Pregare in un clima di familiarità con Dio ci innamora della sua presenza e della sua grandezza. È una presenza che ci accompagna come un respiro costante nelle nostre giornate e nella nostra vita, spingendoci a desiderare di compiere la sua volontà, poiché riconosciamo in Lui un Padre che ci vuole bene. La preghiera del Padre Nostro, insegnata da Gesù ai suoi discepoli, rappresenta la via maestra per entrare in questo intimo rapporto filiale.

La familiarità con Dio come dono
La familiarità con Dio è il dono più alto che ci possa essere concesso. Paolo ci ricorda che abbiamo ricevuto lo Spirito che ci rende figli, permettendoci di gridare “Abbà” con tenerezza. Questo termine, che i piccoli rivolgevano al proprio “babbo”, esprime non un rapporto tra adulti che sanno fare tutto da soli, ma la condizione di piccole creature su cui Dio china la sua tenerezza infinita. Essere familiari con Dio significa vivere nella consapevolezza di essere amatissimi nel Figlio.
Il silenzio e la presenza
La preghiera non nasce da discorsi preparati o gesti complessi, ma da alcuni sentimenti di fondo e dall'esperienza che Dio c’è. Questa presenza ci fa entrare in un silenzio interiore che non è vuoto, ma “pieno”: è il silenzio di chi guarda l'altro negli occhi senza bisogno d'altro. Giovanni della Croce chiamava questo stato la “sonora silenziosità di Dio”. È fondamentale trovare momenti nella giornata per mettersi in condizione di vivere questa esperienza, poiché Dio, nella sua libertà, può manifestarsi ovunque, ma noi dobbiamo cercare il tempo adatto per non essere troppo distratti.

Meditare le parole del Padre Nostro
Il Padre Nostro non è un rito frettoloso, ma una preghiera da meditare a lungo. Gesù, insegnandola, ha voluto offrire ai discepoli un modo nuovo di vivere il rapporto con il Padre, lontano dall'ambizione e dall'orgoglio di chi prega per farsi vedere dagli uomini.
- Padre: Ci rende piccoli e figli, rompe l'orgoglio dell'individualismo e ci dona sicurezza.
- Nostro: Ci ricorda che la preghiera cristiana è comunitaria; siamo parte di un unico corpo, la Chiesa.
- Sia santificato il tuo nome: È la richiesta che Dio sia onorato nella sua natura e che noi stessi viviamo con giustizia e misericordia.
- Venga il tuo Regno: Un'invocazione escatologica che ci spinge a vivere già oggi secondo i valori del mondo perfetto di Dio.
- Sia fatta la tua volontà: Non è rassegnazione fatalista davanti al dolore, ma una richiesta che Dio intervenga nella storia per salvare, guarire e instaurare giustizia.
Il pane, il perdono e la tentazione
Chiedere il pane quotidiano significa affidarsi alla cura paterna di Dio per le nostre necessità vitali, ricordando che il pianeta produce abbastanza per tutti, ma sono le ingiustizie umane a creare disuguaglianza. Rimandare i debiti (i peccati) è un atto di gratitudine verso la grazia di Cristo: poiché siamo stati perdonati gratuitamente, siamo chiamati a perdonare chi ci ha offeso. Infine, chiediamo di non essere abbandonati alla tentazione, riconoscendo la nostra debolezza e affidandoci alla forza dello Spirito Santo.

Diventare testimoni
Una buona preghiera ci rende ammiratori di Gesù e ci spinge all'azione apostolica. Quando il cuore è convinto della bellezza del disegno di Dio, la nostra vita diventa un'alleanza con Lui. Il cristiano che si nutre di Cristo non può rimanere freddo o uguale a sempre: attraverso la preghiera, diventa colui che Gesù desiderava, un testimone che fa risplendere la luce del Padre attraverso le opere buone.