Nell'ambito delle opere di misericordia, la rubrica "Lo grideranno le pietre" si propone di riflettere sul loro significato, accogliendo l'invito di Papa Francesco. Ogni opera viene associata a un santo che l'ha incarnata nella sua missione. Per l'opera di misericordia "ALLOGGIARE I PELLEGRINI", la figura scelta è la Beata Madre Teresa di Calcutta, la cui canonizzazione era imminente al momento della redazione di questa riflessione, a testimonianza di come il suo operato fosse intrinsecamente legato all'accoglienza e al servizio, profondamente radicato in una vita di preghiera.
L'Essenza della Preghiera e il Silenzio del Cuore
Madre Teresa insegnava che tutti noi abbiamo bisogno di trovare il tempo per il silenzio e la contemplazione, specialmente in città frenetiche come Londra e New York, dove tutto si muove rapidamente. Per questo motivo, la prima Casa per le sorelle contemplative - la cui vocazione è dedicare gran parte della giornata alla preghiera - fu aperta a New York anziché sull'Himalaya. Madre Teresa riteneva infatti che silenzio e contemplazione fossero più necessari nelle metropoli del mondo.
La preghiera, per Madre Teresa, iniziava sempre nel silenzio, poiché è nel silenzio del cuore che Dio parla. Dio è amico del silenzio; è fondamentale ascoltare Dio, perché ciò che conta non è quello che diciamo noi, ma quello che Egli dice a noi e attraverso di noi.

La Preghiera Quotidiana: Linfa Vitale dell'Anima
La preghiera alimenta l'anima; essa sta all'anima come il sangue sta al corpo, e porta più vicini a Dio. Dona inoltre un cuore limpido e puro. Un cuore limpido può vedere Dio, può parlare a Dio e può vedere l'amore di Dio negli altri. Avere un cuore limpido significa essere aperti e onesti con Dio, senza nascondergli nulla, permettendo a Lui di prendere da noi ciò che vuole.
Se si sta cercando Dio e non si sa da che parte cominciare, Madre Teresa consigliava di imparare a pregare e di assumersi l'impegno di pregare ogni giorno. La preghiera può essere fatta in qualsiasi momento e ovunque; non è necessario trovarsi in cappella o in chiesa. Si può pregare anche al lavoro: il lavoro non deve fermare la preghiera, né la preghiera deve fermare il lavoro. È possibile consultare un sacerdote per essere guidati, o cercare di parlare direttamente con Dio. L'importante è parlare, dirgli tutto, parlargli. Egli è nostro padre, padre di tutti noi, qualunque sia la nostra religione, poiché siamo tutti stati creati da Dio e siamo i suoi figli.
Il Dialogo con Dio e l'Atto di Contrizione
Dobbiamo riporre in Lui fiducia e lavorare per Lui. Se preghiamo, otterremo tutte le risposte di cui abbiamo bisogno. Senza preghiera, Madre Teresa affermava di non riuscire a lavorare nemmeno per mezz'ora, ricavando la sua forza da Dio proprio tramite la preghiera. È bene iniziare e concludere la giornata con la preghiera, andando a Dio con la semplicità di un bambino. Se si trova difficile pregare, si può dire: "Vieni, Spirito Santo, guidami, proteggimi, sgombrami la mente perché io possa pregare". Oppure, se si prega Maria, si può dire: "Maria, Madre di Gesù, fammi da Madre adesso, aiutami a pregare".
Quando si prega, è essenziale ringraziare Dio per tutti i suoi doni, poiché tutto è Suo ed è un dono da parte Sua, inclusa la nostra anima. Se si è cristiani, si possono recitare il Padre Nostro; se cattolici, l'Ave Maria, il Rosario, il Credo e le preghiere più comuni. Se si hanno preghiere particolari nella propria famiglia, è bene pregare in quel modo. Avere fiducia nel Signore e nel potere della preghiera aiuta a superare le sensazioni di dubbio, paura e solitudine che spesso si provano.
Ogni sera, prima di andare a letto, è importante fare un esame di coscienza, perché non si sa se si sarà vivi il mattino dopo. Qualsiasi preoccupazione o torto fatto deve essere ripagato. Se si è rubato qualcosa, si deve cercare di restituirla; se si è offeso qualcuno, si deve cercare di fare pace con quella persona, farlo subito. Se la pace non è possibile direttamente, si può almeno fare pace con Dio dicendo: "Mi dispiace molto". Questo è importantissimo, poiché così come compiamo atti d'amore, dobbiamo compiere atti di contrizione. Ci si sente bene a essere liberi da fardelli, ad avere il cuore pulito. Dio è misericordioso, il Padre misericordioso di tutti noi suoi figli, e se ci ricordiamo di chiedere scusa, Egli ci perdonerà e dimenticherà tutto.

