Le Suore Ribelli di Goldenstein: Una Storia di Fuga e Resistenza in Austria

Abbiamo tutti sentito parlare di occupazioni abusive di immobili, come il caso del Leoncavallo di Milano o di Casa Pound a Roma. Tuttavia, le occupazioni abusive non sono una prerogativa italiana, e un caso particolarmente insolito e commovente ha catturato l'attenzione internazionale, coinvolgendo tre suore ultraottantenni in Austria.

Convento-castello di Goldenstein, Elsbethen

Il Convento di Goldenstein e le Sue Occupanti

Il convento-castello di cui parliamo è quello di Goldenstein, nel piccolo comune di Elsbethen, all'immediata periferia sud di Salisburgo. Questo maniero è stato trasformato nel corso dei secoli in residenza per religiose. Le tre suore protagoniste della vicenda - suor Bernadette (88 anni), suor Regina (86 anni) e suor Rita (82 anni) - avevano trascorso gran parte della loro vita in questo luogo.

Suor Bernadette era arrivata al Kloster Goldenstein nel 1948 come studentessa della scuola privata femminile annessa, aperta nel 1877. Suor Regina e suor Rita sono arrivate rispettivamente nel 1958 e nel 1962. Hanno insegnato per decenni nella scuola, e Regina ne è stata anche preside. Le tre suore agostiniane erano rimaste le uniche rappresentanti del loro ordine in Austria, quello delle Canonichesse regolari ospedaliere della misericordia di Gesù.

Il Trasferimento Coatto e il Malessere nella Casa di Riposo

Nel 2022 l'edificio del convento era stato rilevato dall'arcidiocesi di Salisburgo e dall'abbazia di Reichersberg, un monastero agostiniano. Le suore rimaste avevano comunque ricevuto il permesso di continuare a vivere nella struttura. Tuttavia, a dicembre del 2023, la situazione è cambiata radicalmente.

Il prevosto Markus Grasl, del convento di Reichersberg e incaricato di sovrintendere al monastero di Goldenstein, aveva ritenuto che le tre attempate religiose non potessero più vivere da sole nel loro convento. Aveva affermato che il convento non era più adatto a loro a causa delle numerose rampe di scale in pietra e di altre condizioni "troppo precarie" per la loro età avanzata. Di conseguenza, le suore furono trasferite in una casa di riposo poco distante.

Le tre consorelle, però, non stavano bene nella loro nuova sistemazione e dicevano di essere state portate lì contro la loro volontà. Le stanze erano troppo piccole e nella mensa, per la prima volta dopo 60 anni di clausura, si erano trovate a sedere accanto a degli uomini. Suor Bernadette ha dichiarato al quotidiano "Der Standard": "Ho detto che non morirò lì dentro", esprimendo una chiara insofferenza. Era un luogo accogliente e protettivo, ma non la "loro" casa, e sentivano di essere state "relegate" in attesa di esalare l'ultimo respiro.

La Fuga e il Ritorno al Convento

Dopo quasi due anni trascorsi nella casa di riposo, le suore hanno deciso di agire. A settembre del 2025, aiutate da alcuni ex alunni affezionati e da un fabbro, Bernadette, Regina e Rita sono scappate dalla struttura senza destare sospetti e sono ritornate nel loro monastero-castello. Possiamo solo immaginare quanto a lungo avessero elaborato il loro piano di fuga e quanto si fossero dovute incoraggiare l'una l'altra per metterlo in atto.

L'ex allieva Christina Wirtenberger, una delle circa trenta persone che hanno aiutato le suore, ha raccontato che, nonostante le promesse che il trasferimento sarebbe stato temporaneo, dopo quasi due anni le suore erano ancora infelici. Con l'aiuto di un avvocato, giornalisti, un elettricista e un idraulico, il gruppo ha riportato le tre religiose tra le mura che considerano casa. L'episodio è passato da cronaca locale a notizia di rilevanza internazionale.

Le suore Bernadette, Regina e Rita nel convento

La Controversia con la Chiesa

L'atto di ribellione non è rimasto senza conseguenze e ha generato una forte controversia con il prevosto Markus Grasl e l'arcidiocesi di Salisburgo. Grasl ha accusato le religiose di essere venute meno al voto di obbedienza pronunciato al momento della loro consacrazione, esortandole a tornare alla casa di riposo e definendo la loro decisione "del tutto incomprensibile".

