L'espressione "sesso sull'altare" può evocare diverse interpretazioni, spaziando dalla sua dimensione metaforica e sacramentale nel contesto del matrimonio cristiano, fino a manifestazioni storiche e contemporanee che hanno visto atti letterali di natura sessuale in luoghi sacri. Questa analisi approfondisce il significato e le implicazioni di tale concetto, esplorando la teologia del piacere sessuale e gli esempi che ne hanno segnato la storia.
Il Matrimonio Cristiano: Unione Sacramentale e il Talamo Nuziale come Altare
Il matrimonio, per i cristiani, è un sacramento che consacra l'unione di due persone "dal giorno delle nozze fino a che la morte non scioglie i coniugi dal loro vincolo". Gli sposi si donano l'uno all'altro "nel Signore", diventando strumento trasparente di fede, rendendo presente Gesù Cristo che si dona alla sua sposa, la Chiesa, per renderla santa e immacolata. Questa è l'attualizzazione del sacramento, un momento culminante del disegno di Cristo sull'amore degli sposi.
Similmente a come un sacerdote, pur essendo tale "per sempre", agisce "nella persona di Cristo" in momenti culmine come l'Eucaristia, così anche per gli sposi uniti in sacramento ci sono momenti che riassumono la realtà sponsale. Questi culminano nell'atto dell'unione matrimoniale, con il diventare "una sola carne".
Prima di "diventare un'unica carne", gli sposi cristiani si inginocchiano davanti a Dio, lo ringraziano per l'amore ricevuto e gli chiedono di potersi amare l'un l'altro come Cristo li ha amati. Essi si stanno apprestando a celebrare il loro sacramento, convocando Cristo e la Chiesa, e diventano segno della donazione di Cristo alla sua Chiesa.

I "Tre Altari" nel Matrimonio Cristiano
Gli antichi parlano di tre altari nel matrimonio cristiano, a sottolineare la sacralità intrinseca di ogni aspetto della vita coniugale:
- Il primo altare è l'altare della chiesa, dove viene servito il pane della parola di Dio e dell'Eucaristia per la vita eterna.
- Il terzo altare è il talamo nuziale, ovvero il letto matrimoniale. Questo è considerato un vero e proprio altare.
Questa realtà sacramentale richiede un'estetica molto particolare e attenta. Il contesto esterno favorisce o distrugge la coscienza di sacralità. Come l'altare della chiesa, la tavola familiare deve essere sempre un luogo degno e bello, soprattutto quando la famiglia si riunisce. Allo stesso modo, anche il talamo nuziale deve essere un luogo degno, un santuario, un altare.
Le espressioni moderne che descrivono l'unione degli sposi, come "avere rapporti" o "realizzare l'atto matrimoniale", denunciano una povertà nella concezione del momento in cui si realizza tale unione. Da ciò si può dedurre che l'atto matrimoniale non "si fa", ma "si celebra". È una celebrazione dell'amore di Dio presente nella coppia, un momento in cui si scoprono i doni peculiari che Dio ha dato a ciascuno dei due.
La Teologia del Piacere Sessuale e il "Risus Paschalis"
Un'importante riflessione sulla connessione tra piacere sessuale e spiritualità è stata proposta da Maria Caterina Jacobelli, antropologa cattolica e teologa moralista, nel suo libro Il risus paschalis e il fondamento teologico del piacere sessuale. La sua tesi rivoluzionaria sostiene che "il piacere sessuale avvicina l'uomo a Dio", affrontando il tema del rapporto uomo-donna in maniera differente rispetto alla tradizione ufficiale della Chiesa, che ha spesso associato sesso e piacere al peccato. Per la Jacobelli, il sesso e il piacere che comporta sono una realtà buona e significativa, benedetta dal Dio della creazione e valorizzata da Gesù Cristo.
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Il "Risus Paschalis" e i Gesti Oscillatori sull'Altare
Punto centrale del libro è la riscoperta storica del Risus Paschalis, un'antica tradizione diffusa fino al 1500-1600 in molti paesi europei, specialmente in Germania. Durante il giorno di Pasqua, i fedeli compivano "non poche stranezze" per sottolineare l'allegria per la resurrezione di Gesù. Per suscitare riso e allegria, i sacerdoti del tempo, durante le messe pasquali, non esitavano ad abbandonarsi perfino a gesti osceni sull'altare prima e dopo le celebrazioni, o nelle prediche, mimando persino masturbazioni e rapporti sessuali.
L'autrice si interroga se il Risus Paschalis fosse segno di una realtà sacra, sopravvissuta nei secoli nella cultura popolare. Le risposte di Maria Caterina Jacobelli sono affermative: quei gesti erotici, sebbene contraffatti e segnati dalla fragilità umana, erano i segni di una realtà ignorata nella gerarchia della Chiesa colta e ufficiale, ma trovava spazio nel popolo di Dio. All'atto sessuale è legato il piacere più intenso dato da Dio all'uomo, e anche in questo piacere c'è l'orma di Dio nella creatura umana. L'autrice scrive che "anche Dio gode" e che "la sessualità, con il piacere che comporta, ha la sua radice ultima in Dio".
La Jacobelli affronta anche la questione della celibato di Gesù, argomentando, dalla sua esperienza di donna e madre, che se Gesù si fosse sposato, si sarebbe donato a una sola donna per un tempo limitato, escludendo il resto. La forza prorompente dell'amore divino dell'uomo-Gesù non avrebbe potuto accontentarsi; doveva darsi completamente a tutti, in ogni epoca, facendosi cibo ("Prendete e mangiate, questo è il mio corpo per voi, per tutti").
Esempi Contemporanei: Proteste e Atti Simbolici
L'espressione "sesso sull'altare" ha assunto anche connotazioni di protesta e provocazione nel contesto moderno. Un esempio notevole è quello avvenuto nella cattedrale di Oslo, dove due manifestanti del gruppo Fucking for Forest (fare sesso per le foreste) hanno fatto irruzione durante lo svolgimento della messa. Completamente nudi, hanno iniziato a fare sesso davanti ai presenti, lasciando fedeli e preti "letteralmente allibiti".

Questo movimento mira a salvaguardare l'ambiente e sensibilizzare la popolazione sul disboscamento. Tuttavia, la scelta di esibire prestazioni sessuali in un luogo sacro ha sollevato interrogativi sull'efficacia e l'appropriatezza di tale mezzo per raggiungere lo scopo. Diversi fedeli, disgustati e indignati, hanno chiamato la Polizia, che ha interrotto l'atto con l'aiuto degli stessi fedeli. I due esibizionisti e un uomo che fotografava la scena sono stati arrestati e messi di fronte alla scelta di scontare sedici giorni di carcere o pagare una sanzione per il reato di atti osceni in luogo pubblico.
Questo episodio evidenzia come l'atto sessuale in un contesto sacro, anche se privo di significato religioso per gli attori, possa essere utilizzato come strumento di forte impatto visivo e di protesta, generando dibattito e reazioni contrastanti.