La Solennità del Corpus Domini: Storia, Significato e Tradizioni

La solennità del “Santissimo Corpo e Sangue di Cristo”, popolarmente conosciuta come Corpus Domini, è una delle celebrazioni più significative per le comunità cristiane. Questa festa, caratterizzata dalla tradizionale processione con il Santissimo Sacramento all'esterno delle chiese, fu istituita nel 1264 con uno scopo apologetico: difendere la dottrina della presenza reale di Cristo nell'Eucaristia contro le eresie che la negavano.

Foto di una processione del Corpus Domini con baldacchino

Origini e Istituzione della Festa

Le origini del Corpus Domini risalgono alla metà del XIII secolo in Belgio. Alcuni anni prima dell'istituzione universale, nella diocesi di Liegi (Belgio), era già stata autorizzata una celebrazione del Corpo e Sangue del Signore fuori della Settimana Santa, il cui giorno particolare è il Giovedì Santo. Questo avvenne come risposta alle teorie del filosofo francese Berengario di Tours, che negava la transustanziazione, ovvero la conversione del pane e del vino nella sostanza del corpo e sangue di Nostro Signore e, di conseguenza, la sua presenza reale nell'Eucaristia.

La Beata Giuliana di Cornillon e le sue Visioni

In quel periodo, una mistica belga, la monaca agostiniana Giuliana di Cornillon, ebbe delle visioni. Inizialmente sognò una luna piena macchiata da un'ombra scura, come se le mancasse qualcosa per renderla perfettamente splendida. Successivamente, Gesù Cristo stesso le apparve, spingendola a promuovere la festività del Santissimo Corpus Domini per rimediare alle numerose correnti scettiche e oltraggiose che insinuavano il dubbio sulla reale presenza. Roberto de Thourotte, vescovo di Liegi, ascoltò la mistica e convocò un concilio per istituire la festività nella sua diocesi nel 1246, celebrata l'anno seguente dai Canonici di San Martino a Liegi.

Il Miracolo di Bolsena (1263)

Nel 1263 avvenne il celebre miracolo eucaristico di Bolsena, raccontato con dovizia di particolari dalle cronache del tempo, tra cui quelle di Sant’Antonino da Firenze e Giovanni Villani. Durante un viaggio lungo la Via Cassia, il sacerdote boemo Pietro da Praga, attanagliato da dubbi sulla transustanziazione, si fermò presso la chiesa di Santa Cristina a Bolsena. Mentre celebrava la Messa, al momento dell'elevazione, sangue rosso vivo sgorgò copioso dall'ostia appena consacrata, macchiando il corporale e la pietra dell'altare.

Rappresentazione artistica del miracolo di Bolsena

Papa Urbano IV, che si trovava a Orvieto con alcuni cardinali e teologi, tra cui San Tommaso d'Aquino, proclamò il miracolo dopo averne approvato l'autenticità. L'11 agosto del 1264, lo stesso Papa promulgò la bolla "Transiturus de hoc mundo ad Patrem", estendendo la solennità a tutta la Chiesa cattolica e fissandone la celebrazione al giovedì dopo l'ottava di Pentecoste.

Il Significato Teologico dell'Eucaristia

La riforma seguita al Concilio Vaticano II ha suggerito una denominazione più completa, sostituendo “Corpus Domini” con “Santissimo Corpo e Sangue di Cristo”. Questa modifica riflette un'attenzione più ampia non solo alla presenza reale, ma anche al Mistero eucaristico nella sua totalità. I vari aspetti di questo mistero della fede vanno accolti nel loro insieme:

  • Mistero pasquale
  • Sacrificio
  • Memoriale
  • Cibo
  • Presenza
  • Vincolo di unità
  • Pegno di gloria futura

Il documento ecclesiale "Direttorio su pietà popolare e Liturgia" (N.1161 e 162) sottolinea che la devozione eucaristica deve cogliere due realtà fondamentali:

  1. Il supremo punto di riferimento della pietà eucaristica è la Pasqua del Signore, festa dell'Eucaristia e celebrazione della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù.
  2. Ogni forma di devozione eucaristica ha un intrinseco riferimento al Sacrificio eucaristico, sia che disponga alla sua celebrazione, sia che prolunghi gli orientamenti cultuali ed esistenziali da essa suscitati.

