L'incenso e il bacio dell'altare sono due elementi profondamente radicati nella tradizione liturgica cristiana, ognuno portatore di un ricco significato simbolico che affonda le sue radici nella storia della salvezza e nell'espressione della fede. Questi gesti, pur nella loro apparente semplicità, racchiudono secoli di spiritualità, venerazione e preghiera, contribuendo a rendere le celebrazioni più solenni e intense.
L'Incenso Liturgico: Storia, Simbolismo e Uso
L'incenso liturgico è uno degli elementi più antichi e simbolici della tradizione cristiana. Questa resina profumata, estratta da piante come la Boswellia sacra, era utilizzata già migliaia di anni fa nelle cerimonie religiose dell'Egitto, della Mesopotamia e dell'India. Nell'Antico Testamento, l'incenso occupava un ruolo centrale nel culto di Israele, con Dio stesso che ordinava a Mosè di costruire un altare speciale riservato all'incenso per il culto divino (cfr. Es 30,1-10).
Origini e Evoluzione nell'Uso Cristiano
Nei primi secoli del Cristianesimo, l'incenso non fu subito utilizzato nelle liturgie, a causa dei suoi forti legami con il culto pagano e l'adorazione degli dèi e dell'imperatore. Molti cristiani furono martirizzati per essersi rifiutati di compiere questo gesto idolatrico. Fu solo dopo l'Editto di Costantino (314 d.C.) e il declino del paganesimo che l'uso dell'incenso iniziò a entrare nel rituale cristiano, acquisendo una maggiore libertà e diffusione dopo il IV secolo. La prima testimonianza certa sull'uso liturgico dell'incenso in Occidente la troviamo presso Sant'Ambrogio, che menziona l'incensazione degli altari durante il Santo Sacrificio. Nelle Chiese d'Oriente, l'incenso ha un ruolo ancora più ampio che in Occidente, accompagnando quasi ogni momento della celebrazione con processioni e gesti solenni, mentre la Chiesa latina ha un uso più sobrio ma comunque significativo.
Il Simbolismo dell'Incenso
L'incenso liturgico non è un semplice ornamento estetico, ma un segno sacro che racchiude la storia della salvezza e numerosi significati:
- Adorazione e Preghiera: Il fumo profumato che sale verso l'alto simboleggia la preghiera del credente che ascende a Dio. Il salmista implora: «Possa salire al tuo cospetto, o Signore, la mia preghiera come l'incenso!» (Sal. 140,2; cfr. Apoc. 8,3). È l'anelito dell'anima verso Dio, l'elevazione dello spirito e del sentimento al Cielo, la tensione del cuore ai beni invisibili ed eterni.
- Sacrificio Gradito: L'incenso che si consuma nel fuoco indica e esprime solennemente il sentimento interiore del sacrificio e della preghiera grata a Dio. È un profumo soave per il Signore, un'offerta che sale a Lui in omaggio e ringraziamento.
- Purificazione ed Espiazione: Nelle Sacre Scritture, l'incenso è usato anche nel Giorno dell'espiazione (Lv 16,14) in segno di purificazione.
- Onore Divino: Il bruciare incenso era "sacro al Signore" nell'Antico Testamento e fu offerto dai Magi al Bambino Gesù, riconoscendolo come Re e Dio (Matteo 2,11).
- Santità e Grazia Divina: L'incenso è simbolo di santità e di grazia divina riversata sui credenti.
- Riconoscimento della Presenza Divina: Nelle funzioni liturgiche, l'incenso contribuisce ad esaltare maggiormente le celebrazioni, manifestando simbolicamente i misteri della fede e le virtù della vita cristiana.

Modus Incensandi: Come si Incensa nella Liturgia
Durante la celebrazione eucaristica, l'incenso si può usare in momenti specifici per esprimere riverenza e preghiera. Il sacerdote o il diacono compie gesti precisi quando incensa. L'attuale prassi liturgica occidentale dell'incensazione si è perfezionata durante il Medioevo. Per l'incensazione si utilizza il turibolo, un attrezzo composto da un braciere (o coppa) dove viene bruciato il carboncino con l'incenso, sospeso da catenelle e dotato di un coperchio forato. Il turiferario (colui che porta il turibolo) e il navicelliere (colui che porta la navicella con i grani di incenso) assistono il celebrante.
Momenti dell'Incensazione:
- Processione d'ingresso: L'incenso viene infuso in sacrestia o sul presbiterio prima di avviare la processione.
- All'inizio della Messa: Per incensare la croce e l'altare.
- Alla processione e alla proclamazione del Vangelo: L'evangeliario viene incensato e baciato, poiché è Cristo che parla quando viene proclamato il Vangelo.
