Il cristianesimo si fonda in maniera essenziale su un unico pilastro: la resurrezione di Cristo. Un cristianesimo che neghi la resurrezione non è più cristianesimo. Questo è il motivo per cui l'interrogativo posto a Gesù dai Sadducei, i quali negavano l'esistenza della resurrezione, riguarda profondamente ognuno di noi: "Tu credi che Gesù sia risorto dai morti? Credi nella resurrezione?". Nessuno può rispondere per un altro; ciascuno deve domandarsi se fa o meno parte di coloro che dubitano di questa verità fondamentale.
La Resurrezione: Una Vita Nuova e Radicale
È un errore pensare alla resurrezione come alla stessa vita terrena, semplicemente liberata dai problemi e dalla morte. Una vita retta dalle medesime logiche di possesso, come quella presentata nell'interrogativo dei Sadducei sulla donna che ebbe sette mariti, sarebbe un inferno, non un paradiso. La resurrezione è una “vita nuova”, una vita radicalmente diversa che si innesta su questa nostra esistenza, proprio come una farfalla, radicalmente diversa dal bruco, nasce eppure da esso deriva.
La resurrezione è un fatto che sfugge all'essere descritto nella sua totalità. Tuttavia, sappiamo che è il dono di una vita concreta, in un corpo concreto, ma liberato dalla dittatura del peccato e della morte. Nessuno può spiegare questo mistero pienamente, perché, come tutti i misteri, al massimo se ne può fare esperienza. Non si può comprendere la resurrezione se la si concepisce come una semplice continuazione della vita attuale. Un seme ha una sua vita, ma quando muore (germoglia) diventa un albero, anch'esso vita, vita che viene dal seme, ma nessuno si sognerebbe di dire che è come prima, poiché è radicalmente diverso. Allo stesso modo, pensare la resurrezione con le stesse logiche di possesso e di limite con cui viviamo la vita qui, significherebbe non comprendere nulla della vita donata nella resurrezione.
La Fede Come Visione e Speranza
La fede è credere nel campo di grano quando in mano hai solo una manciata di chicchi. È sentire il profumo del pane quando è ancora inverno e il seme sembra solo scomparso. È vedere più lontano del qui e ora e vivere con questa profonda memoria. Se non ci fosse nessuna estate e nessuna mietitura, perché dovremmo accettare l’inverno, la fatica, l’attesa, l’assenza?
Le Radici Bibliche della Speranza nella Resurrezione
L'Esempio dei Maccabei
Nel Secondo Libro dei Maccabei (2 Mac 7,1-2.9-14) si narra la storia di sette fratelli che, insieme alla loro madre, furono costretti dal re a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, interpretando il sentire comune, dichiarò: «Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri». Giunto all’ultimo respiro, il secondo disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Il terzo, con coraggio, mise fuori la lingua e stese le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». La fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture, colpì lo stesso re e i suoi dignitari. Questa testimonianza di fede dimostra una profonda speranza nella resurrezione già presente nell'Antico Testamento.

La Risposta di Gesù ai Sadducei
Nel Vangelo secondo Luca (Lc 20, 27-38), alcuni sadducei, che negavano la resurrezione, si avvicinarono a Gesù con una domanda insidiosa riguardo una donna che aveva sposato sette fratelli, tutti morti senza lasciare figli. La loro intenzione era di mettere in contraddizione l'idea della resurrezione con le leggi mosaiche. Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio».
Gesù smonta la tesi del racconto dei sadducei, sottolineando che quella donna non è un oggetto e nessuno può possederla, specialmente nella logica del regno di Dio che è una logica di strutturale e radicale libertà. Proseguendo, Egli aggiunse che Mosè stesso aveva indicato la resurrezione dei morti a proposito del roveto, quando disse: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Ciò significa che «Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
La Resurrezione come Incontro e Trasformazione
Secondo il pensiero di Luigi Maria Epicoco, per un cristiano la Risurrezione non è semplicemente l'interpretazione di un fatto, ma è un incontro traumatico con un evento a partire dal quale tutta la vita viene ripensata: una persona morta viene incontrata come una persona viva. Se la Resurrezione di Gesù non diventa un'esperienza personale, essa non può cambiarci la vita. Per questo, il Vangelo non insiste tanto sull’idea astratta della resurrezione, quanto sull’incontro concreto con il Risorto.
Questo incontro è talmente tangibile che le donne, andate a cercare Gesù morto, si ritrovano a una prossimità "pazzesca" con il corpo risorto, potendo prenderlo, afferrarlo e adorarlo. Il dono della fede è il dono di verbi concreti, non di mera speculazione. Credere "a tavolino", solo per ragionamento, non cambia davvero la nostra vita; le cose che ci cambiano sono solo quelle che incontriamo veramente, e non quelle che capiamo soltanto con la nostra mente.
C'è una chiave simbolica della Risurrezione, intesa come una vita nuova, una forma di liberazione da ciò che ci tiene prigionieri. Ci sono momenti della nostra esistenza in cui sperimentiamo la morte, ovvero quando perdiamo di vista il significato delle cose e attraversiamo una crisi. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci tiri fuori da ciò che stiamo vivendo e che faccia ripartire l'esistenza, e questo non può essere un semplice ragionamento, ma è proprio l'esperienza della Risurrezione.
Fede, Ragione e Mistero
La resurrezione è incomprensibile al solo ragionamento, motivo per cui riferirne significa tentare di trovare una giustificazione tutta umana, come l'idea che i discepoli abbiano rubato il corpo di Gesù. È più facile dire che la resurrezione sia un imbroglio dei discepoli che un fatto imprevisto che ha cambiato completamente il finale della storia. È più facile affermare che l’esistenza di Dio ce la siamo inventata per paura della morte, invece di ammettere lealmente che è più ragionevole ipotizzare la Sua esistenza che la Sua invenzione. È più semplice ridurre il Mistero a ragionamento contorto che ammettere l'esistenza di cose che sfuggono ai nostri piccoli calcoli umani. Quando diciamo che la fede è un dono, stiamo affermando che è il dono di incontrare Dio quando meno ce l’aspettiamo. L’annuncio nasce da una gioia imprevista e tremendamente concreta, come quella provata dalle donne che tornano a casa per annunciare ciò che è loro capitato.
Don Luigi Maria Epicoco - La risurrezione è un fatto
La Vita Eterna nel Presente
La vita eterna, secondo Don Epicoco, non è semplicemente la vita dell'aldilà, ma è eterna proprio perché ha a che fare con tutti i tempi della nostra vita. Se non ha un legame con il nostro presente, non è più vita eterna. Il disinteresse per il presente è una forma di eresia, mentre la vera fede nella Risurrezione si manifesta in quanto riusciamo a vivere bene ogni istante, con le sue relazioni e le sue contraddizioni: la vita eterna non come un'altra vita, ma come il fondo di tutta la vita.
Chi è Don Luigi Maria Epicoco
Luigi Maria Epicoco è un sacerdote della diocesi di L’Aquila, filosofo e scrittore. Insegna presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e l'ISSR di L’Aquila, e tiene corsi anche a Gerusalemme. È parroco della Parrocchia Universitaria di L’Aquila e dirige la Residenza Universitaria San Carlo Borromeo. Ha al suo attivo numerosi testi e articoli scientifici di carattere filosofico, teologico e spirituale. Tra le sue pubblicazioni più recenti figurano:
- “Solo i malati guariscono. L’umano del non credente”
- “Sale non miele. Per una fede che brucia”
- “Telemaco non si sbagliava. O del perché la giovinezza non è una malattia” (con prefazione di Massimo Recalcati)