La Ceroplastica: Storia, Tecnica e Capolavori della Scultura in Cera

La ceroplastica, l’arte di modellare la cera, ha vissuto un momento di straordinario splendore nella Firenze medicea tra il XV e il XVII secolo. Questa forma d'arte, che affonda le sue radici in tempi antichi, è stata per lungo tempo sottovalutata dalla critica, spesso non riconosciuta tra le "arti maggiori". Nonostante il virtuosismo raggiunto dai maestri ceroplasti, gran parte di questo patrimonio è andato perduto a causa della deperibilità intrinseca del materiale.

Morbida e profumata, la cera d'api pura (spesso al 95-98%) veniva modellata dagli abili scultori in rilievi e statue policrome straordinariamente simili al vero. Grazie alla sua natura malleabile e organica, la cera è il materiale che più di ogni altro riesce a imitare la consistenza della pelle umana, rendendola perfetta per rappresentare sia il vigore dei corpi vivi sia il loro inesorabile dissolversi. Con la cultura barocca, ossessionata dal passaggio del tempo, questa materia malleabile che imita le caratteristiche della pelle come nessun’altra venne esaltata nel dar forma al corpo vivo e al suo dissolversi.

Origini Antiche e Diffusione Storica

La storia delle sculture in cera è lunga e interessante, abbraccia migliaia di anni e molte culture diverse. Le sculture di cera esistono da migliaia di anni, risalendo all'antico Egitto, dove venivano utilizzate per creare maschere mortuarie di faraoni e altre figure importanti. Il primo a lasciare testimonianze della pratica della ceroplastica è Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, che nel I secolo d.C. racconta di usanze ancestrali derivate dall’uso etrusco delle maschere mortuarie, divenute poi ritratti adibiti al culto degli antenati.

Antica maschera mortuaria in cera

Nell'antica Roma, le sculture in cera venivano utilizzate per creare ritratti realistici di imperatori e altri personaggi importanti. Durante il Medioevo, le sculture in cera venivano impiegate per la creazione di figure e statue religiose. L’arte della cera è rimasta viva nella sensibilità popolare fino ad arrivare agli ex voto che ancora oggi si affidano alle fiamme sacre dei santuari cristiani.

Il Momento d'Oro nella Firenze dei Medici

L'arte della cera ha trovato il suo momento di gloria nella Firenze dei Medici tra il Quattrocento e la fine del Seicento. In Toscana, la scultura in cera si diffonde solo all’inizio del XV secolo, strettamente legata allo sviluppo della siderurgia del bronzo e, in particolare, all’introduzione della tecnica a “cera persa” da parte di Lorenzo Ghiberti nel cantiere delle porte del Battistero.

I modelli creati per la fusione del bronzo circolavano poi nelle botteghe, dove, oltre a busti e statue, si iniziò a realizzare oggetti di piccole dimensioni ispirati alla medaglistica. I primi a comprendere appieno il valore di questi oggetti furono i Medici, collezionisti lucidissimi e spregiudicati, veri appassionati della cera. Le sculture in cera venivano commissionate da nobili e principi per le proprie collezioni, raggiungendo forme elevatissime di virtuosismo.

Collezione di piccole sculture in cera medicee

Maestri e Capolavori

Il patrimonio artistico in cera del periodo mediceo comprende una vasta gamma di soggetti, dal sacro al mitologico, dal ritratto alla rappresentazione della caducità. Tra i capolavori più significativi si annoverano:

  • La celebre maschera funebre su tavola di Lorenzo il Magnifico, realizzata nel 1492 da Orsino Benintendi.
  • Il ritrattino di Francesco I de’ Medici di Pastorino de’ Pastorini, definito dal Vasari il primo esempio di cera policroma.
Maschera funebre di Lorenzo il Magnifico in cera

Il tema religioso e l'aspetto delle reliquie sono evidenti nei gioielli consacrati degli Agnus Dei di metà Seicento, medaglioni in cera imbibiti nella fonte battesimale e realizzati con le rimanenze delle candele pasquali.

Medaglioni Agnus Dei in cera

La voluttuosità delle forme e l'eros emergono nella Leda con il cigno di Martino Pasqualigo, detto Martino dal Friso. Questo autore cinquecentesco rese palpabili e carnali forme sino ad allora affidate prevalentemente alla bidimensionalità della pittura. L'opera di Pasqualigo, datata alla seconda metà del XVI secolo, è una cera policroma su metallo dipinto, impreziosita da perline e pietre colorate, oggi conservata al Chateau Écouen, Musée National de la Renaissance.

Martino Pasqualigo, Leda con il cigno (scultura in cera)

Dal sublime all’orrore e alla morte, la ceroplastica ha esplorato anche temi più macabri. Un intero capitolo è dedicato al massimo scultore in cera attivo a Firenze alla fine del Seicento, Gaetano Giulio Zumbo. Le sue opere, come il celebre rilievo La corruzione dei corpi (recentemente acquisito dalle Gallerie degli Uffizi), incarnano il tema barocco della caducità in una versione cruda e potente. Tra i pezzi più interessanti di quel periodo figura anche l’Anima urlante all’Inferno attribuita a Giulio de’ Grazia.

