Nell'ambito dell'educazione giovanile, fin dall'antichità, si sono confrontati due approcci principali: il sistema preventivo e il sistema repressivo. Don Bosco, santo ed educatore del XIX secolo, fin dall’inizio della sua missione pastorale ebbe come focus la cura e l’educazione dei giovani, in particolare di quelli più poveri ed abbandonati. La sua intuizione educativa, definita ‘Sistema Preventivo’, lo portò a una profonda riflessione sulla metodologia pedagogica, culminata nella formulazione di un modello che ancora oggi è studiato e applicato in tutto il mondo.
Don Bosco stesso espose la sua visione: «Più volte fui richiesto di esprimere verbalmente o per iscritto alcuni pensieri attorno al così detto sistema preventivo... Dirò dunque: in che cosa consiste il sistema preventivo e perché si deve preferire; sua pratica applicazione, e suoi vantaggi». Consapevole dell'importanza di lasciare un'eredità metodologica, egli intendeva che i suoi scritti fossero "l'indice di un'operetta che vo preparando, se Dio mi darà tanto di vita da poterla terminare, e ciò unicamente per giovare alla difficile arte della giovanile educazione".
Origini e Contesto: Il Sistema Preventivo vs. Repressivo
La comprensione del sistema preventivo di Don Bosco richiede un confronto con il sistema repressivo, prevalente nella sua epoca, e una chiarificazione del significato che egli attribuì al termine "preventivo", operando una vera e propria trasfigurazione del suo senso comune.
Il Sistema Repressivo: Controllo e Punizione
Il sistema repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poi sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia necessario, il meritato castigo. In questo sistema le parole e l'aspetto del superiore debbono sempre essere severe e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni familiarità coi dipendenti. Il Direttore, per accrescere valore alla sua autorità, dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso; giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle altre prescrizioni.
La Rivoluzione del Sistema Preventivo di Don Bosco
Diverso e, si potrebbe dire, opposto è il sistema preventivo di Don Bosco. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del Direttore e degli Assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano. Questo significa «mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze». Il Sistema Preventivo è un vero programma di vita per Don Bosco, che si appoggia tutto sopra la Ragione, la Religione, e l’Amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tener lontani gli stessi leggeri castighi.
È cruciale notare che nel 1800 l’accezione “preventivo” non aveva la stessa connotazione che gli viene attribuita oggi. Essa, infatti, veniva intesa come un intervento repressivo agito antecedentemente a una possibile commissione di reato; per questa ragione all’epoca, dovendo scegliere, il metodo educativo ritenuto più efficace era purtroppo quello repressivo propriamente detto (punizione dopo il reato). Don Bosco, come altri pensatori dell’epoca, ebbe una doppia intuizione: primo, il sistema repressivo non aveva nessuna efficacia né come deterrente né come insegnamento, molto spesso, infatti, i ragazzi che finivano purtroppo in carcere ne uscivano confermati nei loro atteggiamenti criminali; secondo, parlare di sistema preventivo doveva assumere dei tratti diversi da quelli riconosciuti all’epoca. Prevenire doveva significare allontanare i ragazzi da situazioni rischiose, attraverso buone pratiche che permettessero loro di avere gli strumenti necessari per inserirsi nella società civile.

I Pilastri del Sistema Preventivo: Ragione, Religione, Amorevolezza
Il sistema preventivo di Don Bosco, che ha di mira l’educazione integrale della persona, si fonda su tre pilastri interconnessi: ragione, religione e amorevolezza. Questi si articolano poi in mezzi e metodi che si esprimono nello spirito e nello stile della “famiglia”, in un clima serio ed impegnato, sempre temperato dalla spontaneità, dalla gioia, dall’attività individuale e di gruppo, protetta e promossa dalla presenza continua degli educatori e dalla loro assistenza. L’educatore è concepito come il Buon Pastore, che conosce le sue pecorelle, le chiama per nome, si fa ascoltare da esse, le raccoglie e le conduce, cerca quelle in difficoltà e le difende. L’ideale del buon cristiano e dell’onesto cittadino rimarrà sempre la meta dell’impianto metodologico di Don Bosco, nella molteplicità dei contenuti, dei processi e dei mezzi educativi. Se da una parte si richiede all’educatore serietà di impegno, dall’altra egli deve operare in un clima d’amore. Il punto d’incontro delle dinamiche educative si trova nel concetto della comunità-famiglia.
