Le Comunità di Medjugorje e l'Opera di Suor Elvira

A Medjugorje, un luogo divenuto meta di pellegrinaggi internazionali in onore della "Regina della Pace", si respira un'atmosfera di amore, condivisione e solidarietà che avvolge l'intero villaggio. Qui, persone provenienti da ogni parte del mondo condividono le loro esperienze spirituali e raccontano come la Madonna ha cambiato le loro vite. Sono storie di conversione, di guarigione, di perdono e di speranza. Un fenomeno non meno importante, fiorito dai messaggi della Gospa in oltre trenta anni di apparizioni, è la nascita e lo sviluppo di molti istituti, comunità e associazioni che operano con lo spirito dei suoi messaggi.

Tra le numerose realtà presenti, spicca la Comunità Cenacolo di Suor Elvira, un'opera nata per ridare speranza a migliaia di giovani che si erano perduti nella palude della droga e dell'emarginazione.

La Nascita e la Filosofia della Comunità Cenacolo

Fondazione e Scopo

La Comunità Cenacolo è stata fondata da Suor Elvira Petrozzi nel 1983 a Saluzzo (CN) in Italia. Nasce come risposta all’urlo di disperazione di molti giovani, drogati, delusi dalla vita, provenienti da situazioni di disagio e alla ricerca di una rinascita personale. Suor Elvira ha voluto che la sua comunità divenisse un luogo di accoglienza, di speranza e di rinascita per tutti coloro che si erano persi nel mondo dell’emarginazione, della droga e della solitudine.

Principi Fondamentali

La filosofia della Comunità Cenacolo si basa su alcuni principi cardine:

  • Gratuità e Provvidenza: A tutti i giovani accolti non viene richiesta nessuna retta e non vengono percepiti contributi pubblici. La Comunità vive esclusivamente grazie alla provvidenza di benefattori che devolvono offerte di ogni genere, dal vestiario agli alimenti. Queste donazioni arrivano continuamente e in abbondanza, tanto che molte volte vengono ulteriormente devolute ad altre associazioni della zona.
  • Lavoro e Sacrificio: I fabbricati in cui vivono i ragazzi sono costruiti con la pietra della zona, direttamente dagli stessi ospiti della Comunità. Il lavoro è visto come un mezzo per comprendere il valore della fatica e del sacrificio, unendo gli uni agli altri.
  • Riscoperta dei Valori: La vita nella comunità si alterna tra momenti di preghiera e momenti di lavoro, in un vero “ora et labora”. Si vuole ricreare lo spirito della famiglia, spesso mancato alle persone accolte, riscoprendo i valori dell’amicizia, dell’impegno e del sacrificio personale. La comunità non è solo un luogo di recupero sociale o di semplice assistenza, ma una vera "scuola di vita" dove ritrovare dignità, pace, amore e gioia di vivere.
  • Disciplina e Concentrazione: In Comunità non esiste la TV, non si bevono alcolici, non si fuma e non ci sono giornali. È permessa la visione di un film a settimana, per non essere distratti da cose esterne e concentrarsi maggiormente su sé stessi, ottenendo maggiori benefici personali.

Suor Elvira chiama questi centri “Scuole di vita“ e “Cammino di resurrezione“, sostenendo che non basta togliere i giovani dalla droga, ma si deve offrire loro la possibilità di sperimentare esperienze forti di vita quotidiana, nella fatica e nel sacrificio, con la preghiera e l’Adorazione Eucaristica che saranno per loro mezzo di sostentamento.

Foto di gruppo di giovani al lavoro in una comunità del Cenacolo

Espansione e Riconoscimento

Quello che all'inizio fu solo una casa a Saluzzo, ristrutturata con il lavoro dei ragazzi accolti, non bastò più a fronte delle numerose richieste. Così le case della Comunità si moltiplicarono prima in Italia, poi in Europa e in altri continenti. Attualmente, le fraternità sono oltre 60, presenti in circa 20 paesi del mondo, un vero miracolo di "moltiplicazione".

Nelle comunità europee, migliaia di giovani con profondo disagio esistenziale, spesso a causa della droga o dell’alcolismo, trovano accoglienza, e negli ultimi tempi anche coloro che sono schiavi del gioco d’azzardo. In America Latina, la Comunità accoglie i bambini di strada, gli orfani e i fanciulli abbandonati, oltre ai giovani in disagio. In Africa, una comunità in Liberia accoglie bambini orfani.

