Questo testo si propone come una guida pratica per coloro che desiderano mettere le proprie doti canore e strumentali a servizio della parrocchia, animando le celebrazioni liturgiche e contribuendo a un cammino di fede condiviso.
Siamo un piccolo gruppo di persone che, seguite da un sacerdote, hanno deciso di mettere a disposizione le loro doti canore a servizio della parrocchia per animare le celebrazioni liturgiche. Durante la settimana ci riuniamo non solo per valutare il servizio reso la domenica precedente o per decidere i canti per la prossima Celebrazione, ma anche per seguire un percorso formativo spirituale per rispondere alla chiamata di Dio, potendo in questo modo consacrare le nostre voci e strumenti alla sua lode.

Agli inizi del 2022, il nostro coro era composto da quattro persone: due voci maschili con chitarra classica e acustica e due voci femminili. Qualche elemento è andato via ma altri si sono aggiunti, diventando due voci maschili e due femminili con tre chitarre classiche e due bambini che suonano il cajon e il darabouka. E continuiamo a crescere con l’ingresso di due nuove voci femminili a metà ottobre. Anche i microfoni non bastano più e abbiamo avuto la necessità di aggiungerne altri.
Il primo maggio è entrata nel coro un’altra voce femminile. A giugno, due giovani ragazze che hanno frequentato il corso di chitarra vengono affiancate al coro. A luglio 2023, il coro è composto da:
- Due voci maschili
- Sei voci femminili
- Tre chitarre classiche
- Due percussionisti
A settembre 2024, per varie ragioni, ci hanno salutato cinque elementi del coro. Abbiamo perso due chitarre, una voce e le percussioni. Domenica 12 gennaio è entrato nel coro un giovane e virtuoso chitarrista.
L'Animazione Liturgica come Autentico Ministero
L’animazione è un autentico ministero liturgico. L’animatore si mette a servizio dell’assemblea per aiutarla a diventare responsabile della sua preghiera e a vivere pienamente la celebrazione. Ciò richiede non solo un dono speciale dello Spirito, ma delle specifiche capacità tecniche.
Possiamo distinguere diversi gradi e forme di responsabilità nell’animazione liturgica. Esistono, infatti, degli animatori che svolgono il proprio ruolo durante le celebrazioni, mentre altri hanno delle mansioni da espletare al di fuori del momento liturgico.

Il Ruolo Fondamentale dei Catechisti
Vogliamo innanzitutto riflettere sul ruolo di coloro che hanno mansioni al di fuori del momento liturgico, soprattutto dei catechisti. I catechisti hanno una funzione basilare nell’ambito dell’animazione che anticipa i momenti celebrativi. Essi hanno il delicato compito di accompagnare nel cammino di fede fanciulli, ragazzi, giovani e adulti. Se è vero che la liturgia è una delle componenti più importanti dell’esperienza di fede del cristiano, ne consegue che il catechista dovrà essere un attento e saggio animatore liturgico.
Così si esprime il documento-base della CEI Il rinnovamento della catechesi: "Il catechista deve studiare e spiegare attentamente il senso, talora recondito ma inesauribile e vivo, dei segni e dei riti liturgici, osservando non tanto il loro simbolismo naturale, ma considerando piuttosto il valore espressivo proprio che essi hanno assunto nella storia dell’antica e della nuova alleanza. L’acqua, il pane, il radunarsi in assemblea, il camminare insieme, il canto, il silenzio, lasceranno trasparire più chiaramente le verità di salvezza, che evocano e che misticamente realizzano" (n. 115. Si vedano anche i nn. 27-29, 32, 45-46, 113-117). Ne deriva che la catechesi aiuta il cristiano a comprendere e vivere la liturgia, e la liturgia pienamente vissuta diventa essa stessa catechesi. Il catechista ha il dovere di capire e vivere per primo questo dinamismo per poterlo poi proporre e far comprendere a quanti sono stati affidati alle sue cure.
La Preparazione dello Spazio Liturgico
Generalmente si sottovaluta una serie di servizi che precedono le nostre liturgie e che sono alla base dell’animazione liturgica stessa: è bene rivalutare e rendere qualitativamente più adeguato il servizio reso da coloro che sono incaricati della preparazione del luogo in cui la celebrazione si svolge. Oltre la giusta attenzione affinché il luogo della celebrazione sia sempre pulito e accogliente, si deve curare una sensibilità particolare per la giusta disposizione di tutte le strutture che si utilizzano nelle liturgie: sedie, banchi, credenze, altare, libri, vasi sacri, candelieri, fiori, illuminazione, impianto sonoro.