Ragione
Don Bosco era ben consapevole che la persona si educa attraverso la ragione. Educare l’uomo significa, in un certo senso, educarlo alla libertà (non solo libertà da ma anche libertà per) e questo non può accadere se non attraverso l’uso della ragione e dell’intelletto. Per Don Bosco, l’educazione deve essere logica e comprensibile per i giovani. Gli educatori devono usare il dialogo e la spiegazione per far comprendere le ragioni dietro le regole e le aspettative, favorendo così una scelta consapevole anziché una mera obbedienza imposta.
Religione
L’uomo però non è fatto solo di ragione e anch’essa ha la necessità di avere un fondamento a cui aggrapparsi per evitare facili errori, che pur avendo una loro rigorosità interna, rischiano di allontanare molto dalla realtà. Don Bosco, in quanto uomo di fede, riconosceva che l’unico assoluto che rispettasse l’uomo nella sua pienezza senza mortificarlo poteva essere solo Dio. Il Santo coltivò questo aspetto attraverso una preoccupazione costante all’educazione della coscienza dei suoi ragazzi per abilitare la libertà a riconoscere il bene ed evitare il male. L’aspetto religioso del metodo di Don Bosco non si limita alla pratica della fede cattolica, ma si estende alla promozione di valori universali come la solidarietà, la giustizia e l’onestà.
Amorevolezza
L’amorevolezza è forse il tratto più distintivo del sistema di Don Bosco. Si tratta di un approccio educativo basato sull’affetto e la comprensione reciproca tra educatori e studenti. Contro ogni teoria positivistica, all’epoca ancora in voga, il sistema preventivo si rifiutava di indagare e occuparsi di solo ciò che nell’uomo era chiaro e distinto (aspetti quantificabili) ma si prendeva cura anche di altri aspetti altrettanto importanti: piena maturazione affettiva, costruzione di relazioni sane tra pari e con gli adulti. A tal proposito Don Bosco riconobbe che affinché i ragazzi interiorizzassero, nella libertà, i valori della religione, dell’umanesimo e della società, era necessario che quelle verità fossero mediate da affetti sinceri e riconosciuti: «Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati».
Sistema Preventivo - Principio della ragione e la saggezza pratica salesiana
L'Applicazione Pratica del Sistema Preventivo
L'applicazione pratica del sistema preventivo è profondamente radicata nella carità cristiana, come espresso dalle parole di San Paolo: «Caritas benigna est, patiens est; omnia suffert, omnia sperat, omnia sustinet: La carità è benigna e paziente; soffre tutto, ma spera e sostiene qualunque disturbo». Perciò, Don Bosco riteneva che soltanto il cristiano potesse con successo applicare tale sistema. L'educatore è chiamato a operare con serietà di impegno e, al contempo, in un clima d'amore, dove la comunità-famiglia rappresenta il punto d'incontro delle dinamiche educative.
Don Bosco delineò una serie di indicazioni pratiche per gli educatori e i direttori degli istituti:
- Studiare di evitare come la peste ogni sorta di affezioni o amicizie particolari con gli allievi, e ricordarsi che il traviamento di uno solo può compromettere un istituto educativo.
- Fare in modo che gli allievi non siano mai soli. Per quanto è possibile gli assistenti li precedano nel luogo dove si devono raccogliere; si trattengano con loro fino a che siano da altri assistiti. Non li lascino mai disoccupati.
- Dare ampia libertà di saltare, correre, schiamazzare a piacimento. La ginnastica, la musica, la declamazione, il teatrino, le passeggiate sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità ed alla sanità. Si badi soltanto che la materia del trattenimento, le persone che intervengono, i discorsi che hanno luogo non siano biasimevoli. «Fate tutto quello che volete - diceva il grande amico della gioventù San Filippo Neri, - a me basta che non facciate peccati».
