Il paesaggio non è solo un elemento geografico, ma una potente forma di comunicazione capace di attivare l'immaginario collettivo. La rappresentazione del territorio, attraverso il disegno e la pianificazione, funge da strumento fondamentale per definire scenari futuri, permettendo di desumere le regole costitutive ed evolutive necessarie per una corretta conservazione e trasformazione dell'ambiente di vita.
Il paesaggio perduto: l'impatto del cemento
Dalla fine del secondo Dopoguerra, la natura e la memoria storica hanno subito un processo di erosione costante. In particolare, in regioni come la Calabria, il suolo agricolo, i boschi e le valli sono stati in gran parte inghiottiti dal cemento, portando con sé una parte vitale dell'identità personale e collettiva. I dati ISTAT relativi al quindicennio 1990-2005 mostrano come il 26,13% del suolo agricolo calabrese sia stato cementificato, un'autentica apocalisse territoriale che ha alterato irrimediabilmente il paesaggio dell'infanzia di molte generazioni.

Le trasformazioni storiche: dalla Magna Grecia all'abbandono
La storia del paesaggio umanizzato ha vissuto momenti di profonda crisi. La prima grande scomparsa avvenne alla fine del mondo antico, intorno al VI secolo d.C., quando le coste e le pianure, divenute malsane e insicure, furono abbandonate. Gli insediamenti si spostarono verso le montagne, e per secoli la rigogliosa vegetazione spontanea ha occultato le vestigia della civiltà magnogreca e romana, rendendole indisponibili allo sguardo fino all'inizio del XX secolo.
Ancora alla fine dell'Ottocento, esploratori come Luigi Bertarelli descrivevano aree della Calabria come territori selvaggi e inesplorati, simili a una giungla amazzonica. Fu solo grazie all'impegno di figure come Paolo Orsi e Umberto Zanotti Bianco, nel corso del Novecento, che i resti archeologici di città come Sibari, Locri e Crotone vennero riportati alla luce, restituendo alla memoria collettiva le tracce di un passato che si credeva perduto.
Arte e splendore della Magna Grecia in Calabria
Il ruolo della memoria e il "Paesaggio attivo"
Nel contesto contemporaneo, la valorizzazione del patrimonio culturale richiede una nuova consapevolezza. La Convenzione europea del paesaggio sottolinea l'importanza di riconoscere il territorio come componente essenziale dell'ambiente di vita e fondamento della propria identità. Progetti come l'Atlante del paesaggio attivo mirano a valorizzare le azioni di quei soggetti che, quotidianamente, si prendono cura del territorio, suppliscono alle carenze pubbliche e difendono i luoghi che amano.
Ricordo e comunità: l'impegno di Suor Delia
La memoria di un luogo è fatta anche dalle persone che hanno contribuito a formare il tessuto sociale. Un esempio significativo è la figura di Suor Delia, scomparsa recentemente a Lugo. Per quasi trent'anni, ha servito la comunità di Castel Madama, lasciando un'impronta indelebile nei ricordi dei castellani che l'hanno conosciuta tra gli anni '60 e il 1999. Attraverso il suo sorriso e la sua opera di educatrice, ha coinvolto generazioni di bambini, dimostrando come il legame con il territorio passi anche attraverso l'impegno costante e la dedizione verso la propria comunità.