Pio XII, un Pulpito Monumentale e il Santuario delle Grazie della Conchiglia

Il Pulpito Monumentale: Un'Opera di Bartolomeo Cavalieri e Domenico Negri

Il complesso monumentale, spesso riferito come "pulpito a conchiglia", è il frutto di una collaborazione artistica significativa. Il vero ideatore di questa struttura, addossata al pilastro mediano sinistro della navata centrale, fu Bartolomeo Cavalieri. Egli lavorò in sinergia con Domenico Negri, l'abile artefice dei pannelli marmorei che compongono il parapetto.

Sul parapetto sono raffigurate diverse scene bibliche di notevole importanza: il Battesimo di Gesù e il suo ingresso in Gerusalemme, la cacciata dei venditori dal tempio, il colloquio notturno di Nicodemo con Gesù e l’incontro della Maddalena col Salvatore. Il dossale del pulpito è rivestito di cuoio con impressioni d’oro ed è sormontato da un baldacchino in rame dorato, al cui centro spicca lo stemma del vescovo Antonio Grassi. Ai lati, sono presenti gli stemmi della Città di Chioggia e del podestà Pietro Sagredo, testimoniando le importanti commissioni e patronati dell'epoca.

Schizzo o foto di un pulpito monumentale in marmo con scene bibliche

La Vita e il Pontificato di Pio XII (Eugenio Pacelli)

Il 2 marzo è una data emblematica per la vita di Eugenio Pacelli. Nato a Roma il 2 marzo 1876, fu eletto Papa lo stesso giorno, il 2 marzo 1939, dopo soli tre scrutini. All'età di 63 anni, scelse il nome di Pio XII, in richiamo alla linea dei Pontefici che avevano influenzato il suo percorso spirituale e professionale, in particolare Pio XI, del quale era stato uno stretto collaboratore.

Le Radici Romane e la Formazione Spirituale

Eugenio Pacelli nacque a Roma da Virginia Graziosi e dall’avvocato Filippo Pacelli, un membro del patriziato romano. La sua casa natale si trovava a Palazzo Pediconi, in via degli Orsini, civico 34, dove la famiglia risiedette per i suoi primi quattro anni. Già in questo luogo, due edicole della Madonna si specchiavano agli angoli dei palazzi che delimitavano l'ingresso di quella che un tempo era via Monte Giordano. Particolarmente pregevole era quella ad angolo del palazzo di fronte alla casa del piccolo Eugenio, con l’immagine della Vergine Maria che mostra Gesù, sorretta da due angeli. La sua crescita fu però accompagnata da un’altra immagine particolarmente cara ai romani: la Madonna della Strada, conservata nella Chiesa del Gesù, a pochi passi dal Collegio Romano, dove il futuro Pontefice frequentò il regio-ginnasio «Ennio Quirino Visconti». Lì, fin da piccolino, Pio XII aveva imparato dalla madre a pregare in ginocchio. Studiò presso le suore della Divina Provvidenza, il Liceo Visconti e l’Università Gregoriana.

Il 1894 segna l’anno della vocazione al sacerdozio, che Eugenio avvertì come definitiva durante un ritiro presso il complesso di Sant’Agnese fuori le Mura, sulla Nomentana. Ordinato sacerdote il 2 aprile 1899, celebrò la prima Messa il giorno successivo, il 3 aprile, davanti alla Madonna Salus Populi Romani, nella Cappella Paolona della Basilica di Santa Maria Maggiore, dove ancora una lapide ricorda quel giorno. Secondo la tradizione, l’icona della Salus Populi Romani è opera dell’Evangelista San Luca e fu portata a Roma da Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel IV secolo. I primi anni del ministero pastorale di don Eugenio si svolsero tra Messe e Confessioni, spesso presso la Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella), non molto lontano da dove era nato, un luogo dove è ancora viva la memoria di San Filippo Neri. Mantenne un rapporto costante con la spiritualità filippina, celebrando qui la sua seconda Messa da sacerdote e tornando spesso per confessare i fedeli. Durante la sua formazione, si ricordano anche gli anni del liceo Visconti, l’amicizia con il compagno ebreo Guido Mendes e la devozione per San Filippo Neri.

