Il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno rappresenta un'eccezionale testimonianza del Rinascimento lombardo, frutto del lavoro di artisti di primo piano dell'epoca. La sua storia, iniziata attorno al 1460, è legata a un evento miracoloso che portò il popolo di Saronno a edificare un tempio in onore della Madonna.
Origini e Fondazione
La storia del Santuario prese avvio intorno al 1460, quando un giovane di nome Pedretto, affetto da una grave malattia, ricevette in sogno l'indicazione di costruire una chiesa in onore della Madonna della Strada Varesina. Dopo che una prima "chiesuola" crollò per ben tre volte, i saronnesi formarono un comitato di deputati per erigere un tempio degno. L'8 maggio 1498 fu posta la prima pietra.
Un aspetto significativo e insolito della fondazione fu la decisione di affidare l'amministrazione delle offerte per la costruzione a sei deputati eletti dall'assemblea dei capi famiglia del borgo, garantendo così una gestione laica delle risorse.
Architettura e Struttura
Il Nucleo Rinascimentale
Il complesso fu edificato in tre fasi principali. La prima parte, quella rinascimentale, risale al periodo tra il 1498 e il 1516. Questo nucleo comprendeva l'abside, il presbiterio, l'antipresbiterio, la cupola con il suo tiburio e il campanile.
Il progetto iniziale del santuario, dalla pianta a croce latina, prevedeva un vano quadrato coperto da una cupola con un tiburio esterno poligonale. La planimetria e i suoi rapporti proporzionali, studiati con riferimenti alla sezione aurea, suggeriscono la paternità di un architetto di profonda cultura umanistica, stilisticamente legato ai modelli lombardi. Si ipotizza che possa trattarsi di Giovanni Antonio Amadeo, che fu impegnato nella fabbrica del Duomo di Milano.
L'elegante tiburio, ultimato nel 1508, conferisce all'edificio l'inconfondibile impronta del rinascimento lombardo. Esternamente, il tiburio dodecagonale, che sorregge la cupola, è decorato con una fascia di bassorilievi a rombo e un loggiato esterno, diviso da bifore con eleganti colonne decorate con protomi angeliche. Sopra di esse, due livelli di falde si chiudono su una lanterna a base esagonale con oculi ciechi e una doppia calotta.
Ampliamenti Successivi
Il crescente afflusso di fedeli portò i deputati del Santuario ad intraprendere un progetto di ampliamento. Nel 1556, l'edificio fu allungato di tre campate su tre navate, con l'aggiunta della sacrestia. Successivamente, tra il 1570 e l'inizio del 1600, furono aggiunte altre due campate e realizzata la facciata.
La costruzione di un edificio a tre navate che si sviluppa su cinque campate fu fortemente promossa da Carlo Borromeo, noto per il suo attaccamento al santuario.
La Facciata
Alla progettazione della facciata fu chiamato l'architetto Pellegrino Tibaldi, noto anche come il Pellegrini. La costruzione iniziò nel 1596 e durò fino al 1613. Lo stile adottato dal Pellegrini per la facciata si ispira a canoni classici, tardo rinascimentali, ed è fortemente teso a sottolineare la maestosità dell'edificio sacro.
La facciata manierista, realizzata nel 1595, si sviluppa su due ordini. I cantonali e la partizione centrale sono scanditi da colonne binate di grandi dimensioni: doriche nel primo ordine e ioniche nel secondo. Le colonne sorreggono fregi dorici e ionici, rispettivamente. Il portale centrale è racchiuso da un protiro con pilastri rastremati e telamoni, sopra il quale si erge un ampio frontone. Due nicchie ai lati del protiro ospitano le Sibille, mentre i tre portali sono sovrastati da timpani spezzati con rilievi che rappresentano episodi significativi della vita della Vergine.
Furono avanzati, subito dopo il completamento della facciata, rilievi critici da parte di alcuni deputati che la giudicavano "alquanto tozza", in contrasto con l'armoniosa eleganza del tiburio. Nel 1630, per ovviare alla supposta pesantezza della facciata, Carlo Buzzi progettò il rialzo della balaustra mistilinea che regge la statua dell'Assunta e quelle di due coppie di angeli che suonano la tromba.
Opere d'Arte e Decorazioni
La Cupola e il "Concerto degli Angeli"
La cupola del Santuario è affrescata da Gaudenzio Ferrari con il celebre "Concerto degli Angeli". Questo imponente affresco, realizzato nel 1535, presenta tre girotondi di angeli festanti e musicanti che accompagnano l'Assunta nell'incontro con l'Eterno Padre.
