Il Sinodo sulla Sinodalità, promosso da Papa Francesco, rappresenta un momento cruciale di riflessione e rinnovamento per la Chiesa cattolica. Questo cammino, che si inserisce in una tradizione bimillenaria, mira a ridefinire lo stile, la forma e la missione della Chiesa attraverso un processo di ascolto, partecipazione e discernimento condiviso.
La Visione di Papa Francesco e il Documento Finale
Nel suo discorso a conclusione dei lavori in Vaticano, Papa Francesco ha annunciato di non voler pubblicare un'esortazione apostolica post-sinodale. Il Pontefice ha affermato che il testo finale del Sinodo contiene "già indicazioni molto concrete" per le scelte che coinvolgono l'intera comunità ecclesiale. Egli ha interpretato il Documento come un "dono a tutto il Popolo di Dio, nella varietà delle sue espressioni", frutto di anni di ascolto.
Francesco ha sottolineato l'importanza del "tutti, tutti, tutti!", ribadendo che nessuno deve sentirsi escluso. La parola chiave di questo cammino è l'"armonia", intesa come la capacità dello Spirito di unire le differenze. Citando i versi di Madeleine Delbrêl, "mistica delle periferie", il Papa ha messo in guardia dalla "rigidità", definendola "un peccato che tante volte entra nei chierici, nei consacrati, consacrate". Ha esortato a non erigere muri, evitando l'atteggiamento di "dispensatori della Grazia che si appropriano del tesoro legando le mani al Dio misericordioso". Il testo finale invita a "dare forma reale alla convivialità delle differenze" e a una testimonianza di pace "in questo tempo di guerre".

Il Concetto di Sinodalità: Origini e Sviluppo Storico
Il termine "Sinodo" è antico e profondamente legato alla tradizione della Chiesa. Composto dalla preposizione greca "σύν" (con) e dal sostantivo "ὁδός" (via), indica il "cammino fatto insieme" dal Popolo di Dio. Questa espressione rinvia al Signore Gesù, che si presenta come "la via, la verità e la vita". Nel greco ecclesiastico, il termine esprime l'essere convocati in assemblea. Sin dai primi secoli, le assemblee ecclesiali convocate a vari livelli (diocesano, provinciale, patriarcale, universale) per discernere questioni dottrinali, liturgiche, canoniche e pastorali alla luce della Parola di Dio e in ascolto dello Spirito Santo, venivano designate con la parola "sinodo".
Il termine greco "σύνoδος" viene tradotto in latino con "sýnodus" o "concilium". Le radici delle parole "sinodo" e "concilio" sono diverse, ma il significato è convergente. Il termine "concilio" richiama il vocabolo ebraico "קָהָל" (qahal), che significa "raduno, assemblea", la cui traduzione greca "ἐκκλησία" (ecclesia) è etimologicamente legata al verbo "kalein" (chiamare).
La sinodalità è una "dimensione costitutiva della Chiesa, che attraverso di essa si manifesta e configura come Popolo di Dio". Sin dalle origini, la Chiesa si riunisce per discutere questioni che necessitano di approfondimento, rappresentando una "garanzia e incarnazione della fedeltà creativa della Chiesa alla sua origine apostolica e alla sua vocazione cattolica". I Sinodi sono stati introdotti come luoghi per risolvere casi che il vescovo locale non era in grado di trattare da solo. Il primo Concilio Ecumenico si tenne a Nicea nel 325, esprimendo istituzionalmente a livello universale l'autorità del Signore risorto che guida il cammino del Popolo di Dio.

L'Istituzione e l'Evoluzione del Sinodo dei Vescovi
Nel corso del primo millennio, si sono svolti diversi Concili ecumenici e i Sinodi permanenti hanno avuto un ruolo importante nelle Chiese orientali. In Occidente, i Concili medievali (come quello di Konstanz che risolse lo scisma d'Occidente o quello di Trento in risposta alla Riforma protestante) hanno segnato la storia della Chiesa.
Dopo il Concilio Vaticano I (1869-1870), durante il quale furono definiti i dogmi del Primato e dell'Infallibilità del Papa, e in seguito ai lavori del Concilio Vaticano II (1962-1965), emerse il desiderio dei Padri conciliari di mantenere vivo lo spirito di collegialità. A tal fine, Papa Paolo VI, con il motu proprio Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965, istituì il Sinodo dei Vescovi per tutta la Chiesa. Questo organismo venne configurato come "istituzione ecclesiastica centrale", "rappresentante tutto l'Episcopato cattolico", "perpetua per sua natura" e "svolgente i suoi compiti in modo temporaneo ed occasionale". Il primo Sinodo dei Vescovi si tenne nel 1967 sul tema "La preservazione e il rafforzamento della fede cattolica".
