Il vasto e spesso enigmatico panorama della pittura barocca napoletana continua a rivelare figure artistiche la cui piena riscoperta è un processo tuttora in corso. Tra queste, si distingue Andrea Dell'Aste (nato il 20 aprile 1674 a Bagnoli Irpino, Avellino - morto a Napoli nel 1721), un pittore di notevole talento la cui arte, per lungo tempo, è rimasta praticamente sconosciuta al di fuori della sua città natale. Il suo percorso artistico è stato oggetto di studi pionieristici, come la ricerca di Robert Enggass del 1961 per The Burlington Magazine, volta a tracciare una biografia e un catalogo completo delle sue opere e a restituirgli il giusto posto nella storia dell'arte.

Identità e Precisione del Nome
La documentazione storica ha spesso presentato incertezze sulla corretta grafia del nome dell'artista. Si sono riscontrate varianti come d’Asta, d’Aste, d’Asti, dell’Asta, Dell’Aste, Dall’Asti e persino d’Hasta. Tuttavia, l'artista stesso apponeva le firme d’Aste, D. Aste, o più comunemente d.Aste, quest'ultima probabilmente un'abbreviazione. La sua produzione si colloca in un'epoca in cui la rappresentazione del Cristo crocifisso era, per la teologia e l'arte, il luogo per eccellenza per tentare di svelare il «vero» volto di Dio, in una dialettica perenne tra gloria e kenosis. Questo approccio è in contrasto con le preferenze dei primi secoli, quando il Cristo glorioso e trionfante sulla morte era spesso raffigurato come un capo vittorioso.
La Formazione e il Soggiorno Romano
Andrea Dell'Aste iniziò la sua formazione artistica nella prestigiosa bottega di Francesco Solimena a Napoli. Qui, in gioventù, si dedicò all'esecuzione di copie dei dipinti del maestro, assorbendone lo stile e sviluppando un'abilità che presto gli valse ampia fama. Tale discepolato fu fondamentale per la sua carriera, permettendo a De Dominici (1744) di delineare un ampio profilo del pittore.
Successivamente, Dell'Aste intraprese un viaggio a Roma. Secondo De Dominici, egli vi studiò “le divine pitture di Raffaello, e quelle del Domenichino”, ma è certo che si confrontò anche con maestri pienamente barocchi come Pietro da Cortona e Giovanni Lanfranco. Sebbene alcuni studiosi, tra cui Nicolini (1906), Degli Azzi (1907) e Enggass (1961), abbiano collocato la sua sosta romana prima dei dipinti per l'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, altre interpretazioni suggeriscono che il viaggio fosse motivato dalla necessità di aggiornarsi sulle opere del Preti in Sant'Andrea della Valle, in particolare sulle Scene della vita di Sant'Andrea, un tema che Dell'Aste avrebbe poi approfondito nella sua carriera.

Lo Sviluppo Artistico e le Opere Chiave
Esordi e Influenze Solimenesche
La carriera di Dell'Aste ebbe uno sviluppo graduale; le notizie sulle sue opere indipendenti dei primi anni, sia a Napoli che a Roma, sono scarse. Fu solo al suo rientro a Napoli, all'inizio del Settecento, che emerse come figura artistica autonoma. Tra le sue prime produzioni, in cui si evidenzia una selezione disegnativa della lezione di Solimena e un rafforzamento chiaroscurale delle forme, spiccano l'Immacolata (firmata e datata 1701) nella chiesa parrocchiale di Montella e la Madonna con Bambino e Santi (firmata e datata 1704) della chiesa del Corpo di Cristo a San Sossio di Serino. Sempre in questa fase giovanile si colloca la Madonna col Bambino tra la Maddalena e S. Orsola (datata 1705) nella chiesa del Carmine Maggiore a Napoli, opera che riprende timbri cromatici di ascendenza pretiana. Nello stesso periodo, tra il 1705 e il 1706, eseguì alcune tele relative alla Via Crucis per la chiesa di Santa Maria della Sapienza di Napoli e l'Allegoria della Passione di Cristo, precedentemente nella collezione Hazlitt a Londra.
Nel 1705, Andrea realizzò un ciclo di affreschi sulla vita della Vergine per la volta della Cappella dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento nella chiesetta napoletana di Santa Maria dell’Avvocata. Questi affreschi, sebbene oggi in rovina, mostrano passaggi di notevole fascino, come l'Annunciazione, con le sue armonie cromatiche nella figura di Gabriele, dove il viola pallido della tunica si fonde con i morbidi cangianti del manto svolazzante, passando dal giallo chiaro al rosso oro. Il Cristo tra i dottori, firmato e datato 1705, dimostra un'organizzazione della scena e una distribuzione dei panneggi che prefigurano precise norme strutturali.
La Matura Espressione Barocca
La fortuna di Dell'Aste crebbe rapidamente grazie all'importante commissione per dipingere quattro imponenti tele sulla vita di Sant'Andrea per il Duomo di Amalfi, eseguite tra il 1703 e il 1710. Questo ciclo segnò la sua affermazione come artista maturo e di grande vigore, con ardite composizioni barocche caratterizzate da molte figure disposte rapidamente in diagonali e spirali, testimoniando le influenze di Cortona e Solimena. Tra queste opere per la cattedrale figurano la Flagellazione di Sant'Andrea, la Crocifissione, la Deposizione e il Miracolo della manna. Un bozzetto della Flagellazione è conservato presso l'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, e un disegno del Miracolo si trova al Museo di San Martino a Napoli.

