La Chiamata Universale alla Santità
«Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. In realtà, fin dalle prime pagine della Bibbia è presente, in diversi modi, la chiamata alla santità. Così il Signore la proponeva ad Abramo: «Cammina davanti a me e sii integro» (Gen 17,1).
L'obiettivo di questa riflessione non è un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni, ma far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità. Questo perché il Signore ha scelto ciascuno di noi «per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità» (Ef 1,4).
Papa Francesco, nell'Esortazione apostolica Gaudete et exsultate (2018), ribadisce con forza un principio che, sebbene all'apparenza scontato, può risultare disatteso nel vissuto ecclesiale: ogni cristiano è chiamato alla santità. Il Pontefice ricorda che «quello che vorrei ricordare con questa Esortazione è soprattutto la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te: Siate santi, perché io sono santo» (GE, n. 10). Questa affermazione, ripresa direttamente dal libro del Levitico (11,44; 1 Pt 1,16), costituisce il cuore e lo scopo della chiamata universale alla santità.

La Santità nella Vita Ordinaria: Una Realtà Accessibile a Tutti
Non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi per essere santi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova.
Come afferma il Concilio Vaticano II, «ognuno per la sua via» (Lumen gentium, 11). Non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Ci sono testimonianze che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non perché cerchiamo di copiarle, in quanto ciò potrebbe perfino allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui (cfr 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui.
Questa è la «santità della vita quotidiana» (o feriale), che a Schoenstatt è intesa come l’integrazione della propria fede in ogni aspetto della vita ordinaria. Padre Kentenich la contrapponeva alla “santità della domenica”, propria dei cristiani che vanno in chiesa la domenica ma non manifestano la loro fede nella vita di tutti i giorni. La santità quotidiana può essere descritta come il compiere i propri doveri ordinari in modo straordinario (ordinaria extraordinarie, trasformare l’ordinario in straordinario) o come il realizzare i doveri del proprio stato di vita nel modo più perfetto possibile, mossi da un amore totale per Dio.
Spesso la parola "santità" sembra di nicchia, riservata al Papa o ai Santi, percepita come qualcosa di lontano e irraggiungibile. Questo perché forse siamo convinti che la santità sia una condizione concessa all’uomo come premio finale. In realtà, la santità non è un risultato dell’uomo, ma è un dono di Dio; o meglio, è il miglior risultato dell’uomo davanti al dono di Dio.
Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio, perché «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità» (Lumen gentium, 9). Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo.
Esempi di Santità nel Quotidiano
A Papa Francesco piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno si vede la santità della Chiesa militante. Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che «partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità» (Lumen gentium, 35).
Nella Lettera agli Ebrei si menzionano diversi testimoni che ci incoraggiano a «[correre] con perseveranza nella corsa che ci sta davanti» (12,1). Tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1,5). Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore. I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione, come attesta il libro dell’Apocalisse.
Anche il “genio femminile” si manifesta in stili femminili di santità, indispensabili per riflettere la santità di Dio in questo mondo. Perfino in epoche in cui le donne furono maggiormente escluse, lo Spirito Santo ha suscitato sante il cui fascino ha provocato nuovi dinamismi spirituali e importanti riforme nella Chiesa, come santa Ildegarda di Bingen, santa Brigida, santa Caterina da Siena, santa Teresa d’Avila o Santa Teresa di Lisieux. Ma è fondamentale ricordare tante donne sconosciute o dimenticate le quali, ciascuna a modo suo, hanno sostenuto e trasformato famiglie e comunità con la forza della loro testimonianza.
La santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti. San Francesco di Sales diceva: «Fai bene quello che fai, per amore di Dio».
L'udienza generale di Papa Francesco: "La santità è un dono"
Carlo Acutis: Il Santo di Internet
Un esempio splendido di santità del quotidiano è il beato Carlo Acutis. Nella sua quotidianità, c’è il vissuto dell’esemplarità della vita cristiana: egli rappresenta la santità del quotidiano. Vive come gli altri ragazzi, va al mare, si serve dell’informatica per dialogare con il mondo, ma ogni mattino frequenta la Messa, poi sosta davanti al tabernacolo a pregare, in un vero colloquio di amore. Sua madre, Antonia Salzano, affermava: «Nell’Eucaristia Carlo incontrava Gesù vivo e vero che, giorno dopo giorno, lo faceva sempre più simile a Lui fino a donare la sua vita per puro amore!». È dell’Acutis la definizione: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo!».
