Cosa si Scioglie e si Consuma sugli Altari

Gli altari sono da sempre il fulcro delle celebrazioni religiose, luoghi sacri dove si offrono preghiere, sacrifici e si compiono riti. La loro importanza è universale, ma le pratiche e gli elementi ad essi associati variano notevolmente tra le diverse tradizioni. Tra gli interrogativi più comuni, ci si chiede spesso cosa venga consumato o "sciolto" su questi sacri ripiani, sia nella liturgia cristiana che in riti antichi.

Candele accese sull'altare in una chiesa

I Ceri: La Risposta Diretta a "Cosa si Scioglie"

La risposta più immediata alla domanda "cosa si scioglie sugli altari" è data dai ceri, ovvero le candele. Essi ardono per voto e si consumano lentamente, simboleggiando la preghiera che sale al cielo e la luce divina. La loro presenza è un elemento costante nelle celebrazioni cristiane e in numerosi altri contesti religiosi, dove il loro sciogliersi rappresenta un'offerta e un segno di devozione.

Gli Ornamenti e i Paramenti dell'Altare Cristiano

Oltre agli elementi che si consumano, l'altare è arricchito da una serie di ornamenti e paramenti, ognuno con un ruolo e una simbologia precisi nella liturgia cattolica.

Le Tovaglie d'Altare

Le tovaglie d'altare sono prescritte come ornamento essenziale. Le rubriche generali del Messale impongono che la mensa dell'altare sia coperta da tre tovaglie di puro lino. Una di esse deve essere sufficientemente lunga da coprire i due lati fino alla predella. Per la loro decorazione, si raccomanda sobrietà e buon gusto, privilegiando l'ornamentazione a ricamo, anche a colori, con motivi semplici come fiori, foglie, ricami simbolici o iscrizioni. I pizzi, se presenti, dovrebbero essere pochi e non superare l'altezza massima di circa 25 centimetri. Le tovaglie vanno benedette e devono poggiare liberamente sull'altare, senza cornici che ne circondino lo spigolo della mensa.

La tradizione vuole che debbano confezionarsi con il lino; in mancanza di questo, è tollerata la canapa. Solo un indulto apostolico può autorizzare l'uso di tovaglie di tela mista e di cotone nei paesi di Missione. L'uso di coprire con una tovaglia la tavola risale a un'epoca anteriore all'era cristiana, con la prima testimonianza scritta che risale al IV secolo. Optato di Milevitano, verso il 370, scriveva: «Chi tra i fedeli ignora che nella celebrazione dei Santi Misteri il legno (altare) si copre con un panno di lino?». Dopo Costantino, la tovaglia divenne parte essenziale del corredo dell'altare, come testimoniano scrittori ecclesiastici e opere d'arte quali i mosaici di S. Vitale. Anticamente, si ornava il coprialtare lasciando le tovaglie con un semplice orlo; solo dopo il 1000 si cominciò ad ornarle più riccamente.

Altare cattolico riccamente adornato con tovaglie di lino

Il Corporale

Il corporale, utilizzato nella santa Messa e nella distribuzione della santa Comunione, deve avere da 45 a 50 centimetri di lato. È permesso ornarne il bordo con un semplice lavoro ad ago o con l'aggiunta di un piccolo merletto, e il centro con motivi delicati e piatti. È consentito inamidare leggermente i corporali, per infittire la stoffa e facilitare la raccolta di eventuali frammenti eucaristici. Il corporale è senza dubbio il più antico di tutti i paramenti; in passato, poteva anche non essere accompagnato da tovaglie. Nel I secolo, sembra che bastasse la sola palla per servire da tovaglia e da corporale. Doveva essere di lino. Da principio, il corporale era molto grande e copriva tutta la superficie della mensa; si conserva un corporale del XII secolo in Svizzera la cui lunghezza è di 1.20 metri.

La Palla

La palla è un quadrato di lino che misura da 12 a 17 centimetri di lato e serve a coprire il calice durante la celebrazione della santa Messa. Esistono usi diversi: in Francia è comunemente formata da una doppia tela rinforzata da un cartoncino; in Italia, in Spagna e in altri paesi è una semplice o doppia tela fortemente inamidate. Deve essere di stoffa preziosa, come seta o anche oro.

Il Purificatorio

Il purificatorio è un panno lungo da 50 a 35 centimetri, utilizzato per asciugare il calice dopo l'abluzione. L'uso di un panno per questo scopo è antichissimo. Ricevette il nome di purificatorio a Roma, dove si trova per la prima volta con questo nome in un inventario del tesoro papale del 1295.

