La Cattedrale di Ravenna: Storia, Architettura e Tesori Liturgici

La Basilica Cattedrale di Ravenna, conosciuta anche come Duomo, è un edificio di profonda rilevanza storica e artistica, fulcro della vita religiosa della città. Costruita al centro della città, fu consacrata il 3 aprile del 407 d.C. e dedicata alla Risurrezione di Gesù (in greco antico Hagìa Anástasis). L'edificio originario, di cui possiamo ipotizzare la struttura grazie agli scritti dello storico Andrea Agnello (IX sec. d.C.) e ad alcuni interventi di scavo archeologico, aveva pianta basilicale. Il grande edificio, che subì importanti interventi di ristrutturazione nel X e XVI secolo, presentava un impianto basilicale a cinque navate, percorse da quattro filari di 14 colonne l’una, ad abside unica orientata ad est, con pareti rivestite in marmo e pavimento mosaicato posto a circa 3,50 metri sotto l’attuale piano di calpestio.

Ricostruzione ipotetica della Basilica Ursiana originaria

L'Evoluzione Architettonica della Cattedrale

Nel X/XI secolo erano stati costruiti la cripta e il campanile. Nel XVI secolo l’antico edificio, invaso dal fango a causa del fenomeno di sprofondamento che affligge l’intera città, venne sopraelevata per la seconda volta occultando la cripta medievale riscoperta solo nel XIX secolo. Dietro scelta dell’arcivescovo Maffeo Nicolò Farsetti si decise di avviare un rimodernamento dell’intera struttura in chiave neoclassica. La ricostruzione settecentesca della cattedrale, promossa dall’arcivescovo M. N. Farsetti e progettata dal decoratore G. F. Buonamici, ebbe inizio nell’agosto del 1733 con la posa della prima pietra; essa doveva mantenere in opera l’abside mosaicata (crollata poi durante i lavori), le due grandi cappelle seicentesche del Santissimo e della Madonna del Sudore ed il campanile. Le uniche strutture a salvarsi furono il campanile cilindrico del X secolo e la cripta, oggi sommersa.

Il nuovo edificio, impostato sul perimetro del precedente, fu terminato nel 1745 e consacrato nel 1749. Presentava un impianto a croce latina a cinque navate scandite in tre campate da poderosi e allungati pilastri a doppia parasta. Il sostegno degli archi longitudinali fu affidato a 24 colonne antiche poste alle estremità dei pilastri e provenienti dalla demolizione dell’ursiana. L’eccessiva orizzontalità dell’aula, immediatamente criticata dai detrattori del Buonamici, insieme alla volontà di aggiornare stilisticamente l’architettura barocca della cattedrale, fece si che meno di trent’anni dopo l’arcivescovo Cantoni incaricasse l’architetto Cosimo Morelli di progettare i lavori di ammodernamento che definirono l’aspetto attuale della chiesa. Il lungo cantiere del XVIII secolo si chiuse nel 1788 con il completamento della nuova cupola ellittica progettata da G. Cupola con Cristo Salvatore tra angeli (G. Reni - G.F.). Oggi il Duomo ha una struttura completamente diversa da quella che era l’originale.

Sezione longitudinale della Cattedrale di Ravenna nel XVIII secolo

Elementi Architettonici Interni ed Esterni

  • Al di sopra del portico la facciata presenta un finestrone rettangolare e un timpano semicircolare.
  • La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata.
  • L'incrocio tra il transetto e la navata centrale è sormontato da una cupola.
  • I prospetti esterni sono suddivisi da una griglia di festoni in sei ordini di riquadri raffiguranti animali.

L'Altare Maggiore e le Reliquie

Poche e frammentarie sono le notizie che riguardano l’altare maggiore della Basilica Ursiana in epoca antica. Un’informazione preziosa, seppur indiretta, è data dal Liber Pontificalis nella Vita del vescovo Orso (399-426) - il committente della Basilica chiamata, in suo onore, Ursiana - nel passo relativo alla sua sepoltura: «Fu sepolto, come alcuni affermano, nella predetta chiesa Ursiana o Anastasis, che egli aveva costruito, davanti all’altare, sotto alla lastra di porfido, dove sta il vescovo quando canta la messa».

L’altare maggiore attuale, commissionato dall’arcivescovo F. R. Guiccioli, fu realizzato nel 1761. Questo altare maggiore presenta bronzi di B. Altare maggiore - particolare con Colomba dello Spirito Santo (B. Altare maggiore - particolare con stemma di Mons. Guiccioli (B. Dipinto con S.).