Foto storica di Eugenio Pacelli giovane sacerdote

La Carriera Ecclesiastica e Diplomatica

Eugenio Pacelli si laureò in teologia e diritto canonico. Nel 1901, iniziò il suo servizio in Segreteria di Stato, all'interno della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, dove si distinse per la sua competenza giuridica e abilità diplomatica. Collaborò con il cardinale Gasparri alla redazione del Codice di diritto canonico, un’opera fondamentale per la Chiesa. Nel 1917, Benedetto XV lo nominò nunzio a Monaco e lo consacrò vescovo il 13 maggio, una data significativa che coincide con le prime apparizioni di Fatima. Nel 1925, fu trasferito a Berlino e nel 1929 fu creato cardinale. Nel 1930, succedette al cardinale Gasparri come Segretario di Stato. Pio XI ne apprezzò le doti e lo inviò più volte come suo rappresentante all’estero.

L'Elezione e gli Anni del Pontificato

Alla morte di Pio XI, Pacelli fu eletto Papa e guidò la Chiesa fino al 1958. Subito dopo l'elezione, dichiarò: "Mi chiamerò Pio poiché tutta la mia vita spirituale e la mia carriera sono trascorse sotto Papi di questo nome; e in particolare, però, per gratitudine verso Pio XI che mi ha sempre dimostrato il suo affetto".

Il suo pontificato è tra i più discussi del Novecento, specialmente per il presunto "silenzio" sul nazismo. In realtà, fin dall'inizio delle persecuzioni, Pio XII incoraggiò nunzi, conventi e istituti religiosi a offrire aiuto ai perseguitati, in particolare agli ebrei. Con l'enciclica Summi Pontificatus condannò totalitarismi e violenza; con la Mystici Corporis Christi e la Divino Afflante Spiritu, aprì nuove prospettive ecclesiologiche e bibliche. Pio XII fu anche un innovatore nel campo dei media: utilizzò radio e televisione, definendole nella Miranda Prorsus del 1957 "doni di Dio, invenzioni meravigliose, strumenti di salvezza e di cultura". Il suo pontificato fu caratterizzato anche da una profonda devozione mariana: consacrò il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria, glorificò la Vergine proclamando solennemente il dogma dell’Assunzione al cielo e dedicò il primo Anno Mariano della storia della Chiesa.

Ritratto ufficiale di Papa Pio XII

Pio XII e la Shoah

Anniversari e Commemorazioni

Nel 150° anniversario della nascita di Eugenio Pacelli, l’anniversario non passa sotto silenzio. Le celebrazioni sono promosse dal Comitato Papa Pacelli - Associazione Pio XII, insieme alla Postulazione generale della Compagnia di Gesù. Il primo appuntamento è un convegno sul tema “150° anniversario della nascita del venerabile Pio XII” che intende rileggere le radici romane e la formazione spirituale del futuro Pio XII. Il convegno si svolge nella Sala dei Papi di Santa Maria in Vallicella a Roma, luogo profondamente legato alla storia personale del giovane Pacelli. A presiedere i lavori sarà il card. Dominique Mamberti, prefetto della Segnatura Apostolica. Tra i relatori figurano il vescovo mons. Edoardo Cerrato, il prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano Rocco Ronzani e il gesuita Pascual Cebollada, postulatore della causa di beatificazione.

Il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia: Origini e Trasformazioni

La storia del Santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia è ricca e complessa, con origini che affondano in un luogo chiamato "la Conchiglia".

