica Ciabatti, iniziò a fare dei saggi di pulitura e, con stupore, nel grigio dell’architrave e delle due paraste (i pilastri incassati nella parete), apparve il color verde acqua, con delle cornici marroni. Il bassorilievo della Madonna con il Bambino non era di gesso, ma di cemento, e negli angoli venne trovato del pigmento giallo. Grattando il fondo, venne alla luce ancora integro il vero colore celeste carta zucchero. Dipinto il fondo, con la tecnica a spolvero fu riportato il motivo floreale in oro zecchino. Il vaso dei fiori è stato sostituito da un cuscino floreale; la piccola lanterna da due faretti museali ed i due candelabri porta ceri a sette braccia in ferro battuto, tolti e ricollocati in particolari ricorrenze. L’immagine sacra di cm 60x80, alta da terra 2,70 fu benedetta con il nuovo restauro in occasione della Festa della Natività dell’8 settembre 2002.

La Madonna con il Bambino nel Vicolo dello Sportello
È stato risistemato anche il Vicolo dello Sportello. Il progetto di restauro è stato infatti portato avanti con il supporto dei tecnici della Contrada Sovrana dell'Istrice. La Contrada Sovrana dell'Istrice ha deciso di effettuare nel Vicolo dello Sportello l'aperitivo della ormai consueta Cena di inizio estate, il 21 giugno. È stata l’occasione per mostrare a tutti il restauro del tabernacolo della settecentesca Madonna con il Bambino in stucco, posta sotto l’arcata del palazzo Bernardi Avanzati, finanziato da Kamullia Onlus.
La Contrada si era da tempo attivata con le autorità competenti per ridare una veste adeguata a questo tabernacolo e Kamullia Onlus ha colto volentieri l'occasione di concretizzare in un progetto ben visibile il lavoro svolto in questi primi anni di vita dell'Organizzazione. Il Consiglio Direttivo della Onlus, sostenuto in maniera unanime dall’Assemblea dei Soci, ha infatti individuato in questo progetto la piena realizzazione di uno degli scopi principali dell'Organizzazione, che è quello della tutela del patrimonio artistico della Contrada Sovrana dell'Istrice e del suo territorio. Kamullia Onlus ha provveduto al finanziamento di questo lavoro con risorse economiche esclusivamente proprie: le quote sociali raccolte in questi anni e le donazioni che alcuni soci, particolarmente sensibili all'iniziativa, hanno generosamente effettuato. Già da tempo l'addetto ai beni immobili, Simone Cresti, si era messo in contatto con la Soprintendenza e con gli altri enti interessati per l'espletamento di tutti i necessari passaggi nelle fasi burocratiche e materiali del lavoro.
L'opera, già restaurata negli anni '80 del secolo scorso, versava ormai in avanzate condizioni di degrado, così come il vicolo all'interno del quale si trova. Il tabernacolo fu fatto costruire, intorno al 1720, dal famoso cantante di voce bianca Francesco Bernardi, detto il Senesino. Non è noto l'autore di questa Madonna con il Bambino, che è stata comunque definita come "vicina" ad analoghe composizioni coeve provenienti dalla "bottega del Mazzuoli". Il restauro è stato effettuato, sotto la supervisione e secondo le indicazioni della Soprintendenza di Siena, dalle restauratrici Marina Vincenti e Rita Rossella Ciani ed è consistito nella depolveratura, nel consolidamento delle zone compromesse dal punto di vista statico, nell'asportazione meccanica delle successive aggiunte in gesso, nel rifacimento delle mancanze con idonei materiali e nella riequilibratura cromatica dei rifacimenti stessi al fine di adeguarli alla finitura originale. Un lavoro durato più di un mese che ha portato a un risultato che non passa inosservato, celebrato in occasione dell’inizio dell’estate con una cerimonia intima, discreta, ma intensa, che ha visto protagonisti la Contrada Sovrana dell’Istrice, con il suo Priore, il Vice presidente di Kamullia Onlus, Marco Nesi, che ha tenuto un breve discorso introduttivo e le restauratrici che hanno spiegato la parte più tecnica del lavoro.

