Storia delle Suore Maddalene e le Figlie di Gesù Buon Pastore di Piacenza

La storia delle Suore Maddalene, oggi note come Figlie di Gesù Buon Pastore, affonda le sue radici nell'opera caritatevole e spirituale della Marchesa Giulia di Barolo e ha un legame profondo con la città di Piacenza, sede della loro Casa Generalizia.

Le origini e la fondazione dell'Istituto

L'opera più cara alla Marchesa Giulia di Barolo (1776-1864) nacque dal desiderio manifestato da alcune giovani ospiti del Rifugio di consacrarsi totalmente al Signore. Chiamate a vivere insieme una vita di preghiera e penitenza, il loro scopo era riparare i propri e altrui peccati ed educare, a loro volta, ragazze abbandonate o in difficoltà.

Nel 1831, la Marchesa costruì una casa vicino al Rifugio. Due anni dopo, nel 1833, le prime quattro postulanti entrarono nella clausura dell'Istituto delle Sorelle Penitenti di Santa Maria Maddalena. Nel 1834, le prime due vestirono l’abito religioso e la guida della nascente congregazione fu affidata alle suore di San Giuseppe.

Nel 1835, su un terreno adiacente al Rifugio, iniziò la costruzione di un nuovo edificio, quello attuale, dove le religiose fecero il loro ingresso nel 1841, dopo che l’anno precedente erano state approvate dall’Arcivescovo le Costituzioni e Regole dell’Istituto. Nel 1847, Suor Giulia Gerbi (1818-1900) fu la prima Superiora scelta tra le Sorelle Penitenti.

Ritratto della Marchesa Giulia di Barolo, fondatrice della congregazione

L'espansione e la nascita delle Suore del Buon Pastore a Piacenza

Secondo il desiderio della Marchesa, l’Istituto si diffuse prima a Cremona (dal 1854) e poi, dopo la sua morte, a Piacenza, Vercelli (1869), Crema (1871) e Vigevano (1879). Fu proprio a Piacenza che, nel 1914, la Comunità, ormai senza più alcun rapporto di dipendenza dalle suore di Torino, si tramutò in un nuovo Istituto: le “Suore del Buon Pastore”, con la propria casa generalizia.

Il carisma e le opere assistenziali della congregazione

Il carisma delle Suore Maddalene, oggi Figlie di Gesù Buon Pastore, si è manifestato nel corso dei secoli attraverso diverse opere caritatevoli e assistenziali, testimoniando un impegno costante verso i più fragili.

Opere storiche e attuali della congregazione

  • Le "Maddalenine" (1843): Già sin dalla fondazione dell’Istituto delle Sorelle Penitenti di Santa Maria Maddalena nel 1833, accanto alle suore vivevano ragazze in difficoltà, tolte a famiglie e ambienti degradati, che ricevevano una formazione umana e cristiana in un clima di affetto e comprensione. La Marchesa di Barolo, ormai vedova, nel 1843 fece costruire un edificio accanto al Monastero delle suore, per accogliere un maggior numero di ragazze. Nacquero così le “Maddalenine”, circa 40 giovani mantenute gratuitamente grazie all'attività delle suore e alle elargizioni della Marchesa.
  • Il laboratorio di San Giuseppe (1857): Questo laboratorio, dedicato a San Giuseppe, fu l'ultimo tassello della cittadella della carità costruita dalla Marchesa attorno al Rifugio. Poteva accogliere più di 100 ragazze, tra i 10 e i 18 anni, che vi svolgevano lavori di filatura e cucito, sotto la guida delle Oblate di Santa Maria Maddalena. Un’ora al giorno era dedicata all’istruzione elementare e alla formazione religiosa, con il guadagno del lavoro destinato alle lavoratrici e il pasto quotidiano gratuito.

Le attività della Casa Generalizia a Piacenza e altre comunità

Oggi, la Casa Generalizia a Piacenza, superato il cancello sulla via e percorso un lungo e spoglio cortile, ospita le Figlie di Gesù Buon Pastore. L’edificio accoglie ragazze madri in difficoltà e i loro bambini, con le suore coadiuvate da volontarie che cercano di favorirne il reinserimento nella vita sociale. Sono ospitate anche, a pagamento, alcune studentesse che qui, specialmente nel giardino interno, possono facilmente trovare pace e concentrazione. Nella parte della Chiesa che un tempo era destinata alla clausura, è stato ricavato un piccolo museo, aperto nel 1994, con ricordi della Marchesa Giulia di Barolo.