Carlo era dotato di un’acuta intelligenza, che lo rendeva capace di leggere il suo tempo e le contraddizioni presenti, dimostrandolo con l'espressione: «Tutti nascono originali ma molti muoiono fotocopie». Questa frase è stata accolta e citata da Papa Francesco nella sua esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit, proponendo Carlo come modello per i giovani. Il quindicenne ha saputo cogliere il dominante conformismo del nostro secolo, dove molti scelgono di vivere come suggeriscono i mass media.
Coloro che hanno conosciuto l’Acutis evidenziano anche la sua grande passione per l’informatica. Nonostante fosse autodidatta era un abilissimo programmatore, tanto da stupire gli stessi esperti in materia. Per questi motivi papa Francesco lo ha dichiarato «Patrono di Internet». Ed è conosciuto in tutto il mondo come «il Santo di internet». La devozione verso questo santo giovane ha travalicato ogni confine, dal Giappone all'Australia, attratta dalla sua intelligenza e santità di vita.
Carlo Acutis trascorse lunghi periodi in Assisi, dove i suoi genitori acquistarono un’abitazione per le vacanze. Così il ragazzo ebbe modo di respirarne il carisma francescano. È stato sepolto, per suo espresso desiderio, ad Assisi, e ora le sue spoglie riposano presso il Santuario della Spogliazione. Il 10 ottobre 2020 Carlo Acutis è stato beatificato nella basilica papale di San Francesco d’Assisi.

San Giuseppe Moscati: La Carità nella Professione Medica
Un esempio splendido di santità nel lavoro ordinario è san Giuseppe Moscati, un medico napoletano che ha vissuto la sua professione come una vera vocazione di carità. È stato un modello integerrimo di medico cosciente del suo dovere professionale e della sua alta missione accanto alla sofferenza umana. Dal 1903 fino alla sua morte, dedicò tutto sé stesso alla ricerca scientifica e contemporaneamente al servizio ospedaliero. Con grande generosità e amore svolgeva la sua missione accanto agli ammalati, assistendo gratuitamente quelli più bisognosi.
Nella sala d’attesa del suo studio privato c’era una scritta per regolare gli onorari: «Chi può metta qualcosa, chi ha bisogno prenda». Per Giuseppe Moscati, il lavoro era una forma di preghiera, un mezzo per santificare sé stesso e per avvicinare gli altri a Dio. Il ritmo febbrile delle sue giornate traeva ordine e linfa dall’Eucaristia quotidiana. Paolo VI di lui ha detto: «È un laico, che ha fatto della vita una missione percorsa con autenticità evangelica, spendendo stupendamente i talenti ricevuti da Dio. [...] La figura del professor Moscati conferma che la vocazione alla santità è per tutti, anzi è possibile a tutti».

I Fondamenti Biblici della Santità Quotidiana
Il concetto di santità affonda le sue radici profonde nelle Sacre Scritture. Il libro del Levitico, in particolare, si configura come una "carta fondamentale" del popolo di Dio, richiamando Israele alla santità in ogni aspetto della sua esistenza, non solo nella sfera del culto, ma nella vita quotidiana.
Il Messaggio del Levitico: "Siate Santi, Perché Io Sono Santo"
L'aggettivo ebraico qadós ("santo") pare derivare etimologicamente da una radice con il significato di "tagliare/separare", giustificando la sua applicazione a tutte quelle realtà che, a motivo della loro "sacralità", devono essere mantenute "distinte" da ciò che è impuro, o più semplicemente profano. Ovviamente questa qualità è riconosciuta in primis a Dio, il "tre volte santo" (cfr Isaia 6,3).
Parlare del Signore come del "Santo" per eccellenza significa confessarne l'assoluta singolarità nella capacità di amare e di salvare. A motivo della relazione distintiva che intrattiene per grazia con il Signore, Israele è chiamato a partecipare della medesima condizione di santità: ovvero, ad amare secondo il suo esempio. L'essere santo per Israele significa corrispondere nei fatti e con libertà alla figliolanza che gli è stata immeritatamente donata e a essere così testimone credibile della misericordia del Padre.
La qualifica della santità, tendenzialmente riferita al popolo dell'elezione nella sua totalità, è tuttavia attribuita anche ad alcune particolari realtà, che più direttamente richiamano la trascendenza di Dio, la sua meravigliosa alterità: si tratta di tutto ciò che in un modo o nell'altro ha a che fare con la sfera del culto. Ma il Levitico propone un passo in più: chiamato a divenire "nazione santa e popolo sacerdotale", Israele deve essere consapevole che è tutta la sua esistenza a dover essere spazio di comunione con il divino, luogo della sua adorazione e occasione per esprimere amore verso di lui. È la vita così a diventare santuario, e l'amore per il prossimo il mezzo privilegiato per rendere culto a Dio.
