Il sommo sacerdote ebreo, in ebraico הַכֹּהֵן הַגָּדוֹל (hakkohen haggadol), era la figura religiosa di spicco nel giudaismo antico, in particolare nel contesto del Tempio di Gerusalemme. Egli era il capo della classe sacerdotale e ricopriva un ruolo cruciale, responsabile dell'esecuzione di una serie di rituali spiegati nel libro del Levitico. La sua figura è centrale in diversi eventi storici e religiosi, ed ebbe un'importanza significativa anche all'epoca di Alessandro Magno.

Origini e Successione della Carica
Il primo sommo sacerdote fu Aronne, fratello di Mosè, nel XIII secolo a.C. La carica era tradizionalmente ereditaria. Nel X secolo a.C., Salomone depose il sacerdote legittimo e insediò Zadoq, anch'egli un discendente di Aronne, dando così inizio a una nuova dinastia.
In epoca ellenista (II-I secolo a.C.), la carica smise di essere ereditaria e la nomina fu affidata al regnante di turno, sia esso straniero (come i Seleucidi) o ebreo (come i Maccabei). Erode il Grande nominò almeno sei sommi sacerdoti, e in seguito i governatori romani si arrogarono il diritto di nomina.
Tuttavia, l'effettivo periodo di istituzione dell'ufficio e i compiti ad esso correlati non sono noti con chiarezza. È stato ipotizzato che l'ufficio possa essere sorto solo in epoca relativamente più recente, in seguito al ritorno degli Ebrei dall'esilio di Babilonia e alla ricostruzione del Secondo Tempio (VI-V secolo a.C.).
Requisiti e Doveri del Sommo Sacerdote
Requisiti per l'Ufficio
Il sommo sacerdote doveva essere maschio, senza difetti fisici, avere almeno 20 anni ed essere sposato con una donna israelita. L'inizio del suo ministero era sancito da una unzione solenne sul capo, presumibilmente a opera (almeno per il periodo monarchico) di un profeta di corte. La fine del ministero poteva coincidere con la morte o con la deposizione da parte del regnante, sebbene in questo caso il sommo sacerdote conservasse comunque il titolo.
Funzioni e Ritualità Principali
Il suo ruolo principale era quello di mediare tra il popolo e Dio. Egli era l'incaricato del tamid, il sacrificio che a mattino e sera veniva offerto a Dio nel Tempio.
Il sommo sacerdote officiava in particolare nel Giorno dell'Espiazione (Yom Kippur). Era il solo a poter entrare nel "Santo dei Santi", la camera più interna del Tempio di Gerusalemme. Vi entrava una volta l'anno, appunto nella festa dello Yom Kippur, per offrire un sacrificio in espiazione dei peccati di tutto il popolo.
Ricostruzione 3D tempio greco
Le Vestimenta Sacre del Sommo Sacerdote
Il Sommo Sacerdote indossava un abbigliamento specifico che lo distingueva dagli altri sacerdoti ebrei e sottolineava la sua posizione di autorità spirituale. Secondo la Tanakh, durante il suo servizio presso la Dimora (santuario itinerante nel deserto) e in seguito il Tempio di Gerusalemme, doveva indossare speciali indumenti.
Composizione e Simbolismo Generale
Le vesti liturgiche per officiare nel santuario erano fatte con porpora viola e porpora rossa, con scarlatto e bisso ritorto (Es 39,1). Questi materiali pregiati, inclusi lino e oro, rendevano l'abbigliamento sontuoso (cfr. Es 28,7).
L'Efod
L'Efod (in ebraico אֵפוֹד) era una veste lunga e decorativa. Era realizzato con oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto (Es 39,2). Veniva indossato sopra una tunica bianca e cinturato con una fascia di colore azzurro.
All'efod erano attaccate due spalline che ne venivano fissate alle sue due estremità, formando così un pezzo unico (Es 39,4). Su queste spalline, venivano lavorate pietre di ònice, inserite in castoni d’oro e incise con i nomi degli Israeliti, secondo l’arte d’incidere i sigilli (Es 39,6).
