L'Assistente Ecclesiastico: Definizione e Compiti Generali
L'assistente ecclesiastico è un presbitero che svolge il suo ministero nel campo dell'apostolato dei laici, o, più specificamente, nell'Azione Cattolica. Nella Chiesa latino-americana, è chiamato assessore. Il suo compito non è privo di difficoltà. Da una parte, non è un dirigente propriamente detto, poiché non ha la direzione pratica e organizzativa del movimento apostolico. Da un'altra, non è un semplice cappellano, poiché la sua assistenza non si riduce al campo del culto.
Le Tre Dimensioni del Servizio
In primo luogo, l'assistente ecclesiastico è un rappresentante della gerarchia, che ricorda e fa eseguire la finalità apostolica dell'Azione Cattolica che consiste nella «cooperazione dei laici all'apostolato gerarchico». Gli statuti dell'Azione Cattolica esigono che l'assistente ecclesiastico garantisca l'ortodossia e la moralità, e vigili sulla fedele osservanza delle norme emanate dalla gerarchia.
In secondo luogo, l'assistente ecclesiastico è un assessore cristiano che promuove e dirige il senso religioso del movimento apostolico per quanto concerne l'educazione cristiana, la formazione apostolica e la dimensione spirituale.
In terzo luogo, l'assistente ecclesiastico ha un compito specifico di educatore delle coscienze cristiane. Deve saper fare da ponte tra le dimensioni dello Spirito e le realtà temporali, partendo da una teologia e da una spiritualità che mantengano il giusto equilibrio tra la trascendenza e l'incarnazione. Infine, l'assistente ecclesiastico deve aiutare i laici a diventare veramente cristiani impegnati, con attività e responsabilità personali.

L'Assistente Generale in un Contesto Specifico: L'Esempio di Padre Giacinto Ruggiero
Nella ricorrenza del 30° Anniversario della scomparsa di p. Giacinto Ruggiero OFM, le Piccole Ancelle di Cristo Re, per onorare la memoria del loro Assistente Generale, hanno commemorato la sua figura nell’àmbito della Lectura Patrum Neapolitana. Dal suo ingresso nella Famiglia religiosa sino alla sua morte, padre Giacinto è stato il promotore di numerose iniziative culturali, ma soprattutto è stato l'anima del Centro Bibliotecario, sostenuto e accompagnato sempre con grande fiducia nelle sue scelte e proposte dalla Fondatrice, la Serva di Dio suor Antonietta Giugliano.

Il Centro Bibliotecario "padre Giacinto Ruggiero"
Il Centro Bibliotecario "padre Giacinto Ruggiero" raccoglie materiale molto vario e di diverso valore, ma la sua peculiarità sono gli studi classici e la patristica. Oggi, l'Istituto è impegnato a completare il lavoro di catalogazione dei testi. Allo scopo, ha aderito al Servizio Bibliotecario Nazionale, all'OPAC della Provincia di Napoli, Iperteca, e all'anagrafe della CEI, veicolando mediante il web le informazioni circa il suo patrimonio librario. Le Piccole Ancelle condividono con la Provincia dei Frati Minori tanta attenzione e stima per l'operato di Padre Giacinto.
L'Autorità e il Servizio nell'Istituto Missionario
La Chiesa come popolo di Dio riconosce una sola autorità, Cristo. Nell’Istituto l’autorità è un servizio che partecipa di quella di Cristo e vi si ispira. Egli, infatti, venne “non per essere servito, ma per servire”.
«Gesù, chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti.” [Mt 20, 25-28]»
Ogni forma di obbedienza cristiana è, in definitiva, obbedienza a Gesù Cristo e - in Cristo - a Dio-Padre. Per aver obbedito fino alla morte, Gesù Cristo è il Signore (Fil 2,8-11; Ef 4,5), il vero Capo, il Maestro e il Buon Pastore (RdV 102.1). Esiste quindi una sola autorità, quella del Signore Gesù, ma poiché Egli è invisibile dopo la sua Risurrezione e Ascensione, l'autorità nella Chiesa è visibilizzante e rappresentativa dell'unica autorità del Signore Gesù. La missione dell’autorità nella Chiesa è totalmente subordinata, dipendente e relativa all’autorità di Cristo; perciò, si può concepire solamente come servizio di amore e di unità, come diakonia, che è servizio umile di amore, che partecipa e si ispira in quello di Gesù (RdV 102; cfr. Gv 13,12b-17). Tale servizio si rende alla comunità e ad ognuno dei suoi membri, per aiutarli a vivere la loro consacrazione e sviluppare i loro doni personali e carismi nel servizio missionario (RdV 102). È un servizio delicato che deve coniugare l’attenzione alla persona con le esigenze del servizio missionario. Il Superiore appare così come Pastore e santificatore o, più esattamente, come interprete e servo della volontà di Dio per i suoi fratelli. Il superiore anima la comunità e i singoli membri alla ricerca della volontà di Dio, alla realizzazione della loro consacrazione missionaria e alla crescita della carità. Egli esercita l’autorità con responsabilità sia nel prendere decisioni, come nel curarne l’esecuzione, sempre in conformità con il fine dell’Istituto; inoltre presta il suo servizio nell’armonizzare i vari aspetti della vita comunitaria e nel prendersi cura del singolo missionario.
