Il parco archeologico medievale, che comprende i resti monumentali dell’antica Mileto, la capitale normanna di Ruggero I d’Altavilla, si trova a poca distanza dall’abitato moderno di Mileto. Il sito si estende su un’area di circa 40 ettari e rappresenta il primo esempio di parco medievale in Calabria. I resti di uno dei centri più importanti della Calabria medievale, scelto da Ruggero I d’Altavilla come capitale della Provincia normanna Melitana, sorgono tra morbide colline di arenaria rivestite di uliveti che nascono alle estreme pendici settentrionali del Monte Poro, poco a sud di Vibo Valentia. L'area di "Mileto Vecchia" è l'unico Parco Archeologico Medievale esistente in Calabria e vanta un ampio valore storico e paesaggistico.

Le Radici Storiche di Mileto Antica
Dalle Origini Pre-Elleniche all'Età Bizantina
L'attuale sito del Parco Archeologico Medievale di Mileto Antica si estende su un territorio dove, a partire almeno dall’Età del Ferro e comprendendo anche la Mileto romana, bizantina e araba in corrispondenza della città contemporanea, si sono susseguiti insediamenti umani. La città venne edificata sulla dorsale di due colline di arenaria, circondata da profondi valloni e naturalmente difendibile, e fu probabilmente frequentata in epoche pre-elleniche.
Non è da escludere che a Mileto potesse esistere un piccolo insediamento di epoca romana. Nel 1939, infatti, in una località denominata "Cultura del Vescovo", durante dei lavori agricoli, venne individuato un edificio che conservava raffinati pavimenti a mosaico. Un saggio di scavo condotto da Pellegrino Sestieri portò alla luce alcune strutture murarie pertinenti a due ambienti con pavimenti decorati in opus tessellatum, datati tra la seconda metà del I secolo d.C. Questi pavimenti sono oggi conservati, purtroppo solo in parte a causa dell'incuria e dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, presso il Museo Archeologico Nazionale di Mileto.
Già esistente in età bizantina come castrum Militense, le indagini archeologiche e gli studi fin qui affrontati suggeriscono che a partire dal VII secolo d.C. o verso la metà dell'VIII secolo, lo spostamento delle popolazioni dalla costa verso punti interni arroccati o naturalmente difesi avvenne a causa delle continue incursioni arabe che dalla costa si spingevano verso l’entroterra.
Mileto Capitale Normanna: L'Epoca d'Oro
Con la progressiva decadenza delle forze fatimidi e la frammentazione della Sicilia, insieme all'altalenante potenza dei Bizantini, nuove figure emergeranno a partire dagli anni Quaranta dell'anno Mille: i Normanni. Sembra che il comandante bizantino Giorgio Maniace avesse assoldato le milizie mercenarie di Guglielmo e Drogone d’Altavilla per combattere gli arabi e i ribelli latini in Calabria e Sicilia. I Normanni, sfruttando le debolezze bizantine, avviarono la conquista normanna della Calabria e della Sicilia.
Di nuovo Mileto entrò nella grande storia europea. Strappata ai bizantini nel 1058, Mileto venne donata da Roberto il Guiscardo al fratello Ruggero d'Altavilla, che ne fece il centro della vita politica, civile, religiosa e familiare. Ruggero d’Altavilla vi stabilì la sua corte e la rese un importantissimo centro militare, culturale e religioso, dotandola di edifici di culto come l’Abbazia benedettina della Santissima Trinità (o di Sant’Angelo) e la Cattedrale. Grazie all'appoggio di Papa Gregorio VII, Mileto divenne sede vescovile nel 1081, con il trasferimento della diocesi da Hipponium (Vibo Valentia). La diocesi di Mileto fu la prima di rito latino nel meridione d’Italia, acquisendo sempre maggiore importanza nei secoli. A Mileto nacque e vi fu battezzato l’erede al trono, Ruggero II, il primo re dell’Italia Meridionale.