L'Antico Santuario "La Conchiglia"

Il primo santuario sorgeva in una località aprica denominata la Conchiglia. Qui, sotto un'antica immagine dipinta su un capitello, durante la pestilenza del 1452, un eremita pio, fra Giorgio Candiano di Padova, vestito di sacco e a piedi scalzi, esortava le folle alla penitenza. Presto si diffuse la voce di numerose grazie e miracoli, portando l'immagine della Madonna ivi raffigurata a essere chiamata "Madonna delle Grazie", in sintonia con il culto di Maria Charites diffusosi dall'Oriente all'Occidente per invocare la fine dello scisma occidentale. Dopo la pace di Lodi del 1453, grazie alla donazione di un terreno (una "breda") da parte di Lorando da Bono di Solto a fra Giorgio Candiano il 3 dicembre 1455, fu possibile innalzare una chiesa. La chiesa sorse più ampia e ornata di quanto si potesse prevedere, grazie alle elemosine dei devoti, e fu posta sotto la protezione del Comune di Brescia. Il Comune, il 24 gennaio 1465, deliberò una solenne processione per il 2 febbraio, festa della Purificazione della Beata Vergine, a cui parteciparono i Paratici delle arti cittadine e le Confraternite. Nel 1457, sempre il Comune, per assicurare un servizio continuo, su suggerimento del podestà Zaccaria Valearesso e del vescovo Bartolomeo Malipiero, provvide a insediare i frati eremiti dell'Ordine di S. Girolamo di Fiesole, noti come Gerolamini. Durante la visita del Generale dei frati a Brescia il 19 giugno dello stesso anno, fu concordata la fondazione di un convento, sebbene ciò richiese lunghe trattative. Sorse così un centro religioso di primaria importanza, sotto la protezione del Comune di Brescia e con il sostegno incondizionato della popolazione e della nobiltà, attraverso elemosine e testamenti, oltre all'entusiastico appoggio del cardinale Uberto Gambara. Il portale marmoreo e la porta intagliata dell'attuale santuario delle Grazie, nella via omonima, testimoniano la ricchezza artistica di questo primo santuario, da cui gli elementi furono poi trasferiti.

La devozione popolare cresceva di giorno in giorno, ma una bufera si abbatté su questo monumento di pietà e d'arte, distruggendolo. L'invasione francese (1509) e il sacco di Gastone di Foix (1512), che seminò stragi e infamie in città, spinsero la Repubblica veneta a distruggere ogni edificio intorno alle mura della città. L'obiettivo era creare una grande spianata che ne facilitasse la difesa. A queste ragioni strategiche fu sacrificato anche il santuario delle Grazie e il monastero dei Gerolamini.

La Rifondazione nel Nuovo Sito

I Gerolamini si trasferirono in città in una casa presso l'antico e quasi deserto monastero dei frati Umiliati di S. Maria di Palazzolo, dove provvidero a far risorgere il santuario delle Grazie, che ancora oggi è al centro della devozione dei bresciani. Divenuti proprietari della casa Pezzani, per lascito del proprietario morto a Venezia in pellegrinaggio in Terrasanta, i Padri Gerolamini ebbero in dono dal commendatario cardinale Uberto Gambara sia la chiesa di S. Maria di Palazzolo che il convento degli Umiliati, ormai abbandonato, ottenendo il 18 gennaio 1518 l'approvazione delle autorità venete. Ad essi passarono anche molti beni già degli Umiliati a Pompiano, a Passirano, a Paderno, a Collebeato, ecc. Entrati nell'ex convento degli Umiliati e alla consegna della chiesa di S. Maria di Palazzolo, i Padri Gerolamini ottennero da Papa Leone X, con bolla del 3 dicembre 1519, che la chiesa cambiasse il titolo da S. Maria di Palazzolo a S. Maria delle Grazie, in ricordo del santuario abbattuto.

I Miracoli della Natività (1526)

Un'immagine raffigurante la Natività, dipinta sul muro della parete laterale nord, opera di un mediocre ma ispirato pittore del XV secolo, confermò presto la scelta o imposizione del nuovo titolo. Infatti, il giorno di Pentecoste, il 22 maggio 1526, ebbero inizio prodigi e miracoli che durarono ben otto giorni consecutivi. Particolarmente commovente fin dal primo giorno fu la testimonianza di un massaro di Ippolito da Mantova, che storpio venne d'incanto risanato. Fu vista la Madonna aprire e chiudere le mani, quasi in atto d'impetrazione. Gli astanti gridarono: "Misericordia! Misericordia! Miracolo!" Il sacrestano accorso dovette constatare anch'egli il prodigio, così come un religioso che corse ad avvertire i confratelli e la città tutta suonando a stormo le campane della chiesa. Quando accorsero altri Padri, non solo la Madonna girava gli occhi e muoveva le mani, ma anche il Santo Bambino dava segni evidenti di attenzione alla Madre, rallegrando con la sua ridente faccia, di celeste letizia, gli attoniti spettatori. Verso sera, i Padri, genuflessi dinanzi alla miracolosa immagine, cantarono la Salve Regina. Da quel giorno, continuò il devoto costume di recarsi ogni sera alla Cappella della Beata Vergine per cantarvi l'antifona.