La memoria più rilevante custodita nella Cattedrale va riconosciuta nell’insigne reliquia del capo e della mano destra del Santo Patrono, Sant'Apollinare. L’arcivescovo Vincenzo Moretti (1871-1879) volle portare queste reliquie in Cattedrale per il XVIII° centenario del martirio del Santo: in occasione della ricognizione della venerata sepoltura e «valendosi della facoltà concessagli dalla S. Congregazione, separò le Ossa del Capo e della mano destra, e le ripose entro l’altare maggiore della metropolitana chiuse in una cassetta di piombo».

Nel coro della cattedrale fu posta un’iscrizione, tutt’oggi ben visibile, a ricordo dei festeggiamenti del 1874, che fa riferimento anche alle insigni reliquie che Moretti portò in cattedrale. Queste reliquie, custodite all’interno dell’altare maggiore accanto a quelle di altri santi ravennati, attualmente sono poste all’interno di un reliquiario di epoca moderna, datato al 1924, realizzato dalla fonderia ravennate dei Fratelli Rambelli. Il reliquiario, in bronzo e cristallo, permette la visibilità dei resti mortali del Protovescovo. Sulla fronte dell’urna, nella base, è l’iscrizione «EX OSSIBUS S. APOLLINARIS E M» mentre sul retro, sempre nel basamento, è incisa la data del 1850° anniversario del suo martirio che la tradizione agiografica identificava nel 74 d.C.: «DIE XXIII IULII AN MCMXXIV».

Reliquiario di Sant'Apollinare all'interno dell'altare maggiore

Amboni, Cattedra e Battistero

Nella parte destra del presbiterio si trova l’ambone disegnato da Diego Rinaldini e realizzato utilizzando un frammento di mosaico pavimentale di III secolo d.C. L’ambone del Vescovo Agnello, del VI secolo, in marmo greco di provenienza costantinopolitana, ancora oggi si conserva nella navata centrale della cattedrale. Si tratta di una splendida struttura a doppia parete leggermente ricurva servita da due scale di accesso contrapposte.

In occasione del Giubileo del 2000 il presbiterio della cattedrale è stato adeguato alle norme liturgiche del Concilio Vaticano II con la realizzazione di un ambone, opera del mosaicista Liborio Pugliesi, e della cattedra.

La vasca battesimale ottagonale è conservata nell’adiacente battistero.

Occhio all'arte: Battistero Neoniano a Ravenna

Le Cappelle e le Opere d'Arte

Diverse sono le opere d’arte a carattere religioso, e non solo, che spiccano all’interno del Duomo. Tra queste:

  • La prima cappella della navata destra è la Cappella di S. Cristoforo. Sopra l'altare si trova un Crocifisso ligneo policromo.
  • Sull'ambulacro si trova la Cappella di Sant'Ursicino, dedicata al medico martire morto nel III secolo a Ravenna, le cui spoglie sono conservate nell’altare maggiore del Duomo. L'Altare di S. Ursicino (1821) è situato nella navata sinistra, cappella di S.
  • L'Altare della Beata Vergine del Sudore (D. Cupola con la Vergine fra un trionfo d’angeli (G.B.).
  • L'Altare del SS. Sacramento - particolare con stemma di Mons.

Dipinti e Cicli Pittorici

Nel coro della cattedrale si può ammirare la grande tela raffigurante Sant’Apollinare che fa precipitare il tempio di Apollo, opera commissionata a Giuseppe Collignon (1778-1863) dall’Arcivescovo monsignor Antonio Codronchi (1785-1826). Il dipinto fa parte di un ciclo pittorico teso ad esaltare le figure di quattro venerati vescovi ravennati quali Apollinare, Severo, Orso e Pietro Crisologo. La composizione trae spunto dalla Passio sancti Apollinaris, testo agiografico fondamentale per decodificare l’iconografia del Santo.

La pala posta sull’altare dedicato al Santo, lungo la navata sinistra, rappresenta San Pietro in atto di inviare Sant’Apollinare, inginocchiato ai suoi piedi, ad evangelizzare la città di Ravenna, opera del forlivese Filippo Pasquali (1651-1697). L’intera scena è illuminata dal testo della Passio che lega la missione del santo protovescovo ravennate alla figura di Pietro e alla chiesa romana.

Sempre di Filippo Pasquali è la grande tela nella sacrestia. Qui il Protovescovo non appare più giovane come nell’opera precedente, bensì viene raffigurato come un vegliardo, vestito con gli abiti pontificali, il piviale e la stola rossi, il colore usato dalla liturgia per evocare il martirio. Ai piedi di Apollinare sono due putti che reggono il modellino della città di Ravenna: egli lo benedice e, in questo gesto, si rende manifesta la sua intercessione, nei secoli, per la chiesa da lui fondata.

Altri dipinti includono:

  • Dipinto con S. Severo che scende al sepolcro (G.G.).
  • Dipinto con S. Apollinare che fa precipitare il tempio (G.).
  • Dipinto con S. Pier Crisologo moribondo (P.).
  • Dipinto con S. Orso consacra la basilica da lui costruita (V.).

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