In diverse occasioni pubbliche, tra cui una lectio magistralis a Camogli sull'immagine della Madonna nell'arte e la presentazione di uno dei suoi ultimi libri, Vittorio Sgarbi, critico d'arte, ex deputato e noto opinionista televisivo, ha espresso con forza la sua posizione riguardo la presenza del crocifisso nelle scuole italiane. Le sue dichiarazioni si sono concentrate sulla ferma condanna dei presidi che vietano il crocifisso nelle aule, definendoli "iconoclasti".
La Posizione di Sgarbi: Licenziare i Presidi "Iconoclasti"
Vittorio Sgarbi non ha usato mezzi termini per esprimere il suo disaccordo con i dirigenti scolastici che decidono di rimuovere i simboli cristiani dalle aule. «Licenzierei immediatamente tutti i presidi», ha dichiarato, ribadendo: «Li licenzierei subito e senza alcun dubbio non per motivi religiosi o di dottrina». Questa affermazione sottolinea la natura laica, ma profondamente culturale, della sua argomentazione.
Secondo Sgarbi, negare la presenza del presepe o del crocifisso in aula equivale a «negare la nostra cultura, la nostra identità e le nostre tradizioni».

Ragioni Culturali e Storiche, Non Religiose
La difesa del crocifisso da parte di Sgarbi si fonda su una prospettiva prettamente culturale e storica. Egli ha spiegato che, a differenza dell'Islam che «non permette la rappresentazione della divinità ed arriva all’iconoclastia che abbiamo visto da parte dell’Isis», la rappresentazione del Divino è parte integrante della cultura italiana ed europea.
«Negare la Croce o la Natività è contrastare le nostre stesse radici e la nostra storia», ha affermato Sgarbi, sottolineando come questi simboli siano pilastri della civiltà occidentale.
Il Crocifisso Come Simbolo del Dolore Umano Universale
Sgarbi ha esteso il significato del crocifisso oltre la mera dimensione religiosa, presentandolo come un simbolo universale del dolore umano.
- «Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Il crocifisso è simbolo del dolore umano.»
- Ha argomentato che anche chi è ateo «cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.»
- Ha paragonato il portare la croce di Gesù Cristo all'esperienza umana di «portare sulle spalle il peso di una grande sventura». A questa sventura, ha aggiunto, «diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero.»

Cristo, Figura Storica e Fondamento della Storia
Sgarbi ha messo in evidenza il ruolo di Cristo come figura storica che ha «cambiato il mondo». Ha tracciato una netta distinzione: «I laici sono anti-clericali, non sono anti-cristiani. C'è una bella differenza». Per Sgarbi, rimuovere il crocifisso equivarrebbe a togliere dalla scuola un ritratto di figure come Leopardi, Socrate o Platone, cosa che «non credo» verrebbe in mente a nessuno.
Ha ricordato come la storia stessa sia divisa in «ante Cristo e dopo Cristo», un concetto con cui gli studenti sono abituati a confrontarsi. In quest'ottica, l'ignoranza dei presidi è palese, poiché «ignorano persino che quando dicono l’ora - sono le diciotto e trentacinque - in quel momento stesso dicono che misurano il tempo dopo Cristo».
Le parole "ama il prossimo come te stesso", pur essendo già presenti nell’Antico Testamento, sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana e sono considerate da Sgarbi «la chiave di tutto».
Un Precedente Storico: Natalia Ginzburg a Favore del Crocifisso
A supporto della sua tesi, Vittorio Sgarbi ha citato anche una figura di spicco della cultura italiana, Natalia Ginzburg. Ha ricordato che Ginzburg, in un articolo pubblicato sull'Unità nel 1988, chiedeva di «non togliere il crocifisso dalle classi». Questo dimostra come la questione sia stata oggetto di dibattito culturale anche in passato, con posizioni a favore della sua permanenza per ragioni non solo confessionali.
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