Il Crocifisso di Lampedusa: Simbolo di Memoria, Speranza e Accoglienza

Il crocifisso realizzato con il legno delle imbarcazioni dei migranti, divenuto celebre come la Croce di Lampedusa, rappresenta un potente simbolo di dolore, speranza e riscatto. Quest'opera e la sua storia affondano le radici nell'isola di Lampedusa, crocevia di destini e punto di arrivo per migliaia di persone in fuga.

Foto ravvicinata del Crocifisso di Lampedusa, mostrando le venature del legno delle barche e la croce

Le Origini: Il Dolore e l'Ispirazione di Francesco Tuccio

Francesco Tuccio, falegname di Lampedusa, è l'artista-artigiano che per primo ha dato forma a questi simboli. La sua storia e quella delle croci sono indissolubilmente legate alle tragedie del mare. Con l'inizio della primavera araba, Lampedusa visse una situazione di emergenza, con sbarchi continui che andavano avanti sia di giorno che di notte, e tante persone morirono a poche centinaia di metri dalle coste. Francesco Tuccio e molti dei suoi concittadini andavano ad aiutare il personale addetto al salvataggio e all'accoglienza, raccogliendo indumenti e cibo da distribuire tra i nuovi arrivati. Davanti ai loro occhi hanno visto il dolore di queste persone e il dramma del loro vissuto.

L'evento che ha segnato profondamente la vita di Tuccio fu il 9 aprile 2009, quando, a seguito di un naufragio a pochi metri dalla spiaggia, recuperò insieme ad altri cittadini di Lampedusa più di cento corpi di persone di tutte le età provenienti da un barcone di migranti somali. Voleva trovare un modo per attirare l'attenzione su quanto stesse accadendo a Lampedusa, contribuendo a far uscire l'Europa dallo stato di indifferenza. Un giorno, mentre camminava sulla spiaggia, notò due pezzi di legno sovrapposti che ricordavano la forma di una croce; li raccolse e li portò in falegnameria per assemblarli.

Attraverso queste croci, intrise di sangue e lacrime ma anche di speranza, Francesco Tuccio cerca di rendere testimonianza del dolore di chi ce l'ha fatta e del fallimento dell'umanità per tutte le morti che ci sono state nel Mediterraneo. La causa dei migranti è diventata la sua causa e nella croce, simbolo cristiano in cui molti si riconoscono, egli rivede il tema della rinascita attraverso la sofferenza. Il legno che raccoglie è pieno di crepe e salsedine, così come sfinite e avvilite sono le persone che affrontano il mare.

Tuccio è ormai da anni conosciuto nel mondo non solo per le sue croci, ma anche per il pastorale e i vasi liturgici utilizzati da Papa Francesco durante la celebrazione della Messa sull'isola nel luglio del 2013, un'esperienza forte e indimenticabile che lo ha profondamente toccato.

L'Arte di Béa Kayani: Un Pannello per Lampedusa

Nel febbraio 2016, l'artista britannica Béa Kayani ha realizzato un'opera significativa sull'isola, frutto dell'incontro e della collaborazione con Francesco Tuccio. Béa, artista contemporanea che lavora viaggiando per il mondo, utilizza pittura, video e fotografia per comunicare la sua percezione di aspetti naturali, architettonici, umani e politici.

La sua scelta di Lampedusa è giunta dopo un'esperienza in un altro confine, Calais. La giovane artista ha spiegato che proprio partendo da quell'esperienza, è stata più forte la curiosità di conoscere l'isola, di capire se la sua gente fosse diversa e di raccontare, non solo la storia del viaggio dei migranti, ma anche quella di Lampedusa e del cuore dei suoi abitanti. Colpita dal significato delle croci realizzate con il legno delle barche, ha contattato Tuccio per una possibile collaborazione. Arrivata sull'isola negli ultimi giorni di gennaio, ha voluto vedere con i propri occhi ciò che la sua anima desiderava rappresentare.

Lasciandosi riscaldare dal sole e trasportare dal vento, ha girato per le strade, si è presentata alla gente e, grazie al sostegno della parrocchia, ha partecipato a riunioni, collaborato con gruppi solidali, conosciuto operatori impegnati nell'accoglienza e fatto esperienza dell'arrivo di migranti al molo Favarolo. Proprio la sera in cui si è trovata al molo, si è convinta ancora di più che Lampedusa non è Calais, che su questo confine è tutto più tranquillo e molto più umano. Così, accolta anche lei con affetto dai lampedusani, ha assorbito l'energia giusta che le ha permesso di realizzare, assieme al "falegname delle croci", un pannello alto più di due metri e largo meno di due, usando vernice, carbone, sabbia e carta, dove è incastonata una croce fatta con il legno dei barconi. Béa ripete: "Lampedusa è diversa. È calore, cura e compassione".