Il Rituale Romano ammonisce: «I fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal Sacrificio e tende alla comunione sacramentale e spirituale».

Testi Liturgici e Inni

I testi liturgici della solennità furono composti, su incarico di Papa Urbano IV, dal teologo domenicano San Tommaso d’Aquino. Inni, orazioni e antifone sono espressioni di fede ancora vive e attuali. Tra tutti, spicca l'inno “Pange lingua” con le due strofe finali “Tantum ergo”, cantate prima della benedizione con il Santissimo che conclude processioni e adorazioni eucaristiche.

Pange Lingua

I prefazi proposti dal Messale, con il titolo “della SS. Eucaristia” I e II, offrono spunti di riflessione teologica:

  • «Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne; a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria. Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa».
  • «Nell’ultima cena con i suoi Apostoli, egli volle perpetuare nei secoli il memoriale della sua passione e si offrì a te, Agnello senza macchia, lode perfetta e sacrificio a te gradito. In questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli, perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra. E noi ci accostiamo a questo sacro convito, perché l’effusione del tuo Spirito ci trasformi a immagine della tua gloria».

L’inno eucaristico Pange Lingua, in particolare, dimostra il legame profondo tra il Corpus Domini e l’Ultima Cena del Signore, evidenziato dal sapiente adattamento di Tommaso degli inni del Giovedì Santo alla nuova liturgia. La promessa pasquale del Giovedì Santo diventa realtà concreta nel Corpus Domini.

La Processione del Corpus Domini

La processione nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è la “forma tipo” delle processioni eucaristiche. Essa prolunga la celebrazione dell’Eucaristia: subito dopo la Messa, l’ostia consacrata viene portata fuori dall’aula ecclesiale affinché il popolo cristiano «renda pubblica testimonianza di fede e di venerazione verso il santissimo Sacramento». Il Santissimo viene ancora oggi portato per le strade, sotto un baldacchino.

Questa processione ha un valore profondo, non essendo solo un'espressione popolare di fede o di usanze folkloristiche. Portare il Santissimo tra le strade e la sua gente serve a rimarcare la presenza viva di Gesù e ricordare le sue parole: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

La Processione nell'Arte

Questo momento solenne della liturgia è stato molto raffigurato nell’arte, dalle miniature agli affreschi e alle tele. Il periodo in cui l’iconografia riscosse particolare fortuna è l’età barocca, per lo sfarzo e la coralità del momento. Nelle opere moderne, invece, si notano innovazioni e la ricerca di un significato più profondo, con le persone che si fanno piccole e si confondono nella folla festante o in preghiera. Silenzio e raccoglimento dei più umili e semplici si ravvisano nell'opera del pittore sardo Giuseppe Biasi, nella seconda metà del XX secolo, che dipinge una processione lontana e una chiesa semplice immersa in un panorama rosato.

La Processione del Corpus Domini a Chieti di Michetti

Un dipinto straordinario e molto particolare è “La processione del Corpus Domini a Chieti” di Francesco Paolo Michetti (1851-1929), che valse un premio all’Esposizione nazionale di Napoli del 1877. La processione avanza verso gli spettatori, uscendo dalla chiesa, e non è vista nel suo fluire laterale come di solito accade in questa iconografia. La grande facciata del sacro edificio sbarra tutto lo spazio, lasciando al cielo campestre solo uno scorcio laterale. Il sacerdote con il tabernacolo esce piccolo tra la folla, sotto il baldacchino a righe dorate. Dall’interno della chiesa si scorge la proiezione sul muro del rosone della facciata, una luce bianca e abbagliante. Come notato da Francesco Netti, pittore napoletano contemporaneo di Michetti, più che di un’immagine sacra, è un affastellamento di particolari e figure, tra sacro e profano, gioia popolare, fede cristiana e memorie dionisiache. Nel 1888, Gabriele D'Annunzio, amico e conterraneo dell'artista, scrisse: «E il Corpus Domini era per tutti noi, cercatori irrequieti di un'arte nuova, il Verbo dipinto; era, nella nostra chiesa, l'immagine delle immagini».