Gaetano Giulio Zumbo, La corruzione dei corpi (rilievo in cera)

La Cera nella Tecnica della Fusione a Cera Persa

La cera è un materiale fondamentale anche per la fusione a cera persa, un sistema di creazione artistica largamente utilizzato, soprattutto per il bronzo. Spesso si ignora che tutta la scultura che si va a fondere viene prima realizzata in cera. Il processo prevede che lo scultore crei un modello preliminare in un materiale solido o semisolido (come creta, plastilina, legno). Su questo modello viene realizzato un calco o negativo, che cattura l'impronta esatta dell'opera.

Successivamente, il calco viene ricoperto internamente con uno strato di cera liquida di spessore preciso, che solidifica. Una volta raffreddata, la cera estratta dal calco avrà le fattezze esatte della scultura originale dell'artista, fungendo da modello per la fusione. Per un artista esperto, la laboriosa fase del calco può essere talvolta eliminata realizzando direttamente una scultura in cera come modello iniziale. I maestri del passato apprezzavano la cera soprattutto per la sua malleabilità, finezza di lavorazione e facile reperibilità.

Schema del processo di fusione a cera persa

Un esempio illustre dell'utilizzo della cera in questo contesto è quello di Donatello. Nel 1404, egli collaborò nella bottega di Lorenzo Ghiberti alla creazione di modelli in cera per la porta nord del Battistero di Firenze. Inoltre, l'opera San Ludovico di Tolosa (1423-1425), in bronzo dorato, è importante per il recupero della tecnica della fusione a cera persa, usata per la prima volta da Donatello in un'opera di grandi dimensioni, sebbene realizzò prudentemente più pezzi separati e poi assemblati.

Medardo Rosso: La Cera e l'Impressionismo nella Scultura

Nel contesto della scultura moderna, Medardo Rosso (trasferitosi a Torino verso il 1880) si distingue per la sua predilezione per la cera. Dopo aver studiato pittura e scultura, e influenzato da Rodin e dagli impressionisti a Parigi, Rosso cercò di tradurre plasticamente una impressione fuggevole della realtà, concentrandosi sulla resa dei valori atmosferici. Predilesse la cera (pur utilizzando spesso anche il bronzo) come materia che, per la sua duttilità e trasparenza, meglio gli permetteva di ottenere effetti liquidi e di intensa mobilità. Attraverso questa via, arrivò a capovolgere la funzione tradizionale della scultura, avvicinandosi a risultati pittorici e concependo l'opera da un unico punto di vista, come dimostrano i titoli evocativi delle sue opere, quali La Donna Velata (Impressione di sera sul Boulevard) o La Conversazione in Giardino.

Medardo Rosso, Conversazione in Giardino (opera in cera)

La Riscoperta della Ceroplastica: La Mostra agli Uffizi

L'arte della scultura in cera, pur avendo una storia antichissima, è caduta nell'oblio per lungo tempo. Tuttavia, si sta assistendo a una riscoperta del suo valore artistico e scientifico. Presso le Gallerie degli Uffizi a Firenze, dal 18 dicembre 2025 al 12 aprile 2026, si avrà occasione di riscoprirla grazie alla mostra Cera una volta. I Medici e le arti della ceroplastica. Curata da Valentina Conticelli, Andrea Daninos e dal direttore Simone Verde, l'esposizione mira a rompere i pregiudizi e restituire alla ceroplastica la sua piena dignità nel contesto della storia della scultura.

Locandina o immagine evocativa della mostra

La mostra riunirà circa 90 opere provenienti da numerosi musei italiani ed europei, molte delle quali torneranno "a casa" per la prima volta dopo essere state alienate dalle raccolte medicee alla fine del Settecento. Con un allestimento notturno, quasi evocatore del mondo sotterraneo degli inferi, dove dimorano le anime e le visioni scomparse, gli Uffizi offriranno ai visitatori un viaggio nel tempo, nella cultura e nella più intima sensibilità della Firenze e dell’Europa tardo barocca.

L'esposizione, con un approccio scientifico rigoroso, decostruirà luoghi comuni plurisecolari riguardanti la storia della ceroplastica, a partire dal suo legame con il mondo dei morti, derivato dal racconto di Plinio. Tra i pezzi più interessanti in mostra figurano l’Anima urlante all’Inferno attribuita a Giulio de’ Grazia e la celebre maschera funebre di Lorenzo il Magnifico, realizzata dallo scultore Orsino Benintendi. Un’intera sala sarà dedicata al massimo scultore in cera attivo a Firenze alla fine del Seicento: Gaetano Giulio Zumbo, con la sua opera recentemente acquisita dagli Uffizi, La corruzione dei corpi, un capolavoro in cui il tema barocco della caducità si declina in versione di forte impatto visivo.

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