La cura, il sostegno, l’accompagnamento e le soluzioni abitative per i sacerdoti anziani e in difficoltà rappresentano un'area cruciale dell'impegno della comunità cristiana. Il Consiglio presbiterale diocesano, riunitosi in videoconferenza la mattina di giovedì 17 dicembre, ha incentrato l’attenzione su quanto la comunità cristiana e, in particolare, la Diocesi, è chiamata concretamente a esprimere e a realizzare per loro, in un autentico spirito di fraternità e di gratitudine.

Le Sfide del Clero: Invecchiamento e Crisi Personali
La situazione del clero in Italia, e in particolare in diverse diocesi, evidenzia un processo di invecchiamento e una diminuzione numerica. Don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per la Pastorale, ha illustrato una dettagliata relazione sulla situazione del clero nella diocesi di Cremona. Alcuni dati sono risultati particolarmente utili a delineare la realtà odierna: in poco più di 12 anni il numero totale dei sacerdoti diocesani è sceso da 353 a 279; di questi 129 sono oltre i 65 anni (66 oltre i 75 anni). Negli anni di ministero del vescovo Napolioni sono stati celebrati 41 funerali di presbiteri a fronte di sole 3 ordinazioni; l’età media dei sacerdoti è di 63,19 anni. In 30 anni, il corpo sacerdotale ha perso il 16% dei suoi effettivi, con un conseguente forte invecchiamento. Questa è una crisi sia di carattere oggettivo (che riflette il processo di secolarizzazione in atto nella modernità avanzata e l’attenuarsi del senso del sacro) sia soggettivo (non è facile, oggi, interpretare una vocazione e un ruolo, che hanno perso il riconoscimento sociale consolidato nel tempo).
Anche nell'Arcidiocesi di Milano, i "numeri" della fascia anziana del clero ambrosiano sono significativi: su 1636 presbiteri diocesani (dati aggiornati al 20 marzo 2024), 528 hanno fra i 75 e gli 80 anni. Gli ultraottantenni sono 353. Il prete più anziano della Diocesi ha compiuto a febbraio 102 anni e a maggio verrà raggiunto da un coetaneo.
Le Sofferenze Nascoste: Dalle Fragilità Psichiche alla Memoria Malata
L'esperienza diretta rivela che ci sono turbe psichiche vissute da sacerdoti e religiosi, e si conoscono anche le più diffuse, che sono iceberg che scoppiano prima o poi nella loro vita. Esiste una gamma di sofferenze che coinvolgono la vita del presbitero e del religioso: il giovane fragile e psicologicamente debole, l’anziano non capito, l’alcolismo, i problemi affettivi, il rifugio nella malattia come guadagno secondario, situazioni di depersonalizzazione. A tutto ciò vanno uniti anche i problemi vocazionali che circolano attorno al perché uno ha fatto una determinata scelta, e gli influssi familiari che a volte non sono del tutto superati. Spesso i ritardi di intervento su situazioni gravemente avanzate, per non ulteriore sopportazione o scandalo grave, non hanno facile risultato quando la soluzione e i rimedi sono imposti. Una sofferenza costante, di notevole entità psicologica, morale e spirituale, è la "memoria malata". Questa si riferisce sia alla coscienza di aver lasciato molte cose a livello pratico ma non affettivo e di legame, sia al ricordo nella vita di quei "nei" - errori, fallimenti, divisioni - che intaccano ancora la personalità e non permettono di vivere in pace le scelte attuali. Aiutare a chiamare per nome il problema, il trauma interiore vissuto per anni, è ancora il lavoro più proficuo, la strada più vera per riprendere in mano la propria vita e conoscere la via per vivere in buona serenità.

