La Stella Polare per la Chiesa di Oggi: Catechesi e Partecipazione alla Messa

La Chiesa è in continuo dialogo con un mondo in costante trasformazione, un mondo che richiede una rivitalizzazione della sua azione e un aggiornamento del suo messaggio. In questo contesto, il concetto di "stella polare" assume un significato profondo, indicando l'orientamento fondamentale della comunità ecclesiale.

Il Concilio Vaticano II: Una Stella Polare per il Rinnovamento

Il Concilio Vaticano II, indetto da papa Giovanni XXIII (11.10.1962) e concluso da Paolo VI (08.12.1965), con la partecipazione di 2500 padri conciliari, rappresentò un momento cruciale per la Chiesa. Era necessario rivedere e rivitalizzare tutta l’azione della Chiesa in relazione ai cambiamenti epocali e renderla più attuale al momento storico che si stava vivendo. La prima rivoluzione copernicana del Concilio fu l'affermazione che non è il mondo al servizio della Chiesa, ma la Chiesa è al servizio del mondo.

Nel corso del Concilio furono approvati 16 documenti: 4 costituzioni, 9 decreti e 3 dichiarazioni. Dopo ogni concilio nella storia della Chiesa si è sempre aperto un periodo di accoglimento delle novità, e questo avviene anche con il Vaticano II. Sicuramente ci troviamo in un momento non facile nella recezione del Concilio.

Le Fasi della Recezione Conciliare

Una prima fase, segnata da grande passione e creatività (fine anni ’60 e tutti gli anni ’70), ha visto un tempo di trasformazioni, tentativi e sperimentazioni, in cui si è percepita la novità che il Concilio aveva consegnato. È seguita una seconda fase nella quale si è cominciato a riflettere più puntualmente sul contenuto dei documenti e si è cercato di consolidare alcune intuizioni, in rapporto soprattutto alla comunità, alla dimensione della ministerialità, alla centralità della Scrittura e alla novità delle forme liturgiche che rendevano tutti più direttamente protagonisti.

Oggi ci troviamo in una terza fase di recezione del Concilio, nella quale stiamo cercando di comprendere più profondamente, con una rilettura critica, che cosa sia avvenuto in questi 50 anni e cosa ci si apre davanti come eredità e sfida. È un tempo di fatica, di disagio e di desideri che chiedono di essere accolti e riconosciuti, anche perché il contesto sociale e culturale è estremamente diverso rispetto a quello che 50 anni fa aveva accompagnato i lavori del Concilio.

Il disagio che avvertiamo è legato a un possibile volto di Chiesa che percepiamo desiderabile e che vorremmo vivere nella nostra quotidianità, un disagio di un possibile percepito come tradito per troppa cautela, per paura del nuovo, per mancanza di coraggio e di fede evangelica, forse per mancanza di speranza e anche di profezia.

rappresentazione delle tre fasi di recezione del Concilio Vaticano II con le loro caratteristiche principali

Il Concilio come Orientamento Essenziale

Nel fare il punto, bisogna tener presente che il Concilio non è solo dietro di noi, non è solo la radice di ciò che noi siamo, ma è anche davanti a noi, è ancora una stella polare, una meta verso la quale orientarci. Si tratta di interrogare le speranze che portiamo dentro di noi, di interpretare le sfide che sono ancora aperte dal Concilio e soprattutto di individuare qual è la dinamica essenziale intorno alla quale orientare i nostri passi.

Il Vaticano II è stato il concilio della Chiesa sulla Chiesa. Il tema della Chiesa è sicuramente al centro di questo evento, che ci consegna una nuova visione di Chiesa, diversa da quella del passato, segnata da una passione e da un’istanza di rinnovamento. Giovanni XXIII esprimeva questo ricorrendo al termine “aggiornamento”, mentre Paolo VI richiamava il concetto di riforma. La dimensione della riforma, del rinnovamento e della trasformazione di Chiesa è al centro della passione conciliare.

La nuova vocazione della Chiesa è quella di "uscire dal tempio" di una cristianità lontana dal mondo degli uomini, per ritornare a considerare ciò che siamo nel mondo degli uomini e delle donne di oggi senza paura, con coraggio e senso di profezia.