Il brano di Levitico 19,1-19a si apre con l'espressione - una sorta di aforisma - che ha contribuito alla sua popolarità: «Siate santi, perché / come io, il Signore, vostro Dio, sono santo!» (v. 2a). Più che un vero e proprio comando a essere santi, qui troviamo rivelata la possibilità straordinaria di essere santi. Pertanto, tutto ciò che segue non deve essere inteso banalmente come una serie di disposizioni finalizzate al conseguimento, bensì all'accoglienza di tale condizione, sempre gratuita e sempre immeritata.
L'Amore per il Prossimo come Espressione di Santità
Le disposizioni di Levitico 19 sono organizzate in due sezioni, con un forte accento sulla relazione con il prossimo. Il brano inizia con un riferimento a due contesti altamente simbolici: la mietitura e la vendemmia (vv. 9-10). In quella circostanza si esorta a non dimenticarsi di coloro che non godono della medesima possibilità, lasciando per il povero e per il forestiero ciò che resta da spigolare.
Seguono altre importanti prescrizioni:
- «Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo» (v. 11), garantendo una costante e piena corrispondenza fra la parola e la verità dei fatti, specialmente in contesti spinosi come i processi giudiziari.
- «Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio» (v. 12), ribadendo l'importanza di un corretto uso del giuramento.
- «Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo» (v. 13). Questo divieto di sfruttamento si estende a ogni forma di abuso verso il prossimo e al non profittare dei limiti dei soggetti deboli, come il sordo maledetto o il cieco fatto inciampare, poiché «temerai il tuo Dio» (v. 14).
- «Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia» (v. 15).
- «Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo» (v. 16), biasimando la cooperazione attiva o passiva alla morte del prossimo mediante la calunnia.
- «Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui» (v. 17). Si esorta alla "correzione fraterna" e si mettono sotto accusa la vendetta e il rancore, frutti dell'odio contro il prossimo.
La culminazione di queste ingiunzioni è l'affermazione: «Amerai il prossimo come te stesso!» (v. 18). L'amore del prossimo rappresenta il primo banco di prova della propria capacità di amare alla maniera di Dio, di essere santi alla maniera di Dio. Poiché l'amore di Dio non ha orizzonti limitati, anche il credente è chiamato ad aspirare a questi stessi orizzonti, imparando ad amare il "prossimo" per essere poi capace di amare anche il "lontano".

Vivere la Santità Giorno per Giorno
Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché «questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo.
Tale missione trova pienezza di senso in Cristo e si può comprendere solo a partire da Lui. In fondo, la santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita. Consiste nell’unirsi alla morte e risurrezione del Signore in modo unico e personale, nel morire e risorgere continuamente con Lui. Ma può anche implicare di riprodurre nella propria esistenza diversi aspetti della vita terrena di Gesù: la vita nascosta, la vita comunitaria, la vicinanza agli ultimi, la povertà e altre manifestazioni del suo donarsi per amore. Come ha insegnato Benedetto XVI, «la santità non è altro che la carità pienamente vissuta». Pertanto, «la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua».
Il Santo Padre Benedetto XVI, nell’udienza del 13 aprile 2011, rispondeva con chiarezza a come l'uomo possa vivere la santità nella vita ordinaria: «essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell'Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli “indicatori stradali” che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni. Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità». In altri termini, questa è l’essenza di una quotidianità vissuta con Cristo, in Cristo e per Cristo.
È necessario concepire la totalità della propria vita come una missione. Bisogna provare a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli offre. Chiedere sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da noi in ogni momento dell’esistenza e in ogni scelta, per discernere il posto che ciò occupa nella propria missione. E permettergli di plasmare in noi quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi. Anche in mezzo a errori e momenti negativi, purché non si abbandoni la via dell’amore e si rimanga sempre aperti alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina, il Signore porterà a compimento la nostra preziosa missione.
La propria missione è inseparabile dalla costruzione del Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti: «Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33). Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione.
