Salò: Storia, Territorio e Archeologia

Salò, denominata in dialetto locale *Salò* e in latino *Salodium*, è un centro turistico e industriale situato sulla sponda occidentale del Lago di Garda. La città si adagia nell'angolo nord-ovest dell'ampio golfo omonimo, esteso per circa 3 km, e beneficia della protezione offerta da una cerchia di rilievi collinari, sulle cui pendici settentrionali si snoda la statale Gardesana Occidentale.

Mappa storica di Salò e del Lago di Garda

Posizione Geografica e Morfologia del Territorio

Salò si trova a 75 metri sul livello del mare, a 30,4 km a est di Brescia. Il suo territorio comunale si estende su una superficie di 29,75 kmq e confina con i comuni di Gardone Riviera, Roè Volciano, Vobarno, Gavardo, San Felice del Benaco e Puegnago.

Frazioni e Località

Le principali frazioni di Salò, con le rispettive distanze dal centro, includono:

  • Barbarano (1,60 km) a nord-est, al confine con Gardone Riviera, sul delta formato dal torrente omonimo.
  • Renzano (3 km) sulle pendici a sud-ovest del Monte San Bartolomeo.
  • Serniga (4 km) alla destra del torrente Barbarano, in posizione dominante il fondovalle.
  • Villa (3 km) a sud-ovest del capoluogo e Campoverde.

Sui primi rilievi morenici si trovano Muro (1,20 km) e San Bartolomeo (3,4 km). Altre località sparse nel territorio comunale sono Nizzola, Bagnolo, Milord, Milordino, Madonna del Rio, La Crocetta, Passo La Stacca, Bissiniga, Buonchiodo, Massina, Fiocchina, Le Zette, Le Parti, Navelli di sopra e di sotto, Palazzina, Pignino Mattina e Sera, Rietto, Riotto, Valsiniga, Carmine, San Jago, Sant'Anna, Le Rive, Bocca di Croce, Mezzanino, San Rocco, Cunettone, Segazzine, Monte Santa Caterina, Monte San Bartolomeo, Scala, Cler, Sale, Colombaro e Videlle.

Nel territorio comunale sono presenti le parrocchie di Santa Maria Annunciata (Duomo), Sant'Antonio abate (Campoverde) e Sant'Antonio da Padova (Villa di Salò).

Evoluzione Demografica

La popolazione di Salò (i cui abitanti sono noti come Salodiani, Salodiensi o Salodiesi, con i nomignoli "salam", "salamì", "spacù") ha mostrato un'evoluzione significativa nel corso dei secoli:

  • 1493: 3.696 abitanti.
  • Metà '500 circa: 5.689 abitanti (di cui 1.440 anime utili dai 18 ai 50 anni, 1.450 fino a 18 anni, 265 uomini oltre i 50 anni, 2.689 donne di ogni età).
  • 1580: 4.798 abitanti (di comunione 3.238).
  • 1727: 4.246 abitanti.
  • 1729: 4.295 abitanti.
  • 1775: 4.789 abitanti.
  • 1791: 5.380 abitanti.
  • 1805: 4.880 abitanti.
  • 1809: 4.765 abitanti (Caccavero 1.318).
  • 1819: 4.421 abitanti.
  • 1835: 4.820 abitanti.
  • 1848: 4.600 abitanti.
  • 1858: 4.300 abitanti.

Per quanto riguarda la popolazione comunale, i dati mostrano un incremento nel tempo:

  • 1861: 5.316 abitanti.
  • 1871: 5.518 abitanti.
  • 1881: 5.021 abitanti.
  • 1901: 5.341 abitanti.
  • 1911: 6.047 abitanti.
  • 1921: 5.766 abitanti.
  • 1931: 6.192 abitanti.
  • 1936: 6.640 abitanti.
  • 1951: 8.080 abitanti.
  • 1961: 8.794 abitanti.
  • 1971: 10.265 abitanti.
  • 1977: 10.582 abitanti.

Origine e Etimologia del Nome

Il nome di Salò, uno dei pochissimi sincopati nel Bresciano, è documentato per la prima volta nel 1016 come "plebs Salaude". Successivamente, nel 1200, appare come Salodo, Sullo e Sallo, e nel 1300 come "de Saloda" o "communis Salodi". Nel 1381, la denominazione è "plebis S. Marie de Salodo comunitatis Riperiae lacus Garde".

Leggende sull'Origine del Nome

Diverse leggende tentano di spiegare l'origine del nome. Una, raccolta da Silvan Cattaneo e riportata dal Solitro, narra che Salò avrebbe avuto origine e nome da una regina Salonina, senza ulteriori dettagli. Un'altra tradizione vuole che la città sia stata edificata da abitanti dell'antica città di Benaco, fuggiti quando questa fu sommersa dai flutti per l'aprirsi del monte che le sorgeva alle spalle.