L'installazione donata a Lampedusa è esposta all'interno della sede dell'Area Marina Protetta Isole Pelagie. Il vicesindaco Damiano Sferlazzo, che si è occupato personalmente della sua sistemazione, ha spiegato: "Lampedusa è oggi simbolo di un valore umano che ha contribuito a creare un percorso da seguire in un'epoca di chiusura umanitaria ed è quindi con orgoglio che riceviamo questi contributi di pregio e cultura con cui onorare le pagine della nostra storia recente".

Un Messaggio in Viaggio: La Croce Itinerante

Tra le creazioni di Francesco Tuccio spicca una croce itinerante, ideata insieme ad Arnaldo Mondadori, che sta facendo il giro del mondo. Questa croce, alta 2 metri e ottanta, larga un metro e cinquanta e pesante 60 chili, è anch'essa realizzata con le assi di legno delle barche che trasportano i profughi dall'Africa, portando simbolicamente le sofferenze e i drammi lungo tutta l'Italia e oltre.

È stata benedetta da Papa Francesco in piazza San Pietro il 9 aprile 2014, il quale, benedicendola, ne aveva indicato la via "ovunque nel mondo". Dal Vaticano la croce è passata per Napoli e poi ha proseguito verso Nord, raggiungendo persino quota 3 mila metri sul monte Rosa. Continua il suo viaggio sulle Alpi, toccando le antiche rotte del Nord percorse dagli italiani fino al secolo scorso per scappare dalla fame, dove vengono ricordate le odierne tragedie migratorie del Mediterraneo.

In cinque mesi, il crocifisso dei migranti si è spostato in diverse città e comunità del Belpaese, da Roma a Napoli, da Rovigo a Padova, fino a Chieti e poi di nuovo a Lampedusa a luglio, a distanza di un anno dalla visita papale. Arnoldo Mosca Mondadori, promotore del progetto con la Casa dello Spirito e delle Arti di Milano, conferma che la croce è divenuta oggetto di forte devozione: "Stiamo assistendo a una vera e propria mobilitazione dal basso. Sono le parrocchie a richiederla e a organizzare momenti molto toccanti di preghiera, ai quali non di rado intervengono anche i musulmani".

Il viaggio di questa croce è proseguito nel tempo, con tappe significative: tra il 17 e il 26 ottobre 2014, ha viaggiato in varie province della Diocesi fino a Sondrio e alla Valtellina, e il 9 novembre 2014 è stata a Rivoli (Torino).

La Croce nel Mondo e il Suo Profondo Significato

La Croce di Lampedusa trasmette molteplici e profondi significati: senso di comunità e di rifugio, simbolo di identità e di condivisione, sentimento di appartenenza e di accoglienza. L'opera è stata protagonista di una mostra itinerante che ha raggiunto diverse parti del mondo, rendendo universale il suo messaggio.

Nel dicembre 2015, l'opera d'arte è entrata nelle collezioni del British Museum di Londra, acquisita come donazione da Tuccio stesso. Posizionata nella Room 2, rappresenta un messaggio di salvezza della vita, di speranza verso il futuro e di ammonimento per quanto avvenuto nel passato. La notizia dell'arrivo della croce nella capitale britannica aveva fatto il giro del mondo e, dopo alcuni anni, ha iniziato una nuova avventura, diventando protagonista di una mostra itinerante in tutto il Regno Unito, intitolata "Crossings: Community and Refuge" ("Attraversamenti: comunità e rifugio"), che si è protratta fino a novembre 2022 e ha toccato numerose località come Coventry, Manchester, Hastings, Derby, Ipswich, Bristol e Rochester. Jill Cook, curatrice del British Museum, ha spiegato in occasione della mostra: "La Croce di Lampedusa ci ricorda tutte le storie che si perdono e le migliaia di persone che non vengono altrimenti ricordate". Già nel 2016 aveva definito l'opera d'arte un "simbolo potente e umile" allo stesso tempo.

