Il rapporto tra il clero e la vita religiosa dei laici in Italia ha attraversato secoli di profonde trasformazioni, riflettendo le evoluzioni sociali, politiche e culturali del paese. Questo legame, a volte armonioso e a volte conflittuale, è stato un elemento cardine nella definizione dell'identità religiosa e civile italiana.

L'Età della Restaurazione e le Nuove Sensibilità
L'età della Restaurazione, in linea molto generale, si può dire che la religione ufficiale della Chiesa non è in grado di corrispondere alle aspirazioni umanitarie e democratiche che il liberalismo ottocentesco avanza nella sfera della politica. È certo che la Restaurazione avviene all'insegna di una rinnovata alleanza tra il trono e l'altare, ma già a partire dagli anni Venti, il movimento costituzionale preme per una trasformazione dei rapporti tra l'autorità civile, i fedeli e la Chiesa. Nel Regno di Sardegna, un esempio sono le leggi Siccardi del 1850. Sul piano della storia spirituale, l'età della Restaurazione è feconda di conversioni ed esprime un bisogno diffuso di fede e di consolazione attraverso la fede.
Il Romanticismo Cattolico e le Figure Chiave
Il rapporto tra il cristianesimo e le nuove correnti ideologiche del secolo è dunque complesso. Il Risorgimento italiano conoscerà un'importante corrente cattolico-liberale di cui Alessandro Manzoni è una delle testimonianze più significative. Nipote per parte di madre del grande autore del trattato Dei delitti e delle pene, Cesare Beccaria, e cresciuto in un ambiente intellettuale di spiriti illuministici, Alessandro Manzoni testimonia con la sua conversione le inquietudini e le aspirazioni spirituali dell'età della Restaurazione. Della sua conversione una lunga tradizione scolastica ha tramandato la scena altamente drammatica della chiesa di San Rocco, entrato nella quale lo scrittore, dopo un'affannosa preghiera si levò da terra credente. In realtà, il cristianesimo di Manzoni è l'acquisto di una «lunga pazienza», che ha il suo fondamento in una profonda meditazione del Vangelo. Chateaubriand ha un ruolo decisivo nella nascita del romanticismo cattolico francese e più in generale nella nuova forma che assume la sensibilità europea dell'età della Restaurazione.
Evoluzione della Devozione e del Ruolo Femminile
Il confronto è molto aspro. Innanzitutto la disputa che nei due secoli precedenti ha opposto giansenisti e antigiansenisti si conclude nell'Ottocento con la vittoria delle correnti antirigoriste. La devozione del Sacro Cuore, sviluppatasi alla fine del Seicento in Francia, riceve un grande impulso dal papato di Pio IX. I destinatari di questo nuovo movimento della devozione sono soprattutto le donne e i giovani. Alle donne la Chiesa affida la difesa della religione nella famiglia e nell'educazione della gioventù. La mobilitazione delle donne rappresenta la vera novità della vita religiosa dell'Ottocento, che vede la nascita di molte congregazioni femminili. Il movimento parte anche in questo caso dalla Francia, ma i nuovi sodalizi si diffondono ben presto in Italia. Il rinnovamento riguarda anche l'apostolato dei laici. Tra gli strumenti fondamentali di questo apostolato c'è, accanto al culto della Madonna, il Rosario, preghiera devozionale a carattere litanico di origini tardo-medievali molto diffusa nel Seicento, e che ha una nuova e importante diffusione proprio nell'Ottocento.
Il Clero e la sua Trasformazione
Anche dal punto di vista della situazione del clero, la Chiesa sotto la sfida delle nuove ideologie ottocentesche è costretta ad intervenire. La pletora sacerdotale di antico regime va scomparendo. Tra il 1814 e il 1818 opera la Sacra Congregazione per la riforma dei religiosi, di cui fu segretario Giuseppe Antonio Sala. C'è un nuovo investimento sulle parrocchie e sul ruolo dei parroci. Per gli strati più colti dei fedeli ci sono le opere ascetiche e agiografiche. Per gli strati popolari si provvede per mezzo della forte diffusione degli almanacchi. Ad uno sguardo proiettato su di una più lunga durata, tuttavia, già nell'Ottocento appaiono segni eloquenti di un declino della fede e della pratica religiosa. L'Italia resta un paese di forte tradizione cattolica e in aree rurali di più solido radicamento religioso come il Veneto, la stragrande maggioranza della popolazione, ancora alla fine del secolo, si accosta ai sacramenti. Per tutto l'Ottocento, il latino resta il grande muro di divisione eretto tra i fedeli e il celebrante che dà all'esperienza della messa un tratto tipicamente devozionale.