Il manto dell'efod era un lavoro di tessitore, interamente di porpora viola. La scollatura del manto, posta al centro, era simile a quella di una corazza, e intorno aveva un bordo per evitarne la lacerazione (Es 39,22-23). Sul lembo del manto venivano applicate melagrane di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto (Es 39,24).
Il Pettorale (Hoshèn)
Il pettorale (in ebraico hoshèn) era una parte importante dell’abbigliamento del Sommo Sacerdote (Es 28,15-29). Era un "lavoro d’artista", come l’efod, realizzato con oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto (Es 39,8). Era di forma quadrata e doppio, con una spanna di lunghezza e una di larghezza (Es 39,9).
Il pettorale conteneva dodici pietre preziose incastonate, ognuna rappresentante una delle dodici tribù di Israele. Erano disposte in quattro file:
- Prima fila: una cornalina, un topazio e uno smeraldo (Es 39,10).
- Seconda fila: un turchese, uno zaffìro e un berillo (Es 39,11).
- Terza fila: un giacinto, un’àgata e un’ametista (Es 39,12).
- Quarta fila: un crisòlito, un ònice e un diaspro (Es 39,13).
Queste pietre erano inserite nell’oro tramite i loro castoni (Es 39,13). Le dodici pietre corrispondevano ai nomi degli Israeliti, dodici secondo i loro nomi, ed erano incise come i sigilli, ciascuna con il nome corrispondente alle dodici tribù (Es 39,14).
Sul pettorale erano realizzate catene in forma di cordoni, un lavoro d’intreccio d’oro puro (Es 39,15). Due castoni d’oro e due anelli d’oro venivano fissati alle due estremità del pettorale (Es 39,16). Le due catene d’oro erano poi poste sui due anelli alle due estremità del pettorale (Es 39,17). Le altre due estremità delle catene erano fissate sui due castoni e passavano sulle spalline dell’efod, nella parte anteriore (Es 39,18). Altri anelli d'oro erano posizionati per garantire la stabilità del pettorale (Es 39,19-20).

La Mitria e il Diadema
Il sommo sacerdote indossava la mitria come parte della sua veste cerimoniale, simbolo del suo alto ufficio nella gerarchia religiosa. La lamina, il diadema sacro d’oro puro, era inscritta con caratteri incisi come un sigillo: «Sacro al Signore» (Es 39,30). Vi era fissato un cordone di porpora viola per porre il diadema sopra il turbante, come il Signore aveva ordinato a Mosè (Es 39,31).
Gli Urim e i Tummim: Funzione Consultiva
Gli Urim e i Tummim erano elementi misteriosi associati al pettorale del Sommo Sacerdote. Erano usati per cercare la volontà di Dio in situazioni in cui era necessaria una risposta divina o una guida. Si crede che il Sommo Sacerdote ponesse una domanda a Dio e che le risposte potessero essere ottenute attraverso segni o messaggi divini rivelati in qualche modo. La loro menzione biblica è limitata ad alcuni passaggi dell'Antico Testamento, tra cui Esodo 28,30, Levitico 8,8 e Numeri 27,21.
Il Sommo Sacerdote nel Contesto Cristiano
Nel contesto del cristianesimo, il sommo sacerdote ebreo rappresenta una figura chiave nel giudaismo. Tuttavia, il suo ruolo propiziatorio, specialmente nel Giorno dell'Espiazione, viene messo in contrasto con la propiziazione compiuta da Gesù Cristo, come descritto nella Lettera agli Ebrei. È importante notare che alcuni sommi sacerdoti si opposero a Gesù, contribuendo alla narrazione di invidia e condanna; un esempio è il sommo sacerdote che presiedette il sinedrio che condannò Gesù.
Un sommo sacerdote di nome Giasone, per esempio, inviò un'ambasciata religiosa con un'offerta monetaria al dio di Tiro. Un altro caso controverso fu quello di Manasse, figlio di un sommo sacerdote, che sposò la figlia del governatore samaritano Sanballat.
La Fine del Servizio Sacerdotale
Dopo la distruzione del Tempio nell'anno 70 d.C., il servizio sacerdotale cessò e con esso la carica del sommo sacerdote. I sacerdoti lasciarono Gerusalemme e si dispersero in varie città, segnando la fine di un'era per questa figura centrale della religione ebraica.