Il Decalogo, termine derivante dal greco "dieci parole" (dèka lògoi), si riferisce a una serie di dieci precetti, prevalentemente di natura morale, che secondo la tradizione biblica furono rivelati da Dio a Mosè sul monte Sinai. Questi comandamenti costituiscono il fondamento della legge mosaica e hanno avuto un'influenza profonda sulla morale di gran parte dell'umanità, essendo stati adottati anche dal cristianesimo.
Secondo il racconto biblico presente nel libro dell'Esodo, l'arrivo del popolo d'Israele alle pendici del Sinai segnò un momento cruciale. Mosè salì sulla vetta del monte e ricevette da Dio le parole che avrebbero consacrato Israele a una missione e a una posizione di privilegio. Come primo patto di questa alleanza, Dio pose i comandamenti che oggi conosciamo come Decalogo (Esodo, XX, 2-17).

Origini e Contenuto dei Comandamenti
I precetti del Decalogo si dividono in due categorie principali: quelli di ordine religioso e quelli di ordine morale nei confronti del prossimo.
I Comandamenti Religiosi
- Jahvè è l'unico Dio d'Israele: È proibito il culto di altre divinità. Il testo sembra escludere ogni raffigurazione della divinità a scopo di culto, sebbene la tradizione ebraica ammetta immagini come i Cherubini sull'Arca Santa e nel tempio di Salomone, interpretando il divieto come rivolto specificamente alle immagini della divinità stessa.
- Non nominare il nome di Dio invano: Questo precetto non si limita all'uso inutile del nome divino, ma include anche l'uso per scopi malvagi, come pratiche magiche o giuramenti falsi.
- Santificazione del Sabato: Il settimo giorno deve essere dedicato al riposo e alla santificazione in onore di Dio.
I Comandamenti Morali
I comandamenti successivi riguardano le relazioni tra gli esseri umani:
- Onora tuo padre e tua madre: Un precetto che sottolinea l'importanza del rispetto filiale.
- Non uccidere: Ribadisce il valore sacro della vita umana.
- Non commettere adulterio: Tutela l'istituzione del matrimonio e la fedeltà coniugale.
- Non rubare: Sottolinea l'importanza del rispetto della proprietà altrui.
- Non dire falsa testimonianza: Richiede onestà e verità nelle relazioni interpersonali e nei processi legali.
- Non desiderare la casa del tuo prossimo: Vieta l'invidia e la brama per i beni altrui.
- Non desiderare la moglie del tuo prossimo (o le sue cose): Estende il divieto di desiderio illecito alla sfera personale e ai beni del prossimo.
I comandamenti erano originariamente incisi su due tavole di pietra. Dopo averle spezzate a causa dell'idolatria del popolo, Mosè ne ricevette altre due da Dio, sulle quali furono riscritte "le dieci parole" dell'alleanza.