N.1 Don Michelangelo Finazzi e Dott. Giuseppe Giovanelli - La riforma delle CET.
Le Qualità e Funzioni del Superiore
L’autorità è un servizio reso all’individuo e alla comunità, che nasce dallo Spirito Santo. L’autorità, infatti, è un dono, un carisma, concesso dallo stesso Spirito per il bene di tutti (RdV 35.1). Questo dono si concretizza nella funzione di guida, lidar (RdV 102.2;107.2), coordinatore (RdV 106; 106.1-2; 112) e animatore (RdV 107; 112) nella comunità. Queste caratteristiche non eliminano il carattere specifico soprannaturale dell’autorità religiosa, ma si coniugano con essa, rivestendola di qualità umane che la rendono più efficace e corrispondente alla dignità della persona umana.
- Guida o lidar: è colui che cammina davanti per indicare il cammino tracciato dalla Regola di Vita e le disposizioni dei Superiori Maggiori e della Gerarchia ecclesiastica; colui che persuade con l’esempio (cfr. 1Pt 5,1-4: modello del gregge).
- Coordinatore: ha funzioni simili a quelle della guida; però incarna meglio la dinamica interna del gruppo, partecipando ad essa come gli altri membri della comunità, senza tuttavia rinunciare a “suscitare nella comunità la certezza della fede che deve guidarli”.
- Animatore: è colui che ha capacità per vitalizzare le energie della dinamica di gruppo in tutti i membri della comunità. L’animazione comunitaria è, anzitutto, compito comune di tutti i membri, ma il membro che porta il titolo di “animatore” si distingue per una partecipazione più attiva e intensa in questa responsabilità comune. L’animatore della comunità è investito di competenza personale per disimpegnare la funzione basica di ottenere la partecipazione massima e ottimale di ciascuno nel raggiungimento degli obiettivi comuni. Il buon disimpegno di questa funzione esige che il coordinatore si converta nel catalizzatore che intensifichi l’integrazione e coordini le attività del gruppo.
«Un servo del Signore non dev'essere litigioso, ma mite con tutti, atto a insegnare, paziente nelle offese subite, dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perché riconoscano la verità e ritornino in sé sfuggendo al laccio del diavolo, che li ha presi nella rete perché facessero la sua volontà.» [2Tim 2,24-26]
«Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.»
«Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge.»
Il Governo Ordinario e l'Autorità Condivisa
Il governo ordinario dell’Istituto viene esercitato da superiori eletti o nominati costituzionalmente, assistiti dai loro consigli. Il superiore generale, il superiore provinciale e i loro vicari sono superiori maggiori e ordinari a norma della legislazione ecclesiastica. Per gli uffici di superiore e vicesuperiore, a tutti i livelli, è esigito l’ordine sacerdotale.
«Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fà il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza.» [Rom 13,1-7]
La funzione di guida, coordinatore e animatore del Superiore si riveste di qualità umane necessarie alla funzione specifica del governo della comunità. Infatti, «i missionari comboniani vivono in comunità locali rette da un Superiore locale» (RdV 103). Perciò «il Superiore locale ha autorità sui membri della comunità, che coordina e anima in spirito di servizio» (RdV 112), per «garantire l’unità e le finalità dell’Istituto» (RdV 106.3). Nel suo compito di animazione e di governo della comunità, il Superiore agisce in modo da inserire i membri della sua comunità nel dinamismo della Regola di Vita, offrendo così ai Comboniani «le certezze della fede, che devono guidarli. Questo lavoro di comune ricerca deve, quando è il caso, concludersi con le decisioni dei superiori, la cui presenza e il cui riconoscimento sono indispensabili in ogni comunità» (Ev. Test. 25; RV 106; 106.1-3). Perciò «il governo ordinario viene esercitato da Superiori eletti o nominati costituzionalmente» (RV 105) e «l’autorità ordinaria risiede nella persona del Superiore, che, in ultima analisi, è responsabile di ogni decisione» (RdV 106).