Le Sfide del Novecento e il Rinnovamento Cattolico
A cavallo fra Otto e Novecento, Bergamo e provincia conservavano un tessuto religioso tradizionale. La città, tuttavia, mostrava segnali di rinnovamento sociale e risveglio culturale. Il cattolicesimo urbano si trovava sollecitato da un'intesa clerico-moderata che, inaugurata a fine Ottocento, negli anni era divenuta una vera e propria egemonia amministrativa. I principali esponenti del clero urbano dilatarono la pastorale di Camillo Guindani verso un aggiornamento della presenza cattolica nel cambiamento sociale.
La Crisi degli Studi Teologici e il "Rinnovamento Cattolico"
Proponendo panoramiche sulle Riflessioni sulla cultura religiosa in Italia, don Emilio Guano stilava, da operatore e osservatore di prima fila, un bilancio ponderatamente polemico. Egli registrava all’attivo una tradizione radicata e ramificata di studi storici anche locali, la voga recente delle ‘collezioni’ di classici, una prudente ripresa della critica biblica, perfino un insediamento extra moenia come la storia delle religioni. In senso opposto contabilizzava la cospicua incidenza della voce traduzioni sul totale dell'edito circolante, il prevalere dell’approccio erudito, e in genere di una produzione riservata al pubblico colto. Soprattutto, lo stallo delle scienze teologiche, temi e testi, a livello sia speculativo che esegetico. A conclusione una sentenza, all’epoca si può dire già passata in giudicato, di «poca vitalità degli studi di religione e della cultura religiosa in Italia». Le ragioni riandavano a «circostanze di storia religiosa» nazionale: anzitutto «l’assenza di stimolo polemico o bisogno di difesa», quindi un presunto «pacifico possesso della verità rivelata», e a corollario, una «vita religiosa spesso troppo superficiale e formalista». Inoltre, «troppo pochi nel clero italiano quelli che potessero dedicarsi e si dedicassero a una vita di studio metodico, costante, scientifico di problemi religiosi» e «troppo staccata la massa del clero italiano dalla vita culturale del laicato, coll’effetto di rendere meno viva e attiva la cultura religiosa del clero, e meno religiosa la cultura dei laici».
Quando il Parlamento licenziò la legge che aboliva le facoltà teologiche nel territorio del Regno (1873), gli studenti iscritti non erano ormai più di una dozzina su dieci sedi. Questo era un sintomo di un problema di più lungo periodo, che la nuova Italia ereditò e inasprì, consegnando al monopolio della istruzione e predicazione cattolica tutto il sapere religioso. Questo problema intese reagire quello sciame di relazioni e aggregazioni prevalentemente intellettuali che si usa ricomprendere alla voce ‘rinnovamento cattolico’, variamente intrecciato alla ‘crisi modernista’ a cavallo tra Otto e Novecento. La condanna ecclesiastica, con la pronta solidarietà della cultura laica più accreditata, ha determinato con la dispersione dei novatori l’arretramento e lo stallo di una figura diversa di sapere religioso.
20210416 BYOBLU CON HANS KÜNG IL MODERNISMO HA INFILTRATO LA CHIESA CATTOLICA – don Curzio Nitoglia
Intellettuali Cattolici e Nuove Forme di Socializzazione
La presente ricognizione assume come il proprium di un cenacolo intellettuale l’esercizio di un sapere (religioso) di cui esso sia o si consideri titolare per competenza acquisita o maturata esigenza; esercizio libero, di preferenza agerarchico, condiviso in forme private o almeno ‘reservate’. Il menzionato ‘rinnovamento’ ha il vantaggio di coincidere cronologicamente con la nascita del moderno ‘intellettuale’ come figura pubblica. L’‘area di ricerca, libera in apparenza dalla ortodossia e soprattutto libera, o non immediatamente riconducibile, alla chiesa, un’area il cui confine non era dettato dai dogmi, ma dall’esperienza: problema religioso ed esperienza religiosa sembravano avere dimensioni più ampie della stessa fede e certamente della appartenenza confessionale.
