L'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, tenutasi dal 6 al 27 ottobre, ha posto al centro della sua attenzione la missione evangelizzatrice della Chiesa nell'Amazzonia, affrontando tematiche ecologiche e sociali interconnesse. Il cardinale Lorenzo Baldisseri ha spiegato che il Sinodo si è concentrato sull'annuncio della salvezza in Gesù Cristo e sulla dimensione ecologica, data l'importanza strategica del territorio amazzonico.

Il contesto in cui si è svolto il Sinodo è quello della Regione Panamazzonica, un vasto e variegato territorio che abbraccia nove nazioni: Guyana francese, Repubblica cooperativista della Guyana, Surinam, Venezuela, Colombia, Ecuador, Brasile, Bolivia e Perù. In quest'area, caratterizzata da immense distanze e comunità sparse, la Chiesa affronta sfide uniche. Don George del Brasile, con la sua esperienza di vice parroco a Roma e le sue umili origini, ha condiviso la realtà di una "Chiesa che visita", dove i sacerdoti impiegano mesi per raggiungere le comunità a loro affidate, in netto contrasto con la situazione europea. La maggior parte dei cattolici, tra il 70% e l'80%, riceve il Battesimo e il sacramento del matrimonio, evidenziando la necessità di una presenza sacramentale più capillare.
La crisi socio-ambientale della regione è stata identificata come un'unica, complessa problematica che intreccia la dimensione ecologica con quella di palese povertà. Citando la lettera enciclica Laudato si', il cardinale Hummes ha sottolineato come un vero approccio ecologico debba necessariamente integrare la giustizia sociale, ascoltando "sia il clamore della terra che il clamore dei poveri". Non esistono crisi distinte, ma un'unica crisi socio-ambientale che richiede un approccio integrale per combattere la povertà, restituire dignità agli esclusi e prendersi cura della natura.
I 346 partecipanti al Sinodo si sono confrontati su questi temi, con interventi di massimo quattro minuti ciascuno. L'Assemblea è stata definita "speciale" per la sua focalizzazione su un'area geografica determinata, pur riguardando l'intera Chiesa universale. Un punto di discussione centrale è stato l'articolo 129 dell'Instrumentum laboris, il documento di lavoro che suggeriva di studiare la possibilità di ordinare sacerdoti uomini anziani, preferibilmente indigeni, rispettati dalle loro comunità e con una famiglia stabile. Il cardinale Lorenzo Baldisseri ha chiarito che l'Instrumentum laboris non è un documento magisteriale, ma una base per la discussione, e che i padri sinodali sono liberi di proporre modifiche e integrazioni. Il cardinale Hummes ha aggiunto che l'Instrumentum laboris è "la voce della Chiesa locale, della gente, della storia e della terra", frutto dell'ascolto di circa 80.000 persone.

L'eredità del Sinodo e le sue iniziative
La presentazione degli Atti del Sinodo per l'Amazzonia, tenutosi nel 2019, presso la sede romana della FAO, ha riaffermato le linee d'azione per la missione della Chiesa locale volta a promuovere la dignità e i diritti delle comunità indigene e a proteggere l'ambiente. Il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, ha evidenziato come l'iniziativa sia particolarmente significativa in un momento in cui la Chiesa cattolica sta celebrando un Sinodo sulla sinodalità, riflettendo sul proprio modo di essere e agire, mettendo al centro la pari dignità dei fedeli e la loro corresponsabilità nella missione.
Il cardinale Grech ha descritto il Sinodo per l'Amazzonia come un processo di ascolto della realtà e delle richieste della sua gente, un metodo che parte dal riconoscimento dell'essere umano come soggetto attivo e protagonista del proprio futuro. Ha sottolineato l'importanza di non sostituirsi alle persone e alle comunità, ma di ascoltare ciò che lo Spirito Santo ispira alle Chiese locali per sostenere la centralità della persona, il bene comune, la solidarietà e la gestione responsabile del creato. Ha inoltre evidenziato la "prospettiva integrale", la coscienza dell'interconnessione tra le crisi morali, sociali, economiche e politiche, e la necessità di agire insieme per trovare soluzioni eque. Il concetto di "desborde", ovvero il superamento delle norme e degli interessi individuali a favore di un impegno sovrabbondante, è stato richiamato come essenziale per affrontare le problematiche dell'Amazzonia.