Il tema iconografico degli angeli musicanti era congeniale a Gaudenzio Ferrari per rappresentare il Paradiso. Nel progetto da lui ideato, il numero delle statue lignee è ridotto all'essenziale. Nelle nicchie del tamburo della cupola trovano spazio solo la figura del Padre Eterno al centro e quella dell'Assunta. L'attenzione del visitatore è catturata dal vortice coloratissimo delle presenze angeliche, con cinquantasei diversi strumenti musicali, alcuni riconoscibili come antichi, altri frutto della fantasia dell'artista.
Non c'è un'intenzione realistica nel rappresentare un così gran numero di concertisti; piuttosto, la loro moltitudine è una metafora di una babele di linguaggi musicali che si compone in una divina armonia. Il senso gioioso della rappresentazione si esprime nel gioco della varietà di strumenti e nella "disordinata armonia" dell'insieme.
I lavori per il riposizionamento della statua lignea "Padre Eterno" al centro della cupola sono iniziati nel giorno della pubblicazione di questo testo. Visto che questi interventi necessitavano di un ponteggio a 14 metri d'altezza sull'altare, si è pensato di aggiungere un "piano" per realizzare un intervento di pulizia dell'affresco "Concerto degli Angeli" di Gaudenzio Ferrari.
La scultura del Padre Eterno era stata rimossa dal centro della cupola il 9 luglio precedente. Le sue condizioni di conservazione erano apparse preoccupanti, tanto che tra i cherubini era stato trovato un nido di piccioni. La restauratrice Carola Ciprandi ha spiegato che, complice l'apertura all'esterno, la scultura era malridotta non solo per i segni del tempo ma anche per i problemi provocati dai piccioni. Le mani, ad esempio, erano letteralmente ricoperte di guano.
L'intervento sulla scultura non è stato semplice, non solo per le grandi dimensioni (un diametro di oltre due metri) ma anche perché è composta da diversi pezzi: la testa, la parte inferiore con il panneggio, l'aureola e i 24 raggi del disco. Impacchettati singolarmente, sono stati portati in un laboratorio dove sono stati sottoposti a pulizia e restauro per tre mesi. Per operare con tranquillità e sicurezza, è stata temporaneamente chiusa ai fedeli la zona dell'altare.

Decorazioni Pittoriche
Le principali opere eseguite per il santuario mariano riguardano la vita della Madonna. Si riconosce, nell'impaginazione di queste scene, la grande vena narrativa di Bernardino Luini, con una moltitudine di personaggi disposti su piani diversi, caratterizzati da abbigliamenti coloratissimi e volti di vivace espressività.
Osservando lo Sposalizio della Vergine, si nota l'espressione dei pretendenti delusi, priva di rancore e con un accenno di sorriso, ottenuto con la tecnica dello "sfumato" leonardesco. È stata sottolineata la grande padronanza delle tecniche prospettiche da parte del Luini.
Dalla Cappella Maggiore si evince come tutto l'apparato decorativo risponda a un progetto iconografico e artistico unitario, legando strettamente soluzioni pittoriche e architettoniche.
Tra le finestre, nelle lunette della volta a botte, sono collocati in coppie i Quattro evangelisti e i Quattro Dottori della Chiesa.
Le volte dell'abside, del presbiterio e dell'antipresbiterio furono affrescate da Alberto da Lodi. Le pareti presentano opere di Bernardino Luini, tra cui Angeli serventi, santa Apollonia, santa Caterina d’Alessandria, i quattro Dottori della Chiesa, gli Evangelisti, Sibille, Virtù, la Presentazione di Gesù al Tempio, l’Adorazione dei Magi, il Ritrovamento di Gesù fra i dottori nel Tempio e lo Sposalizio di Maria.
Nel 1531, Luini affrescò anche le figure dei santi Sebastiano, Cristoforo, Antonio abate, Rocco e la volta della cappella dell’Ultima Cena.
Nella cupola lavorarono Gaudenzio Ferrari e successivamente Bernardino Lanino.
Bernardino Lanino intervenne nel 1547.
Nel 1631, il pittore Vincenzo Ciniselli affrescò la volta della navata con il ciclo dei simboli mariani.
Due componenti della famiglia Legnani hanno lasciato opere nel Santuario: Ambrogio Legnani è l'autore della tela "Sant'Anna che educa Maria Bambina" (1675), collocata nell'altare di sinistra; di Stefano Maria Legnani sono l'angelo che annuncia a Sant'Anna la maternità di Maria e, nell'altare di destra, Zaccaria che impone il nome al Battista (1691).