A questo campo, che appariva vastissimo, potevano accedere tutti: uomini e donne, colti e sprovveduti, ricchi e poveri, ed esso era aperto alla filosofia, alla psicologia, anche alle scienze occulte. La stilizzazione pare ricalcata sull’esperienza dell’‘Unione per il bene’, l’associazione sorta in casa della scrittrice valdese Dora Melegari nel 1894. Questa ne riferirà nel diario romanzato A raccolta (1899) e ne tradurrà l’esperienza a Venezia e poi a Milano. Le riunioni continueranno per qualche tempo in casa di Giulio Salvadori, con un più accentuato carattere di meditazione biblica, il padrone di casa spiegandovi i vangeli festivi, Luigi Costantini le lettere paoline, primi laici a farsi esegeti e divulgatori del testo sacro, anche con il parallelo sodalizio degli ‘Operai della parola’. Tutto appare significativo di questo precoce crogiolo. La preminenza dei laici anzitutto, e tra i laici, delle donne, non più secondo i circuiti della tradizionale sociabilità femminile. Nell’‘Unione’ l’elemento femminile ha piuttosto un ruolo di trascinamento, evidente soprattutto in quel primato della preoccupazione pedagogica. Vien fatto di associare a questi nomi, come per affinità elettiva, quello di don Brizio, l’apostolo itinerante nella cui figura si richiamano e si confondono il Benedetto del romanzo di Fogazzaro, il Francesco rivelato a un’intera generazione da Paul Sabatier, il Tolstoj che ispira molte delle sue comunità educative. Il rapido turn over delle quali, in varie zone d’Italia, unito al fascino della testimonianza e predicazione di lui, e alla sintonia privilegiata con l’animo femminile, fanno sì che «non si [sia] lontani dal vero dicendo che la sua presenza compare misteriosamente ovunque c’è un nucleo di coscienze pensose».
L'intervento che nacque da una battuta di don Brizio portò al risanamento autogestito il quartiere dei ‘buzzurri’ di recente immigrazione nella capitale, ammassati sulla Tiburtina in condizione abiette (lo stesso quartiere S. Lorenzo da cui partì, qualche anno dopo, l’esperienza montessoriana degli asili). La componente interconfessionale, e quindi lo svincolamento dall’autorità ecclesiastica, erano una vocazione nativa per l’Unione. Il circolo San Sebastiano, fondato verso la fine degli anni Ottanta da Francesco Faberj non ancora sacerdote, Filippo Ermini poi valente medievista, don Ruggero Rossetto primo assistente ecclesiastico, organizzava l’intelligentsia cattolica anzitutto universitaria, secondo un proposito di testimonianza culturale che accoglieva il moderno inquadramento dei saperi e schivava le questioni politiche. In tal senso, sia la Fuci di Romolo Murri, che ne rampollò direttamente verso la metà degli anni Novanta, sia la ‘Società cattolica italiana per gli studi scientifici’ del Toniolo, che ne raccolse il testimone alla fine dello stesso decennio, ne tradivano in parte l’eredità. L’anima del circolo era il laico Giulio Salvadori, letterato di buona reputazione allora già quasi trentenne, tornato alla fede nel 1885 dopo aver attraversato lo sparigliamento delle identità promosso dal giornalismo sommarughiano.