I luoghi di culto non sono fatti per essere riempiti di tante cose! La preoccupazione non deve essere quella di moltiplicare i segni o le suppellettili all’interno delle nostre chiese, ma di utilizzare ogni cosa in maniera discreta e sempre a servizio della celebrazione. Non è assolutamente vero, ad esempio, che tantissimi fiori contribuiscono alla "riuscita" di una celebrazione, anzi, spesso è vero il contrario. Pertanto potrebbe essere più adeguata una sola composizione floreale che pone in risalto la sede della parola di Dio (ambone), che tanti fiori posti a caso che occultano i segni liturgici, o risaltano degli arredi o delle suppellettili che nulla hanno a che fare con la celebrazione. Ciò che più conta non è la quantità ma la giusta collocazione delle cose.
Mons. M. Magrassi affermava: "I "segni" per parlare al cuore non hanno bisogno di molti fronzoli. La bellezza si allea volentieri con la semplicità. Occorre trovare il giusto equilibrio tra la banalità e la sciatteria da una parte e la sontuosità barocca che diventa ostentazione dall’altra." È quindi importante che coloro che guidano le comunità ecclesiali si preoccupino di assicurare un essenziale cammino formativo anche a coloro che rendono un servizio così umile e nascosto ma altrettanto necessario per lo svolgimento delle liturgie.
Distribuzione dei Ruoli e Disposizioni dell'Animatore
La ricchezza delle nostre liturgie necessita di un gran numero di servizi da svolgere, ma anche una capacità di organizzazione e armonizzazione di questi stessi servizi. C’è quindi da provvedere ad una distribuzione dei ruoli previsti in relazione all’azione liturgica da celebrare, all’assemblea e alla disponibilità dei ministri.
Ci saranno quindi animatori incaricati di facilitare la convocazione dei fedeli attraverso un servizio di accoglienza; altri chiamati a proclamare la Parola (lettore, salmista); altri che prestano la loro opera affinché i segni liturgici che vengono compiuti significhino appieno le realtà di salvezza che contengono (presidente dell’assemblea, diaconi, accoliti); altri cureranno l’aspetto musicale (guida dell’assemblea, strumentisti, coro, direttore del coro, solisti, salmista); un altro interverrà in momenti differenti per eventuali spiegazioni (monizioni) utili per la piena partecipazione dell’assemblea (commentatore). Ciascuno cercherà, compiendo il suo servizio, di far avanzare la celebrazione assicurandone il ritmo, gli accenti, le necessarie pause o intervalli, l’equilibrio fra la durata delle diverse parti.
Disposizioni Essenziali dell'Animatore
L’esercizio del ministero dell’animazione domanda, da parte di coloro che si pongono al servizio dell’assemblea, alcune disposizioni a tutti comuni e che sono altrettante condizioni per una riuscita dell’esercizio del proprio ruolo. È indispensabile, anzitutto, che gli animatori si pongano di fronte all’assemblea e al suo servizio in un atteggiamento giusto.
Ne conoscano anzitutto la cultura, i problemi, le attese, le possibili tensioni nonché le dimensioni numeriche e le concrete possibilità di espressione, per non chiedere più di quello che i fedeli non possono dare, per non esercitare nessuna forma di violenza morale e quindi per tener conto, per quanto è in loro, di tutti e non solo di alcuni con i quali possono sentirsi più affini. E, soprattutto, per non separare l’evento salvifico, di cui si fa memoria nella celebrazione, dal suo farsi presente nella storia e nella vita di una concreta comunità di credenti.
Gli animatori devono inoltre avere chiara consapevolezza, sia sul piano teorico sia su quello operativo, dei propri personali limiti e di quelli inerenti al compito che svolgono: non abbiano mai la pretesa di sostituirsi agli altri e tanto meno all’assemblea. Così, ad esempio, un cantore canta per facilitare e sostenere il canto di tutti e non per sommergerlo con la propria voce o mortificarlo.
Ciascun animatore dovrà essere dotato di fantasia e di immaginazione per imprimere vivacità e varietà alla celebrazione, per evitare un certo meccanicismo che ingenera facilmente assuefazione e tedio e anche per non ripetere in un’assemblea ciò che si è visto fare in un’altra, magari molto diversa nella composizione e nella natura. Sarà attento ad aderire personalmente a tutto ciò che dice e che compie, per aiutare gli altri a fare lo stesso, conscio del suo ruolo di mediazione che lo terrà lontano da un duplice pericolo:
- quello di attirare l’attenzione più sulla sua persona e sulle sue tecniche espressive che non su Colui di cui è segno o sull’evento di cui è strumento;
- quello di compiere gesti distaccati, impersonali, neutri e niente affatto incisivi.
A queste condizioni l’azione liturgica diventerà una vera professione di fede e una reciproca esperienza di comunione con Dio e con i fratelli.