Il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha ribadito l'impegno della Santa Sede per lo sviluppo umano integrale della comunità amazzonica, ricordando la creazione della Rete Ecclesiale PanAmazzonica (REPAM) come strumento fondamentale per il dialogo e la collaborazione. L'obiettivo è ascoltare le popolazioni del territorio per aiutarle a godere dei loro diritti, difendere i loro territori e prendersi cura della "casa comune". Le voci dei popoli amazzonici, accolte con attenzione durante il Sinodo, hanno rappresentato un impegno a proseguire il cammino insieme, discernendo la volontà di Dio per l'Amazzonia e per il mondo intero. Le scelte individuali e collettive, in termini di consumo, investimenti e obiettivi, sono spesso in contraddizione con la sopravvivenza e la fioritura dell'Amazzonia e dei suoi popoli.
Perchè la foresta amazzonica è così importante?
Un frutto significativo del processo sinodale è stata la creazione della Conferenza Ecclesiale dell'Amazzonia (CEAMA), con la partecipazione dei popoli, delle comunità e della Chiesa locale. Questa conferenza sta promuovendo iniziative per forme di agricoltura e allevamento sostenibili, l'uso di energia pulita e risorse che non distruggono l'ambiente e le culture. L'Amazzonia è vista come un luogo privilegiato dove la vita si esprime e dove Dio manifesta la sua presenza, una chiamata all'impegno e un'espressione di speranza per il futuro del mondo, che richiede una conversione immediata prima che sia troppo tardi.
Le Voci dei Protagonisti e le Sfide Future
Il cardinale Pedro Barreto Jimeno ha ripercorso la preparazione al Sinodo del 2019, che ha visto la partecipazione di oltre 80.000 persone, tra cui molte indigene amazzoniche. La CEAMA, creata nel 2020, ha il compito di attuare le proposte del Documento finale e delineare un piano pastorale. REPAM e CEAMA lavorano in sinergia per la difesa dei diritti indigeni, la promozione dell'ecologia integrale e il rafforzamento della pastorale amazzonica, cercando soluzioni alla deforestazione e al degrado ambientale.
Yésica Patiachi, indigena peruviana e vicepresidente della REPAM, ha lanciato un appello alla conversione degli stili di vita, sottolineando il rischio per i popoli indigeni a causa dell'aggravarsi delle condizioni ambientali e della mancata protezione dei loro territori. Ha evidenziato come REPAM e CEAMA rappresentino una risposta concreta all'Amazzonia "che sanguina", contrastando modelli di sviluppo che mettono a repentaglio la vita, come l'estrazione di mercurio e la coltivazione intensiva di palma da olio. L'incontro con Papa Francesco, definito "nonno", ha portato speranza, con la sua rassicurazione che "non c'è alcuna marcia indietro". L'unione dei popoli indigeni è vista come un albero che può salvare l'umanità, poiché nella foresta tutto è collegato e dalla vita dipende la sicurezza alimentare.
Suor Laura Vicuña, vicepresidente della CEAMA, ha ricordato le parole di Papa Francesco all'inizio del Sinodo: "L'Amazzonia non è mai stata minacciata come lo è oggi". Ha elencato i numerosi "progetti di morte" presenti nella regione, come centrali idroelettriche, miniere e monocolture, che distruggono l'ambiente e i modi di vita delle popolazioni amazzoniche, costrette a trasferirsi nelle periferie urbane senza adeguate tutele. Ha sottolineato l'enorme contributo delle donne all'impegno della Chiesa in Amazzonia e l'essenzialità di una conversione sinodale ed ecologica, promuovendo la cultura del dialogo, dell'incontro e dell'unità nella diversità.
Monsignor Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso la FAO, ha espresso la preoccupazione comune per il "polmone del mondo" e ha sottolineato la necessità di agire insieme per condividere l'affetto per questa terra, riconoscendola come "sacro mistero". La Chiesa non è indifferente alla sorte dell'Amazzonia e dei suoi popoli, e camminare mano nella mano nella missione di custodire il pianeta e la dignità della persona è fondamentale.
Riflessioni Critiche e Prospettive Future
Il Sinodo sull'Amazzonia ha suscitato reazioni contrastanti, specialmente negli ambienti cattolici più integralisti, come dimostra il caso della statuetta di Pachamama, simbolo della Terra madre, rubata e gettata nel Tevere. Questo evento ha evidenziato la tensione tra una visione laica e scientifica dello sviluppo sostenibile, promossa già nel 1987 dal rapporto "Our common future", e le interpretazioni più restrittive. La migrazione di massa delle popolazioni indigene, scacciate dalle loro terre e discriminate nelle città, e l'attacco alla foresta amazzonica, con dichiarazioni come quelle del presidente brasiliano Jair Bolsonaro che ne rivendica la proprietà esclusiva, sono questioni centrali che il Sinodo ha cercato di affrontare.
