Il Ministero Laicale del Catechista: radici, evoluzione e prospettive dal Vaticano II

Papa Francesco, con il Motu proprio “Antiquum ministerium”, firmato il 10 maggio, memoria liturgica di San Giovanni d’Avila, presbitero e dottore della Chiesa, ha istituito il ministero laicale di catechista. Questa decisione, descritta come un atto del Pontefice "di propria iniziativa" (Motu proprio), sottolinea l'importanza di un servizio antico quanto la Chiesa stessa, ribadendo che "fedeltà al passato e responsabilità per il presente" sono "le condizioni indispensabili perché la Chiesa possa svolgere la sua missione nel mondo". Nel contesto dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo e di fronte all’"imporsi di una cultura globalizzata", è necessario riconoscere la presenza di laici e laiche che, in forza del proprio battesimo, si sentono chiamati a collaborare nel servizio della catechesi.

Le Antiche Origini del Ministero di Catechista

Il termine "catechista", così come Catechesi e Catechismo, deriva dal verbo greco κατηχεῖν, che significa "istruire a viva voce". Il ministero di Catechista nella Chiesa è molto antico, con i primi esempi che si ritrovano già negli scritti del Nuovo Testamento. In forma germinale, ne parlano il Vangelo di Luca e le Lettere di San Paolo Apostolo ai Corinzi e ai Galati, dove l'apostolo menziona i "maestri" nella comunità di Corinto (cfr. 1 Cor 12,28-31; Gal 6,6; 1 Cor 12,4-11). Tra le figure più eminenti si annoverano Priscilla e Aquila, citati come catechisti di San Paolo.

Fin dai suoi inizi, la comunità cristiana ha sperimentato una diffusa forma di ministerialità che si è resa concreta nel servizio di uomini e donne i quali, obbedienti all'azione dello Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita per l'edificazione della Chiesa. L'intera storia dell'evangelizzazione in questi due millenni mostra con grande evidenza quanto sia stata efficace la missione dei catechisti, che hanno fatto sì che "la fede fosse un valido sostegno per l'esistenza personale di ogni essere umano", giungendo "perfino a donare la loro vita" a questo scopo. Molti vescovi, sacerdoti, diaconi e consacrati, insieme a innumerevoli laici, hanno dedicato la loro vita all'istruzione catechistica. La lunga schiera di beati, santi e martiri catechisti, infatti, testimonia la fecondità di questo ministero.

Illustrazione biblica di Priscilla e Aquila con San Paolo mentre discutono le scritture o insegnano la fede cristiana.

Il Concilio Vaticano II e il Rinnovato Riconoscimento del Laicato

A partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa ha sentito con rinnovata coscienza l'importanza dell'impegno del laicato nell'opera di evangelizzazione. I Padri conciliari hanno ribadito più volte quanto sia necessario per la "plantatio Ecclesiae" e lo sviluppo della comunità cristiana il coinvolgimento diretto dei fedeli laici nelle varie forme in cui può esprimersi il loro carisma. Il Concilio ha riconosciuto e lodato la schiera dei catechisti, uomini e donne, "tanto benemerita dell'opera missionaria tra i pagani", i quali, "animati da spirito apostolico e facendo grandi sacrifici, danno un contributo singolare e insostituibile alla propagazione della fede e della Chiesa".

Questo rinnovato riconoscimento ha portato a una crescente consapevolezza del fatto che "il compito del catechista è della massima importanza", nonché necessario allo "sviluppo della comunità cristiana". La catechesi parrocchiale è stata sempre più spesso affidata ai laici, anche fin dall'adolescenza, dopo la Cresima.

Immagine storica del Concilio Vaticano II o di una sessione conciliare che evidenzia la partecipazione universale della Chiesa.

Il Motu Proprio "Antiquum Ministerium" di Papa Francesco

Contesto e Fondamento

Il Motu proprio "Antiquum ministerium" di Papa Francesco si inserisce in questo cammino, formalizzando il ministero del catechista e consolidando un processo di riconoscimento avviato dal Concilio Vaticano II e proseguito con la Lettera apostolica "Ministeria quaedam" di San Paolo VI (1972). Quest'ultimo documento, oltre ad adattare il ministero del Lettore e dell'Accolito, aveva già sollecitato le Conferenze Episcopali a promuovere altri ministeri, tra cui quello di Catechista. Papa Francesco nel suo pontificato sta dando particolare rilievo alle figure laicali, come dimostrato anche dal precedente Motu proprio "Spiritus Domini", che ha aperto il ministero dell'accolitato e del lettorato anche alle donne.