L'Importanza della Formazione Continua
Per realizzare tutto questo è necessaria un’attenta e continua formazione. Il cammino formativo dell’animatore liturgico dovrà procedere secondo cinque linee basilari essenziali:
- formazione biblica,
- formazione ecclesiologico-pastorale,
- formazione liturgica,
- formazione spirituale,
- formazione tecnica, secondo le diverse mansioni.
Corso di Formazione per Animatori Musicali della Liturgia relatore: Fra Domenico Donatelli ofm Cap
Metodologia dell'Animazione Liturgica: La Regia Celebrativa
L’animazione di un’assemblea non è un’attività da realizzare sotto la spinta della casualità. L’articolazione dei riti, la pluralità dei ministeri, le diverse composizioni dell’assemblea esigono una programmazione e una progettazione accurata. Affinché tutta l’assemblea possa realizzare una partecipazione piena, consapevole e fruttuosa alle celebrazioni è importante acquisire un metodo.
Metodo significa "strada per...", è quindi un percorso che conduce in maniera spedita alla meta che ci si è prefissi. Definiamo regia celebrativa proprio questa strada privilegiata per la realizzazione di una celebrazione piena e consapevole. Come ogni cammino, anche il metodo di regia celebrativa ha delle tappe progressive che riassumiamo schematicamente in cinque punti:
- progetto,
- programma,
- preparazione,
- celebrazione,
- verifica.

Il Progetto della Celebrazione
Sfogliando i libri liturgici possiamo scoprire una ricchezza di indicazioni che spiegano la natura e lo scopo delle sequenze rituali. Queste affermazioni configurano quello che definiamo "progetto" della celebrazione. Un progetto non è mai compiutamente realizzato, ma è necessario per passare in maniera chiara ed efficace da una formulazione teorica ad una realizzazione concreta. Durante la realizzazione di un’opera il progetto non va mai accantonato o dimenticato, ma è necessario tenerlo sempre presente affinché le concrete realizzazioni possano continuamente ispirarsi ad esso. Il progetto può riferirsi all’intera celebrazione o a una parte di essa. Riguardo alla celebrazione eucaristica si potrebbe ricercare e chiarire il progetto globale, ma anche il progetto di singoli riti (riti introduttivi, liturgia della Parola, liturgia eucaristica).
Ecco alcune piste per la comprensione del progetto in riferimento alla celebrazione eucaristica:
- Comprensione esauriente dei testi: È essenziale capire la natura dei riti attraverso le indicazioni di Principi e Norme per l’uso del Messale Romano (PNMR). C’è una tentazione molto pericolosa e diffusa tra gli animatori liturgici: dare per scontata la comprensione dei riti. Quante confusioni nell’interpretare la finalità di un rito o di una sua parte! Ad esempio, in molti ancora ritengono che l’Agnello di Dio sia il canto che accompagna il gesto di pace, mentre in PNMR 56e.114 "scopriamo" che si tratta della litania che accompagna la frazione del pane.
- Comprensione dei riti alla luce del mistero liturgico: Il progetto liturgico di un rito acquisisce sottolineature diverse a seconda del tempo in cui viene realizzato. L’atto penitenziale delle domeniche di quaresima, ad esempio, assume un tono più significativo e appropriato che in altri periodi dell’anno liturgico.
- Comprensione dei riti alla luce della parola di Dio: La caratterizzazione propria di ogni celebrazione è data dalla varietà della parola di Dio che in essa viene proclamata. I segni liturgici sono a servizio dell’"incarnazione" di questa parola. Parola e gesto si completano a vicenda, e, integrandosi, realizzano meglio la portata comunicativa di tutta la celebrazione.
- Comprensione dei riti alla luce delle parti celebrative proprie: Antifone di ingresso e di comunione, colletta, orazione sulle offerte, prefazio, orazione dopo la comunione. Queste componenti rituali pongono in evidenza il tono che la celebrazione nel suo insieme deve realizzare, e, raccogliendone i contenuti, si può comprendere ancora meglio il progetto celebrativo da realizzare in concreto.
- Comprensione del significato per l’assemblea: La celebrazione è gesto liturgico di un’assemblea concreta col proprio cammino di fede, la propria maturità spirituale, i propri limiti, le proprie attese, la propria storia. La celebrazione porta con sé questo "bagaglio" di religiosità e di umanità che la rende celebrazione reale, inserita nella storia, sempre nuova, continuamente disponibile a realizzare in pienezza il culto in spirito e verità.