Comunità e Istituzioni a Supporto dei Sacerdoti in Difficoltà
La Società di Mutuo Soccorso e Previdenza e le Soluzioni Abitative
Preziosa, in questo contesto, è la presenza in diocesi della "Società di Mutuo Soccorso e Previdenza per i Sacerdoti". Don Daniele Piazzi, presidente della "Società di Mutuo Soccorso", ne ha illustrato dettagliatamente la storia, il numero dei soci, il patrimonio e la gestione, l’attività di assistenza, oltre che le prospettive, sulla base dei previsti programmi di risanamento, incentrati su tre azioni di fondo: snellimento della società; riqualificazione del patrimonio; trasformazione della struttura di Villa Flaminia. Quest’ultima operazione permetterà di trasformare l’edificio, ora non più adeguato ad accogliere clero anziano bisognoso di assistenza, in mini alloggi autonomi, riservando il pian terreno alla sede dell’Istituto diocesano Sostentamento Clero.
L’intervento di don Antonio Mascaretti, Economo diocesano, ha presentato - con precisione e soffermandosi sui criteri e le opportunità di realizzazione e di utilizzo - gli immobili attualmente abitati dai sacerdoti e quelli loro destinabili: minialloggi o appartamenti, nella città di Cremona, possono trovare luogo in Seminario, nell’ex-oratorio Silvio Pellico, nella “Casetta di don Mario”, al Centro pastorale diocesano, negli stabili di via Gerolamo da Cremona e di via S. Giacomo.
L'Opera Aiuto Fraterno (OAF) e il Sostegno Psichico
L’Opera Aiuto Fraterno (Oaf), nata come Associazione nel 1946 per iniziativa del beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster e trasformatasi nel 1996 con il cardinale Carlo Maria Martini in Fondazione, è un punto di riferimento fondamentale. È una richiesta formulata una ventina di anni fa dall’allora arcivescovo Dionigi Tettamanzi di contribuire alle offerte destinate al clero anziano e malato. La sua attenzione al clero anziano o in condizioni di salute precaria si è consolidata e ampliata. Gli incontri nelle Zone pastorali e nei Decanati hanno consentito di avviare riflessioni sulla realtà della fraternità sacerdotale e di illustrare le forme di sostegno. L’attenzione per tali presbiteri avviene nell’ambito della Formazione permanente del Clero (la Fondazione è presieduta dal vicario episcopale di Settore, monsignor Ivano Valagussa), come sfondo costante alle varie attività e iniziative. Attualmente, i preti che ricevono un sostegno per motivi di anzianità, in diverse strutture, in particolare in RSA, sono 49. Si tratta di un accompagnamento, sia nello stare loro accanto, sia in ordine a un aiuto economico per le spese richieste da questi ricoveri.
La Congregazione di Gesù Sacerdote: Un Percorso di Recupero Integrale
La Congregazione di Gesù Sacerdote, fondata da don Mario Venturini di Chioggia, ha come scopo l'accoglienza dei sacerdoti in difficoltà. Con cuore attento e sensibile la Chiesa ha sempre seguito questi fratelli. Il primo atto registrato nella storia è la convocazione fatta più volte negli anni '40 da Pio XII a don Mario Venturini che aveva manifestato al Santo Padre di iniziare un’Opera per la formazione sacerdotale e per i preti che vivessero difficoltà. Troviamo così l’attuazione dell’ordinamento penitenziario ecclesiastico e la "Domus Poenitentiae" codificati dal Diritto Canonico. La situazione era generalmente descritta in termini di “difficili condizioni soggettive”, “caratteri difficili e squilibrati”, “crisi di personalità, refrattari a ogni cura e incapaci di una riabilitazione”, insomma una “materia sorda”. Per la riabilitazione si faceva leva su interventi disciplinari, sulla necessaria conversione, sulla buona volontà e l’impegno spirituale del singolo. Padre Venturini non tardò a ricorrere ad aiuti scientifici, come lo psicologo Gemelli.
Lo scopo di queste comunità è offrire la possibilità di una ripresa fisica e psicologica, spirituale e di ministero, e quindi di saper armonizzare la propria vita con gli scopi della vita, con le motivazioni di una scelta fatta, con la fatica, in solidarietà con tutti gli uomini, acquistando padronanza di sé nel superamento dei conflitti personali. Oggi i superiori hanno molta più fiducia e disponibilità verso aiuti specifici di psicoanalisi, ma non è ancora debellata la convinzione che il peso maggiore sia dalla parte della buona volontà, della spiritualità e della teologia.