Come ricorda Papa Francesco nella Costituzione apostolica Episcopalis communio, il Sinodo dei Vescovi costituisce "una delle più preziose eredità del Concilio Vaticano II". Il processo sinodale avviato nell'ottobre 2021 si distingue per le sue modalità e fasi inedite: per la prima volta nella storia di questa istituzione, un Sinodo si svolge in maniera decentrata, coinvolgendo non solo il Vaticano, ma ogni Chiesa particolare dei cinque continenti. L'itinerario è triennale e articolato in tre fasi: diocesana (ottobre 2021 - aprile 2022), continentale (settembre 2022 - marzo 2023) e della Chiesa universale (ottobre 2023).
La Sinodalità come Stile e Processo: "Tutti, tutti, tutti!"
Papa Francesco ha più volte sottolineato che la sinodalità non è "un capitolo di un trattato di ecclesiologia, e tanto meno una moda, uno slogan o il nuovo termine da usare o strumentalizzare nei nostri incontri", bensì essa esprime "la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione". La sinodalità si manifesta come un "camminare insieme" del popolo di Dio, dove ogni membro è chiamato a partecipare attivamente.
Il Pontefice ha ribadito l'importanza dell'inclusione di tutti, specialmente di coloro che la società tende a scartare: "I poveri, i mendicanti, i giovani tossicodipendenti, tutti questi che la società scarta, sono parte del Sinodo? Sì, caro, sì, cara: non lo dico io - spiega il Pontefice - lo dice il Signore: sono parte della Chiesa". Questo approccio riflette l'idea di una "Chiesa in uscita", "una tenda capace di dilatarsi per accogliere tutti", con le "porte sempre aperte". La dimensione sinodale è intrinsecamente legata all'idea di una Chiesa che accoglie molte vocazioni, ministeri e progetti, tutti al servizio della realizzazione del Regno di Dio.
Il Ruolo dell'Ascolto e il "Sensus Fidei"
Il "cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio". Una Chiesa sinodale è, prima di tutto, una "Chiesa dell'ascolto", dove ascoltare "è più che sentire". Questo processo inizia con l'ascolto del Popolo di Dio, prosegue con l'ascolto dei Pastori - che agiscono come "autentici custodi, interpreti e testimoni della fede di tutta la Chiesa" - e culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma. "Il fatto che il Sinodo agisca sempre cum Petro et sub Petro non è una limitazione della libertà, ma una garanzia dell'unità", ha precisato il Papa.
L'ascolto si estende a tutti i fedeli, dotati nativamente del sensus fidei, un senso della fede che permette di discernere la voce dello Spirito Santo. "Mai il Vescovo, come ogni altro cristiano, può pensarsi 'senza l'altro'. Come nessuno si salva da solo, l'annuncio della salvezza ha bisogno di tutti, e che tutti siano ascoltati". Questa partecipazione dei membri che non sono vescovi non diminuisce la dimensione episcopale dell'Assemblea, ma "segnala la forma che è chiamato ad assumere l'esercizio dell'autorità episcopale in una Chiesa consapevole di essere costitutivamente relazionale e per questo sinodale".
Il Processo Sinodale in Italia
Anche la Chiesa in Italia ha ricevuto stimoli significativi per avviare un processo sinodale. Già nel 2015, al Convegno ecclesiale di Firenze, Papa Bergoglio aveva invitato a "avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium". Successivamente, nel 2021, il Papa ha ribadito la necessità di "un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi".
Questo percorso ha messo in movimento la Chiesa italiana, sebbene l'attivazione nelle diocesi sia stata più enunciata che attuata. Avviare processi di ascolto richiede consapevolezza non solo teologica, ma anche giuridica, sollevando interrogativi su criteri, argomenti e modalità decisionali. È fondamentale distinguere tra sinodalità, intesa come stile generale per la vita ecclesiale, e sinodo, come una delle forme concrete di realizzazione della sinodalità, un mezzo e non un fine.
Questioni Aperte: Sinodo e Sinodalità, Potere Decisionale
Un aspetto centrale del dibattito sinodale riguarda il rapporto tra sinodalità e sinodo. Se la sinodalità è uno stile di vita ecclesiale, il sinodo ne è una manifestazione specifica. Si pone quindi la questione di come debbano essere scelti i partecipanti all'assemblea sinodale e quale sia il potere decisionale di tale assemblea: dovrà solo "consigliare" o potrà anche "decidere"? In quest'ultimo caso, si adotterebbe un criterio democratico simile a quello parlamentare, una questione rilevante anche per i sinodi diocesani, che in Italia hanno assunto forme diverse per finalità e organizzazione.

L'Estensione del Processo Sinodale al 2028
Recentemente, il Vaticano ha diffuso un documento, firmato da Papa Francesco durante il suo ricovero al Policlinico Gemelli, che prolunga la fase di attuazione del Sinodo fino al 2028. Questa decisione, frutto di mesi di lavoro, implica il coinvolgimento di tutte le Chiese locali. Se da un lato ciò permette un processo di consolidamento del percorso intrapreso, dall'altro potrebbe comportare un ritardo in alcune riforme attese, come quelle sul ruolo della donna nella Chiesa.