Il fondamento teologico di questo nuovo ministero risiede nel battesimo. In forza del dono battesimale, tutti i credenti sono resi corresponsabili nell'annuncio del Vangelo. Il Pontefice sottolinea l'importanza di "un incontro autentico con le giovani generazioni", nonché "l'esigenza di metodologie e strumenti creativi che rendano l'annuncio del Vangelo coerente con la trasformazione missionaria della Chiesa" (cfr. Esort. Ap. Evangelii gaudium, 163-168). Egli esorta a valorizzare i laici che collaborano al servizio della catechesi, andando incontro "ai tanti che attendono di conoscere la bellezza, la bontà e la verità della fede cristiana".

Natura e Caratteristiche del Ministero Laicale

Il ministero laicale di catechista deve svolgersi - raccomanda Francesco - "in forma pienamente secolare, senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione". Questa sottolineatura di "laicale" nel nome del nuovo ministero ne denota la forza e la debolezza. Se da un lato riconosce il valore del battesimo, dall'altro potrebbe prestare il fianco a una distinzione all'interno del popolo di Dio che risente ancora di una lettura clericale. La chiamata all'evangelizzazione e al suo esercizio concreto non è né laicale né clericale, ma semplicemente cristiana.

Il documento pone gli antidoti contro un'interpretazione poco corretta, riconoscendo la "fattiva presenza di battezzati" e ricordando che i pastori non sono chiamati ad "assumersi da soli tutto il peso della missione". Il ministero ha anche "una forte valenza vocazionale" perché "è un servizio stabile reso alla Chiesa locale" che richiede "il dovuto discernimento da parte del vescovo" e un apposito Rito di Istituzione, la cui pubblicazione è affidata alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Il Ruolo e l'Identità del Catechista

Definizione e Compiti

Il catechista, come spiega il Pontefice, è chiamato a porsi al servizio pastorale della trasmissione della fede dal primo annuncio, che introduce al kerygma, all'istruzione che rende consapevoli della vita nuova in Cristo e prepara in particolare ai Sacramenti dell'iniziazione cristiana, fino alla formazione permanente. Egli è contemporaneamente testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa. L’apostolato laicale, in questo ambito, possiede una indiscussa valenza secolare, chiedendo di "cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e orientandole secondo Dio" (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen Gentium, 31).

Questa identità può svilupparsi con "coerenza e responsabilità" solo "mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità". Senza nulla togliere alla "missione propria del vescovo, primo catechista nella sua diocesi", né alla "responsabilità peculiare dei genitori" riguardo alla formazione cristiana dei loro figli (cfr. CIC can. 774 §2; CCEO can. 618), il ministero del catechista è fondamentale per rendere la Chiesa presente e operosa in quei luoghi e in quelle circostanze dove non può essere sale della terra se non per mezzo dei laici.

Qualità e Formazione Necessarie

I catechisti dovranno essere uomini e donne "di fede profonda e maturità umana"; partecipare attivamente alla vita della comunità cristiana; essere capaci di "accoglienza, generosità e vita di comunione fraterna"; essere formati dal punto di vista biblico, teologico, pastorale e pedagogico; aver maturato un'esperienza previa di catechesi; collaborare fedelmente con presbiteri e diaconi, nonché "essere animati da vero entusiasmo apostolico".

La formazione deve consentire ai catechisti di "stare in piedi come cristiani", insistendo sulla coscienza battesimale e crismale in modo tale che il catechista parli "di bocca propria", non per sentito dire. Deve quindi coltivare la capacità di preghiera, di meditazione sulla parola di Dio, e di compiere gesti di carità, così che si costituisca come una figura cristiana accanto ai ministeri ordinati, in stretta collaborazione con essi. È in questa prospettiva che si inserisce il criterio del discernimento: "la comunione di vita come caratteristica della fecondità della vera catechesi ricevuta" (Antiquum ministerium 1).