La Chiesa come Popolo di Dio: Principi Fondanti e Implicazioni

Il primo principio costitutivo che fa esistere la realtà della Chiesa, messo in luce dal Concilio, è che la Chiesa nasce dall'annuncio del Vangelo. A differenza della visione ecclesiologica precedente, concentrata su un’idea di Chiesa come società fondata su un principio di autorità delegata in forma piramidale, il Concilio, rileggendo le fonti bibliche e dei Padri della Chiesa, sottolinea che è l’annuncio del Vangelo a farci Chiesa.

La Parola del Vangelo non è solo quella proposta nel momento celebrativo dell’eucaristia o nella catechesi parrocchiale; siamo chiamati a uscire dal tempio perché ciò che ci fa Chiesa è l'annuncio del Vangelo, responsabilità e compito per ognuno di noi. Ciascuno è evangelizzatore, annunciatore del Vangelo che fa Chiesa in tutta la rete di rapporti della nostra vita (famiglia, amici, colleghi). Nessun luogo è alieno dalla Parola del Vangelo.

I documenti del Concilio ci offrono una nuova definizione di Chiesa, riassunta nell'espressione presente nel Nuovo Testamento: "popolo di Dio" (LG 2). Questa categoria basilare, che dice il "noi" ecclesiale come popolo raccolto per la fede in Gesù e la storicità della nostra realtà, era scomparsa dal V secolo fino al 1962. Il Concilio ci chiede di tornare a pensare la Chiesa nella forma di popolo.

infografica che illustra il passaggio dal modello piramidale della Chiesa al concetto di Popolo di Dio

Soggettualità dei Laici e Ruolo delle Donne

Dire "Chiesa-popolo di Dio" implica il riconoscimento della soggettualità di parola e di azione propria dei laici. Per secoli, la definizione del laico era esclusivamente negativa: colui che non è né clero né religioso. Il Concilio Vaticano II è il primo a proporre un documento esclusivamente dedicato ai laici (Apostolicam Actuositatem) e un intero capitolo della costituzione Lumen Gentium (LG 4) dedicato alla loro vocazione e missione nella Chiesa e nella storia.

La soggettualità nella Chiesa non è solo quella che viene attraverso il potere delegato (papa, vescovi, ministri ordinati), ma è propria di tutto il popolo di Dio. Questo è il motivo per cui i padri conciliari, prima di parlare della gerarchia (LG 3) e dei laici (LG 4), hanno anticipato un capitolo dedicato al popolo di Dio (LG 2), per ricordarci la vocazione comune precedente e previa alla specificità del ministero ordinato o all'essere laici nella Chiesa. Popolo di Dio ci dice la comune vocazione e il fatto che solo insieme, ministri ordinati e laici, in una corresponsabilità condivisa, potremo servire la Chiesa e il Vangelo nel mondo.

Una seconda novità significativa è la condizione delle donne. Questi 50 anni hanno significato il recupero della parola delle donne nella vita ecclesiale, evidente nella ministerialità, nel movimento catechistico (in Italia il 94% dei catechisti sono donne), nelle Caritas, nella pastorale familiare e giovanile, e nella partecipazione all'eucaristia. Il volto della Chiesa ha tratti femminili, e ora viene riconosciuta la parola delle donne come essenziale e costitutiva per comprendere il Vangelo più profondamente e annunciarlo nella vita quotidiana.

Il Sacerdozio Comune dei Fedeli

Il terzo elemento dirompente è il recupero della visione del sacerdozio comune. Nel Nuovo Testamento, il termine "sacerdote" è utilizzato per Gesù Cristo, ma anche per tutti i cristiani ("hai fatto di noi un regno e sacerdoti" Ap 1,6; "ci ha costituiti per un sacerdozio santo, per un sacerdozio regale" 1Pt 2,5.9). Non è mai usato per i ministri ordinati. Il Concilio recupera questa realtà: il dono di se stessi nella vita quotidiana, per amore, rendendo così culto a Dio.

Per il battesimo, ciascuno di noi è immerso nel sacerdozio di Cristo e va a costituire un popolo sacerdotale. Partecipiamo della missione messianica di Gesù, siamo un popolo che rende culto a Dio nel dono di noi stessi, per amore, nella nostra esistenza. Tutto ciò che facciamo (lavoro, relazioni, scelte economiche, servizio ecclesiale) è chiamato a essere espressione del nostro sacerdozio battesimale.