Le Diverse Recensioni e Interpretazioni del Decalogo
Il Decalogo viene ripetuto con leggere varianti nel libro del Deuteronomio (V, 6-18). Alcuni critici hanno individuato un'altra forma di Decalogo nei precetti dell'Esodo, XXXIV, 10-26, suggerendo che possa essere anteriore alla versione più comunemente nota.
La divisione e la numerazione dei comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia e tra le diverse tradizioni religiose. La suddivisione attualmente in uso presso i cattolici e i luterani risale a Sant'Agostino e fu resa universale dal Concilio di Trento. Questa divisione unisce in un unico precetto il comando di avere un solo Dio e di non farne immagini, distinguendo invece il desiderio della moglie del prossimo da quello delle sue sostanze, seguendo la versione del Deuteronomio.
La tradizione ebraica, invece, considera l'affermazione "Io sono il Signore tuo Dio" come il primo comandamento, mentre le Chiese ortodosse e riformate (escluse quelle luterane) mantengono separato il divieto delle immagini scolpite, accorpando i desideri in un unico comandamento finale. Queste differenze non alterano il contenuto etico fondamentale, ma riflettono differenti approcci catechetici e interpretativi.
I 10 COMANDAMENTI - La MASCHERINA di DIO per gli UOMINI
Dibattiti sull'Origine Storica del Decalogo
La critica storica ha esaminato a fondo le origini del Decalogo, portando a diverse conclusioni riguardo alla sua datazione. Alcuni studiosi ritengono che concetti come il monoteismo rigoroso e la spiritualità di Dio nel Decalogo possano essere più attribuibili alla predicazione profetica che alle primissime origini mosaiche.
Le difficoltà nel conciliare il Decalogo con alcuni dati della storia ebraica antica, dove sembrano esserci state raffigurazioni divine (come i teraphim o il serpente di bronzo) e il culto di Jahvè sotto forma di toro, hanno portato alcuni critici a datare la composizione del Decalogo a periodi successivi, come l'inizio dell'esilio babilonese o il VIII secolo a.C.
Tuttavia, molti altri studiosi difendono il valore della tradizione, attribuendo la raccolta di comandamenti all'epoca mosaica o almeno al suo nucleo fondamentale. L'importanza di Mosè nella tradizione ebraica, anche confermata da tracce del Decalogo nella predicazione profetica, rende difficile escludere la sua paternità concettuale.
Le recenti scoperte archeologiche e lo studio di documenti dall'antico Oriente hanno fornito nuovi elementi di confronto. La morale dell'antica Caldea e dell'antico Egitto presenta precetti simili, e in particolare il codice morale babilonese, come evidenziato da Dhorme, comprendeva doveri verso la divinità e verso il prossimo. Anche la forma esteriore del Decalogo, come le tavole del destino in sculture babilonesi o i codici incisi su pietra, trovano paralleli in antichi documenti assiri, ittiti e babilonesi, come il codice di Hammurabi.
L'analogia tra le tavole del Decalogo, ideate come patto tra Jahvè e il suo popolo e poste nell'arca sotto la divinità, e i trattati di alleanza hittiti, con testi deposti sotto i piedi delle divinità, è stata ritenuta impressionante da diversi studiosi.
Il Decalogo nel Cristianesimo
Gesù Cristo, nel Vangelo, non intende abolire la legge mosaica, ma darle un nuovo spirito e un'interpretazione più perfetta, elevando la morale ebraica attraverso l'amore verso Dio e il prossimo. Il cristianesimo primitivo non si concentrò sull'insegnamento del Decalogo in sé, ma sulla "via del Signore", incentrata sui due comandamenti dell'amore.
Il Decalogo fu poi rimesso in valore da Sant'Agostino, probabilmente in opposizione alle eresie gnostiche e manichee. Nel Medioevo, i dieci comandamenti divennero parte integrante del catechismo, e la loro relazione con la legge morale naturale fu ampiamente dibattuta, con Sant'Tommaso d'Aquino che riteneva tutti i precetti appartenenti alla legge di natura, ad eccezione del terzo (santificazione del sabato) nella sua determinazione specifica.
La Chiesa Cattolica, seguendo la tradizione agostiniana, suddivide i comandamenti in tre relativi al rapporto con Dio e sette relativi al rapporto con il prossimo. Questo approccio, basato sull'amore, riflette la sintesi evangelica della Legge.

Significato e Attualità del Decalogo
Il Decalogo, pur essendo un testo antico, continua a interpellare l'umanità contemporanea. I suoi precetti toccano aspetti fondamentali dell'esistenza umana: il desiderio, la verità, il rispetto per la vita, per il tempo e per le relazioni interpersonali.
I comandamenti sono considerati leggi dirette impartite da Dio, scritte con il "suo dito" e incise nel cuore dell'uomo. Essi sono espressione della legge naturale e, pur accessibili alla ragione, sono stati rivelati per garantire una conoscenza certa e completa delle esigenze morali, soprattutto dopo il peccato che ha ottenebrato la ragione umana.
L'obbedienza ai comandamenti è vista come un cammino verso la libertà interiore, liberandosi dalla schiavitù del peccato. Come sottolineato da Gesù, chi osserva i comandamenti entra nella vita eterna. L'unità del Decalogo è fondamentale: trasgredire un comandamento significa infrangere l'intera Legge, poiché i precetti si condizionano reciprocamente, unificando la vita teologale e quella sociale.
Il Decalogo, nella sua essenza, rimane immutabile e vincolante, obbligando sempre e ovunque. Esso non solo stabilisce doveri verso Dio e il prossimo, ma mette anche in luce i diritti fondamentali della persona umana, inerenti alla sua stessa natura.