Diffusasi la voce dei prodigi per la città e per il contado, il giorno seguente, prima dell'alba, la ressa di gente che premeva alle porte della città era tale che i Rettori di Brescia giudicarono di non aprire se non si fossero prima raddoppiate le guardie. L'afflusso dei devoti si susseguì per tutto il lunedì e la notte seguente, mentre i movimenti di Gesù Bambino e della Vergine Madre continuarono a registrarsi. Nel martedì, terza festa di Pentecoste, crebbero le meraviglie e i prodigi: anche San Giuseppe e gli Angeli, dipinti in alto come annunciatori della nascita del Bambino, muovendosi diedero anch'essi un segno dell'allegrezza e del gaudio che annunciavano al mondo. Così strepitosi prodigi spinsero il Vescovo Mons. Paolo Zante a recarsi sul posto, accompagnato da Mons. Mattia Ugoni vescovo di Famagosta, per esaminare gli eventi, rilasciando subito un pubblico e ufficiale strumento che approvava e ratificava quanto avvenuto. Mons. Cesare Gussago, Generale dell'Ordine dei Gerolamini, che visse ivi nella seconda metà del XVI secolo, ne fa un'accurata descrizione nel suo libro: «Corona della Madonna delle Grazie». A questi avvenimenti fecero seguito prodigi che non si arrestarono nel corso dei secoli, di cui sono testimoni i cuori d'argento e gli ex voto che numerosi si allungano e si estendono per le pareti del santuario e dell'adiacente cortiletto.

Rappresentazione artistica del miracolo della Natività di Brescia

Trasformazioni e Restauri Storici

In seguito a questi avvenimenti, per interessamento del Padre Lodovico Barcella, l'antica chiesetta subì delle trasformazioni. Il devoto affresco, oggetto di tanta ammirazione, venne tolto dall'altare quasi nascosto e riposto in un luogo evidente. Il Gussago parla di restauri ivi compiuti nel 1600 per eliminare le antiche travature in legno e due esili colonne, sostituite da una volta murata sostenuta da due massicci piloni. Francesco Giugno aveva eseguito decorazioni lungo le pareti e la volta, anch'esse poi coperte. Per secoli, il santuario rimase angusto, umido e oscuro, trovandosi a 1,7 metri sotto il livello stradale e accessibile tramite alcuni gradini, per cui era anche detto della Madonna delle Cantinelle. Misurava 8,30 metri in larghezza e 15,40 metri in lunghezza. L'immagine miracolosa era contornata da una ricca cornice d'argento e da moltissimi ex voto. La volta era stata dipinta nel XVIII secolo da Francesco Giugno e poi nella prima metà del XIX secolo dall'Ariassi. Due pilastri (ancora esistenti) sostenevano tre arcate, mentre un cancello tutt'intorno chiudeva l'unico altare e la sacra Immagine, contornata da moltissimi ex voto in tavolette, metallo, pietre preziose, oltre a fantocci, stampelle, fucili, ecc. Aveva la facciata verso occidente, mentre la piccola abside a oriente verrà poi occupata dall'Organo. Tutt'intorno giravano schienali in legno, mentre la parte superiore era costituita da due coretti sui fianchi e, nella parete di fronte all'altare, dal chiostro esterno del convento. Era dedicato alla Natività di Maria, e probabilmente la festa annuale dell'8 settembre non è che il ricordo della consacrazione della chiesa avvenuta nel XIII secolo dal vescovo Berardo Maggi.

