Ogni anno, il 24 agosto, la Chiesa cattolica celebra la Solennità di San Bartolomeo Apostolo, una figura centrale nel gruppo dei Dodici discepoli di Gesù. Questa festa offre l'opportunità di approfondire la conoscenza di questo apostolo, la sua chiamata, il suo ministero, il martirio e il suo duraturo lascito nella fede cristiana, culminando nella celebrazione eucaristica che ne onora la memoria.
Identità e Chiamata di un Apostolo: Bartolomeo o Natanaele?
Il Duplice Nome e le Origini
I vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca) chiamano questo apostolo Bartolomeo, mentre nel Vangelo di Giovanni è indicato come Natanaele. Il nome Bartolomeo significa "figlio del valoroso" ed è chiaramente un patronimico, formulato con esplicito riferimento al nome del padre. Secondo la maggior parte degli studiosi, Natanaele (dall'ebraico "dono di Dio") sarebbe il nome personale, mentre Bartolomeo il cognome o un soprannome. A partire dal IX secolo, la Chiesa siriaca ha identificato l'apostolo Bartolomeo con Natanaele, nativo di Cana di Galilea, menzionato nel quarto vangelo in due passaggi (Gv 1, 43-51; 21,2). Nulla di preciso si conosce delle origini di Natanaele-Bartolomeo al di fuori di quanto narrato dal Vangelo di Giovanni.
L'Incontro con Gesù: Da Scetticismo a Fede Ardente
La storia della sua adesione a Gesù, non immediata come altre, è raccontata nel Vangelo di Giovanni. Fu Filippo, con grande entusiasmo, a parlargli di Gesù: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth». La reazione di Natanaele fu inizialmente scettica e diffidente, probabilmente a causa di un antagonismo campanilistico tra Cana e Nazaret, tanto da rispondere con sprezzante incredulità: «Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?». Era un uomo concreto che ragionava secondo i canoni della tradizione, trovando incredibile che il Messia potesse provenire da un villaggio così insignificante.
Filippo, tuttavia, lo invitò all'esperienza diretta: «Vieni e vedi». Al loro incontro, Gesù, vedendo Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Questa straordinaria attestazione di fiducia, senza eguali nei Vangeli, spiazzò Natanaele che domandò: «Come mi conosci?». Gesù rispose: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Questa frase toccò nel profondo il cuore di Bartolomeo, cogliendo forse una domanda inespressa o un pensiero nascosto, e testimoniando come Gesù sappia leggere nelle pieghe più segrete dell'interiorità.

In un istante, l'ex-scettico si trasformò in un fervente seguace di Cristo, affermando convinto: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gesù, tuttavia, smorzò i toni, orientandolo: «Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico credi? Vedrai cose ben più grandi di queste», una risposta talvolta citata come esempio dell'ironia presente nel Vangelo di Giovanni.
Il Ministero e la Testimonianza Apostolica
Bartolomeo tra i Dodici
Bartolomeo fu scelto da Gesù insieme ad altri undici discepoli per farne i suoi inviati, gli Apostoli, e fu uno dei dodici che Gesù chiamò al suo seguito nell’evangelizzazione della Palestina. Dopo la sua morte e resurrezione, Gesù li costituì capi della Chiesa da lui fondata. Bartolomeo fu testimone del primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana e seguì fedelmente il Maestro in tutte le peregrinazioni della Giudea, della Samaria e della Galilea. Assieme ai suoi discepoli, vide miracoli e guarigioni, e assistette nel cenacolo all’Ultima Cena, dove Gesù istituì l'Eucaristia e il sacerdozio. Fu anche presente all’Ascensione di Gesù al cielo.
Gli Atti degli Apostoli lo elencano a Gerusalemme con gli altri, “assidui e concordi nella preghiera”.
L'Evangelizzazione di Terre Lontane
Secondo la tradizione, l'apostolato di San Bartolomeo fu attivissimo dopo la Pentecoste, con leggende che gli attribuiscono lunghi viaggi missionari in diverse regioni. Sebbene non si possa stabilire nulla di preciso, alcune fonti lo indicano missionario in Licaonia (parte della Cappadocia), nell'India superiore, in varie regioni del Medio Oriente e infine in Armenia, dove avrebbe convertito anche il re, subendo un tremendo martirio.