L'Approccio alle Turbe Psichiche
L’intervento per i sacerdoti con “gravi turbe psichiche” risente delle difficoltà di approcciare questo problema. Per i sacerdoti, religiosi/e con lievi disturbi psicologici (ansiosi, depressi, ossessivi), in genere si affronta il problema con la “buona volontà”, e qualcuno intraprende un lavoro di psicoterapia individuale. Circa questo problema, si dovrebbe facilitare la nascita e la conoscenza di persone o centri di sana formazione umana e scientifica che prestano assistenza di psicoterapia. Per i religiosi “non anziani” con disturbi psicopatologici “medio gravi” (situazioni borderline, ecc.), in modo personale ricorrono fondamentalmente alla “farmacoterapia”. Quelli con disturbi gravi (psicosi dissociative, ecc.) sono pochi ma difficili da gestire non avendo consapevolezza della propria malattia. In genere ci si prende cura di loro quando arrecano disturbo da un punto di vista sociale. Nei momenti di crisi, si fa riferimento alle strutture pubbliche con tutti i limiti legati ad esse. Si sente il bisogno di allacciare con loro un “lavoro di psicoterapia a lungo termine”.
La società non sembra avere chiaro la molteplicità dell’interpretazione della malattia psicopatologica. Si dà per scontato che “le gravi turbe psichiche” nei momenti di crisi richiedano un ricovero per la cura intensiva e qualche accompagnatore. Se si vuole passare dalla semplice cura farmacologica a una cura di “sostegno fuori crisi”, bisognerebbe avere non tanto una struttura che plachi il paziente farmacologicamente, ma di una struttura che, una volta superato il momento di crisi, lo sappia seguire con una psicoterapia di sostegno, che eviti il “frequente ricadere in crisi acute”.
La filosofia del settore religioso della SIPI è dare al malato mentale la capacità di accettare la propria malattia se non la può sconfiggere. Per raggiungere questo obiettivo, la cooperativa gestisce una comunità terapeutica con dieci posti in cui sacerdoti e religiosi/e possano essere ospitati nel momento di crisi. Durante la permanenza in comunità, oltre la cura farmacologica, si punterà a creare la motivazione a un lavoro psicoterapico. Seguire pazienti psicotici non è facile; forse ancora più difficile è seguire religiosi psicotici. La malattia psichiatrica è anche aggravata dal contesto sociale in cui si vive. Il sacerdote, religioso/a non ha una famiglia a cui si può fare riferimento per una psicoterapia familiare, che in molte situazioni permette un facile aggancio del paziente.
Di fronte a riconosciuti ritardi di maturazione, sono stati sviluppati schemi di tappe di cammino meno ravvicinate, considerando una realtà giovanile che vive con sempre maggiore difficoltà le scelte definitive. È in ogni modo da tenere presente che con l’accettazione di fratelli fragili, viene impegnata maggiormente la solidarietà di tutti. Cioè ogni comunità che li riceverà, domani dovrà essere solidale con loro, e per sempre. È richiesta da ognuno una conversione per non giudicare subito con un metro morale ciò che in realtà è frutto di sofferenza e di dipendenza da condizionamenti psicologici.
Un convegno per sensibilizzare sulle donazioni deducibili per il sostentamento dei Sacerdoti
Il Ruolo Fondamentale della Comunità dei Fedeli e il Sostegno Economico
Il vescovo Napolioni ha concluso l’incontro sottolineando il ruolo che la comunità può rivestire nella vita del presbitero anche anziano, oltre al valore che può rappresentare la reciproca e rispettosa accoglienza tra i sacerdoti successori nella cura pastorale e i predecessori.