Nel 1860 furono compiuti lavori che portarono alla scoperta di begli affreschi (una Natività, una Deposizione della Croce, un San Giorgio, una Veronica, un San Francesco d'Assisi e altri santi) che furono staccati e trasportati nella Pinacoteca Tosio Martinengo. Inoltre, furono collocate altrove numerose iscrizioni tombali ed epigrafi murali (che ricordavano il dott. Ottavio Fenaroli, il conte Alfonso De Terzi Lana, la contessa Barbara Bargnani) e il mausoleo del nob. Giulio Brunelli, insigne benefattore del santuario, trasportato nel corridoio che dalla sagrestia conduce alla cappella della Benedetta. Sebbene fosse sentita la necessità di restaurarlo, il santuario rimase inalterato ancora per anni, fino a quando nel 1876 la Presidenza del santuario, presieduta da mons. Fè d'Ostiani, e il vescovo Mons. Verzeri (con sua circolare alla diocesi del 25 aprile) lanciarono un accorato appello per un restauro o la ristrutturazione del santuario. Nel 1877, il prof. Giuliano Volpi di Lovere segò il muro intorno all'Immagine miracolosa e, chiusala in una cornice di legno, la collocò più in alto. Su disegno dell'arch. Antonio Tagliaferri, sui tre lati dell'antico Santuario furono aperte le grandi arcate, formando tutt'intorno al santuario primitivo una vasta tribuna di 4 x 5,50 metri, corrispondente al piano della strada, in modo da permettere a tutti i devoti di ammirare l'Immagine e l'altare. I basamenti dei pilastri in marmo a sostegno delle arcate furono ornati dallo scultore Davide Lombardi con intarsi e bassorilievi raffiguranti simboli tratti dalle Litanie della Madonna. Lo stesso scultore realizzò le graziose balaustre e le colonnette a spirali che lo sostengono. I fratelli Peduzzi ornarono di intarsi in marmo il resto dei pilastri e in scagliola gli archi. Alle due estremità settentrionali della tribuna furono aperte due porte d'ingresso che danno sul chiostro e sull'andito che conduce in sagrestia. Vicino a esse furono costruite due scale che immettono al piano inferiore antico, mentre un'altra scala fu costruita di fronte all'altare. Sul lato meridionale di prospetto all'altare, ricco di intarsi di marmo e di scagliola, furono aperte quindici finestre. Sugli archi e nelle lunette, Modesto Faustini dipinse a mezze figure le immagini di Gesù Cristo, della Beata Vergine, degli Apostoli, di altri santi e, a figura intera, diversi angioletti. In sei grandi trittici, in scagliola, sono raccolti due dipinti dello stesso Faustini raffiguranti l'Annunciazione e la Visitazione; alla sua morte avvenuta nel 1891, Cesare Bertolotti eseguì una Crocifissione lasciata in disegni dal Faustini e aggiunse negli anni 1892-1896, conformandosi allo stile quasi preraffaellita del Faustini stesso, gli affreschi della Natività di Maria Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Assunzione. La decorazione della volta della tribuna e dell'antico santuario fu eseguita con stelle a rilievo su sfondo azzurro dagli artisti Franchini, Salvi e Chimeri. Ricco e suggestivo per varietà dei marmi e per armonia degli elementi è l'altare progettato nei minimi particolari dal Tagliaferri, la cui parte architettonica fu eseguita da Davide Lombardi, mentre le sculture furono scolpite a Roma dal cav. Bianchi.

Foto interna del Santuario delle Grazie di Brescia che mostri le decorazioni e l'altare