Il processo di accompagnamento e valutazione della fase attuativa, affidato alla Segreteria Generale del Sinodo, interpellerà diocesi, eparchie, conferenze episcopali e strutture gerarchiche delle Chiese Orientali Cattoliche, coinvolgendo anche istituti di vita consacrata, associazioni laicali e movimenti ecclesiali. L'obiettivo non è aggiungere lavoro, ma aiutare le Chiese a "camminare in stile sinodale", favorendo il confronto e lo scambio tra le diverse realtà locali, per rafforzare i legami e permettere una "recezione" degli orientamenti in modo adeguato alle culture e ai bisogni delle comunità. Il percorso culminerà con un'Assemblea ecclesiale in Vaticano nell'ottobre 2028.
La Prospettiva Gesuita di Papa Francesco nel Sinodo
Fin dall'inizio del suo pontificato, il Sinodo ha seguito Papa Francesco sulle orme di sant'Ignazio. Questo approccio non significa ignorare le differenze o cedere ai princìpi mondani, ma riconoscere la complessità civile ed etica del contesto contemporaneo e operare al suo interno per influenzarlo. La Chiesa di Francesco, come i Gesuiti in ogni epoca e nazione, si colloca all'interno della realtà per cambiarla, senza combatterla come avversario esterno. "Il modello di Francesco e con lui del Sinodo è la comprensione ignaziana della contemporaneità", che deriva da una grande mistica umanistica e non da un mero tatticismo politico.
Le Sfide e le Novità del Sinodo: Intervista a Cesar Kuzma
In un'intervista, Cesar Kuzma, teologo e professore dell'Università Cattolica di Curitiba, ha approfondito le novità e le sfide del Sinodo sulla sinodalità. Secondo Kuzma, la grande novità è il recupero di un aspetto fondamentale del Concilio Vaticano II: la definizione della Chiesa come "Popolo di Dio" (Lumen Gentium). Questa prospettiva richiama l'attenzione sulla corresponsabilità di tutti i battezzati nel progetto missionario della Chiesa, riconoscendo il Battesimo come il sacramento principale che ci rende tutti partecipi del progetto di costruzione del Regno di Dio.
Le Sfide di una Chiesa Sinodale
Tra le sfide principali individuate da Kuzma vi sono:
- Risvegliare il sentimento cristiano in tutti i fedeli e porre la propria vocazione al servizio degli altri, favorendo la comunione e la partecipazione.
- Riprogettare le strutture ecclesiastiche affinché siano intrinsecamente sinodali, superando una formazione teologica e pastorale ancora non pienamente sinodale.
- Rispettare le specificità delle Chiese locali, riconoscendo che le dinamiche missionarie e pastorali possono variare significativamente tra continenti e contesti culturali diversi.
Il Ruolo Cruciale dei Laici
Il ruolo del laico in una Chiesa sinodale è quello di assumere la propria vocazione e missione come partecipazione attiva. I laici non sono semplici fruitori, ma coloro che "assumono e vivono la loro vocazione nel mondo in cui opera: famiglia, lavoro, politica, istruzione, vita pastorale, azioni missionarie". Essi sono chiamati a comunicare il messaggio del Vangelo nel proprio ambiente di vita, ponendo la loro vocazione in comunione con un sentimento di corresponsabilità con la missione della Chiesa intera. L'esperienza dell'America Latina, con le sue Comunità Ecclesiali di Base e le Pastorali Sociali, offre esempi virtuosi di sinodalità dove la Parola di Dio e l'Eucaristia sono al centro, e nessun ministero prevale sull'altro.
La Leadership Femminile e le Questioni Controversie
Kuzma ha ammesso l'esistenza di resistenze alla leadership femminile nella Chiesa, riflettendo una problematica presente anche nella società. Ha indicato la "struttura eccessivamente pesante o clericale" dominata dalla presenza maschile come una delle cause di questa resistenza, sottolineando la necessità di ripensare tali strutture per favorire la comunicazione e la collaborazione tra uomini e donne, giovani e anziani, laici e consacrati. La Chiesa, ha affermato, "non è formata da singole vocazioni, è la comunione di tutte le vocazioni che fanno parte del popolo di Dio".
Per quanto riguarda temi considerati controversi, come l'ordinazione diaconale femminile o la comunione ai divorziati risposati, Kuzma ha chiarito che non sono stati "lasciati da parte", ma non erano l'obiettivo primario di questo Sinodo. Sono state create sottocommissioni per approfondire tali argomenti. La questione della comunione ai divorziati risposati, ad esempio, è stata già affrontata nell'Amoris Laetitia e richiede un approccio di accompagnamento e integrazione, considerando ogni caso specifico. L'ordinazione delle donne al diaconato, invece, è ancora in fase di studio. L'intenzione del Sinodo è capire le implicazioni di una Chiesa sinodale e come le strutture possano aprirsi a questo cambiamento, con una nuova articolazione dei ministeri e processi di ascolto, discernimento e decisione.