La Spogliazione dell'Altare nel Giovedì Santo

Durante la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo, un rito significativo è la spogliazione dell'altare. L'atto si limita non solo all'altare della celebrazione, ma, come indicato dalla lettera circolare Paschalis Sollemnitatis del 1988 (n. 57) e dal Messale Romano, si estende idealmente a tutta la chiesa.

Il Messale Romano recita: «Al momento opportuno - si legge -, l’altare viene spogliato e, se possibile, le croci rimosse dalla chiesa. È opportuno che eventuali croci rimaste nella chiesa vengano velate». Questo testo conciso presume spesso un solo altare principale nelle chiese. Monsignor Peter J. Elliot ha chiarito che, iniziando con l'altare maggiore, tutti gli altari della chiesa vengono spogliati e le croci e i loro candelieri rimossi. Tutte le croci portatili vengono rimosse dalla chiesa, mentre le altre croci devono essere velate, a meno che non siano già state coperte il sabato prima della V domenica di Quaresima. Questo duro simbolismo si estende a tutta la Chiesa: fino al Gloria nella Veglia pasquale, nessuna candela o lampada dev'essere accesa altrove nella chiesa, inclusi teche o altari laterali. Il tabernacolo andrebbe preferibilmente svuotato già prima del Giovedì Santo, se non serve per portare la comunione ai malati, anche se non sembra essere un obbligo formale.

Bacio dell'Altare e del Vangelo a Messa

La Croce d'Altare e l'Orientamento della Preghiera

Sin da tempi remoti, la Chiesa ha stabilito segni che aiutassero i fedeli ad elevare l'anima a Dio. Il Concilio di Trento, riferendosi alla Santa Messa, sottolineava che la comunità orante non guardava l'altare o la cattedra, bensì «elevava in alto le mani e gli occhi» verso il catino absidale. S. Heid nella Rivista di Archeologia Cristiana afferma che, quando nell'abside era rappresentato Cristo tra gli apostoli e i martiri, non si trattava solo di una raffigurazione, ma di una sua epifania dinanzi alla comunità orante. I cristiani antichi pregavano guardando concretamente Cristo nel mosaico absidale, parlando e sperando di vederlo.

La celebrazione della Santa Messa «verso il popolo» è un concetto entrato a far parte della vita cristiana solo dopo il Concilio Vaticano II. Nel 1964, l'Istruzione Inter Oecumenici (n. 91) prescrisse: «È bene che l’altare maggiore sia staccato dalla parete per potervi facilmente girare intorno e celebrare verso il popolo». Da quel momento, questa posizione è divenuta il modo più comune di celebrare Messa.

In questo contesto, Joseph Ratzinger (futuro Papa Benedetto XVI) propose di non perdere il significato antico di preghiera "orientata" e suggerì di porre al centro dell'altare il segno di Cristo crocifisso. La visibilità della croce d'altare è presupposta anche dall'Ordinamento Generale del Messale Romano: «Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato». Ratzinger sosteneva che la Croce sull’altare non è un impedimento alla visuale, bensì un comune punto di riferimento, un’«iconostasi» aperta che media la comunione e unifica gli sguardi. Egli arrivò a proporre che la Croce sull’altare non sia ostacolo, ma la condizione preliminare per la celebrazione verso il popolo, distinguendo chiaramente la liturgia della Parola dalla preghiera eucaristica. Mons. Peter Elliott aggiunge che la croce dovrebbe essere collocata immediatamente dietro o appesa sopra l'altare, apparendo al popolo come visibilmente legata all'altare.

Crocifisso in metallo su un altare moderno

Le Offerte e i Sacrifici sugli Altari nell'Antica Roma

Molti vocaboli italiani hanno stretti rapporti con le tradizioni degli antichi Salii e i riti religiosi dell'antica Roma, che derivavano da popoli e civiltà precedenti. Non si può escludere che fossero strettamente connessi con quelli dei Salii Piceni. Fonti storiche, come “Roma Antica e Moderna, Baronio e altri Classici Autori, Tomo 3°” riedito a Roma nel 1755, descrivono dettagliatamente queste pratiche.