Il lavoro di Tuccio è diventato una vera e propria missione di vita. Ogni croce, come lui stesso ha più volte dichiarato, è una persona che perde la vita nella speranza di un futuro migliore, rappresentando il dramma di coloro che sono in fuga da guerre, carestie e persecuzioni. Toccante fu l'incontro con Papa Francesco, che stringeva una delle sue croci durante la santa messa a Lampedusa l'8 luglio 2013, nel suo primo viaggio fuori da Roma.

Accanto alle croci di Tuccio, anche altre espressioni artistiche affrontano il tema della migrazione e della fragilità delle imbarcazioni. Un esempio è l'installazione Dark Water, Burning World ("Acqua scura, mondo in fiamme") dell'artista siriano Issam Kourbaj. Composta da dodici piccole barchette realizzate con materiale di riciclo, come parafanghi di biciclette e fiammiferi, essa testimonia la fragilità delle imbarcazioni utilizzate dai migranti, la paura e la spossatezza della traversata e l'incertezza della nuova vita tanto sognata. La decisione di utilizzare materiale di riciclo ha un significato preciso: il migrante porta con sé, senza sprecarlo, quel poco che riesce a salvare dal proprio Paese d'origine, fatto spesso di sogni e conoscenze che danno forza e speranza.

Schema della mostra itinerante della Croce di Lampedusa o foto di una delle esposizioni

Dalla Sofferenza alla Rinascita: Il Progetto Sociale e i Crocifissi Piccoli

Dallo stesso legno dei barconi, Francesco Tuccio ha ricavato anche altri semplici oggetti artigianali: le Croci di Lampedusa come segno tangibile con cui ricordare la sofferenza di questi fratelli in fuga dalla miseria e dalla guerra. Un piccolo segno, da portare al collo, che vale tanto: un barcone il cui legno, destinato a marcire in un "cimitero delle barche", ora può servire per ridare speranza.

Questi oggetti artigianali in legno trasmettono naturalmente calore, il calore della materia semplice e il calore della lavorazione a mano. Il primo oggetto che si è pensato di realizzare è stato proprio un crocifisso, il crocifisso dei migranti, per restituire dignità a queste storie affondate e per ricordarci il valore dell'accoglienza verso chi arriva. Il legno della croce ha portato Gesù, così come il legno dei barconi ha portato i nostri fratelli, un legno che porta i segni della sofferenza ma anche della speranza. Purtroppo il legno non può dirci il nome e la storia di chi ha perso la propria vita in mare, ma quel nome e quella storia prendono nuovamente vita passando dalle mani di chi con cura e delicatezza ha raccolto quel legno dalla sabbia e lo trasforma in un crocifisso in legno piccolo o grande, talvolta anche con la figura di Gesù.

Il progetto include un importante risvolto sociale: il legno viene lavorato dalle persone con disabilità e dai giovani che hanno conosciuto il carcere, accolti nella Cooperativa "Rò La Formichina" della Comunità Papa Giovanni XXIII. Questa cooperativa promuove l'inserimento lavorativo di ragazzi con procedimenti penali in corso e di persone con disabilità, attraverso l'acquisizione di competenze professionali, principalmente nei settori della falegnameria e dell'apicoltura. Salvatore, che ha vissuto un'infanzia difficile e ha trovato accoglienza nella cooperativa, testimonia: "In falegnameria sono un po' un tuttofare, assistendo le mani esperte di Alberto e Davide, ma la mia mansione preferita è quella di verniciare. In tutti questi anni mi sono fatto un bel po' di amici qui in cooperativa e sono fiero di questo lavoro perché mi ha dato un posto nel mondo, sennò non ne avrei avuto uno!"

Quando si tiene in mano uno di questi crocifissi, si percepisce la preziosità dell'oggetto e le storie che porta con sé, contribuendo a restituire dignità a queste vicende e sottolineando il valore di una vita che non è abbandonata ma accompagnata. L'uomo ha bisogno di libertà, di dignità e di rispetto per vivere, e noi dobbiamo assicurare a tutti questi valori, in un cammino da fare come fratelli, con responsabilità e senza tirarsi indietro. A Lampedusa, la situazione, sebbene non priva di sbarchi, è decisamente alleggerita e non c'è più uno stato di emergenza costante, focalizzando l'attenzione sull'integrazione delle persone arrivate. Per il periodo natalizio, vengono organizzate molte iniziative a cui partecipano migranti e popolazione locale, creando un senso di comunità e di condivisione.

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