La Cattedrale di San Nicola nell'Antica Mileto
Architettura e Ruolo Ecclesiastico
L'antica Cattedrale di San Nicola, insieme al palazzo di Ruggero e al Vescovado, costituiva uno dei tre poli principali della città normanna. Non lontano da essa si ricorda una cappella o piccola chiesa dedicata a Santo Martino di Tours, dove Ruggero II fu battezzato da San Bruno di Colonia.
Dalle informazioni e dai documenti precedenti all'abbandono di Mileto Antica, la Cattedrale ci viene descritta come una chiesa più volte abbellita con nuovi altari, stucchi dorati, dipinti, soffitti decorati e con tele. Anche la Cattedrale, così come l'Abbazia, presentava tre navate scandite da due file di colonne, ma in questo caso esse erano eccezionalmente binate (doppie) e probabilmente non di reimpiego. Facevano eccezione le colonne di reimpiego presenti davanti la porta maggiore, singole ma di più grandi dimensioni. Della cattedrale proviene anche un architrave con epigrafe datata al I secolo a.C., oggi custodito nel Museo Archeologico di Napoli.
Questa chiesa, probabilmente più grande in origine, dovette subire una modifica importante nel XIV secolo. La sua fondazione come chiesa madre della prima diocesi di rito latino del sud Italia, eretta nel 1081 da San Gregorio VII, è strettamente legata alle conquiste normanne e al conseguente ritorno al cattolicesimo di questi territori.
Il Destino della Cattedrale: I Terremoti
Sul glorioso passato di Mileto incombeva la minaccia dei terremoti. I sismi del 1638 e del 1659 provocarono ingenti danni strutturali e pesanti sconvolgimenti geologici all'abitato. Tuttavia, fu la "funesta catastrofe" del 1783 a determinare l’abbandono definitivo dell’abitato e la distruzione quasi completa dei suoi monumenti.
Il 5 febbraio 1783 iniziò un periodo sismico di più di tre anni che, in meno di due mesi, con le successive scosse del 6 e del 7 febbraio, del 1° marzo e del 28 marzo, ebbe effetti devastanti su almeno 25 paesi della Calabria centrale. A Mileto le scosse del 5 e del 7 febbraio provocarono il crollo della maggior parte degli edifici, mentre il successivo terremoto del 1° marzo aggravò la situazione facendo crollare del tutto la Cattedrale, il palazzo Vescovile, l’Abbazia, numerose chiese e diversi monasteri del circondario. La città fu ricostruita solo parzialmente e con grande fatica, ma il terremoto del 1783 la rese irrecuperabile, trasformando l'antico sito in una cava di materiale per la costruzione di una nuova città.
Gli Scavi Archeologici e la Riscoperta
I Primi Interventi e l'Interesse Antiquario
L’interesse archeologico per Mileto Antica data già all’inizio dell’Ottocento, quando alcuni viaggiatori giunsero alle rovine della città abbandonata dopo il terremoto del 1783 per visitare i resti della capitale normanna. Nonostante la distruzione, Mileto conservava ancora antiche e pregevoli vestigia, come il sarcofago romano riutilizzato come sepolcro di Ruggero, epigrafi latine, colonne e altri elementi marmorei. Nei decenni successivi, il sito abbandonato divenne una cava per l’esportazione e la vendita di materiale da costruzione, e molti monumenti furono oggetto di spoliazione, mentre le opere scultoree e decorative più importanti andarono disperse o trafugate.
Questa convinzione di un passato magnogreco e romano della città spinse l’allora Soprintendente Paolo Orsi a eseguire alcuni scavi nel 1916 e nel 1923 presso le rovine dell’Abbazia con la speranza di rinvenire i resti della città classica. Tuttavia, non trovando riscontri classici a Mileto, Orsi concentrò le sue indagini sulla collina di Monteverde, a poca distanza dalla città ricostruita, dove sorgono i resti della chiesa abbaziale della Santissima Trinità.
Le Moderne Indagini e le Ultime Scoperte
Fu solo dagli anni Novanta che il sito di Mileto Antica fu oggetto di moderne indagini archeologiche. Ai primi scavi di Paolo Orsi, seguirono nuovi scavi solo nel 1995, nati dalla collaborazione del Comune con la Soprintendenza e con l’Università di Salerno, continuati poi nel 1999.