Nelle comunità collaborano centinaia di persone, tra cui giovani volontari, laici missionari, famiglie, sacerdoti e sorelle consacrate, che dedicano la loro vita a quest'opera di carità. La Comunità Cenacolo è stata riconosciuta presso il Pontificio Consiglio per i Laici nel 2009. Al suo interno è nata anche un’Associazione orientata alla vita religiosa femminile, denominata Suore Missionarie della Risurrezione.

Ogni estate, presso la Casa Madre di Saluzzo, si svolge la “Festa della Vita”, un evento di “quattro giorni” con momenti di preghiera, testimonianze, catechesi, canti, danze e musical, alla quale partecipano migliaia di persone.

Suor Elvira: La Madre dei Perduti

Madre Elvira, conosciuta da tutti come “la suora dei drogati”, nasce a Sora il 21 gennaio 1937. Durante la seconda guerra mondiale, la sua povera famiglia emigra ad Alessandria, dove Suor Elvira visse la miseria del dopoguerra. Nel suo libro “L’abbraccio”, scrive: “Che bella la povertà, perché la povertà è libertà! Ci siamo noi prima delle cose, prima della ricchezza, prima delle ambizioni”.

La sua vocazione la portò a diciannove anni a lasciare la famiglia per entrare in un convento delle suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret a Borgaro Torinese, dove rimase circa ventotto anni. Successivamente, dentro di lei, si sviluppò un forte desiderio di impegnarsi per i giovani alla ricerca, percependo il loro grido di disperazione espresso anche attraverso la droga. Voleva che scoprissero se l’amore e la speranza esistono, se è possibile vivere la pace interiore e se la loro storia può essere ricostruita.

Dopo molte richieste ai suoi superiori e una lunga attesa piena di sofferenza e preghiera, un giorno ricevette il "sì" che le permise di dare inizio alla sua opera. In una casa abbandonata a Saluzzo, messa a disposizione dal Comune, iniziò con "l’ardore, la forza e la bellezza dell’amore", che si dimostrò più forte dei disagi, della paura e della possibilità di fallimento. Per lei, questo fu un riscoprire una fede concreta, incarnata e rischiosa. Inizialmente, la comunità non era stata definita "per drogati", ma per "giovani persi nel non senso, nella noia, nell’insicurezza, incapaci di iniziare e concludere una storia".

Madre Elvira stessa spiega l’impossibilità di aver “inventato” una storia di tale portata: “Come avrei potuto io inventare una storia così? Tutto è avvenuto senza che io me ne accorgessi: mi sono tuffata nella Misericordia di Dio e mi sono rimboccata le maniche per amare, amare, amare.. e servire! Sono io la prima a sorprendermi continuamente di quello che è avvenuto e che sta avvenendo nella vita della Comunità Cenacolo, che è opera di Dio, dello Spirito Santo, di Maria”.

Ritratto di Suor Elvira Petrozzi, fondatrice della Comunità Cenacolo

La Comunità Cenacolo a Medjugorje

L'Arrivo e il "Campo della Vita"

Suor Elvira decise di venire a Medjugorje nel 1991, per la particolare grazia che il villaggio delle apparizioni dona ai giovani in cerca della verità. L'indimenticabile fra Slavko Barbaric, nel suo libro “Seguimi col cuore”, presentava la Comunità Cenacolo affermando che Suor Elvira aprì la casa di Medjugorje proprio per questa particolare grazia.

La prima fraternità aperta in terra straniera fu proprio a Medjugorje. In questo piccolo e povero paese dell'Erzegovina, il primo gruppo iniziò l'avventura con le tende, in grande povertà, condividendo momenti di paura, tensione e fede dovuti alla guerra dei Balcani. Grazie all’aiuto della Provvidenza, oggi il “Campo della Vita” è un piccolo villaggio di casette e locali spaziosi.