I vostri corpi come sacrificio vivente. Il sacerdozio comune dei fedeli: mero fare?

Vivere la Fede: Catechesi, Avvento e Partecipazione Parrocchiale

La vita parrocchiale e il percorso di catechesi offrono occasioni concrete per vivere la Chiesa come Popolo di Dio e seguire la stella polare del Vangelo. Molte iniziative sono volte a guidare i fedeli, specialmente i più giovani, nel loro cammino di fede:

  • Felici con Gesù, Stella Polare!: I fanciulli come “Stellieri” percorrono la strada della Felicità, usando le Beatitudini per accendere un sentiero di stelle, di desideri, per accogliere Gesù e illuminare il cuore. I ragazzi, tra desideri di felicità e falsi profeti, vivendo le Beatitudini con Gesù, trovano in lui l'orientamento del proprio desiderio.
  • Cammini di Avvento e Natalizi: Numerosi sussidi e percorsi sono predisposti per bambini, ragazzi, giovani e famiglie. Questi includono calendari di Avvento, storie come quella delle statuine ribelli o il cammino dei Re Magi (che seguono la Stella cometa), riflessioni sul Vangelo, attività creative (come la realizzazione di una stella cometa domestica) e atti di carità. L'obiettivo è aiutare le famiglie a pregare insieme e a vivere l'attesa del Natale con un senso di comunità e impegno.
  • Adorazione Eucaristica per Bambini: Tracce specifiche per la preghiera, con canti, racconti su Dio, versetti biblici e preghiere, spesso accompagnate da elementi visivi come immagini di un cuore con al centro la stella Gesù, da usare nella preghiera silenziosa.
  • Celebrazioni Penitenziali e Incontri di Preghiera: Proposte per adolescenti e giovani per vivere il tempo di Avvento e Natale con momenti di riflessione, esame di coscienza e preghiera, anche attraverso l'uso di canti contemporanei.
  • Catechesi in Preparazione al Natale: Schede didattiche che seguono le letture delle domeniche di Avvento, per guidare i bambini e i ragazzi nella comprensione del significato del Natale.
  • Attività e Campi Scuola: Proposte per gruppi post-Cresima e Giovanissimi che utilizzano il simbolismo del viaggio e della "Seconda stella a destra" per esplorare il senso della vita e il ruolo di Gesù come guida.

La Parrocchia: Una Nuova Stella Polare

Le parrocchie, pur tra mille difficoltà, non vogliono rimanere chiuse nei confini della messa o degli altri sacramenti, ma hanno bisogno di comunicare, di farsi conoscere e di allargare il proprio respiro. Solo così il messaggio del Vangelo può arrivare a tutti, portando serenità. Marco Vittorioso, testimonia che il suo cammino in parrocchia è iniziato da bambino, dove si sentiva accolto negli incontri di catechismo. La parrocchia è una grande famiglia dove ognuno può essere dono per gli altri, e con la fede e la comunità, anche le difficoltà della vita possono essere vissute sotto un'altra luce. Luca La Sala, animatore all'Estate Ragazzi, sottolinea il desiderio di mettersi al servizio degli altri e di creare momenti di gioia, gioco e crescita, diventando un punto di riferimento per i più piccoli e un compagno di cammino per i coetanei.

I Santi: Esempi Luminosi per il Cammino di Fede

La Chiesa continua a proporre esempi positivi di fede, come i santi, che con la loro vita offrono risposte alle domande e curiosità dei giovani. Figure come Piergiorgio Frassati (1901-1925) e Carlo Acutis (1990-2005) dimostrano che si può essere "normali" e al contempo fondare la propria vita sul Vangelo. Carlo Acutis diceva che l’Eucaristia era la sua autostrada per il cielo, mentre Piergiorgio Frassati invitava a guardare sempre in alto. Questi santi, definiti da papa Francesco "santi della porta accanto", con la loro vita semplice ma interiormente piena di Gesù, sono vere e proprie stelle polari che ispirano un tempo come il nostro.

foto di giovani santi come Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati

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