- All'Offertorio: Per incensare le offerte (pane e vino), la croce e l'altare, il sacerdote e il popolo. L'incensazione delle offerte può avvenire con tre colpi del turibolo o tracciando il segno della croce.
- All'elevazione: Dell'ostia e del calice dopo la consacrazione.
- Altre celebrazioni: L'uso dell'incenso è previsto nell'esposizione dell'Eucaristia, in diverse processioni solenni (Presentazione del Signore, Domenica delle Palme, Corpus Domini), nella Messa in Cena Domini, nella celebrazione della Passione, nella Veglia Pasquale e nella visita Pastorale dell'Arcivescovo. Un posto particolare occupa l'incenso nella Dedicazione della chiesa, dove viene bruciato direttamente sull'altare, e nel rito delle Esequie, in riferimento ai defunti come battezzati e tempio dello Spirito Santo.
Tecniche di Incensazione: Ictus e Ductus
Nel corso del tempo, sono state elaborate precise indicazioni sul "modus incensandi". I decreti della Congregazione dei Riti Sacri hanno chiarito la differenza tra ictus e ductus:
- Ictus: Un singolo colpo di incenso, o oscillazione.
- Ductus: Un segmento, un tratto di incenso, che può contenere più "ictus". Un "ductus" è un tiro quasi verticale, mentre gli "ictus" sono oscillazioni orizzontali.
La liturgia preconciliare specificava il numero preciso di ductus ed ictus, mentre la liturgia moderna menziona solo i ductus. Ad esempio, l'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) al n. 277 indica che il Santissimo Sacramento, le reliquie, le immagini del Signore, le offerte, la croce dell'altare, l'Evangeliario, il cero pasquale, il sacerdote e il popolo vengono incensati con tre ductus.
Quando il sacerdote impone l'incenso nel turibolo, lo benedice formando un segno di croce con la mano destra, senza pronunciare parole, come ripristinato dalle rubriche più recenti. Il fumo benedetto, avvolgendo i fedeli, è portatore della benedizione e simboleggia l'offerta gradita a Dio, un richiamo potente al sacerdozio comune riscoperto dal Vaticano II.

Il Bacio dell'Altare: Un Gesto di Venerazione e Amore
Il primo gesto che il celebrante compie, giungendo all'altare per dar inizio al Sacrificio, è di baciarlo. Questo è un gesto semplice ma carico di significati profondi, che affonda le sue radici nella tradizione biblica e nella spiritualità cristiana. È un bacio di venerazione, di amore, di riconoscenza e di gratitudine per il dono della salvezza
.
Significato Teologico del Bacio dell'Altare
Tutta la vita liturgica ruota intorno all'altare, amato come mensa del Signore
dove si attualizza il mistero pasquale. L'altare è lo spazio nuovo della resurrezione, uno spazio aperto al Signore che viene. Baciare l'altare è baciare Cristo stesso, come ricordano le parole di Paolo che dice che quella roccia era Cristo
(1Cor 10,4). L'altare è anche la tavola dove Dio e la comunità dei fedeli condividono gli alimenti sacri, in segno di comunione. Nella Nuova Alleanza, Cristo, offrendo il suo corpo sulla croce, diede compimento ai sacrifici antichi, e donandosi per la nostra redenzione, divenne altare, vittima e sacerdote.
Nelle chiese, l'altare è il centro di convergenza dell'intero edificio. Il bacio, concesso solo al sacerdote e al diacono, è un gesto di affetto rispettoso per un simbolo consacrato, che rappresenta Nostro Signore. Questo spiega l'onore con cui è trattato. Il resto della Chiesa rappresenta i membri del Corpo Mistico di cui Gesù Cristo è il Capo, cioè i fedeli, i quali - riuniti - compongono la santa Chiesa, la sposa dell'Agnello. Il bacio del celebrante all'altare non è accompagnato da nessuna preghiera specifica, dice tutto da solo e raccoglie in un gesto la fede affettuosa di tutta l'assemblea.
In Sinu Iesu – Il bacio dell'altare
Il Bacio Santo e l'Evangeliario
Il Nuovo Testamento conosce il bacio santo
: «salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo» (2Cor 13,12). Anche lo Spirito Santo viene chiamato bacio del Padre e del Figlio
. La comunione eucaristica conosce la gioia di baciare Cristo. Anche l'evangeliario viene accolto mentre sale sull'ambone e viene incensato e baciato, perché è Cristo che parla quando viene proclamato il Vangelo e lo Spirito Santo attualizza la sua parola nel cuore dei fedeli che la ascoltano e la accolgono nella fede (cfr. Sacrosanctum Concilium 7).
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