Il Gratarolo, invece, sostiene che Salò fu edificata da un lucumone di nome Saloo, figlio di Osiri d'Egitto. Questi, fuggito dalla Toscana per una pestilenza e esortato da un oracolo, sarebbe giunto in queste contrade per cercare il tempio della dea Vesta, trovandolo in Val di Vestino, lasciando poi il suo nome alla città.

Ipotesi Etimologiche Accademiche

L'origine del nome rimane controversa tra gli studiosi. Secondo Carlo Salvioni e Dante Olivieri, deriverebbe da "Sala" con un suffisso "atu", poi ridottosi in "ò". Meno probabile è la derivazione dal latino *Sal* ("sale"), che indicherebbe una sorgente o una pozza di acqua salata. Altre ipotesi includono una base prelatina "solco d'acqua" o "acquitrino". G. D. Serra preferisce un etimo da un personale latino "Sallus".

Un'altra proposta suggerisce un accostamento con la voce franca *Sahla* ("salice"), presente anche anticamente nel francese, che per indicare un saliceto ha dato l'esito "Saloie", non troppo distante dalle forme più antiche del nome di Salò.

Silvan Cattaneo, dopo aver riferito queste novelle, espone la propria opinione etimologica, derivando il nome dalle voci "Sallustii laus" unite insieme, richiamando esempi di altre colonie romane come "Pompeii laus", oggi Lodi. Questa ipotesi, egli prosegue, parrebbe confermata da un Breve Apostolico alla Chiesa di Salò, in cui la città è chiamata "Sallaude". Bongianni Grattarolo, infine, riporta un'altra credenza che voleva Salò derivato da "sale" che, secondo San Gerolamo in lingua aramaica significa "uscita" e secondo Giov. Annio Commentatore di Beroso "entrata", per essere Salò all'uscita e all'entrata d'Italia per chi va o viene dalla Germania.

Il Grattarolo menziona anche leggendarie ninfe Tavine, protettrici della flora, specialmente quella lacustre.

Salò in Epoca Romana

Leggende e Prime Ipotesi

Resti di strutture lignee, forse riferibili a un abitato palafitticolo, sono stati segnalati da Pietro Simoni nel 1965. È stata anche avanzata l'ipotesi che Salò, per la sua posizione, sia stata un porto di Sabini, Edrani e Etruschi, da cui deriverebbe il nome etrusco *Salonum*. Nomi di origine gallica sono stati trovati su una stele funeraria in località Lugone.

Pur senza accreditare le descrizioni di Silvan Cattaneo che narrava di una Salò romana con templi dedicati a Nettuno e Cesare Augusto (demoliti nel 1450 per erigere l'attuale Duomo), e altri a Minerva e Giove, e che citava lapidi romane a Giove e Mercurio, oltre a una lapide a Marco Merula e Druso Fedele che dedicarono a Bellona e alla Dea Vittoria una torre di 100 piedi (che egli pensava potesse essere l'attuale vicino alla Parrocchia), le scoperte archeologiche recenti hanno messo in luce numerosi ritrovamenti di epoca romana.

Ricostruzione grafica di Salò in epoca romana

Ritrovamenti Archeologici nel Centro Urbano

Presso la chiesa di Sant'Antonio sono stati trovati due frammenti in calcare locale con iscrizione illeggibile. Nell'area del Duomo sono venute alla luce:

  • Un'iscrizione funeraria posta dalle sorelle Laetilia Vera e Laetilia Secunda per il fratello Sextus Laetilius Firminus, seviro augustale della tribù Fabia.
  • Una seconda iscrizione funeraria su base in calcare locale, con cornice modanata e corone sui lati, posta da Marcus Terentius Pyramus, seviro augustale, a Lucius Appius Aphobetus, alla sorella Terentia Piste, alla moglie e agli amici.
  • Una terza iscrizione funeraria posta da Caecilia Severa per sé e per i figli Quintus Caecilius Calvisius e Quintus Caecilius Quintio. Le prime due sono conservate nel Museo di Salò; la terza è andata dispersa.

Presso la sagrestia del Duomo è emersa un'iscrizione votiva su ara in calcare con dedica di Helvia a Giove Ottimo Massimo. Nello stesso luogo è stata rinvenuta un'iscrizione funeraria su ara in calcare locale, dedicata agli Dei Mani per Quintus Caecilius Gemellus e Laetilia Rufina dai loro figli Caecilius Rufinus e Caecilius Memor; un'iscrizione votiva su base in calcare con dedica posta da Lucius Septimius Felicius per il patrono Lucius Septimius Severianus (II-III secolo d.C.). Negli stessi luoghi è stata ipotizzata l'esistenza di un forum romano.