Il Tabernacolo alle Due Porte e le Sue Attribuzioni Artistiche
Nel territorio della Contrada della Pantera, che comprende le Due Porte, si trova un bellissimo affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino. Questo è soltanto il frammento centrale di una composizione originariamente di più vaste dimensioni. È il Macchi ad informarci che nel dipinto, oltre alla Vergine con Gesù, erano effigiati anche altri personaggi: lo storico settecentesco, scrivendo la cronologia delle mura di Siena, giunto a parlare delle Due Porte, scrive che all’esterno del duplice arco “…ci fu dipenta la B.V.M. con Sant’Anzano Battista e altri Santi come si vede hoggi”. È da notare che attualmente l’affresco, pur essendo ancora applicato sul muro su cui venne dipinto - e dal quale non è stato staccato neppure in occasione di due recenti interventi di restauro - si viene a trovare inserito all’interno di una sorta di nicchia profonda circa 25 centimetri. Questo lascia supporre che successivamente al Macchi, ma probabilmente sempre nel corso del XVIII secolo, la muraglia sia stata ingrossata e che la superficie pittorica laterale al gruppo della Madre con il Figlio, se ancora esistente, sia rimasta imprigionata sotto la nuova cortina di mattoni. Purtroppo il Macchi ricorda solo la figura di S. Ansano, senza precisare quali altri Santi vi fossero dipinti. Si trattava, probabilmente, degli altri tre Protettori di Siena solitamente raffigurati insieme ad Ansano: S. Savino, S. Crescenzio e S. Vittore o S. Bartolomeo. Sarebbe interessante sapere se si trattava di S. Vittore o di S. Bartolomeo perché questa indicazione consentirebbe di stabilire, con approssimazione, la data di esecuzione dell’affresco. Infatti, nella vetrata circolare dell’abside del Duomo di Siena - attribuita a Duccio di Buoninsegna e databile alla fine del XIII secolo - ai lati della Madonna Assunta sono raffigurati Ansano, Savino, Crescenzio e Bartolomeo, mentre nella Maestà, dipinta da Duccio fra il 1308 e il 1311, Bartolomeo è stato sostituito da Vittore. Nel lato opposto, invece, la superficie più ampia offrirebbe maggiori possibilità di rinvenire, se ancora conservati, i resti dell’affresco. Anche la figura della Madonna, dotata di un’ampia aureola a rilievo, è stata ridotta ed ha sofferto la perdita di parte delle gambe.
Nel 1955, successivamente ad un intervento di restauro, il Carli ricordò il nome di Duccio, sia per l’alta qualità del dipinto, sia per la coincidenza che Duccio aveva abitato nei pressi delle Due Porte: prima all’esterno, in quella “Casa Muciatti” in cui dipinse la Maestà, poi all’interno, forse nei pressi della casa attualmente segnata dal n. civico 89. Ma, a parte questa suggestiva ipotesi, lo studioso avvicinava l’affresco alla produzione del duccesco Maestro della Maestà n. 565 di Londra. Un altro rarissimo particolare iconografico è il volume rilegato che il Bambino tiene con una mano. Nel 1956 il Volpe contestò l’attribuzione duccesca del Carli proponendo, sulla base di un confronto con i celebri affreschi raffiguranti scene di vita coniugale del Palazzo Civico di San Gimignano e con il S. Giacomo Maggiore e il S. Giovanni Evangelista della chiesa di S. Jacopo sempre a San Gimignano, di assegnare il tabernacolo ad un artista attivo nell’orbita di Memmo di Filippuccio. Il Torriti, recentemente, ha ricondotto il dipinto nell’area della scuola di Duccio. Una tradizione identifica in questa Madonna l’immagine a cui venivano offerte, come ex voto, le mantelle dei bambini guariti da malattie, che avrebbero dato origine al toponimo di Pian dei Mantellini. La Contrada della Pantera, nel cui territorio sono comprese le Due Porte, nel XVII secolo offriva a questa Madonna le vittorie ottenute nelle feste pubbliche. (Rif. Leoncinini A., I tabernacoli di Siena arte e devozione, Siena, Nuova Immagine, 1994, pp.)

Un Tabernacolo restaurato vicino a Via Montanini: La Contrada della Lupa
Ogni contrada, sotto la direzione dei propri addetti ai piccoli, inizia a decorare ed abbellire il proprio tabernacolo più significativo. Ghirlande, palloncini, pupazzi, bandiere, ed anche scene di vita medioevale e moderne, impersonati dagli stessi bambini, grandi e piccoli, tutti animati da una forte carica socializzante. Recentemente, in occasione dell’inaugurazione di un tabernacolo restaurato dalla Contrada della Lupa, sono state disposte delle modifiche temporanee alla viabilità che hanno interessato anche le aree adiacenti a Via Montanini.
Dalle 17 alle 20 è stato imposto un divieto di sosta con rimozione su entrambi i lati per tutti i veicoli in via dell’Abbadia tra piazza dell’Abbadia (piazza esclusa) e via di Vallerozzi, in via di Vallerozzi tra via dei Montanini e via dell’Abbadia e tra via dell’Abbadia e il civico 22, in piazza Fabio Bargagli Petrucci tra via di Vallerozzi e il civico 4 e tra via di Vallerozzi e il civico 20. Dalle 18 alle 20, invece, è stato istituito il divieto di transito in via dell’Abbadia, in via di Vallerozzi tra via dei Montanini e via dell’Abbadia e in piazza Fabio Bargagli Petrucci tra via di Vallerozzi e il civico 4. Ai veicoli in sosta, al momento della chiusura della strada nel tratto di via dell’Abbadia tra piazza dell’Abbadia e via dei Rossi, è consentita l’uscita verso via dei Rossi. Chiunque avrà occasione di passare da lì potrà personalmente verificare che il Vicolo è stato risistemato. Questo dimostra come la devozione e l'attenzione al patrimonio artistico si traducano in opere concrete di riqualificazione urbana.
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