Modelli di Esercizio dell'Autorità da Evitare
L’esercizio dell’autorità non può tradursi in autocrazia, dove il capo prende decisioni da solo aspirando al controllo assoluto e incapace di delegare. Neppure deve tradursi in paternalismo, un sistema di governo in cui il Superiore è un dittatore camuffato da padre tollerante; né deve tradursi in liberalismo, un sistema in cui il Superiore né coordina né comanda, ma lascia fare senza intervenire. Autocrazia, paternalismo e liberalismo annullano la proposta di autorità condivisa.
Il Sistema Democratico e la Corresponsabilità
La Regola di Vita si orienta verso il sistema democratico o dell’autorità condivisa, basata sul principio di sussidiarietà (RdV 106). In questo sistema il Superiore diventa il coordinatore (RdV 106; 106.1-2), l’animatore (RdV 107) e guida della comunità (RdV 107.2), che «in ultima analisi, è responsabile di ogni decisione» (RdV 106). In quest’ottica, la dinamica interna della comunità nasce non solo dal principio di autorità, ma anche dallo spirito comunitario, che si origina nella comunione degli obiettivi trascendenti proposti dalla Regola di Vita. Allora l’autorità si trasforma in funzione coordinatrice e animatrice dello sforzo comune per la realizzazione degli obiettivi e di continua interpretazione dell’autenticità dello spirito che si manifesta per mezzo del gruppo (RdV 106).
Lo stile dell’autorità condivisa si riflette anche nel modo di nominare il Superiore e il Vice-superiore e nella durata nell’incarico. Il Superiore locale, infatti, è nominato dopo che il Provinciale ha consultato la comunità locale (RdV 112.1); l’incarico dura per un periodo di tre anni e può essere rinominato nella stessa comunità solamente per un secondo periodo consecutivo (RdV 112.2). Il Vice-superiore della comunità locale è proposto al Superiore Provinciale e al suo Consiglio dalla comunità (RdV 112.5).
Il Superiore locale non solo è coordinatore, animatore e guida della comunità, ma assume anche la funzione di Direttore Amministrativo (RdV 174). Tuttavia, nella dinamica dell’autorità condivisa, l’amministrazione della casa e dei beni si trasforma in co-amministrazione, basata nella corresponsabilità di ogni membro della comunità riguardo ai beni economici della stessa (RdV 165; 166; 174). Ciò implica che ogni membro della comunità sia informato su ciò che avviene circa i beni economici della comunità e che sia impegnato ad un retto uso degli stessi beni (RdV 166; 166.1). L’amministrazione suppone delega di poteri e di responsabilità, semplificando i compiti amministrativi e coinvolgendo responsabilmente i membri.
L'Attenzione alla Persona nel Contesto Missionario
La Regola di Vita coglie l’attenzione alla persona come un segno dei tempi a cui bisogna dare una risposta e afferma che: “le persone dei missionari sono i maggiori beni dell’Istituto e di ognuna ha la massima cura” (RV 162.2); perciò mette la persona al centro della comunità (RV 42) e dei vari aspetti della vita dell’Istituto. Il missionario appare come soggetto chiamato ad essere sempre più persona (RV 23.2) con e per gli altri a partire dalla sua comunione con Dio, origine e fondamento della sua consacrazione per la missione (RV 20; 46). È descritto come una persona in cammino (RV 16), coinvolta in un processo di crescita integrale umana e cristiana che dura tutta la vita nella comunità e per la comunità, come risposta personale e libera all’azione dello Spirito. Nell’ottica dell’attenzione alla persona, è il primo responsabile della sua risposta vocazionale. Spetta a lui scoprire il suo modo di essere e di agire e così divenire il principale artefice della propria realizzazione come missionario; deve essere sua l’iniziativa di integrare nella sua personalità gli obiettivi proposti dalla RV nella dimensione della consacrazione, comunità e missione (RV 82-85). Assume e vive gli impegni oggettivi della vocazione comboniana secondo le sue reali capacità nelle varie tappe e circostanze della vita (RV 42; 42.4; 86-101).
Questa comunione è indispensabile per l'esercizio della missione ecclesiale di tutti, individui, comunità e diocesi. Un valido stile pastorale, come indicato da don Giuseppe Cenacchi, dovrebbe evitare di oscillare tra il "frammentarismo di esperienze", che manca di consistenza, e il "dirigismo di vertice", che emana norme senza seguito. Per superare questa dicotomia è necessario fare spazio all'originalità creativa e, partendo dal pluralismo delle esperienze, promuovere la capacità di dialogo tra tutte le componenti ecclesiali e sociali.
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