I sacerdoti non sono i soli protagonisti, ma condividono questo ruolo con l’intera comunità. Testimoni del Vangelo, ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa. Essi si dedicano a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti e si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti. Le Offerte rappresentano un modo per esprimere il nostro grazie a coloro che non solo rispondono alle molte emergenze innescate dalle crisi sociali ed economiche, ma sostengono quotidianamente i propri fratelli in difficoltà.
Le Campagne CEI e le Offerte Deducibili
La Giornata - giunta alla XXXIV edizione - permette di dire “grazie” ai sacerdoti, annunciatori del Vangelo in parole ed opere nell’Italia di oggi, promotori di progetti anti-crisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, punto di riferimento per le comunità parrocchiali. Ma rappresenta anche il tradizionale appuntamento annuale di sensibilizzazione sulle offerte deducibili. “È un’occasione preziosa - sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni - per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma un’opportunità per spiegare il valore dell’impegno dei membri della comunità nel provvedere alle loro necessità.”
La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) promuove diverse campagne per sensibilizzare i fedeli alla corresponsabilità economica verso la missione dei sacerdoti. Campagne come #UNITIPOSSIAMO (2022) e #DONAREVALEQUANTOFARE (2021) mettono in evidenza il valore della comunità e il suo ruolo nel sostenere i propri pastori. "Ci sono posti che esistono perché sei tu a farli insieme ai sacerdoti" o "Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti" sono alcuni dei messaggi incisivi al centro delle campagne stampa, che ricordano i valori dell’unione e della condivisione. Queste offerte sono espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani, dal proprio parroco al più lontano, e vanno a integrare la quota destinata alla remunerazione del parroco proveniente dalla raccolta dell’obolo in chiesa. Ogni sacerdote, infatti, può trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il proprio sostentamento, pari a circa 7 centesimi al mese per abitante.
Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza a una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere tutti i sacerdoti. Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono, dunque, di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno all’attività pastorale dei sacerdoti diocesani. Nel Giovedì Santo, a partire dalla Messa Crismale, ma anche nella Messa in Coena Domini, si chiede ai fedeli di contribuire alle offerte destinate al clero anziano e malato. I laici possono contribuire attraverso la colletta nel momento pomeridiano della Messa in Coena Domini.
L'importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. “È una cifra ancora lontana - commenta la CEI - dal fabbisogno complessivo annuo necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi”. Le donazioni ai sacerdoti sono complessivamente calate negli anni: rispetto ai 23 milioni di euro raccolti nel 1992, ora si sono ridotte a quasi un terzo. Anche il numero degli offerenti si è quasi dimezzato in 30 anni. Quanto alla media della donazione di ciascuno, nell’ultimo anno della serie storica, il 2020, si è toccato il livello più basso in trent’anni con 79 euro.
Modalità di Donazione per il Sostegno del Clero
Per sostenere i sacerdoti diocesani con le offerte Uniti nel dono, si hanno a disposizione 4 modalità:
- Conto corrente postale: Si può utilizzare il c/c postale n.
- Bonifico bancario: Si può donare con un bonifico sull’iban IT 90 G 05018 03200 000011610110 a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero specificando nella causale “Erogazioni Liberali” ai fini della deducibilità. L’elenco delle altre banche disponibili a ricevere un ordine di bonifico è consultabile su www.unitineldono.it/dona-ora/.
- Istituti Diocesani Sostentamento Clero: Si può anche effettuare il versamento direttamente presso gli Istituti Diocesani Sostentamento Clero (elenco Istituti Diocesani Sostentamento Clero www.unitineldono.it/lista-idsc).
L’offerta è deducibile. Il contributo è libero. Per chi vuole queste offerte sono deducibili dal proprio reddito complessivo, ai fini del calcolo dell’Irpef e delle relative addizionali, fino ad un massimo di 1032,91 euro annui. L’Offerta versata entro il 31 dicembre di ciascun anno può essere quindi indicata tra gli oneri deducibili nella dichiarazione dei redditi da presentare l’anno seguente.