Un'iscrizione votiva, su ara in calcare, con dedica alla Vittoria, per Quintus Minucius Macer, posta da Sextus Cabinasius Primus, ora conservata presso il Museo Maffeiano di Verona, è stata scoperta presso la chiesa di San Bernardo. Un cippo in calcare, con cornice modanata, che riporta l'iscrizione funeraria di Triumus, figlio di Celer, per sé e la moglie Duciava, figlia di Turus, ora conservato nei Musei di Brescia, è stato rinvenuto nel 1754 presso Casa Polotti. Un reperto ceramico di età romana (ora nei Musei di Brescia) è stato trovato nel 1816 in località imprecisata.

Reperti Archeologici nei Dintorni

I dintorni della città sono ancora più ricchi di reperti archeologici. In un orto della curazia di Renzano, nel 1818, è venuta alla luce una piccola ara in calcare con un'iscrizione "Dis Paternis", ora nei Musei di Brescia, e un'epigrafe romana a Cunettone (villa Bontempi). In frazione Barbarano, murato nell'orto del convento dei Cappuccini, si trova un cippo con protome maschile, in calcare locale, con iscrizione funeraria posta a Lucius Petreius Felix, liberto di Lucius. Circa venti monete, in parte di epoca romana, sono state trovate nel 1956 in una località collinare in contrada Brolo, lungo la strada Crocetta-Salò. Elementi e oggetti sono emersi in località Zette e a Villa Angelini. Sepolture sono state scoperte in contrada Valle (1954), comprese tombe romane ad inumazione. Strutture murarie romane e sepolture sono state trovate nel 1897 in località Pratomaggiore di Villa di Salò. Circa venti tombe con corredo sono state segnalate da G.P. Brogiolo nel 1978 in frazione Barbarano.

La Necropoli di Salò

Di notevole importanza archeologica è la necropoli messa in luce tra il 1927-1928, e poi, per iniziativa del Gruppo Grotte di Gavardo guidato da Pietro Simoni, tra il 1958-1962 e il 1972-1976. Ricerche assidue hanno portato alla luce 183 tombe, ricche di numerosi oggetti in ceramica: anfore, ciotole, piatti, bicchieri e lucerne. Su quest'ultime è interessante notare il marchio dei vari artigiani costruttori (Octavi, Fortis, Optati). Numerose sono le monete d'argento, rame e bronzo (e una d'oro) riferibili al periodo che va da Augusto (27 a.C. - 14 d.C.) a Costanzo II (337-361 d.C.).

L'oggetto più prezioso e che ha polarizzato l'attenzione di numerosi studiosi è un vaso-borraccia di terracotta a forma lenticolare con le due facce decorate a rilievo da scene mitologiche. Secondo il professor Maarten Vermaseren, docente di religioni orientali all'università di Utrecht (Olanda), "esistono rari esemplari che hanno qualche analogia con il reperto salodiano: un vaso ritrovato nella valle del Rodano, una borraccia quasi sicuramente originaria dell'Egitto ed un 'medaillon' conservato al Metropolitan Museum di New York". La scritta "Felicis cera", inoltre, è un elemento determinante per stabilire che il vaso deve essere considerato un prodotto dell'officina gallica di Felix, noto ceramista di Lione tra il primo e il secondo secolo. Tra gli oggetti di vetro ci sono quindici balsamari, dodici bicchieri e cinque bottiglie di pregevole valore, oltre a due coppe di vetro azzurrino.

Vaso-borraccia di terracotta romana con scene mitologiche

Infrastrutture Romane

Gli studiosi non dubitano dell'esistenza a Salò di un porto romano. Un frammento di lapide, come sottolineava G. Solitro nel 1897, oggi presso la famiglia dei nob. Arrighi a Salò, trovata dietro il presbiterio della parrocchia vicino all'antico porto delle Gazzere, è riferito dall'Odorici a un'associazione di "Fabri tignuarii", ovvero legnajuoli che vi avevano le loro officine. Butturini e Bettoni sono del parere che questi legnaiuoli costituissero una specie di corporazione.

Non è messa in discussione l'esistenza di una strada che a Virle Treponti si staccava dalla grande via che da Bordeaux andava a Costantinopoli, passando da Milano, Brescia, Verona. Questa proseguiva con un ramo verso la Valsabbia e con l'altro si dirigeva a Salò verso Gargnano, e che, secondo G.P. Brogiolo, aveva il suo capolinea a San Giacomo di Calì, da dove per salire a nord bisognava usare la barca. I resti di un ponte romano di questa strada sono stati individuati presso la chiesa di Sant'Anna e forse altri in una località sopra il torrente Coirano. Strutture romane sono venute alla luce nel 1881 sempre in frazione Villa, località Burago e in una località sopra il torrente Coirano. Anche la toponomastica conferma la romanità del territorio.