Le consorelle hanno però respinto l'accusa, invocando la norma ecclesiastica della "stabilitas loci", un principio che obbliga chi entra in un ordine religioso a rimanere in uno specifico monastero o convento per tutta la vita. Hanno sostenuto che era stato loro promesso di poter rimanere nel convento fino alla morte e che un tale "tradimento" non era mai stato previsto.

Al loro rientro, le religiose hanno anche denunciato la sparizione di molti oggetti personali, inclusi il montascale, ricettari, foto, lettere di ex alunni (tra cui quelle dell'attrice Romy Schneider), documenti e persino i risparmi per le spese quotidiane. La Chiesa ha respinto queste accuse, sostenendo che le stanze fossero state solo "ripulite da cibo avariato e rifiuti" e ribadendo che, in base ai voti, "le suore non dovrebbero avere beni personali, tutto appartiene alla comunità". Il conflitto è stato aggravato dal fatto che, secondo le suore, Grasl avrebbe evitato qualsiasi dialogo diretto, usando i media come unico canale di comunicazione.

Documentario - Suore Carmelitane - 01 - la ricchezza spirituale di Thérèse

Il Fenomeno Mediatico e il Sostegno della Comunità

Il caso delle suore ribelli di Goldenstein ha suscitato un enorme clamore mediatico, parlandone tutti i media austriaci e non austriaci, perfino il New York Times e la BBC. A Grasl ha dato fastidio in particolare la risonanza del caso, ma la popolarità delle suore è cresciuta esponenzialmente, soprattutto sui social media.

Il loro profilo Instagram, creato dai loro aiutanti, ha superato i 100mila follower e oggi ne conta oltre 250mila, pubblicando momenti della loro vita quotidiana, anche piuttosto leggeri, fatta di preghiere, ricordi e orti da rimettere in sesto. Questo successo digitale è un segno evidente del sostegno di una comunità globale che segue ogni aggiornamento.

Le suore sono sostenute da una rete di circa duecento persone, tra ex alunni, volontari e abitanti del paese, che portano cibo, assistenza medica gratuita e fanno da guardia. Perfino la cantante folk Elisabeth von Trapp, nipote della celebre Maria che ispirò Tutti insieme appassionatamente, è andata a trovarle portando rose e un messaggio semplice: "Restate coraggiose". L'unico aspetto critico è la mancanza di sacerdoti disponibili a celebrare messa per loro, poiché molti hanno paura di esporsi e avere problemi con la Chiesa, con l'eccezione di un prete in pensione di 94 anni.

Sviluppi Recenti e l'Attesa della Decisione Finale

Dopo quasi tre mesi di occupazione, la vicenda è ancora in corso. Mercoledì scorso, dopo un incontro a cui hanno partecipato due portavoce delle suore e il sindaco di Elsbethen Matthias Herbst, Markus Grasl ha acconsentito a lasciarle vivere nell'edificio "fino a nuovo avviso".

Tuttavia, il prevosto ha posto alcune condizioni, tra cui il divieto di pubblicare contenuti sui social, di rinunciare a cause legali e di mantenere il silenzio pubblico. Venerdì, le suore hanno pubblicato un comunicato in cui hanno definito la proposta del prevosto un "contratto capestro", ossia un contratto con condizioni estremamente svantaggiose. Hanno affermato che accettare di restare a quelle condizioni avrebbe negato loro in futuro la possibilità di ricorrere a degli avvocati, che la richiesta di chiudere le loro pagine social non aveva "alcuna base giuridica" e le avrebbe private "dell'unica protezione rimasta loro". Per loro, si tratta di "un compromesso che nega la libertà spirituale".

In questo contesto, le suore hanno presentato un esposto formale al Vaticano, accusando Markus Grasl di averle trasferite contro la loro volontà e di aver violato il diritto canonico. Il Dicastero per la dottrina della fede, che si occupa della disciplina religiosa nella Chiesa cattolica, non ha ancora preso una decisione. Tuttavia, secondo le testate austriache, fonti interne alla Chiesa avrebbero fatto sapere che il Vaticano è "in linea di principio" favorevole a concedere alle suore il diritto di rimanere nel loro convento. Si parla anche di una prossima udienza privata in Vaticano con Papa Leone XIV, al quale le suore si erano rivolte confidando nella comune appartenenza all'ordine agostiniano. "Le tre suore sono molto felici di poter recarsi a Roma. Non ci sono mai state prima e il viaggio sarà qualcosa di davvero speciale per loro", ha dichiarato un portavoce delle consorelle, con alcuni donatori anonimi che permetterebbero il viaggio.

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