- La frequente confessione, la frequente comunione, la messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edificio educativo, da cui si vuole tener lontana la minaccia e la sferza. Non obbligare mai i giovanetti alla frequenza dei santi sacramenti, ma soltanto incoraggiarli e porgere loro comodità di approfittarne. Nei casi poi di esercizi spirituali, tridui, novene, predicazioni, catechismi si faccia rilevare la bellezza, la grandezza, la santità di quella religione che propone dei mezzi così facili, così utili alla civile società, alla tranquillità del cuore, alla salvezza dell'anima, come appunto i santi sacramenti. In questo modo i fanciulli restano spontaneamente invogliati a queste pratiche di pietà, vi si accostano volentieri, con piacere e con frutto.
- Usare la massima sorveglianza per impedire che nell'Istituto siano introdotti compagni, libri o persone che facciano cattivi discorsi. La scelta d'un buon portinaio è un tesoro per una casa di educazione.
- Ogni sera dopo le ordinarie preghiere, e prima che gli allievi vadano a riposo, il Direttore, o chi per esso, indirizzi alcune affettuose parole in pubblico dando qualche avviso o consiglio intorno a cose da farsi o da evitare e studi di ricavare le massime da fatti avvenuti in giornata nell'Istituto o fuori; ma il suo sermone non oltrepassi mai i due o tre minuti. Questa è la chiave della moralità, del buon andamento e del buon successo dell'educazione.
- Tenere lontano come la peste l'opinione di taluno che vorrebbe differire la prima comunione ad un'età troppo inoltrata, quando per lo più il demonio ha preso possesso del cuore di un giovanetto a danno incalcolabile della sua innocenza. Quando un giovanetto sa distinguere tra pane e pane e palesa sufficiente istruzione, non si badi più all'età e venga il Sovrano Celeste a regnare in quell'anima benedetta.
- I catechisti raccomandano la frequente comunione; San Filippo Neri la consigliava ogni otto giorni ed anche più spesso. Il Concilio Tridentino desidera sommamente che ogni fedele cristiano quando va ad ascoltare la santa Messa faccia anche la comunione (XXII, cap. VI).
Vantaggi e Benefici del Sistema Preventivo
Sebbene taluno possa ritenere il sistema preventivo difficile in pratica, Don Bosco osservò che da parte degli allievi esso risulta assai più facile, più soddisfacente e più vantaggioso. Per gli educatori, pur presentando alcune difficoltà, esse «restano diminuite, se l'educatore si mette con zelo all'opera sua». L'educatore è un individuo consacrato al bene dei suoi allievi; perciò, deve essere pronto ad affrontare ogni disturbo e fatica per conseguire il suo fine: la civile, morale e scientifica educazione dei suoi allievi. La preferibilità del sistema preventivo si basa su diverse ragioni:
- L'allievo preventivamente avvisato non resta avvilito per le mancanze commesse, come avviene quando esse vengono deferite al superiore.
- La ragione più essenziale è la mobilità giovanile, che in un momento dimentica le regole disciplinari e i castighi che quelle minacciano. Spesso un fanciullo si rende colpevole di una pena a cui non ha badato e che avrebbe per certo evitato se una voce amica l'avesse ammonito.
- Il sistema repressivo può impedire un disordine, ma difficilmente farà migliori i delinquenti. I giovanetti non dimenticano i castighi subiti, conservando amarezza e desiderio di vendetta. Al contrario, il sistema preventivo rende amico l'allievo, che nell'assistente trova un benefattore che lo avvisa, vuole farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi e dal disonore.
- Il sistema preventivo avvisa l'allievo in modo che l'educatore potrà tuttora parlare col linguaggio del cuore sia in tempo di educazione, sia dopo di essa. L'educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare su di lui un grande influsso, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo anche quando si troverà negli impieghi, negli uffici civili e nel commercio.