A un anno dalla celebrazione del Sinodo, il teologo Paulo Suess ha espresso una voce critica, affermando che, nonostante una grande apertura a riforme, alla fine hanno prevalso i "tradizionalisti", mettendo "all'angolo il papa". Suor Birgit Weiler ha evidenziato come sia gratificante il maggiore coinvolgimento di donne e popolazioni indigene, ma ha sottolineato la necessità che abbiano voce nelle decisioni, non solo siano consultate. La pandemia di coronavirus ha ulteriormente esacerbato le differenze sociali e le ingiustizie, colpendo soprattutto i poveri e aumentando la violenza contro le donne.
Michael Heinz ha constatato la creazione di nuove reti nella regione amazzonica a seguito del Sinodo, mentre Pirmin Spiegel ha collegato i dibattiti in corso all'accordo UE-Mercosur. Nonostante le critiche per la mancanza di riforme su temi attesi, come l'ordinazione di uomini sposati o il diaconato per le donne, Papa Francesco, nella sua esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia, ha ribadito la necessità di pregare per le vocazioni, utilizzare al meglio i sacerdoti esistenti e favorire una formazione appropriata. Il Papa ha spiegato il suo silenzio su questi temi, affermando che, sebbene ci sia stata una discussione ricca e fondata, è mancato il discernimento, poiché il Sinodo è più di un parlamento.
La creazione della Conferenza Ecclesiale Amazzonica (CEAMA) è vista come un atto di speranza e un'applicazione del magistero di Papa Francesco, rispondendo alla richiesta di un organismo episcopale che promuova la sinodalità, delinei il volto amazzonico della Chiesa e trovi nuovi cammini per la missione evangelizzatrice. La Conferenza, composta da rappresentanti di nove paesi, mira a facilitare percorsi di riforma, promuovendo il decentramento voluto dal Papa. Le aspettative sono alte, con cattolici da tutto il mondo che sperano in impulsi per un rinnovamento della Chiesa, sebbene Querida Amazonia sia stata accolta da alcuni con delusione.
Il Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, tenutosi dal 6 al 29 ottobre 2019, è stato annunciato dal Papa già nell'ottobre 2017. Papa Francesco ha sempre posto al centro del suo pontificato la lotta contro le disuguaglianze e la sensibilizzazione sulle questioni climatiche, facendo dell'Amazzonia un simbolo. Dal marzo 2015, la Red Eclesial Pan Amazónica (REPAM) coordina il lavoro della Chiesa cattolica nella regione, proteggendo le popolazioni indigene e le risorse naturali. La lettera enciclica Laudato Si' evidenzia l'importanza fondamentale di luoghi come l'Amazzonia per il futuro del pianeta, nonostante continuino ad essere sfruttati.
Il Sinodo mira a rilanciare l'importanza della Chiesa cattolica in America Latina, dove il cattolicesimo ha perso il primato a favore dei movimenti evangelici. Nonostante l'aumento della fiducia nella Chiesa cattolica con l'avvento di Papa Francesco, il numero di fedeli è diminuito tra il 1995 e il 2014. Il documento finale, "Amazzonia: nuovi cammini per la chiesa e per un'ecologia integrale", enuncia passi utili per la sensibilizzazione e l'evangelizzazione del territorio amazzonico, affrontando sfide come l'accesso al territorio, la varietà linguistica, la resistenza dei proprietari terrieri e l'emarginazione femminile nella Chiesa.
I temi ecologici sono stati affrontati in una prospettiva di fede, collegati alla dottrina sociale della Chiesa e al desiderio di giustizia attraverso l'ascolto dei poveri e la promozione dei diritti umani. È stato introdotto il concetto di "peccato ecologico", inteso come azione o omissione contro Dio, il prossimo, la comunità e l'ambiente. Il Documento finale ha richiesto la creazione di ministeri speciali per la cura della "casa comune" e la promozione dell'ecologia integrale. Si è proposto anche un ministero di accoglienza per coloro che si sono allontanati dai loro territori verso le città. La lettura del territorio ha incluso anche le città e la vita urbana, discutendo a lungo delle migrazioni forzate e delle problematiche connesse, come xenofobia, sfruttamento sessuale e tratta di esseri umani.
Durante un sinodo avvenuto in Perù nel gennaio 2018, Papa Francesco ha incontrato 22 popoli indigeni, esortando a "plasmare una Chiesa con un volto amazzonico e un volto indigeno". Il suo discorso ha attirato critiche da gruppi conservatori, preoccupati per un presunto atteggiamento condiscendente verso le popolazioni native e per un mancato riconoscimento delle "carenze intrinseche" delle loro culture.
Durante il Sinodo Panamazzonico è emersa la grave difficoltà di molte comunità amazzoniche ad accedere regolarmente all'Eucaristia e agli altri sacramenti a causa della scarsità di sacerdoti. Pur riconoscendo il valore del celibato sacerdotale, i padri sinodali hanno sottolineato che non è essenziale alla natura del sacerdozio.