Il Potere della Preghiera e il Servizio Attivo
È possibile anche pregare per il lavoro degli altri e aiutarli. Nella comunità delle Missionarie della Carità, esistono aiutanti "alter ego" che offrono le loro preghiere per una sorella che necessita della forza per portare avanti il suo lavoro attivo. Vi sono anche sorelle e fratelli contemplativi che pregano continuamente per la comunità. Esistono moltissimi esempi del potere della preghiera e di come Dio risponda sempre. Padre Bert White, un prete, testimoniò di aver visitato Calcutta proprio al momento giusto: "Stavo andando a vedere il lavoro di Madre Teresa e delle Missionarie della Carità, e ho deciso di partecipare alla Messa nella Casa madre. Arrivando alla porta principale, sono stato accolto da una sorella che mi ha detto: "Grazie a Dio sei qui, padre, vieni dentro"."
La Vita di Madre Teresa: Una Chiamata alla Carità e alla Preghiera
Madre Teresa si descriveva così: "Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo". Nata Gonxha Agnes Bojaxhiu il 26 agosto 1910 a Skopje, ricevette la Prima Comunione a cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. L'amore per le anime entrò nel suo cuore fin dal giorno della Prima Comunione. La morte improvvisa del padre, quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie, ma la madre Drane allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia.
Mossa dal desiderio di diventare missionaria, all'età di diciotto anni Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928 per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, le Suore di Loreto, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l'India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa insegnò nella scuola per ragazze St. Mary, presso la comunità di Loreto a Entally. Il 24 maggio 1937 fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse, "la sposa di Gesù per tutta l’eternità". Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Trascorse venti anni a "Loreto" con grande felicità, distinguendosi come persona di profonda preghiera e intenso amore per le consorelle e le sue allieve.
Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling, Madre Teresa ricevette l'“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. In un modo che non raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza. Nelle settimane e nei mesi successivi, attraverso locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per "vittime d’amore" che avrebbero "irradiato il suo amore sulle anime". "Vieni, sii la mia luce", la pregò. "Non posso andare da solo". Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l'incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore. Gesù chiese a Madre Teresa di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri.
Dopo circa due anni di discernimento e verifiche, Madre Teresa ottenne il permesso di iniziare la sua nuova missione. Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, rientrò a Calcutta e trovò alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano malato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi. Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità fu riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta.
Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione da Papa Paolo VI nel febbraio 1965 la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela. A questa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. Per rispondere meglio alle necessità dei poveri, sia fisiche che spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità; nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità.
La sua ispirazione non si limitò alle vocazioni religiose. Formò i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore. Questo spirito portò in seguito alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. In questi anni di rapida espansione della sua missione, il mondo cominciò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e l’opera che aveva avviato. Numerose onorificenze, a cominciare dal Premio indiano Padmashri nel 1962 e dal rilevante Premio Nobel per la Pace nel 1979, diedero onore alla sua opera, mentre i media seguirono le sue attività con interesse crescente.
L’intera vita e l’opera di Madre Teresa offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Tuttavia, vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. Questa “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio.
Con amorevole fiducia e totale abbandono, Madre Teresa ha compiuto la Sua volontà, testimoniando la gioia di appartenere totalmente a Lui. È diventata così intimamente unita a Gesù, il suo Sposo crocifisso, che Egli, sospeso sulla croce, si è degnato di condividere con lei l'agonia del Suo Cuore, e di vedere il Suo amore negli altri fratelli e sorelle, specialmente in coloro che, più di tutti, sono "non amati" e "non voluti".
Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti e seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Nel 1997 le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti nelle 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo. Nel marzo 1997 benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo aver incontrato Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle.
Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine. Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna. Madre Teresa ci ha lasciato un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità. Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione.

Un Esempio di Preghiera Mariana
In un percorso di fede che include l'accoglienza e la preghiera, la devozione mariana ha sempre avuto un ruolo importante. Un modo semplice per esprimere le proprie richieste attraverso Maria, che scaturisce dall'amore e dalla fiducia in Lei, è la seguente preghiera:
"Ricordati, o purissima Vergine Maria, che non si è mai sentito dire che nessuno di coloro che hanno fatto ricorso alla tua protezione, implorando il tuo aiuto, siano stati abbandonati da te. Incoraggiato dunque con uguale fiducia, mi rivolgo a te come mia Madre, o Vergine tra tutti i singolari, e mi avvalgo di te. Gemendo sotto il peso dei miei peccati, mi prostro ai tuoi piedi. Non respingere le mie suppliche, o Madre del Figlio di Dio umanizzato, ma sforzati di ascoltarle propiziamente e di ottenermi ciò che ti chiedo."