Dipinto

Rappresentazioni Artistiche e Temi Correlati

Il legame tra il Corpus Domini e l'Ultima Cena è raffigurato anche in alcune opere d’arte, che mostrano Gesù Cristo mentre dà la comunione agli apostoli inginocchiati.

La Comunione degli Apostoli di Giusto di Gand

Una delle opere più mirabili si trova a Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche. “La Comunione degli Apostoli”, datata al 1473-1476, è una pala d’altare a olio su tavola, opera di Joos Van Wassenhove, detto Giusto di Gand, pittore fiammingo. Questa iconografia, pur evocando lo schema dell’Ultima Cena, assume un’identità chiara: Cristo è in piedi, al centro, e non benedice il pane, ma dà l’ostia agli apostoli, che non stanno seduti a tavola ma inginocchiati con le mani giunte intorno a lui. Gli angeli oranti, sospesi sotto la volta della sala, imprimono maggiore solennità e sacralità alla scena. Le figure degli apostoli e di Cristo stanno davanti alla tavola che resta sullo sfondo, segnando visivamente il limite del tempo e il compimento della Missione di Cristo sulla terra.

La Predella di Paolo Uccello: Il Miracolo dell'Ostia Profanata

Alla base del dipinto di Gand vi è una predella, opera di Paolo Uccello, “Il miracolo dell’ostia profanata”, databile tra il 1467 e il 1468. La predella racconta un avvenimento accaduto a Parigi nel 1290, riferito dallo storico fiorentino Villani, che allude alla polemica viva, a quel tempo, contro gli ebrei. Le diverse scene scandiscono gli episodi in modo vivace e coloristico, realizzando una vera e propria fiaba, tra il terrifico e l’edificante. Lo scopo è essenzialmente ammonitore. In particolare, nella terza scena con la riconsacrazione dell’ostia, che era stata trafugata e venduta da una donna a un usuraio e che quindi cotta al fuoco del camino aveva cominciato a sanguinare, si rifà alle celebrazioni del Corpus Domini: una solenne processione in cammino verso l’altare, con il papa, chierici e fedeli. Un episodio che sembra voler essere antitetico al miracolo di Bolsena.

Tradizioni Popolari e Infiorate

La festa del Corpus Domini è anche scandita da tradizioni popolari locali in quasi tutte le regioni del mondo. A partire dal XIV secolo, la tradizione del Corpus Domini si rafforzò e si aggiunse un altro elemento: le processioni, istituite da Papa Giovanni XXII nel 1317. Man mano che diventava una festa tradizionale e popolare, la celebrazione religiosa del Corpus Domini si è progressivamente cosparsa anche di elementi profani: "danze, rappresentazioni teatrali, musica profana, giganti, testoni e mojarrillas".

Foto di una Tarasca di Granada, simbolo delle tradizioni profane del Corpus Domini

Un altro elemento importante di questa celebrazione sono gli ostensori, che di solito sono oggetti preziosi e altamente ornati. Quando iniziò la tradizione del corteo processionale, l'Eucaristia veniva portata in un'arca, e solo nel 1587 si iniziò a usare l'ostensorio per uscire in strada. Alcuni degli ostensori utilizzati nel nostro tempo sono molto antichi, come quello conservato nella cattedrale di Toledo (XVI secolo) e quello della cattedrale di Siviglia (XVI secolo).

Le Infiorate: Tappeti Floreali

Ogni anno, in occasione della Solennità del Corpus Domini, l’Italia si trasforma in un immenso tappeto di fiori. Le infiorate sono composizioni floreali che ricoprono strade, piazze e sagrati, realizzate con petali, foglie, semi e segatura colorata. L’origine delle infiorate si lega alla devozione popolare romana della prima metà del XVII secolo, ritenuta nata nella basilica vaticana ad opera di Benedetto Drei e suo figlio Pietro. Pochi anni dopo, nel 1633, un altro quadro floreale venne realizzato da Stefano Speranza, uno stretto collaboratore del Bernini. La tradizione barocca delle decorazioni floreali era stata adottata già nel XVII secolo nelle località dei Castelli Romani, probabilmente per gli stretti legami di questo territorio con Gian Lorenzo Bernini.