Sculture e Gruppi Lignei
Nel 1531, Andrea da Milano (o Andrea Corbetta) fu incaricato di scolpire un articolato gruppo di statue lignee raffiguranti la scena dell'Ultima Cena, da collocare nella cappella sinistra. Questo completava il lavoro, realizzato dallo stesso scultore, nella cappella simmetrica a destra, che contiene la Deposizione di Cristo dalla Croce.
Il gruppo del Compianto sul Cristo morto (o della Deposizione dalla Croce) occupa la cappella destra. Andrea da Milano riprende un tema molto diffuso nei gruppi scultorei dell'epoca, ispirandosi verosimilmente al modello di Agostino de Fondulis.
Il gruppo appare oggi, in alcune sue parti, poco coerente (ad esempio nelle figure, più piccole, degli angeli che portano i simboli della Passione). Esso ha subito varie risistemazioni; inizialmente comprendeva un numero molto più ampio di statue che componevano scene diverse della Passione: oltre al Compianto, la scena del Calvario e quella della Discesa al Limbo.
Il gruppo di Cristo e dei Dodici si dispone lungo una tavola a forma di U, sopraelevata attraverso un rialzo di legno, accentuando il senso di profondità spaziale della scena. Le 13 statue lignee sono a grandezza naturale, realizzate a tutto tondo con nicchia scavata all'interno e abbigliate con vesti e manti decorati a ramage, gigli e fiori. La mensa è formata da tre tavoli lignei accostati, sostenuti da gambe con un motivo vegetale dorato, e sui cui ripiani sono adagiati un agnello e dei pani.
Le venti statue dei Profeti e delle Sibille, collocate nelle nicchie del tamburo della cupola, sono opere di Giulio da Oggiono e dipinte da Alberto da Lodi.
Il Campanile e le Campane
Il campanile, situato sul lato settentrionale della chiesa, ha un impianto quadrato e si sviluppa verticalmente con paraste angolari e marcapiani. I primi tre ordini sono intonacati, con laterizio facciavista, mentre l'ordine superiore presenta strette aperture rettangolari.
Il campanile fu concluso nel 1516 ed era alto 47 metri, rendendolo la struttura più alta di tutta Saronno. Fu realizzato ad inizio Cinquecento da Paolo Della Porta.
Agli inizi del 1555 la primitiva campana maggiore si ruppe e venne rifusa nello stesso anno. Nel 1567 risultano esserci sul campanile tre campane. Le tre campane furono rifuse nel 1585 per farne due più grosse. Non è noto il nome del fonditore, ma è lo stesso che fuse nel 1582 la campana posta nella torre dei monaci della basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
Nel 1617 si decise per la fusione di una nuova campana, più grande delle due esistenti, realizzata in loco dal fonditore Nicola Bonavilla. Contemporaneamente venne fusa una campanella da usare come richiamo. Queste due vennero posizionate nella lanterna. Ma la campana maggiore già nel 1619 si crepò e venne rifusa a Milano, sempre da Nicola Bonavilla. Nel 1639 risultava stonata a causa di una crepa.
Nel 1903 vennero sostituiti i ceppi lignei con ceppi in ghisa e nel 1922, nel corso del restauro della torre, venne rifatto il castello, portando la campana maggiore dalla lanterna alla cella inferiore con le altre due.
La campana usata come richiamo rimase nella lanterna fino all'ottobre 2010, quando, essendo in disuso, venne calata dal campanile e posta nel chiostro del santuario.
L'Orologio
Nel 1594 si decise di dotare il Santuario di una piccola torretta per ospitare l'orologio, dotata di una campanella per il battito delle ore, anch'essa fusa nel 1594.
Nel 1650, in seguito a un sopralzo del portico, per ragioni estetiche si decise di ampliare la torre dell'orologio, con le stesse fattezze della prima, lo stesso orologio e la stessa campana.
Nel 1757, siccome l'orologio continuava ad essere irregolare e la sua riparazione era costosa, si decise di costruire un nuovo orologio da posizionare sul campanile. La torre dell'orologio venne abbattuta e della campana non si hanno più notizie.
Nel 1769, allo scadere del contratto di manutenzione del nuovo orologio, si decise per la ricostruzione di una nuova torre apposita e il trasferimento dell'orologio su questa. La nuova torre venne costruita dov'era la precedente.
La Storia dei Restauri e degli Interventi
Il Santuario ha visto succedersi, nella direzione dei lavori, importanti architetti quali Giovanni Antonio Amadeo, Vincenzo Seregni e Pellegrino Tibaldi. La sua storia è stata oggetto di studi approfonditi, culminati in pubblicazioni che ne descrivono le opere e la evoluzione architettonica.
Recentemente si è conclusa una vasta campagna di restauri che ha interessato il complesso.