Nel 2021 e nel 2022, due piccoli interventi di scavo eseguiti sotto la direzione scientifica della Soprintendenza hanno permesso di indagare uno degli ambienti di servizio del complesso abbaziale della Trinità e alcune strutture relative a una porzione del borgo, riportando alla luce stratigrafie e strutture relative alle ultime fasi di vita dell’insediamento.
Finalmente, nel 2023, sono state avviate le ultime ricerche da parte dell’Università di Siena, con il coordinamento di Claudio Citter e guidate da Cristina La Serra e Fabio Lico. Questa attività ha previsto l'apertura di un saggio nell'area nota come quartiere "Castello", in prossimità del sito dell'antica chiesa cattedrale. Lo scavo ha permesso di rintracciare i resti di un edificio abitativo di prestigio, databile all'età moderna e composto da più ambienti. Contestualmente alle operazioni di scavo, sono state eseguite anche delle ricerche, da parte della dottoranda Sara Pistolesi, riguardanti il rilievo architettonico e lo studio degli elevati pertinenti alla zona absidale dell’antica cattedrale. Dagli scavi sono emersi numerosi reperti archeologici riferibili proprio alla vita quotidiana della Mileto settecentesca, aprendo uno squarcio nuovo su questa epoca e sui momenti antecedenti il devastante evento tellurico.
Oggi, dell'antica Cattedrale sono visibili le absidi con le cappelle gentilizie retrostanti. Alcuni frammenti architettonici dell'antica Cattedrale e dell'Abbazia benedettina della Santissima Trinità sono murati nella parte destra dell'atrio dell'attuale Cattedrale, dedicata a San Nicola e ricostruita dopo il terremoto del 1908. Tra questi, alcuni riguardano il sarcofago del Gran Conte Ruggero, prima posto nel primitivo edificio normanno e oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L'archeologia nel tempo
Il Parco Archeologico Medievale di Mileto Antica
Il Parco Archeologico Medievale di Mileto Antica, primo del suo genere in Calabria, comprende nel suo territorio i due colli opposti con la sella valliva che ospitava parte del paese distrutto dai terremoti del 1638 e del 1783: a occidente era il colle dove sorgevano la Cattedrale e accanto, alle Làmie, il Palazzo di Ruggero poi trasformato in Vescovado e sede del Seminario; a oriente la collina di Monteverde dove sorgono i resti dell’Abbazia della Santissima Trinità.
Grazie alle attività congiunte del Comune di Mileto e della Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia, con il contributo dell’Accademia Milesia, dell’Associazione Mnemosyne, del Museo Archeologico Nazionale di Mileto e delle Università impegnate negli scavi archeologici, è stato possibile recuperare dall’oblio dei secoli e degli sconvolgimenti sismici la memoria dei luoghi, riattivandone una progressiva conoscenza ampliata.
Il Museo Archeologico Nazionale di Mileto, istituito nel 1997, espone numerosi reperti della Mileto antica, tra cui marmi, capitelli e altri materiali provenienti dalla distrutta Abbazia benedettina e dagli scavi del vecchio sito della città. Il museo è fondamentale per la comprensione delle vicende storico-artistiche dell’antico centro di Mileto dall’epoca romana, alla rifondazione normanna dell’XI secolo, fino al distruttivo terremoto del 1783 e alla ricostruzione della città in un nuovo sito. Nell’attiguo Palazzo del Seminario è conservato l’Archivio Storico Diocesano, uno dei più importanti della Calabria, che raccoglie documenti dall’epoca normanna ai nostri giorni.
Oggi, il parco offre un'opportunità unica per immergersi nella storia e ammirare la meravigliosa cornice naturalistica della provincia vibonese, con vista sullo Stretto, l’Etna e parte della Sicilia, a testimonianza dell'importanza di un luogo dove, in un tempo passato, si stabilì la capitale di un regno.
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