Il Programma della Celebrazione
Si è già notato come nei libri liturgici si può scoprire una ricchezza di indicazioni che spiegano la natura e lo scopo delle sequenze rituali e che queste affermazioni configurano il "progetto" della celebrazione. Continuando a prendere in mano i libri liturgici notiamo che questi, oltre a presentare la natura dei riti, contengono delle affermazioni che propongono e descrivono i riti attraverso i quali si concretizza la celebrazione, e nei quali il progetto si incarna per diventare realtà celebrativa nelle assemblee. Queste asserzioni - che non sono solo di tecnica rituale, ma spiegano anche il significato che ciascun elemento rituale ha in sé o nel contesto - configurano quello che chiamiamo il "programma" o i vari "programmi".
Un progetto, quindi, prende corpo in programmi che sono le diverse soluzioni rituali che si hanno a disposizione per realizzare una celebrazione o parte di essa. Spesso infatti i libri liturgici presentano varie possibilità di realizzazione di un uguale progetto. Cerchiamo di esemplificare questi concetti teorici prendendo in considerazione l’atto penitenziale della celebrazione eucaristica.
L’atto penitenziale fa parte dei riti di introduzione il cui scopo "è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio ed a celebrare degnamente l’Eucaristia" (Principi e Norme per l’uso del Messale Romano, 24). Il senso e lo scopo "teologico" (= progetto celebrativo) dell’atto penitenziale è contenuto nell’ultima affermazione: disporre i fedeli a celebrare degnamente l’Eucaristia. Se qui è descritta la finalità del rito, ecco che nelle pagine 295-300 del Messale Romano ci vengono offerte diverse possibilità di realizzazione (programmi celebrativi) del rito stesso, di fronte alle quali dobbiamo compiere una scelta.
Vengono proposte tre formule alternative, ma la terza formula offre a sua volta 17 variazioni a seconda del tempo liturgico, per un totale di almeno 19 diversi programmi. L’atto penitenziale può essere quindi realizzato secondo diverse modalità, ma c’è ancora un’alternativa per le messe domenicali: la sua sostituzione con il rito di benedizione e di aspersione con l’acqua benedetta (Messale Romano, pagine 1031-1036) che consta di due formulari principali a loro volta diversificati a seconda del tempo liturgico, per un totale di 5 variazioni.
A questo punto è giusto chiedersi: se il messale è così ricco di programmi rituali alternativi, come mai le nostre celebrazioni sono sempre uguali? Il teologo liturgista Domenico Mosso, con tono scherzoso ma indubbiamente efficace, dice: "Eh sì! sono finiti i bei tempi in cui per dire messa bastava andare in sacrestia, dare un’occhiata al calendario liturgico, vestirsi e poi trovavi tutto di seguito (o quasi) sul messale, senza problemi di scelta. Ma è proprio una mania dei tempi moderni, questa! Bisogna fare scelte...". Anche nella liturgia! (La messa e il messale. L’arte di celebrare, LDC, p. 24-25). Per un’animazione efficace è necessario compiere una scelta conforme al tempo liturgico, alla configurazione dell’assemblea, ai tempi a disposizione per lo svolgimento della celebrazione, e ai mezzi tecnici di cui ci si può avvalere.
Dopo aver compreso il progetto e il programma, le successive tappe della regia celebrativa, ovvero la preparazione, la celebrazione vera e propria e la verifica finale, sono altrettanto cruciali per assicurare il successo e l'efficacia dell'animazione liturgica.
Guida alle Tecniche per l'Animatore Musicale
Una celebre poesia scritta sui sacerdoti, parla di come questi debbano arrangiarsi a far di tutto e trasformarsi in base alle esigenze in falegnami, elettricisti, tecnici del suono, ecc. In effetti sono tante le cose che occorre imparare a fare all'interno di una comunità parrocchiale. Così come i sacerdoti, anche gli animatori musicali, devono saper fare molte cose. Questa sezione, denominata semplicemente "Tecniche", tratterà innumerevoli argomenti sicuramente legati alla propria funzione (Animatore musicale) ma che occorre comunque conoscere bene.

Gestione dell'Audio e Mixer
Sono davvero tanti gli argomenti che meritano di essere trattati. Pensate a come sia importante avere una infarinatura su tutto ciò che riguarda l'audio, e quindi occorre quantomeno saper mettere le mani su un mixer per regolare i volumi e i toni dei vari microfoni. Una buona gestione dell'impianto sonoro è fondamentale per assicurare che canti e parole siano udibili e chiari per tutta l'assemblea, evitando distorsioni o volumi eccessivi.
Conoscenza degli Strumenti Musicali
Andando nell'ambito musicale invece scopriremo in una sorta di carta d'identità i vari strumenti musicali. Capiremo la loro importanza e il ruolo di ognuno di essi. Quando e come suonare quello strumento piuttosto che un altro è una decisione chiave per arricchire l'espressione liturgica e sostenere il canto comunitario, dalla chitarra al cajon, fino agli strumenti più tradizionali.
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