Il Chiostro e gli Spazi Adiacenti

Il chiostro, che separa il santuario dalla basilica, sostituì un vicolo che da via Cantinello del Pozzo dei Cassaghi conduceva agli spalti (ora Via dei Mille); fino al 1854 era occupato da un piccolo cimitero in cui venivano inumate salme di devoti che desideravano essere sepolti accanto al Santuario e poi divenne cimitero parrocchiale dal 1775 al 1805. Nel 1854, il chiostro fu ridotto all'elegante stato attuale. Vi immette un bel portale marmoreo rinascimentale che ha scolpito sull'arco il motto «Meum perforatum respice caput». Appena superato l'ingresso, sulla destra si trova il Mausoleo di Girolamo e Taddea Luzzago (morti entrambi nel 1563 e che all'esumazione avvenuta il 13 luglio 1854 furono ritrovati intatti, vestiti di raso nero, ma che in breve tempo si dissolsero). Nel centro del chiostro vi è una fontana che si dice benedetta nel novembre 1580 da San Carlo Borromeo. Quasi completamente rifatta nel 1870, è sormontata da una statua della Beata Vergine di Santo Callegari "il vecchio". Lungo le pareti si trovano molte epigrafi, fra cui quelle che ricordano Giovanni Giacomo Della Torre, il com. Davide Odasio, ecc.; lo stesso architetto Tagliaferri è ricordato in un'epigrafe dettata dal dott. Bortolo Gualla che recita: «In segno di riconoscenza / si è qui scolpito il nome / dell'architetto Cav. Antonio Tagliaferri / che con alto intelletto d'arte / con assidua generosa opera / questo antico santuario ampliò e rinnovò / in forma di geniale monumento / MCM». Vasta ed elegante è la sagrestia con begli armadi intagliati e con quadri tutt'intorno, fra i quali notevoli una Natività di Gesù del Bagnatore, un San Francesco Regis del Brentana, ecc. Nell'atrio della sagrestia sono state murate lapidi, fra cui il già citato mausoleo del nob. Giulio Brunelli, con lapidi laudative delle sue virtù e delle benemerenze verso il santuario. Fra l'abside della basilica e la sagrestia fu ricavata una cappella detta del Crocifisso e denominata, non si sa perché, "La Benedetta". Nel 1688, vi fu eretta la Compagnia del Suffragio delle Anime Purganti, anche nota come "Scuola della Benedetta".

Foto del chiostro del Santuario delle Grazie di Brescia con la fontana

Indulgenze e Celebrazioni

Numerosi privilegi e indulgenze furono concessi durante i secoli al Santuario. Papa Gregorio XIII il 28 luglio 1576 concedeva l'indulgenza plenaria a chi celebrasse o facesse celebrare la Messa all'altare della Madonna. Pio X concesse a sua volta un'indulgenza una volta l'anno ai pellegrini al santuario. Numerose le feste oltre alla sagra dell'8 settembre, detta anche della Madonna delle Gratelle perché coincidente con la maturazione dei grappoli d'uva.

Ma soprattutto straordinarie furono le solennità dell'incoronazione dell'Immagine venerata, che indetta nel 1876, ma rimandata a causa del colera, ebbe luogo nel settembre 1886. Compiuta con un diadema commissionato a un'oreficeria parigina dal vescovo mons. Corna, vide presenti il card. Luigi di Canossa, i vescovi Antonio Agliardi, Geremia Bonomelli, G.B. Scalabrini, Gaetano Guindani e il vescovo di Mantova, mons. Giuseppe Sarto, futuro Papa Pio X. La solenne incoronazione venne ricordata dieci anni dopo, nel settembre 1896, per iniziativa del Circolo della Gioventù Cattolica di Brescia, con la presenza dell'arcivescovo di Milano card. Ferrari e quasi tutti i vescovi lombardi. La stessa circostanza, sempre per iniziativa del Circolo, venne ricordata nel suo XXV anniversario nel settembre 1911, quando per l'occasione, in onore di Papa Pio X, fu posta nel chiostrino la seguente iscrizione dettata dal dott. Bortolo Gallia: «Giuseppe Sarto / chiaro per virtù per insigne pietà / per dignità d'apostolo / venne or sono cinque lustri / a questo santuario / si prostrò alla Venerata Effigie / celebrò i divini misteri / affabile parlò al popolo / deh Padre santo glorioso pio / dal sublime tuo seggio parla ancora / benedici a Brescia fedele / VIII settembre MCMXI». Solenne fu anche la celebrazione del cinquantesimo anniversario l'8 settembre 1936, con la partecipazione di numerosi fedeli e dignatari.

Pio XII e la Shoah

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