Inoltre, questo sistema offre ulteriori vantaggi:
- L'allievo sarà sempre pieno di rispetto verso l'educatore e ricorderà sempre con piacere la direzione avuta, considerando tuttora quali padri e fratelli i suoi maestri e gli altri superiori. Questi allievi, per lo più, sono la consolazione della famiglia, utili cittadini e buoni cristiani.
- Qualunque sia il carattere, l'indole, lo stato morale di un allievo all'epoca della sua accettazione, i parenti possono vivere sicuri che il loro figlio non potrà peggiorare; si può dare per certo che si otterrà sempre qualche miglioramento. Anzi, certi fanciulli che per molto tempo furono il flagello dei parenti e perfino rifiutati dalle case correzionali, coltivati secondo questi principi, cambiarono indole e carattere, si diedero ad una vita costumata e presentemente occupano onorati uffici nella società, divenuti così il sostegno della famiglia e decoro del paese in cui dimorano.
- Gli allievi che per avventura entrassero in un istituto con tristi abitudini non possono danneggiare i loro compagni.
Riguardo alla disciplina, Don Bosco riteneva che: «Dove è possibile, non si faccia mai uso di castighi; dove la necessità lo chiede, si ritenga quanto segue: 1) L'educatore tra gli allievi cerchi di farsi amare, se vuole farsi temere. In questo caso la sottrazione di benevolenza è un castigo che eccita la emulazione, dà coraggio e non avvilisce mai. 2) Presso ai giovanetti è castigo quello che si fa servire per castigo. Si è osservato che uno sguardo non amorevole sopra taluni produce maggior effetto che non farebbe uno schiaffo».

L'Eredità e la Trasfigurazione del Sistema Preventivo Salesiano
Don Bosco iniziò la sua opera raccogliendo i primi ragazzi e organizzando un oratorio festivo, inizialmente itinerante e poi stabile a Valdocco. Presto cominciò a dare ricovero a orfani senza tetto, e dai primi ragazzi arrivarono anche i primi collaboratori. Si sviluppò così il suo famoso “Sistema Preventivo”: «State con i ragazzi, prevenite il peccato con ragione, religione e amorevolezza. Diventate santi, educatori di santi. I nostri ragazzi si accorgano di essere amati».
L’ideale del buon cristiano e dell’onesto cittadino rimarrà sempre la meta dell’impianto metodologico di Don Bosco. Il giovane Domenico Savio è il primo dei frutti di questo sistema. Maria Ausiliatrice, che sempre sostenne Don Bosco nella sua opera, gli ottenne numerosissime grazie e il denaro necessario per tutte le sue imprese. Affinché il suo progetto non finisse dopo di lui, Don Bosco fondò i Salesiani di Don Bosco (SDB), le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA, talvolta dette Suore di D. Bosco o Salesiane), i Cooperatori Salesiani e l’ADMA o Associazione Di Maria Ausiliatrice.
La chiamata di Don Bosco per una missione di salvezza della gioventù, specialmente dei più poveri, coinvolge molte persone e gruppi in una convergenza spirituale e in una condivisione educativa e pastorale: il Sistema Preventivo stesso. Questa è la fonte e l’ispirazione di una forma concreta e originale di vivere e attuare la missione salesiana che oggi chiamiamo la Pastorale Giovanile Salesiana. Ad oggi, il sistema preventivo di Don Bosco, ancora studiato per coglierne le sfumature più fondamentali, è alla base dell’azione educativa condotta nelle opere salesiane, siano esse scuole, oratori o case famiglia. L’opera, con gli anni, andò sempre più ingrandendosi e strutturandosi, con la costituzione in tutto il mondo di: scuole dell’infanzia, di primo e secondo grado; centri di formazione professionale; università; oratori; case famiglia; dopo scuola e altro ancora. «Il Sistema Preventivo non è un libretto o un trattato di pedagogia … ma una prassi riuscita che può diventare modello e ispirazione per quanti oggi sono preoccupati di utilizzare la ‘memoria’ di una esperienza, capace di accordarsi con le mutate situazioni della condizione giovanile. Tale esperienza ha dato e continua a offrire risultati assai positivi: la sua ispirazione genuinamente evangelica ne è il motivo principale».