In Armenia, per provare le verità annunciate, liberò numerosi ossessi, guarì malati e diede la vista ai ciechi. Rifiutò doni materiali, chiedendo solo la distruzione degli idoli e l'accettazione delle verità di fede da lui predicate. Queste leggende erano anche un modo per spiegare l'espandersi del cristianesimo in luoghi remoti e conferire autorità a molte Chiese che si proclamavano fondate dagli apostoli.
L'Efficacia della Fede Semplice
San Bartolomeo, pur nella scarsità delle informazioni che lo riguardano, rimane un esempio che l'adesione a Gesù può essere vissuta e testimoniata anche senza il compimento di opere sensazionali. Straordinario è e resta Gesù stesso, a cui ciascuno è chiamato a consacrare la propria vita e la propria morte.
Il Martirio, l'Iconografia e il Culto
Le Differenti Narrazioni del Martirio
Intorno alla morte di San Bartolomeo, le opinioni degli antichi scrittori sono diverse. Alcune leggende narrano un martirio tremendo: scuoiato vivo e decapitato. Ippolito scrisse che fu crocifisso con il capo all'ingiù e soffocato dal fumo di erbe bruciate. Sant'Agostino, Sant'Isidoro di Siviglia e il Martirologio di Beda affermano che fu scorticato vivo.
Santo del Giorno 24 Agosto | Storia di San Bartolomeo Apostolo | L'Israelita senza Falsità!
La narrazione di Abdia Babilonico descrive il dramma finale della predicazione dell'apostolo in Armenia. Nel tempio di Albanopoli, dedicato ad Astarot, Bartolomeo affrontò Satana, causando il silenzio dell'oracolo. Ciò spinse i sacerdoti ad istigare il re Astiage, che ordinò la flagellazione di Bartolomeo, seguito dalla crocifissione a testa in giù e il tentativo di soffocarlo con il fuoco. Poiché il Santo resistette a queste atrocità, il re comandò che fosse scorticato vivo dalla testa ai piedi.
Patronato e Iconografia
A motivo del suo cruento martirio, San Bartolomeo è considerato patrono dei dermatologi e invocato contro le malattie della pelle, le eruzioni cutanee, le infiammazioni e la psoriasi. Nell'iconografia, è spesso raffigurato mentre viene scuoiato o con un coltello in mano, simbolo del suo martirio.

Una delle più note sculture è l’opera di Marco d’Agrate, allievo di Leonardo, esposta nel Duomo di Milano, che lo rappresenta scorticato con la Bibbia in mano, con una minuta precisione anatomica del corpo privo della pelle, scolpita drappeggiata attorno ad esso, con la pelle della testa penzolante sulla schiena. Un altro celebre esempio è la raffigurazione di Michelangelo Buonarroti nel Giudizio Universale, dove San Bartolomeo sorregge la sua stessa pelle.
Le Reliquie e il loro Percorso Storico
Un Viaggio Attraverso i Secoli
Dopo la sua morte ad Albanopoli, le spoglie di San Bartolomeo vennero portate in Mesopotamia dall’imperatore Anastasio I. Durante un periodo anticristiano, il sarcofago fu gettato in mare dagli infedeli, preoccupati per l’afflusso di fedeli alla tomba. Miracolosamente, il sarcofago non affondò, ma fu trasportato dalla corrente fino all’isola di Lipari, dove il Vescovo Agatone gli diede sepoltura e fece erigere una chiesa. San Bartolomeo è oggi titolare della cattedrale di Lipari e patrono principale delle isole Eolie.
Con l’invasione musulmana della Sicilia, le cattedrali cristiane furono saccheggiate e le ossa dell’Apostolo sparse sull’isola. Raccolte da un eremita a cui san Bartolomeo apparve in sogno, furono caricate su un bastimento diretto a Salerno e da lì portate a Benevento da Sicardo, principe longobardo nell’838. Nella sede beneventana, il sacro deposito fu conservato con devota e gelosa vigilanza, anche in situazioni di pericolo, come quando l’imperatore Ottone III pretese la consegna delle reliquie nell’anno 1000, e al suo posto gli fu consegnato il corpo di San Paolino, vescovo di Nola.