Toponomastica e Continuità Insediativa

La continuità della presenza di insediamenti umani nel territorio è stata evidenziata nel 1930 e in occasione di lavori fognari avvenuti nel 1986 nell'area del Duomo. Furono trovati materiali architettonici e strutture murarie relativi ad età tardoromana, oltre a due sepolture ad inumazione altomedievali; questi materiali sono conservati nel Museo di Salò. Di questa parte preesistente, ancora verso la metà del XV secolo si osservavano delle tracce, costituite da torri e palizzate, rimasugli di difesa del porto romano, se non addirittura del primitivo *castrum*, nel quale si raccoglievano i pagani in caso di guerra con i loro tesori e i simulacri delle divinità.

Il Periodo Altomedievale

Presenza Longobarda e Franca

Quasi nessun segno diretto della dominazione longobarda è presente a Salò, e non è provata da iscrizioni e documenti l'edificazione di Barbarano da parte di Desiderio, anche se scoperte archeologiche hanno dimostrato l'antichità del borgo. Il Solitro, tuttavia, sottolinea che "ad ogni modo anche la leggenda ha il suo fondo di verità, onde nessuna meraviglia che se non edificatore di paesi, fosse Desiderio, in quel luogo, possessore di case e di terreni e vi si recasse per interessi, o a caccia nelle selve dei monti ivi attorno e nella Lugana". Sembra invece che fra le terre donate dai Longobardi e dai Franchi al monastero di Leno vi fossero anche terre salodiane. Nessun segno, del resto, è stato trovato della dominazione franca.

Nei decenni successivi, uno storico di Verona, il Dalla Corte, e altri come il Sabelli narrarono di una vera guerra avvenuta tra l'827 e l'837 tra Benacensi e Veronesi per gelosie commerciali, con vittime.

Istituzioni Monastiche e Vescovili

Molte terre furono donate da Longobardi o Franchi, o da altri, al vescovo di Brescia, al quale più tardi verrà riconosciuto il titolo di marchese della Riviera, e direttamente o attraverso questi a monasteri. Le "Res S. Benedicti" (appartenenti al monastero di Leno), come scrive Paolo Guerrini, vedono la loro memoria "oltre che nelle carte più antiche di questa celebre badia benedettina, anche nella chiesa e nell'antico convento adiacente, sotto il titolo molto espressivo di S. Benedetto di Salò".

Guerrini aggiunge che Salò si deve identificare in quell'enigmatico nome Sullo che si legge nei diplomi imperiali del X secolo, tra le proprietà fondiarie confermate alla celebre badia lenese. Questo nome, alterato come molti altri (Bogliaco è diventato Pulliaco e Carvanno è scritto Cavonno) dagli amanuensi della cancelleria imperiale, fu poi costantemente trascritto nella forma errata Sullo invece di Sallo. Questi primi rapporti con la badia di Leno, colonizzatrice e bonificatrice dell'ampio anfiteatro che abbraccia l'incantevole golfo del Benaco, rappresentano le prime luci della storia salodiana.

Il Pasquali, a sua volta, ha voluto individuare nel toponimo Cervinca, elencato nei beni di Santa Giulia, l'odierna Serniga, mentre l'esistenza di beni di Sant'Eufemia è ancora certificata nei secoli XV-XVI. L'Odorici dubita che il "Salo" riferito a un Andulfo (de Salo) si riferisca a Salò o non invece a un Sale. Tuttavia, se tale riferimento è incerto nel IX secolo, i Benacensi sono citati in un inno a San Filastrio, confermando l'opinione dei più che il Benaco facesse tranquillamente parte dell'agro bresciano.

Analoghe strutture altomedievali vennero alla luce a Serniga che il Pasquali ha messo in relazione con un centro curtense denominato "Cervinica" di proprietà del Monastero di Santa Giulia.

Le Prime Fortificazioni

È probabile che anche Salò abbia avuto, durante le ultime invasioni ungare (IX e X secolo), le prime fortificazioni. Tuttavia, secondo Ottavio Ferrari (in "Origo e stemma gentis Martinenghae") e Ottavio Rossi, è nel 1122 che sarebbe stato fabbricato (ma probabilmente ridotto a fortezza) il castello di Salò. È solo nel 1016 che in un documento, seppur privato, compare l'esistenza della pieve Salaude, il cui arciprete Pietro, abitante in Pivienagi (Puegnago), dichiara di ricevere da certo Abramo Acoloco il prezzo di alcuni fondi vendutigli posti in Puveniaco e... (il testo è incompleto).

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