Un impegno mosso dall’ansietà, dall’orgoglio, dalla necessità di apparire e di dominare, certamente non sarà santificante. La sfida è vivere la propria donazione in maniera tale che gli sforzi abbiano un senso evangelico e ci identifichino sempre più con Gesù Cristo. Da qui il fatto che si parli spesso, ad esempio, di una spiritualità del catechista, di una spiritualità del clero diocesano, di una spiritualità del lavoro. Papa Francesco in Evangelii gaudium ha voluto concludere con una spiritualità della missione.
San Giovanni Bosco, a chi gli domandava le regole per diventare santo rispondeva:
- essere sempre allegri;
- Confessione, Comunione eucaristica e la preghiera;
- fare bene il proprio dovere, aiutando gli altri.
Il Ruolo della Grazia e della Lotta Spirituale
Lasciamo che la grazia del Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lasciamo che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegliamo Lui, scegliamo Dio sempre di nuovo. Non scoraggiamoci, perché abbiamo la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella nostra vita (cfr Gal 5,22-23).
Quando sentiamo la tentazione di invischiarci nella nostra debolezza, alziamo gli occhi al Crocifisso e diciamo: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troveremo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per crescere verso la santità. Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi, e una multiforme bellezza.
La santità è comunione con Dio che inizia in questa vita con il dono del Battesimo (santità ontologica), si accresce nel cammino di grazia lungo tutta l’esistenza terrena (santità morale) per compiersi definitivamente nella gloria del cielo (santità escatologica). Essa, dunque, è già da noi posseduta ma ancora in attesa della sua piena maturazione. Se l’uomo è creato per essere santo, non può pretendere di realizzarsi lontano da Dio. È solo il Signore il fine ultimo a cui tendere giorno e notte per trovare la felicità in qualunque stato di vita si trovi. Il Signore continua a chiamare a sé tutti gli uomini fin dalla nascita perché quello della santità continua ad essere un cammino percorribile.
In tutto questo, però, non manca il segno della Croce, che si presenta sotto varie forme, spesso nell’incomprensione, talvolta nell’ostilità di alcuni e persino nell’invidia di altri, perché sempre il demonio fa guerra ai figli di Dio, tentando di farli desistere dai loro santi propositi. Bisogna ricordare l’insegnamento luminoso di san Paolo circa la lotta del cristiano: essa non è contro le creature fatte di carne e sangue, ma contro gli spiriti del male, le potenze demoniache che dominano le tenebre (cfr Ef 6,12) e odiano la santità dell’uomo perché odiano Dio. Tale combattimento si affronta rivestendosi dell’armatura di Cristo (cfr Ef 6,13), che innanzitutto è la sua grazia, ed anche affidando la propria vita alla Madre di Dio, chiamata a schiacciare la testa del serpente (cfr Gn 3,15), a trionfare su tutte le eresie, a cooperare con lo Spirito Santo per la santificazione dei fedeli. Con lei, dice san Luigi Maria Grignion nel Trattato della vera devozione a Maria, la via per la santità diviene più facile, breve, perfetta e sicura.
Joseph Malègue, amato da papa Bergoglio, parlava della «classe media della santità», cioè una santità del quotidiano che consiste nel vivere in qualche modo «naturalmente» accompagnati da Dio in ogni azione della nostra vita, senza che questo conduca necessariamente agli altari. Ciò che conta è che cambia la vita di chi abbiamo intorno. La santità possibile a tutti è accettare il cuore diviso perché Dio ci ama così, liberi dall’ansia di essere perfetti e dall’ansia che gli altri siano perfetti, liberi di prenderci cura della vita.

La Santità: Il Volto Più Bello della Chiesa
La santità è il volto più bello della Chiesa. Papa Francesco ricorda che «la santità non è altro che la carità pienamente vissuta». Vedere gente lieta è bello per il cuore, per questo «la santità è il volto più bello della Chiesa». E la via della santità è la sola via della “perfetta letizia”. La santità, intesa alla maniera biblica, non conosce confini o condizioni di sorta. La partecipazione alla stessa santità di Dio - alla stessa capacità di amare di Dio - è possibile in ogni stato e in ogni circostanza di vita. Ogni giorno ci vengono offerte infinite occasioni per fare del bene: un sorriso, una parola di conforto, un gesto di pazienza. La vera sfida è farlo con amore, rendendo straordinario ciò che sembra solo ordinario. Seguendo gli esempi dei santi, senza stancarci mai, anche se la routine quotidiana sembra schiacciarci, non smettiamo mai di percorrere la strada di luce che Dio ha preparato per ciascuno di noi.
L'udienza generale di Papa Francesco: "La santità è un dono"
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