Foto di una grande infiorata con motivi sacri

La prima infiorata allestita per la festività del Corpus Domini risale al 1778 (o al 1782) a Genzano di Roma. Da allora, le località in cui si allestiscono infiorate sono numerose, specialmente nell'Italia centrale. Tra le più celebri vi è quella di Genzano di Roma, quella di Spello, in Umbria, e quelle di Noto, in Sicilia, che combinano la festa del Corpus Domini con la maestosità barocca della città. A Camaiore (Lucca), è tradizione realizzare i tappeti di segatura, invece che con i fiori. L'infiorata è una liturgia parallela, una forma di preghiera che prende corpo nell’arte. Le immagini rappresentate possono variare: motivi religiosi, simboli eucaristici, volti di santi, scene bibliche, ma anche richiami alla pace, alla natura, alla bellezza come segno del divino. Ciò che accomuna tutte le infiorate è la loro destinazione: sono create per essere attraversate.

Nel 2016 un tappeto è stato dedicato al Giubileo della Misericordia, mentre nel 2017 un tappeto ha ricordato i 100 anni di Fatima ed uno il 50° della morte di don Milani, che già in passato ispirò bei tappeti floreali. La frenesia generale per le infiorate si concentra il sabato pomeriggio antecedente il Corpus Domini, con i primi realizzatori di tappeti che lavorano tutta la notte, e raggiunge il culmine tra le 10 e le 12 del mattino successivo.

Tradizioni Internazionali

In alcune regioni di Panama, soprattutto a La Villa de los Santos e Parita, c'è l'usanza di travestirsi da demoni, che danzano durante la processione e finiscono per arrendersi a Cristo Eucaristia e togliere le loro maschere.

Il Corpus Domini nella Letteratura e nella Musica

Anche nella letteratura, come nella pittura, la festa del Corpus Domini ha risvegliato immagini e sentimenti. Basti richiamare i versi del Carducci, di stampo classico, ma anche quelli del poeta ermetico Carlo Betocchi, che sembrano sceneggiare il dipinto di Michetti, ma fanno anche pensare alle chiese sempre più vuote. Nonostante un tono malinconico, in questi versi irrompe ancora la figura del Salvatore, che dà vita e speranza. Un esempio è la poesia:

In un borgo selvaggio, in un borgo della montagna,
sotto l’ombre del faggio una chiesa si lagna;
un’erta strada oscura porta tra le sue mura.
La campana ha suonato, non un uomo si vede ancora,
raccolti sul sagrato s’accapigliano alla mora;
e fanciulli cattivi lanciano acuti gridi.
In chiesa malinconica sta il prete con la stola gialla,
una luce inarmonica di qua e di là sfarfalla;
terribilmente bruna ogni cosa vi sfuma.
Quella povera donna che sta sgomenta è inginocchiata all’altare della Madonna, e quell’altra disperata:
poveramente disperse sotto l’ombre universe.
Nel mezzo è il corpo bianco della chiesa, di tre fanciulle, il cui cantare stanco vola alle travi brulle;
il prete non risponde a quell’anima monde.
Ma Gesù Cristo volle Due bambini a piè dell’altare,
prese due tristi zolle le fece respirare;
ed erano due pargoli, eran nudi com’angioli.
In essi, che baloccano sopra gli scalini di marmo,
meravigliosi toccano i raggi d’un bel sole calmo;
vive, nel Corpus Domini, la Messa senza uomini.

Il Corpus Domini oggi

Lo spostamento dal giovedì alla domenica successiva avvenne in Italia nel 1977, poiché la legge civile n. 54 del 5 marzo 1977 tolse valore civile alla festa del Corpus Domini, insieme ad altre festività. È stato comunque presentato alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica un disegno di legge per il ripristino della festività del Corpus Domini.

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