Attualmente, vi vivono una quarantina di ragazzi di diverse nazionalità, che sotto lo sguardo materno di Maria ritrovano Dio e il senso della loro vita. Si dedicano a numerosi lavori di muratura, falegnameria, lavorazione della pietra e artigianato religioso. A Medjugorje ci sono due comunità Cenacolo, una per ragazzi e una per ragazze. Nell’edificio che accoglie la comunità maschile, c’è un anfiteatro coperto dove quotidianamente si tengono le testimonianze dei giovani della comunità.

Panoramica del

L'Accoglienza dei Pellegrini e l'Icona "ANASTASIS"

Ciò che caratterizza questa fraternità a Medjugorje è l’accoglienza dei pellegrini, che giornalmente vengono numerosi ad ascoltare le testimonianze di risurrezione e di conversione. Andare alle testimonianze della Comunità Cenacolo è divenuta una sorta di tappa fissa per i gruppi di pellegrini, e le esperienze di vite strappate alla morte e alla droga raramente lasciano gli occhi asciutti, con una commozione evidente tra gli ascoltatori.

Nella Cappellina del Campo della Vita, alcuni dei giovani hanno realizzato una grande e stupenda icona chiamata “ANASTASIS”. Questa icona rappresenta la discesa di Cristo al Limbo e la sua resurrezione come riscatto della crocifissione, simbolo potente del cammino di rinascita proposto dalla Comunità.

I fabbricati delle due fraternità, costruiti in pietra con l’impegno di tanti giovani ospiti, comprendono il refettorio, le stanze da letto, la lavanderia, i laboratori, la palestra, l’ambulatorio e le graziose cappelle, dove si celebra l’Eucarestia e avvengono gli incontri di preghiera e i colloqui con i ragazzi.

Altre Realtà Comunitarie a Medjugorje

Le Comunità di Medjugorje sorsero in seguito alle apparizioni della Vergine Maria e alla grande affluenza di pellegrini. A Medjugorje e nel suo territorio, sono presenti circa 40 fra associazioni e comunità. Tra i frutti delle apparizioni ci sono i milioni di pellegrini, le numerose conversioni di cuore, le migliaia di gruppi di preghiera e i sacerdoti che hanno ritrovato il fervore della Fede. Molti pellegrini hanno anche sentito crescere l’amore per Cristo, intraprendendo cammini vocazionali.

Suor Cornelia Kordic e, prima di lei, sua sorella suor Josipa, morta il 10 aprile 2004, sono altri segni tangibili di come la maternità di Maria germini a Medjugorje altre madri, capaci di amore e accoglienza. Una delle loro armi è il sorriso con cui coinvolgono chiunque e l’abbandono fiducioso alla Provvidenza.

Riconoscimento e Sostegno

Quello che distingue queste realtà è che solo alcune di esse hanno ottenuto il riconoscimento ufficiale dalla Santa Sede attraverso il decreto del Visitatore Apostolico. Le comunità che hanno ottenuto il decreto a Medjugorje godono del riconoscimento del vescovo della diocesi in cui sono state fondate, significando che sono ufficialmente riconosciute dalla Chiesa. Ad esempio, l’unica collegata alla Parrocchia e riconosciuta dal Vescovo di Mostar è Il Villaggio della Madre.

Durante un pellegrinaggio a Medjugorje, si consiglia vivamente di visitarne alcune di queste comunità. Molte di esse vivono semplicemente di Provvidenza e, al termine della visita, spesso è possibile acquistare un piccolo ricordo come un CD, un rosario o un olio. Questo gesto concreto serve a sostenere il loro lavoro e a portare a casa un segno dell’esperienza vissuta.

Tra le comunità presenti a Medjugorje si possono citare:

  • Beatitudini - indirizzo Kraljice Mira, responsabile s. [Nome non specificato nel testo originale]
  • Madre Krispina - indirizzo Sv. Huberta 3, s. [Nome non specificato nel testo originale]
  • Maria, Regina della Pace - indirizzo Put Kovačici 26, responsabile P. [Nome non specificato nel testo originale]
  • Oasi della Pace - indirizzo Kraljice Mira, responsabile P. [Nome non specificato nel testo originale]
  • Palottini - Provincia di Cristo Re Polonia - Svetog Josipa 8, responsabile P. [Nome non specificato nel testo originale]
  • Figli del Divino Amore - indirizzo Šege 10, responsabile s. [Nome non specificato nel testo originale]
Mappa schematica delle principali comunità religiose a Medjugorje

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