Foto della Casa Generalizia delle Suore del Buon Pastore a Piacenza o di attività interne

Anche in altre comunità, come quella storica di Vigevano, il carisma si è espresso in diverse forme: il convento, esistente dal 1879, era inizialmente di clausura, destinato a orfanotrofio femminile. Poi divenne una comunità per minori abbandonati e "centro d'ascolto" ante litteram, trasferendosi nell'attuale sede, in corso Genova, dal 1938 (prima era in via Griona). Offriva ancora pasti caldi e vestiti a chiunque li chiedesse, e ospitava in un pensionato alcune insegnanti precarie o infermiere. Oltre alla carità silenziosa delle suore, conosciute per fare "la questua" nel vicino mercato cittadino raccogliendo spiccioli per i poveri, all’interno del complesso venivano erogati altri servizi essenziali dal punto di vista sociale, anche da parte di Caritas. Vi si trovava la Fondazione Madre Amabile, ad esempio, che accoglieva minori allontanati dalle famiglie.

La recente situazione a Vigevano e il ruolo della casa generalizia di Piacenza

La congregazione delle Suore del Buon Pastore (dette Maddalene), che ha la sua casa generalizia a Piacenza, a causa del calo delle vocazioni e della necessità di razionalizzare le risorse, ha ormai da più di un anno decretato la chiusura dello storico convento di Vigevano (in corso Genova), disponendo la vendita della struttura e il trasferimento delle sei suore, in gran parte anziane, a Piacenza e in altri conventi.

La decisione di chiusura e le motivazioni

Poco più di un mese fa, la comunità di Vigevano ha appreso con stupore, incredulità e dolore la notizia della chiusura della Casa delle suore Maddalene Figlie di Gesù Buon Pastore di Vigevano, su disposizione della Casa Generalizia di Piacenza e del Padre Commissario Gianfranco Lunardon di Roma. La madre generale della congregazione delle Figlie di Gesù Buon Pastore di Piacenza, suor Franca Barbieri, ha scritto una lettera alla diocesi di Vigevano in cui chiarisce l’intenzione di dismettere la struttura e di trasferire le religiose altrove già nei prossimi mesi. La mancanza ormai cronica di vocazioni spinge a prendere scelte dolorose, ha spiegato suor Franca, aggiungendo che l'età e le condizioni di salute delle suore vigevanesi non sono compatibili con il concetto di mantenere comunità sufficientemente numerose. Verranno trasferite, bisognerà vedere dove, forse qualcuna alla "casa madre", a Piacenza, dove potranno essere meglio accudite.

Reazione della comunità e delle suore

A Vigevano la notizia si è rivelata un fulmine a ciel sereno. Alcune delle sei suore che ci abitano sono lì da sempre; suor Anna e suor Mariangela, ad esempio, sono novantenni e vivono tra queste mura da quando erano ragazzine. Le suore hanno più volte manifestato la volontà di "continuare la loro missione presso la nostra comunità che le ha sempre considerate un punto di riferimento, così come lo vogliono migliaia di cittadini". L’ordine non solo è stato osteggiato dalle suore vigevanesi ma è anche stato messo in discussione dagli oltre tremila cittadini che hanno firmato una petizione coinvolgendo le istituzioni locali e scrivendo in Vaticano. La vicenda è salita alla ribalta delle cronache nazionali. A fronte del rifiuto di tornare a Piacenza e lasciare libero il convento messo in vendita, la casa generalizia ha dovuto desistere dal richiamo forzato.

Sviluppi e mediazione

La Diocesi di Vigevano aveva approvato la richiesta di trasferimento fatta dalla madre generale suor Franca Barbieri. Non si sa che vittoria sarà ma le suore del Buon Pastore di Vigevano, ormai conosciute come le "suore ribelli", hanno vinto, non verranno richiamate a Piacenza, almeno questo sarebbe l’intendimento formatosi nelle ultime ore. La congregazione delle “Maddalene” ha aperto alla proposta della Diocesi di Vigevano di portare avanti il carisma delle suore, ovvero tutte le attività fiorite intorno al convento di corso Genova. La generale suor Franca Barbieri, dalla casa madre di Piacenza, ha informato formalmente la Diocesi di essere disposta a valutare il passaggio del patrimonio immobiliare dalle Figlie di Gesù Buon Pastore alla Diocesi stessa, dando risposta alla proposta avanzata lo scorso giugno dal vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, con la quale si vorrebbe mantenere la presenza delle “Maddalene” attraverso le loro opere.

Nonostante ciò, la partenza appare inevitabile e nei giorni scorsi la Congregazione ha ribadito la volontà di trasferire le consorelle vigevanesi e di interrompere la presenza a Vigevano, richiamandole al voto di obbedienza e di conseguenza ad accettare lo spostamento che, a quanto pare, sarebbe imminente. È un momento doloroso: sicuramente per le suore stesse, per tutte le anime che ruotano attorno alla comunità e per tutte quelle persone che dalle suore in questi anni hanno ricevuto attenzione e conforto.

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