Figure Episcopali nel primo Novecento
Giacomo Maria Radini Tedeschi fu uno dei più importanti vescovi italiani del primo XX secolo. Nato a Piacenza nel 1857, membro di una rilevante famiglia aristocratica locale, ottenne la sua educazione ecclesiastica durante il pontificato di Pio IX, diventando un forte sostenitore del movimento cattolico anti-unitario (Intransigenti). Vice-presidente dell'Opera dei Congressi e membro della Segreteria di Stato della Santa Sede, perse la sua crescente posizione a Roma all'inizio del pontificato di Pio X e dei cambiamenti connessi nella struttura della Curia Romana. Inviato a Bergamo come vescovo locale, svolse un ruolo significativo nei campi della vita pastorale e delle lotte sociali. Il suo segretario, il giovane futuro papa Angelo Roncalli, lo vedeva come un vero modello di guida ecclesiastica di ampie vedute. Un vescovo precedente, Giovanni Fontana (1537-1611), proveniente dalla provincia di Modena, fu vicario di san Carlo Borromeo a Nonantola, poi a Milano, diventando il suo perfetto discepolo. Dal 1589 fu vescovo di Ferrara, cercando di applicare lì tutto ciò che aveva imparato alla scuola di san Carlo.
Il Dopoguerra e le Trasformazioni Post-Conciliari
Nel dopoguerra europeo, Tony Judt descrive i caratteri delle violenze sommarie, quando «nell'intervallo tra la ritirata delle armate tedesche e l'instaurazione di un controllo effettivo da parte degli eserciti alleati, le frustrazioni popolari e le vendette personali sboccarono in un episodio breve ma sanguinario di regolamento dei conti». Al di là delle specificità nazionali, le grandi questioni (le violenze contro il nemico "interno", l'organizzazione dell'epurazione, la celebrazione dei processi di guerra e l'assegnazione delle responsabilità) toccavano tutti i paesi usciti dal conflitto. Queste dinamiche influenzarono anche il ruolo dei cattolici antifascisti italiani (1943-1948).
Laicismo e Gerarchia Ecclesiastica
Nell'autunno del '57 sulla bocca del cardinal Siri era comparso un imperativo destinato a rovesciarsi sui lavori della Conferenza episcopale che di lì a qualche tempo egli stesso avrebbe presieduto: «Vincolare le coscienze degli elettori». «Lungi da noi - proseguiva il vescovo di Genova - il pensiero di volerci sostituire ai politici. Ma poiché la maggior parte degli elettori ha dato il voto dietro nostra indicazione, ora dobbiamo esigere chiarimenti e garanzie». Questo era uno dei venti che soffiavano sulle agitate acque italiane in quegli anni di radicale trasformazione. Nelle stanze della Domus Mariae iniziava a farsi strada il progetto di elaborare un pronunciamento ufficiale che consentisse ai vescovi di continuare a tenere le redini del gioco. Nel 1960 avrebbe visto la luce la lettera collettiva dell'episcopato sul laicismo che, come ha scritto Giovanni Miccoli, incarna perfettamente l'orientamento di una gerarchia - quella dei vescovi italiani - «arroccata sulle posizioni delle grandi mobilitazioni cattoliche della fine degli anni Quaranta». Un episcopato pervicacemente pacelliano pareva non riconoscere, o quanto meno non cogliere fino in fondo, i cambiamenti in atto nella Chiesa di quegli anni e il solo fatto che nel testo finale della collettiva non vi fosse alcun cenno all'indizione del Concilio mostra una divaricazione tra la CEI e il pontificato giovanneo.
Il Dissenso Cattolico e i Preti Operai
Il volume Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria dalle origini alla metà del XX secolo offre i momenti fondamentali della vicenda storica della Chiesa nell’odierna regione Umbria. Tra le fasi individuate, l’età contemporanea mostra come la Chiesa abbia saputo passare da un atteggiamento di opposizione alla modernità a uno stile di dialogo con il mondo. In questo contesto di rinnovamento, emerge il fenomeno dei preti operai. In Emilia Romagna, ad esempio, i preti operai si collocano «tra rinnovamento pastorale e contestazione politica». Questo movimento fa parte di un più ampio quadro di dissenso cattolico tra contestazione politica e riforma della Chiesa, in un periodo segnato dal progessismo cattolico in Europa occidentale durante e dopo il Concilio Vaticano II. Fede e politica si intrecciano nella contestazione postconciliare (1965-1969), ma esiste anche una tradizione e reazione: l'altro dissenso. Esperienze come «Una comunità in ricerca: l'esperienza torinese del Vandalino» o «Il dissenso cattolico a Genova (1968-1975)» e «Il progressismo cattolico a Venezia» testimoniano la complessità del panorama religioso e sociale italiano post-Concilio.