Le Ricognizioni Canoniche
- La prima ricognizione delle reliquie originali a Benevento fu fatta nel 1338 dall’arcivescovo Arnaldo da Brusacco.
- La seconda ricognizione fu fatta dall’Arcivescovo di Benevento, Pietro Francesco Vincenzo Maria Orsini (futuro Papa Benedetto XIII), il 13 maggio 1698.
- La terza ricognizione fu fatta il 24 agosto 1990 dall’Arcivescovo metropolita Carlo Minchiatti.
- Nel 2001, prima dell’inizio dei restauri della Basilica, l’Arcivescovo di Benevento Serafino Sprovieri indisse la quarta ricognizione canonica delle reliquie.
La Celebrazione Liturgica della Solennità
La Solennità di San Bartolomeo Apostolo si celebra il 24 agosto e include specifiche letture e preghiere che ne esaltano la figura e il messaggio.
Preghiera Colletta
«Confermaci nella fede, o Padre, perché aderiamo a Cristo, tuo Figlio, con l'entusiasmo sincero di san Bartolomeo apostolo, e per sua intercessione fa' che la tua Chiesa si riveli al mondo come sacramento di salvezza.»
Le Letture della Parola
Prima Lettura: La Gerusalemme Celeste (Apocalisse 21,9b-14)
Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. Sopra i basamenti sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
Salmo Responsoriale (Salmo 144/145): La Gloria del Regno
R. I tuoi santi, Signore, dicono la gloria del tuo regno.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza. Per far conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo regno. Il tuo regno è un regno eterno, il tuo dominio si estende per tutte le generazioni. Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità.
Canto al Vangelo (Luca 10,23.20)
Alleluia, alleluia. Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete; rallegratevi, dice il Signore: i vostri nomi sono scritti nei cieli. Alleluia.
Vangelo: La Chiamata di Natanaele (Giovanni 1,45-51)
In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
Antifona alla Comunione
«Io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa», dice il Signore.
Riflessioni sull'Apostolato e la Fede
L'Esempio degli Apostoli e la Chiamata a "Vedere Cose Maggiori"
L'esperienza di Bartolomeo-Natanaele, da scetticismo a fede profonda, è paradigmatica. L’invito di Filippo, «Vieni e Vedi!», spinge ad andare oltre le apparenze e a cogliere la potenza di Dio che agisce anche nella sapienza umile e nascosta. L'apostolo, e in particolare Bartolomeo, ha visto «cose maggiori» oltre alla semplice conoscenza di Gesù della sua intimità.
Questo percorso conduce all'incontro con il Maestro nel vedere «cose maggiori», quelle che nessuna parola è in grado di proferire. Per Bartolomeo, ciò ha significato restituire la sua vita, la sua carne alla Vita vera, con il martirio dello scorticamento, figura pallida dello "scorticamento" interiore del Maestro. Vedere «cose maggiori di queste» significa riconoscere il tesoro più grande, che è Cristo e tutto ciò che procede da Lui, rendendo necessario uno "scorticamento" dell’uomo vecchio, del proprio attaccamento a valori terreni come la stima, il rispetto, la salute, il benessere e gli affetti, per giungere ad una fede radicale.
La Forza della Fede Contro la Debolezza Umana
La vicenda degli apostoli, compreso Bartolomeo, evidenzia come la forza della fede prevalga sulle debolezze umane. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario; il suo nome è rifiorito e si è sviluppato con progresso crescente. Come scrive Paolo: «Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1, 25). È sorprendente come dodici uomini poveri e ignoranti, pescatori, abbiano potuto intraprendere un'opera così vasta, affrontando il mondo intero. Se Cristo, quando era vivo, non era riuscito a resistere a pochi Giudei, come si spiega che, dopo la sua morte e resurrezione, gli apostoli abbiano trovato il coraggio di schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero? La loro fede e la grazia divina hanno permesso loro di superare ogni ostacolo, dimostrando che la forza di Dio si manifesta pienamente nella fragilità umana.
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