L'approccio preventivo di Don Bosco, basato su ragione, religione e amorevolezza, rappresenta un modello educativo che ha lasciato un segno indelebile nella pedagogia. La sua centralità diventa una reale prospettiva di rinnovamento per la pastorale dei giovani e quindi criterio, perno della progettazione pastorale a tutti i livelli, come evidenziato anche dal Dicastero per la Pastorale Giovanile Salesiana.
Sistema Preventivo - Principio della ragione e la saggezza pratica salesiana
Il CNOS-FAP Regione Lombardia: Un Esempio Contemporaneo di Applicazione
Nel cuore di questa eredità educativa si colloca il CNOS-FAP Regione Lombardia, una realtà che abbraccia pienamente i principi salesiani, integrandoli all’interno dei percorsi di formazione professionale che offre. Il CNOS-FAP Regione Lombardia si ispira direttamente ai principi del Sistema Preventivo di Don Bosco, proponendo una formazione professionale che integra lo sviluppo tecnico e pratico con la crescita personale e morale. Il Sistema Preventivo di Don Bosco mira a prevenire i comportamenti problematici e a promuovere uno sviluppo integrale della persona, in un ambiente caratterizzato da affetto e comprensione reciproca.
L’offerta formativa del CNOS-FAP si distingue per l’enfasi posta sull’educazione integrale della persona. I corsi proposti non si limitano a trasmettere competenze tecniche, ma mirano a sviluppare nei giovani anche valori umani e sociali, quali la cooperazione, il rispetto reciproco e l’impegno civico. Una delle caratteristiche distintive della formazione professionale offerta dal CNOS-FAP Regione Lombardia è l’attenzione ai laboratori pratici e ai tirocini. Questi elementi permettono agli studenti di applicare concretamente le nozioni teoriche apprese in aula, facilitando l’acquisizione di competenze direttamente spendibili nel mondo del lavoro.
Il settore DDIF (Diritto Dovere all'Istruzione e Formazione) è un elemento centrale nell’offerta del CNOS-FAP Regione Lombardia. Questo settore si occupa di garantire che tutti i giovani abbiano accesso a un’istruzione e una formazione professionale adeguata, in linea con le direttive europee e nazionali. Uno degli obiettivi principali del settore DDIF è facilitare la transizione dal mondo dell’istruzione a quello del lavoro. Attraverso i Servizi al Lavoro, il CNOS-FAP supporta gli studenti nella ricerca di opportunità lavorative, collaborando con le aziende del territorio per favorire tirocini, apprendistati e inserimenti lavorativi.
Uno degli aspetti di maggior rilievo del CNOS-FAP Regione Lombardia è la collaborazione con il tessuto imprenditoriale locale. Attraverso partnership con aziende del territorio lombardo, il CNOS-FAP riesce a garantire che i suoi corsi siano sempre aggiornati rispetto alle competenze richieste dal mercato. L’apprendistato è uno degli strumenti più utilizzati dal CNOS-FAP per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Grazie alle collaborazioni con le aziende, gli studenti possono accedere a percorsi di apprendistato che combinano la formazione in aula con l’esperienza diretta in azienda.
Il CNOS-FAP Regione Lombardia non si limita a offrire formazione professionale ai giovani, ma è anche fortemente impegnato nella formazione permanente. In un mondo del lavoro in continua evoluzione, l’aggiornamento professionale è fondamentale per mantenere la competitività e adattarsi ai cambiamenti tecnologici e organizzativi. Il metodo di Don Bosco, fondato su ragione, religione e amorevolezza, è ancora oggi un modello di riferimento nell’educazione dei giovani. Il CNOS-FAP Regione Lombardia incarna questi valori attraverso un’offerta formativa che integra lo sviluppo tecnico con quello umano, preparando i giovani non solo ad affrontare le sfide del mondo del lavoro, ma anche a diventare cittadini attivi e responsabili.

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