Foto di un gruppo di catechisti adulti che partecipano a un corso di formazione o un incontro comunitario, sorridenti e impegnati.

Implicazioni Pratiche e Sfide per le Comunità

Il Discernimento e l'Istituzione

Il Motu proprio demanda alle singole Conferenze episcopali il compito di individuare i requisiti di età, studio e le condizioni necessarie per accedere al ministero. Spetterà ai vescovi chiarire il profilo e il ruolo dei catechisti, offrire loro percorsi formativi adeguati e formare le diverse comunità a cogliere il senso di questo specifico servizio. La grande tradizione del primo millennio della Chiesa, fino alla Riforma gregoriana del 1075, vedeva una presenza molto variegata di figure ministeriali oltre a quella del vescovo e del sacerdote; si tratta dunque di recuperare quella tradizione.

L'importanza di questo ulteriore passo nel cammino di riconoscimento del ruolo dei catechisti, come mai era stato fatto prima, è "dare visibilità forse al fenomeno più interessante, ma anche più sorprendente dal dopo Concilio Vaticano II", come sottolinea Monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi. Infatti, accanto al gran numero di persone che si sono dedicate al volontariato, il fenomeno più significativo è stato il fiorire, dal 1970, dei catechisti che si sono prestati al "compito decisivo della trasmissione della fede alle nuove generazioni e anche agli adulti".

La Collaborazione e la Pluriministerialità

Il ministero del catechista presuppone una stretta collaborazione con i chierici, i membri degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica. "Non si può trasmettere il Vangelo di Gesù con un solo volto: la ricerca inesauribile del mistero di Cristo ha bisogno di molti volti per essere detta in tutte le sue sfumature e sfaccettature", afferma Monsignor Brambilla. I pastori, infatti, sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa, ma il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, affinché tutti cooperino, nella loro misura, al bene comune (cfr. Lumen Gentium, 30).

Nuove Metodologie e Adattamento Culturale

Con le sfide della cultura globalizzata e le nuove modalità di comunicazione, è fondamentale che i catechisti siano attivi e creativi nelle loro metodologie. Le nuove tecnologie hanno supportato la catechesi, anche durante periodi complessi come la pandemia, permettendo di mantenere il contatto con i bambini e i ragazzi. Un esempio pratico di approccio innovativo è l'utilizzo dell'attività ludica e del gioco per mediare il messaggio di Gesù, riconosciuto come uno strumento pedagogico molto efficace per i bambini. Questo approccio dinamico è essenziale per coinvolgere le nuove generazioni e rendere l'annuncio del Vangelo coerente con le trasformazioni culturali.

EUCARISTIA - Vangelo e catechesi, in parole povere

Prospettive Future e la "Coreografia Ecclesiale"

Il Motu proprio di Francesco si inserisce nel disegno di una nuova "coreografia" dei ministeri nella Chiesa, fuori dalla logica clericale e sacrale. Ovunque, nel mondo, sono infatti i laici - e soprattutto le laiche - a dedicarsi alla catechesi. Vengono differenziati i percorsi formativi, che non riguardano più solo la preparazione ai sacramenti di iniziazione cristiana o al matrimonio, né la sola formazione morale o dottrinale degli adulti da parte dei parroci: nascono gruppi biblici, corsi di formazione teologica di base, animati da catechisti laici e laiche; si sviluppano movimenti in cui la figura del catechista è centrale, come il Cammino Neocatecumenale.

Le parrocchie si riarticolano al loro interno con Comunità Ecclesiali di Base o Small Christian Communities, guidate e coordinate da christifideles laici. Al cuore di queste esperienze sta l'ascolto adulto della Parola di Dio, una ricomprensione incarnata del Vangelo a confronto con la vita quotidiana e una significativa presenza di servizio sul territorio. Possiamo essere grati a Papa Francesco per questo ulteriore passo in ordine a una "coreografia ecclesiale" più ricca e adeguata alle sfide nuove della missione: altri ministeri istituiti appaiono ora "logicamente possibili" e necessari in risposta a prassi ecclesiali consolidate o a bisogni pastorali esistenti. La molteplicità di ministeri di laici e laiche competenti muterà il volto della Chiesa e la preserverà dalla logica "gerarchica" clericale, promuovendo una sana instabilità e un rinnovamento guidato dallo Spirito.

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