Origini e Istituzioni

Universalmente si accetta che Numa Pompilio abbia istituito le religioni di Roma con norme di diritto sacro, includendo riti, feste e giorni fausti e infausti, attenendosi a consuetudini preesistenti. È considerato attendibile che Numa abbia preposto un Pontifex a ogni "fede", i quali erano membri di un collegio coordinato dal Pontifex Maximus. Con Giulio Cesare, il titolo e le funzioni del Pontefice Massimo furono assunte dagli imperatori romani.

Le Vittime e le Ostie

Gli animali destinati al Sacrificio erano detti Vittime o Ostie. La Vittima era quella sacrificata da chi aveva vinto l'inimico, mentre l'Ostia si sacrificava prima di andare contro l'inimico. Erano scelte dai Sacerdoti tra le più sane, belle e pingui, perché considerate più grate agli Dei. Venivano adornate con fasce, corone e si indoravano le corna.

Rappresentazione di un antico sacrificio romano su un altare

Il Rituale Sacrificale

Durante il sacrificio, era imposto il silenzio. Si aspergeva la Vittima con farro rostito e sale (detta salsa mola, usata anche negli insaccati, come dalle Tavole Igubine). Il Sacerdote gustava un poco di vino, poi lo faceva gustare agli astanti e lo aspergeva fra le corna della Vittima. Strappati alcuni peli dalla fronte, li gettava sulla legna da ardere posta sull'Altare. Si serviva anche acqua, miele, latte e olio (nel dialetto marchigiano: òjio). Veniva acceso il fuoco con legna secca, spaccata, prelevata dall'albero sacro alla Divinità alla quale si sacrificava. L'incenso bruciava negli incensieri o sul fuoco, e dal modo in cui bruciava e dal fumo si prevedeva il futuro.

L'Ostia o la Vittima veniva condotta all'Altare dove veniva slegata; la fuga era considerata un cattivo auspicio. Il Sacerdote ordinava lo stordimento con la mazza ("O"), seguito dal dissanguamento ("S"). Con il sangue raccolto nelle tazze, si aspergevano gli Altari. Posta la Vittima sopra la Mensa Sacra, si provvedeva al sezionamento. Terminato il Sacrificio, dopo aver lavato nuovamente le mani, gustato il vino e recitato alcune preghiere, si scioglieva l'assemblea.

Banchetti Sacrificali (Epulae)

Al sacrificio pubblico seguivano pubbliche Epule Sacrificales, preparate con sontuosità dai sette Epuloni. Se i sacrifici erano indetti da privati, essi e gli invitati mangiavano le parti che avevano "divise colli Dei, o per meglio dire co’ Sacerdoti". Nelle campagne marchigiane, quando era in auge la macellazione a domicilio, molte parti del rito antico erano ancora seguite: il proprietario dell'animale fungeva da sacerdote, ringraziando Sant'Antonio per aver fatto ingrassare la scrofa; invece della "Salsa mola" si adoperava la farina del mulino ad acqua. Le operazioni si svolgevano in un clima di raccoglimento ed era tradizione, quando si faceva "la pista", gettare sul fuoco piccoli ritagli. Al termine, era di prassi una ricca cena con i vicini di casa, avvertiti con l'espressione: «È morta la scrofa, ‘sta sera je cantimo la Messa».

Bacio dell'Altare e del Vangelo a Messa

Termini e Insegne Sacerdotali nell'Antica Roma

Dalla Enciclopedia Italiana del 1935, apprendiamo che Presule deriva dal latino (prae e salio) e individua il più alto grado dei sacerdoti Salii che "inizia il rito delle saltatio dei Salii". Cicerone lo credeva capo dei Salii (Cic., De div., I, 26). Il vocabolario Treccani on line definisce "prèsule" come «chi danza davanti agli altri», con riferimento al capo del collegio dei Salii che dirigeva processioni e danze durante le feste sacre a Marte.

Il termine Prelato, secondo il Compendio di Diritto Canonico di F. Mercanti (1832) e Treccani on line, indica un membro del clero cattolico con giurisdizione ordinaria in foro esterno. I prelati maggiori includono Cardinali e Vescovi, mentre i minori sono Prefetti Apostolici, Abati, Superiori generali e provinciali, Vicari generali e Superiori dei conventi. Tutti i Prelati hanno almeno il titolo di Monsignore.

Le insegne caratteristiche dei sacerdoti Salii includevano il Simpulum (un romajuolo o chiccherina con un lungo manico, usata nei sacrifici per prendere piccole quantità di vino), il Litus, gli Ancili, la Securis e l'Apex, indicando la notevole preminenza di cui godevano.

tags: #si #sciolgono #sugli #altari #cruciverba