Nel 1707, con la splendida Madonna Addolorata per San Giovanni Battista delle Monache (firmata e datata), l'arte di Andrea entrò in una seconda fase. In quest'opera, integrandosi pienamente nell'orbita di Solimena e applicando rigorosamente gli insegnamenti dei classicisti romani, Dell'Aste perseguì una potente affermazione scultorea, ricca di dettagli tattili, pur mantenendosi in un contesto compositivo pienamente barocco. L'uso sapiente di luce e ombra contribuì a stabilire le diagonali incrociate che organizzano il disegno, senza sacrificare l'enfatica plasticità delle figure. Questo stile maturo proseguì, con una tavolozza arricchita, nelle due enormi tele (ciascuna larga più di sei metri) che Dell'Aste dipinse per il coro di Sant'Agostino degli Scalzi nel 1710. In queste opere, raffiguranti la Natività e l'Adorazione dei Magi, folle di figure vigorosamente modellate, con vesti che distribuivano morbidi accenti di colore, si riversavano nel piazzale di un tempio con colonne giganti.
La Crocifissione di Sant'Andrea ad Amalfi (1715)
Nel decennio successivo al completamento delle tele di Sant'Agostino degli Scalzi, e prima dei progetti intrapresi poco prima della sua morte, l'unica opera di cui si ha notizia è la Crocifissione di Sant'Andrea, dipinta per l’altare maggiore del Duomo di Amalfi nel 1715. Quest'opera, che costituisce una ripetizione schematica di un dipinto già eseguito per la medesima chiesa, ha suscitato perplessità tra gli studiosi. Il suo modellato duro e lineare e le tonalità acromatiche sembrano indicare un ritorno a uno stile simile a quello del 1707 circa, sebbene con toni più chiari e contenuti espressivi ridotti. Sorprendentemente, questa tela non preannuncia in alcun modo la successiva fase finale dell'artista, caratterizzata da un approccio più leggero e morbido.

La Fase Tarda e le Opere Mitologiche
Negli anni immediatamente successivi al 1710, si collocano l'affresco della volta della Confraternita del Santissimo Sacramento di Pomigliano d'Arco, dove si nota un accrescimento cromatico ispirato agli esiti di Lanfranco, e il bozzetto della vicenda di Aurora e Cefalo. Quest'ultimo, oggi conservato presso la Cassa di Risparmio di Bari, raffigura la scena mitologica destinata alla galleria del marchese de Angelis a Napoli, realizzata intorno al 1720. Questa opera fu il primo cimento di Dell'Aste con la mitologia e riscosse un immediato successo, descritta da De Dominici come “la più bella opera da lui dipinta… lodata da’ Professori… degna d’essere ammirata da chi ha buon gusto della pittura, essendo dipinta con armonia, e con dolcezza di colore”. Sebbene il dipinto per la galleria sia andato perduto, il bozzetto di Genova (ora Cassa di Risparmio di Bari), finora sconosciuto e firmato dall'Aste, ne testimonia la magnificenza. La storia di Aurora e Cefalo è trattata con un tono di détente: gioioso, giocoso e pieno di fascino, distante dal misticismo dell'Alto Barocco. I bambini, impegnati in compiti da adulti, conferiscono un senso di prodigiosa innocenza. La modellazione di Dell'Aste in questa fase rimane ferma, ma i contorni si ammorbidiscono e le curve a “S” diventano onnipresenti, con una superba gestione del colore che diffonde tonalità intense in variazioni pastello e mezzetinte.

Altre opere di questa fase finale includono la Madonna con Bambino tra San Ignazio e Santa Rosa (1717) per San Domenico ad Ariano Irpino e due tele per la chiesa napoletana delle Cappuccinelle a Pontecorvo, raffiguranti San Francesco che chiede l'indulgenza plenaria per la Porziuncola e il Sogno di San Giuseppe (1717). L'ultima opera nota è la Comunione degli apostoli (firmata e datata 1718) della chiesa dei Santi Apostoli. Purtroppo, molti dei dipinti di Dell'Aste furono distrutti durante i bombardamenti di Napoli nell'ultima guerra, rendendo incompleta la comprensione del suo sviluppo artistico. Andrea Dell'Aste morì a Napoli nel 1721 a causa di un'infezione polmonare, all'età di circa 48 anni, interrompendo una carriera che prometteva ulteriori sviluppi in questo nuovo filone stilistico.
L'Eredità e la Necessità della Riscoperta
Nonostante le vicissitudini che hanno oscurato gran parte della sua produzione, l'opera di Andrea Dell'Aste merita una riconsiderazione approfondita nel vasto panorama della pittura barocca napoletana. La speranza è che studi futuri, basandosi sulle ricerche esistenti, possano contribuire ulteriormente all'identificazione di bozzetti e dipinti, molti dei quali potrebbero essere ancora erroneamente attribuiti a maestri del calibro di Solimena, Francesco de Mura o altri contemporanei. Solo attraverso questa costante ricerca e attribuzione sarà possibile restituire ad Andrea Dell'Aste il riconoscimento e il posto che gli spettano nella storia dell'arte.
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