L'Incidente del Soldato Russo Crocifisso e la Guerra Ibrida dell'Informazione

Le immagini che raffiguravano un presunto soldato russo crocifisso hanno rappresentato un caso emblematico nel contesto della guerra ibrida. Queste immagini erano accompagnate da un testo che recitava: «Sono in possesso di 10 minuti di questo video.. Questi sono coloro che la Russia vuole fermare, coloro che dal 2008 stanno facendo atrocità, ora ditemi chi e’ il mostro?». Secondo l’autore del tweet, le immagini avrebbero mostrato l’esecuzione di un soldato russo da parte di esponenti dell’esercito ucraino.

Immagine concettuale della disinformazione e della propaganda sui social media

Le Accuse e il Contesto

Le accuse relative all'esecuzione del soldato russo si inseriscono in un clima di forte tensione e conflitto. Il contesto è quello della "Nuova Russia", nome non ufficiale della federazione nata dalle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, resesi indipendenti dall’Ucraina il 24 maggio 2014 attraverso un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale. Il processo separatista è stato interrotto il 20 maggio 2015. È in questo scenario che la disinformazione ha giocato un ruolo cruciale.

Le Smentite e le Dubbiezze sull'Autenticità

Il giorno successivo alla pubblicazione del filmato, il Battaglione Azov ne ha smentito l’autenticità con un post pubblicato sul social network russo Vk. La milizia ha spiegato che le uniformi e le armi delle persone ritratte nel video non corrispondevano a quelle in dotazione al battaglione. Il profilo social del Battaglione Azov ha sottolineato inoltre che la presunta vittima «non ha gridato quando è stato sollevato inchiodato alla croce» e che le riprese si interrompevano poco prima che la croce iniziasse a bruciare, non mostrando dunque l’uccisione del soldato. Nonostante la smentita del battaglione Azov non sia sufficiente per considerare il filmato un contenuto di disinformazione, non esistono prove per affermare il contrario.

La Guerra Ibrida: La Disinformazione come Arma Strategica

La guerra in Ucraina, iniziata con l’invasione russa della Crimea, ha segnato anche una forma di conflitto totalmente inedita, la cosiddetta “guerra ibrida”. Questo tipo di conflitto è un po’ militare, un po’ politico e molto mediatico. Se un governo potesse mentire non era una novità, e nei decenni passati Mosca aveva fatto scuola. Ma questa volta la bugia non serviva a nascondere l’uso delle armi; era diventata arma essa stessa, la più strategica e difficile da fronteggiare. A cominciare dall’annessione della Crimea - avvenuta per mezzo di un “referendum popolare” controllato da “militari senza insegne” - la battaglia di Mosca si è svolta, ed è stata in buona parte vinta, sui media e soprattutto sui social network.

Infografica sulla diffusione di fake news in contesti di conflitto

Un Catalogo di Orrori e Falsità Diffuse

Ogni giorno i russi - e il resto del mondo - venivano sottoposti a un bombardamento di orrori. Tra le narrazioni diffuse spiccavano storie come il bambino di Sloviansk “crocifisso” davanti alla madre dai “nazisti ucraini”, o il Boeing malese abbattuto da un missile che tutto il mondo credeva russo, ma che secondo i guerriglieri filorussi era pieno di cadaveri, con piloti kamikaze che avrebbero condotto l’aereo fantasma sotto il tiro dei caccia ucraini in un complotto di una complicazione impossibile.

Altre storie includevano i bambini uccisi dalle bombe a Donetsk, i carri armati ucraini che schiacciavano con i cingoli i ribelli russi, giovani uomini dai corpi mutilati utilizzati per l’espianto di organi da vendere in Occidente, e le folle di ucraini in fuga verso la Russia descritte come un esodo biblico. Persino i militari russi che combattevano nel Donbass venivano presentati come “in ferie”. Le immagini dei soldati ucraini che addentavano braccia e gambe staccate ai miliziani filorussi sono state perfino oggetto di un’interrogazione parlamentare dei 5 stelle.

Il Debunking nell'Era "Post-Fact"

Il particolare delle bugie della “guerra ibrida” è che sono tutte facilmente smontabili. Basta una ricerca su Google per scoprire che la foto dei bambini dilaniati dalle bombe a Donetsk era stata scattata in Siria cinque anni prima, che il filmato del carro armato che schiacciava corpi umani era stato girato qualche anno prima nel Caucaso e che i carri erano russi. Si è scoperto che la signora Galina Pishniak, che raccontava la storia del bambino crocifisso, sbagliava perfino il nome della piazza centrale della città di cui si dichiarava abitante, ed era già apparsa in altri filmati della propaganda sotto altri nomi.

Allo stesso modo, i valichi di frontiera mostrati dalla TV russa erano quelli con la Polonia, non la Russia, i corpi “usati per gli espianti” erano cadaveri della guerra in Cecenia, e le foto dei “campi di sterminio per russi” finanziati dall’Europa erano campi profughi per migranti respinti alla frontiera. I “militari senza insegne” erano i primi a postare selfie sui loro profili social e a vantarsi di essere in missione in Ucraina, con tanto di indicazione del numero del loro reparto. La guerra ibrida è nata sui social ed è stata smontata sui social, in un avvincente gioco di guardie e ladri.

Quando è il fact-checking a essere fake

La Risposta alla Propaganda e le Nuove Sfide

Nel mondo “post-fact”, come viene ormai chiamato da chi studia i fenomeni dell’informazione e disinformazione su Internet, è nato il mestiere del “debunking”. Il sito Stopfake.org, nato da un’iniziativa degli studenti di giornalismo di Kiev, è ormai una rete internazionale dedicata a scovare e smascherare ogni giorno i falsi di produzione russa. L’Unione Europea ha attivato una cellula a Bruxelles che si occupa di studiare e smentire i miti della propaganda russa, e alcuni Paesi europei stanno lavorando sulla creazione di un sistema di contropropaganda. I siti dei giornali internazionali hanno ormai stilato le liste degli indirizzi IP dai quali partono ondate di attacchi di troll che allagano le pagine dei commenti, coordinati dalle “fabbriche di troll” scoperte dai giornalisti a Pietroburgo.

Ma il fiume in piena delle bufale non si esaurisce, anzi, assume forme sempre nuove, come i falsi articoli di giornali veri che utilizzano il logo e la grafica di testate e siti realmente esistenti. Questa è una nuova frontiera: prima i link portavano a organi della propaganda russa, oppure a oscuri siti di complottisti.

La Strategia Moderna della Disinformazione Russa

Questa è un’operazione apparentemente priva di senso, almeno da un punto di vista razionale. Ma rispetto alla propaganda sovietica qualcosa è cambiato. La Mosca di Stalin e di Brezhnev nascondeva i fatti e li negava risolutamente. La Mosca di Putin non si prende nemmeno la briga di costruire una “verità” alternativa, come dimostrano le numerose versioni, che si escludono a vicenda, offerte dai commentatori russi sulla vicenda del Boeing abbattuto due anni fa sopra il Donbass. È sintomatico che nella storia del doping olimpico i russi non hanno mai negato esplicitamente di aver riempito i loro atleti di farmaci; si sono limitati a ricordare che “così fan tutti” e che gli occidentali prendevano di mira i russi solo per motivi politici, e non perché il ministro dello Sport in persona dirigeva le attività del laboratorio antidoping.

«Putin non ha bisogno di raccontare storie convincenti, gli basta dire che tutti mentono, distruggere la credibilità e la superiorità morale dei suoi avversari e convincere il suo popolo che non c’è alternativa a lui», scrive Peter Pomerantsev, esperto britannico di propaganda russa.

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